mercoledì, settembre 07, 2005

Unione inadeguata a difenderci dal terrorismo

Il modo in cui la sinistra ha reagito alla sacrosanta (e tardiva) espulsione dell’imam di Torino, Bouiriqui Bouchta, rilancia i dubbi sulla possibilità di creare una cornice bipartisan all’interno della quale affrontare la sfida del terrorismo islamico che ha ormai messo l’Italia nel mirino del proprio fuoco stragista. Il quotidiano comunista il Manifesto attacca con veemenza il ministro dell’Interno Pisanu, accusato di “sindrome paranoica Pera-Fallaci” e descrive così i criteri che informano la nuova normativa anti-terrorismo: “Per sconfiggere il terrorismo internazionale è necessaria una lotta senza quartiere contro il mondo islamico. Occorre usare ogni possibile strumento di repressione e non andare troppo per il sottile quanto ai diritti delle persone. Si tratta di un'autentica allucinazione politica, sostanzialmente autolesionista, poiché chiude gli occhi di fronte alle motivazioni profonde del terrorismo e si produce in arroganti provocazioni e istigazioni all'odio e alla violenza”. Questo pensa il Manifesto e, per suo tramite, buona parte della componente di sinistra dell’Unione prodiana... [continua]

La muffa dell'Unione

Sa di muffa la politica dalle parti dell'Unione. Si attendevano novità e immaginazione per un centrosinistra proiettato al governo dei tempi nuovi. Invece Prodi inventa a Bologna un noiosissimo polpettone accademico-seminariale che per mesi discute e prepara il programma elettorale e lo chiama la Fabbrica del programma. Radicali e socialisti provano a mettersi assieme e chiamano la loro trattativa il Cantiere. Benvenuti nel Ventunesimo secolo, nell'era di Internet e dei bit, dei Blog e dei satelliti, mentre a sinistra si respira aria da primo Novecento. Mantenendo lo stile modernariato, Prodi si mette in giro per l'Italia nel giorno dei temporali e degli acquazzoni. Elicottero? Nave? Aereo privato? No, quelle sono cose da Berlusca, da ricconi, al massimo da D'Alema. Prodi affitta un tir, quanto di più odioso e inquinante un automobilista possa incrociare sull'autostrada, lo chiama Tir elettorale, lo manda in giro per il paese a sputacchiare diesel puzzolente per tutti i centri storici. Oggi arriva a Roma, dove al momento diluvia che è una bellezza. Per chi lo ha visto, il tir si apre come un qualsiasi banchetto di rivendita panini e bibite. Se a Piazza Santissimi Apostoli non ce lo fanno arrivare, potrebbe fermarsi nei pressi dell'Olimpico. Domenica c'è una partita e Romano potrebbe avviare l'autofinanziamento vendendo pizzette, salsicce e panini con la porchetta.

martedì, agosto 09, 2005

Tagesbuch/34 - Weimar

Tutte le strade (tedesche) portano a Weimar. Quelle del romanticismo. Quelle della musica classica. Quelle della cultura. Quelle dell'architettura e del design. Quelle della sfortunata repubblica che crollò sotto i colpi del nazismo. Weimar è il cuore della Germania e adesso che la Germania è tornata unita, qui battono i colpi di tutto il paese. Arriviamo in centro seguendo la strada federale numero 4, che corre parallela all'autostrada ma consente di osservare meglio il paesaggio. La città è piccolina, una bomboniera. Pensavamo fosse piena di turisti, in realtà c'è stato un calo notevole dopo il 1999, l'anno in cui divenne capitale culturale d'Europa. Oggi la capacità ricettiva è più che sufficiente. Si trova un buon posto in un albergo centrale: il prezzo, rispetto all'Italia, è convenientissimo. E' tutto a un tiro di schioppo: il teatro, la casa di Goethe, quella di Schiller, il museo del Bauhaus, il rifugio di Nietzsche. Tra Ottocento e inizio Novecento, gran parte della vita artistica della Germania si raccolse qui a Weimar. Le case degli scrittori fanno un certo effetto, anche se il mobilio non è spesso quello originale. E tuttavia, fermarsi qualche minuto nella stanza dove Goethe o Schiller componevano i propri versi fa una certa emozione. Goethe fu poi un vero e proprio erudito totale, l'ultimo vero intellettuale poliedrico d'Europa: le collezioni conservate nelle sue stanze di lavoro testimoniano la molteplicità degli interessi che aveva. Nel garage della casa staziona ancora una vecchia carrozza con la quale intraprese i suoi famosi viaggi in Italia. Le visite sono tutte molto interessanti, i musei ben organizzati con audioguide in inglese e francese (oltre che in tedesco).

lunedì, agosto 08, 2005

Tagesbuch/33 - Erfurt

I tram scivolano nel mezzo della strada, come in quasi tutte le città dell'est. Un retaggio dell'Europa comunista, quasi un certificato di comunismo doc. Mentre da noi in Occidente, a seguito del boom economico degli anni Cinquanta-Sessanta, vennero smantellate strade ferrate e fili elettrici per far spazio ad autobus su gomma e a benzina, da loro che il boom non c'è mai stato avevano rilucidato le vecchie rotaie. Il risultato è che oggi, con l'inquinamento cittadino così alto, i tram sono tornati di moda anche da noi (con grande dispendio di soldi per ripristinare binari e sedi protette) e loro se li ritrovano già fatti. Basta solo sostituire le vecchie carrozze dell'epoca sovietica con quelle moderne di oggi. In Germania l'hanno fatto. Per cui ad Erfurt (come a Lipsia, a Berlino Est, a Dresda) fate attenzione quando vi muovete per strada perché finire sotto un tram è molto più facile di quanto sembri. Erfurt è bellissima e chiunque mediti di venire in Turingia non perda questa città. Il centro storico è stato sapientemente ristrutturato dopo il crollo del vecchio regime e strade, piazze e palazzi hanno ripreso l'antico splendore. I colori sono bellissimi, il Duomo, che fu uno dei centri della Riforma di Lutero, lascia senza fiato. Merita una visita anche il Rathaus, il municipio, un palazzotto splendido che contiene quadri e statue che descrivono l'epopea luterana. Perdetevi nelle viuzze dell'Altstadt. Nascondetevi nelle gallerie o sotto i portici delle piazze. Infilatevi nelle tante chiese cittadine. E non dimenticate di assaggiare il Türinger Wurst.

Tagesbuch/32 - Würstel

Adesso che abbiamo messo piede in Turingia e che abbiamo assaggiato anche il famosissimo Würstel di qui, siamo in grado di fare una graduatoria e di assegnare oro argento e bronzo alle varie salsiccie tedesche. Il viaggio ci ha condotto sinora attraverso tre grandi città/regioni che si contendono la palma del miglior Würstel di Germania: Regensburg, Norimberga e, appunto, la Turingia. Entriamo su un terreno scivoloso, perché ogni regione e quasi ogni città ha il suo tipo di Würstel che è un po' come da noi il campanile. Ciascuno dirà che il proprio è il migliore. Come tralasciare, ad esempio, il weiss Würst della Baviera centrale, così famoso a Monaco al fianco di Brezel e boccali di birra? Ma tant'è. Noi a Monaco non ci siamo stati e dunque questa classifica è assolutamente arbitraria e personale. Al primo posto, senza alcun dubbio, la salsiccia della Turingia. Non c'è storia, non è possibile alcun paragone: d'altronde ci sarà pure un motivo se la fama di questo Würstel valicava anche la cortina di ferro qualche anno fa. Al secondo posto la salsiccia di Regensburg, più piccola ma ottima nel panino con senape piccante. Al terzo posto un'altra celebrità, la salsiccia di Norimberga, tanto famosa da poter essere mangiata a sfinimento nei tanti ristorantini del centro cittadino.

Tagesbuch/31 - Ilmenau

Di buon mattino si riprende la strada attraverso la foresta della Turingia in direzione di Erfurt. Troppo stanchi la sera precedente per lasciarsi attrarre dalla vita notturna di Ilmenau, piccolo centro di provincia nel cuore del parco naturale. Ma di giorno una breve sosta questa piccola cittadina la merita. Sede universitaria, la vita delle stradine appare più vivace di quanto non ci si aspetti da un centro di neppure trentamila abitanti. Bella la piazza centrale, chiusa al traffico e dominata da un'enorme libreria. Civettuola la passeggiata pedonale principale, punteggiata da pub e caffè. Una deliziosa sede universitaria di provincia, se non fosse per la pioggia continua e il freddo pungente: figuriamoci d'inverno. Il gioiello di Ilmenau è la cattedrale di St. Jakobus, una splendida costruzione in fase di restauro. E' il primo impatto con il mondo luterano. Nel 1343 Limenau passò sotto il possesso del Landgraves di Henneberg, rientrando nel Ducato di Sassonia-Weimar, che qualche tempo più tardi si sarebbe esteso anche alla città di Eisenach. Nel 1544 gli Henneberg abbracciarono la riforma luterana e nel 1894, trecentocinquant'anni dopo, venne installato nella piazza centrale un enorme candelabro con l'immagine di Martin Lutero che ancora oggi fa bella mostra di sé.

domenica, agosto 07, 2005

Tagesbuch/30 - Thüringen

Lasciata Bamberg, l'autostrada cede presto il passo a una Bundesstrasse che, lentamente, s'inerpica sulle alture che dalla baviera tracimano nella Turingia. Il vecchio confine tra Germania Ovest e Germania Est non si vede più. Si oltrepassano campi, paesi, frazioni, piccoli villaggi ma nulla segna più il tracciato della vecchia cortina di ferro. Eppure, come d'incanto, la campagna diventa più selvaggia, meno coltivata, meno colorata. Via via che ci si addentra nella splendida regione della Turingia, le strade dei paesini che attraversiamo sono più polverose, le case meno curate. Siamo entrati nella vecchia Germania orientale. Il confine di ferro non c'è più, resta ancora visibile quello della ricchezza, del benessere. Anche se questa regione è la più dinamica e benestante tra gli ex Laender comunisti. Il turismo va a gonfie vele e rappresenta la voce più rilevante dell'economia. La vicinanza con la Baviera ha permesso di stringere legami solidi, anche dal punto di vista economico. Insomma, in Turingia non c'è nostalgia per il passato ma tanta voglia di lavorar sodo per recuperare il terreno perduto. La strada, nel frattempo, ha preso a salire. Ci si addentra nella Thüringen Wald, la foresta fitta di alberi e vegetazione protetta da una riserva naturale dove i paeselli si susseguono lindi e ordinati, sempre più radi e la sede ferrata che corre al nostro fianco accresce una strana sensazione da finis terrae: in ventiquattr'ore non vedremo transitare neppure un vagone. Piove, il termometro scende a ogni chilometro, segna nove gradi sopra lo zero quando decidiamo di fermarci e pernottare in un tipico albergo di montagna, l'Hotel Moosbach in località Manebach, una ventina di chilometri a sud di Ilmenau. Il sole è ormai calato dietro i monti. L'ottimo ristorante di questo sperduto albergo (pesce di fiume, insalata e dessert, oltre a buon vino bianco) ci spedisce a letto di buon umore.

Tagesbuch/29 – Rhein-Main-Donau-Kanal

Del piccolo fiume Regnitz abbiamo già detto. Ma Bamberga è bagnata anche da un altro strano corso d’acqua, che la chiude a nord stringendo l’Altstadt con una circonvallazione liquida. E’ il Canale che collega il fiume Meno (che bagna Francoforte) al Danubio (che, come sappiamo, bagnerà Regensburg, Passau, Linz e poi Vienna, Bratislava e Budapest, per infilarsi negli altipiani serbi, poi nella piana rumena, fino allo sbocco sul Mar Nero). E’ un pezzo del più lungo canale che unisce anche il Reno e che quindi permette una navigazione continua attraverso i due grandi fiumi d’Europa, il Reno d’Occidente e il Danubio d’Oriente, dal Mare del Nord al Mar Nero e viceversa. Era il vecchio sogno di Carlo Magno, che nel 793 avviò i lavori per collegare i due fiumi, senza successo. Più di mille anni dopo ci provò Ludwig I di Baviera che riuscì a unire il Meno col Danubio, attraverso un canale che passava da Bamberga a Norimberga, più o meno sulla falsa riga di quello che osserviamo noi oggi. Ma aveva due difetti: troppe chiuse (oltre 100) rallentavano il passaggio delle chiatte; e poi era troppo stretto. L’opera completa è stata realizzata solo nel 1992, poco più di dieci anni fa, dopo trenta anni di lavoro e una spesa di 5mila miliardi delle vecchie lire: neanche poi tanto. E’ largo 55 metri e consente la navigazione a chiatte di 185 metri con una portata di 3.300 tonnellate. La distanza che intercorre tra i due mari, percorsa sulle acque dei fiumi e dei canali che li connettono è di 3.500 chilometri. Un lungo serpente d’acqua che unisce l’Europa nel nome di Carlo Magno.

Tagesbuch/28 – Bamberg

Se la Germania non si fosse fatta sedurre e poi violentare da Hitler, le sue cittadine potrebbero avere tutte il fascino medievale di Bamberg. Qui, nelle oscure notti del 1944 e del 1945 è accaduto un piccolo miracolo: l’aviazione degli alleati volava alta e s’è dimenticata di sganciare bombe su questo paese. Risultato: tutto sembra fermo al milleduecento e finalmente si ritrova l’atmosfera della vecchia Germania, intatta e originale. Nessuna ricostruzione, nessun duomo rimesso in piedi alla metà del Novecento, nessuna casa con le travi a vista ricostruita con le macerie e seguendo le foto ricordo lasciate dai nonni. Gli abitanti di Bamberg sono consapevoli di questa fortuna e un po’ se ne approfittano. Hanno l’aria di chi se la tira, con ristoranti e birrerie piene zeppe di turisti che rappresentano il vero tesoro cittadino da sfruttare e spennare fino all’ultimo centesimo di euro, anche se non siamo ai degradati livelli italiani. Tanti i negozi di antiquariato, da quelli di mobili e oggetti d’arredamento alle stampe, agli orologi, ai libri. Certo, hanno buoni motivi, dal momento che si fatica a trovare un altro gioiello così intatto, almeno nell’ex Germania occidentale.. Splendido il Rathaus, appollaiato su uno dei ponti sul piccolo fiume Regnitz. Straordinarie le chiese, tra cui la cattedrale cattolica che domina la Domplatz e testimonia le radici principesche e vescovili di questa città: la sua struttura mescola armonicamente elementi gotici e romanici offrendo un esempio concreto della contrapposizione tra due diverse concezioni dell’architettura ecclesiastica. Oggi, la cattedrale pulsa d’orgoglio per il “suo” papa Benedetto XVI. Un colpo d’occhio questa Domplatz, chiusa a nord e a ovest dalla Neue Residenz, il gigantesco palazzo episcopale dal cui giardino delle rose si osserva il panorama della città vecchia più in basso. Più sù, in cima alla collina, l’ex monastero benedettino di Michaelsberg, famoso per la produzione di birra scura (visita al museo all’interno del monastero, 2 euro), con la chiesa ricca di decorazioni e statue di interesse religioso e culturale. Oggi è una casa di riposo per anziani. Splendidi i vicoli e le case e le stradine che degradano verso le piazze assolate e il fiume Regnitz dove un piccolo e raccolto gruppo di casette a schiera di legno, con micro-giardini ricchi di piante e fiori formano un lungo fiume che viene chiamato “la piccola Venezia”. La storia è stata benevola con Bamberg. Un po’ meno la sua amministrazione comunale, che non l’ha dotata di una cartellonistica stradale all’altezza. Forse si scoraggiano i viaggiatori dal ripartire. Perdiamo un po’ di tempo a trovare la strada regionale che ci porterà in Turingia.

Tagesbuch/27 – Bundesliga

Non è una località, è il campionato nazionale di calcio per squadre, la nostra serie A. Siccome siamo in tema calcistico, oggi s’è completata la prima giornata del torneo che tradizionalmente parte agli inizi di agosto. Su questo blog si tifa, piuttosto accanitamente, per l’Herta Berlin. Ma il piatto argentato (che equivale al nostro scudetto) l’Herta non se lo aggiudica da decenni immemorabili, un po’ come l’Inter. Se il buongiorno si vede dal mattino, anche per quest’anno possiamo metterci una pietra sopra. Oltre al solito Bayern München, che vince più campionati della Juve e infatti ha già la terza stella, e che ha difeso il titolo nella partita d’esordio del venerdì sera regolando con un secco 3 a 0 quella vecchia gloria del Borussia Mönchengladbach, andrà fortissimo il Werder Bremen che ha massacrato l’Arminia Bielefeld per 5 a 2, ritrovando il bomber Klose, che quando sente odore di mondiale si risveglia. In stand by il nostro Trap con il suo Stoccarda, bloccato sull'1 a 1 dal Duisburg. Si consola con il fatto di essere il personaggio preferito dei media: tutti ormai attendono una seconda versione del Rap del Trap e lui non li deluderà. Noi, i biancoblù dell’Herta, abbiamo immolato il nostro genio e la nostra sregolatezza, regalando un 2 a 2 nella tana dell’Hannover. Di punto in punto, mancheremo la qualificazione per la Champions ancora una volta per un punto. Viva l’ottimismo e buona Bundesliga a tutti.

sabato, agosto 06, 2005

Tagesbuch/26 – Nürnberg (5)

Non sarebbe giusto, comunque, abbandonare Norimberga lasciando nel lettore l’impressione di una città post-nazista. Se da un lato di questo passato la “più tedesca delle città tedesche” dovrà sempre sopportarne il peso, dall’altro sarebbe limitato non parlare di tante altre cose che sono accadute e accadono a Norimberga. Il mercatino natalizio, nelle settimane dell’Avvento, è il più bello e famoso della Germania e a dicembre è quasi impossibile trovare un posto libero negli alberghi. La città vecchia, per quanto ricostruita, mantiene un suo fascino. Il castello che domina dall’altro il più bel panorama della città vale una visita. L’itinerario di Albrecht Dürrer, la casa natale, il piccolo museo con i suoi quadri più famosi, il puzzle più grande del mondo da comporre assieme nella piazza che porta il suo nome, testimoniano di una vivacità artistica e culturale che oggi si rintraccia nei tanti musei cittadini. E poi c’è una curiosità. Dopo la guerra, in una Norimberga distrutta al 90 per cento dalle bombe, il consiglio comunale si riunisce per prendere la decisione che segnerà l’immagine della città negli anni futuri: approfittare delle rovine e costruire una Norimberga moderna con un impianto urbanistico tutto nuovo o prendere mappe e foto e ricostruire la città così come era prima? Dopo mesi di lunghe e laceranti discussioni si va al voto, con la maggioranza dei cristiano-sociali e dei socialdemocratici a favore di una Norimberga tutta nuova e i liberali e le minoranze dei due grandi partiti propensi alla ricostruzione della città vecchia. Prevalse questa seconda opzione, per un solo voto. Quello del consigliere comunista, rappresentante di un partito che, di lì a poco, complice l’irrigidimento ideologico della guerra fredda, sarebbe stato bandito dalla scena politica della Germania Ovest.

Tagesbuch/25 - Nürnberg (4)

E’ la prima città che incontriamo nel nostro viaggio sede dei campionati del mondo che il prossimo anno si terranno in Germania. Nella Marktplatz, la piazza del mercato famosa per il mercatino di Natale, dove ogni giorno bancarelle di fiori, frutta, formaggi, Bratwurst, pane e Lebkuchen (un biscotto natalizio molto buono e molto pesante) diffondono allegramente voci, suoni e odori, staziona temporaneamente un grande pallone di calcio itinerante. Al suo interno, una rapida mostra interattiva, prova a spiegare gioie ed emozioni del tifo calcistico. Chi perde le proprie domeniche all’interno degli stadi a tifare ossessivamente per una squadra di calcio (noi fra questi) sa di cosa stiamo parlando e non ha bisogno dell’insipida mostra itinerante. Tanto più che il campionato mondiale è un grande business e che la Germania intende giocarselo nel nome del più becero politically correct. Il motto è: it’s time to make a friend. A noi non frega niente di trovare amici. Ci basterebbe trovare una finale e magari vincerla, contro quei bastardi di brasiliani. Ma questo sentimento, poco politically, per niente correct, ma molto calcistico, la mostra del Mundial buonista non lo racconta. Detto questo, i preparativi sono quasi tutti completati: gli stadi, rinnovati come l’Olimpiastadion di Berlino o costruiti da zero come l’Allianz Arena di Monaco, già ospitano il nuovo campionato nazionale di calcio. Quindi non solo sono stati completati (quasi tutti) un anno prima del necessario, ma verranno anche ben collaudati, in modo da correggere eventuali pecche in vista del Mondiale. Quanto alle infrastrutture, beh, di questo la Germania non aveva bisogno di nulla. Insomma, cominciamo a prender confidenza con l’orribile logo e con la difficile lingua teutonica. Non sarà un Mundial ma un Fussball Weltmeisterschaft. La nazionale che riuscirà a pronunciarlo tutto di fila e senza errori, vincerà il torneo.

Tagesbuch/24 – Nürnberg (3)

La sala 600 del tribunale di Norimberga si raggiunge infilando un portone laterale. Una semplice rampa di scale e la porta è lì, di fronte a noi. Dentro non tutto è rimasto come allora. La sala viene regolarmente utilizzata dai giudici federali e l’attuale disposizione dei tavoli e delle sedie non è la stessa di quell’anno – dal 20 novembre 1945 al primo ottobre 1946 – in cui si svolse il primo processo internazionale della storia contro i dirigenti di uno Stato sconfitto in guerra. Ma i crimini compiuti dai nazisti erano stati tali, la sistematica eliminazione degli ebrei su scala industriale talmente obbrobriosa, che, come disse il procuratore americano in apertura del processo, l’umanità non sarebbe potuta andare avanti lasciando impuniti tali delitti. Dopo un anno di dibattimento, dei 21 rappresentanti del regime nazista (tra i quali il numero due Hermann Göring) 12 vennero condannati a morte, 3 all’ergastolo, 4 a lunghe pene detentive; solo tre furono dichiarati non colpevoli. La visita alla sala del processo, utile completamento della visita al Dokumentation Zentrum che contiene anche filmati sul processo) è riservata al sabato: è possibile farla solo con visite guidate ad orari prestabiliti. Sono quattro: alle 13, alle 14, alle 15 e alle 16. Presentatevi con un quarto d’ora di anticipo.

venerdì, agosto 05, 2005

Tagesbuch/23 – Nürnberg (2)

Distrutta dalle bombe alleate per il 90 per cento, Norimberga sembra un monumento vivente alla guerra. La città è stata pazientemente ricostruita, un lavoro lungo e minuzioso ha riportato alla vecchia gloria anche l’Altstadt, il centro storico, con le sue chiese, le sue torri, le sue case con le travi di legno a vista, il suo Rathaus austero e militaresco, dal cui balcone Adolf Hitler amava affacciarsi per salutare le truppe in sfilata nei giorni della festa del partito. Narrano le guide turistiche che tutto è stato ricostruito fedelmente, quando possibile utilizzando le stesse pietre recuperate e catalogate dopo le bombe. Eppure, nonostante l’impegno e i sessant’anni ormai trascorsi, la patina del tempo non è servita a restituire spessore storico alla città. Sembra ancora tutto finto. Sembra un set cinematografico di Cinecittà, una specie di scenario ricostruito per l’ennesimo film di Leni Riefenstahl. Ti aspetti di vedere da un momento all’altro le comparse vestite con le divise militari naziste uscire dagli angoli delle strade. E non ti farebbero paura perché, guardando lo sfondo ricostruito di Norimberga, capiresti subito che si tratta di una finzione.

Tagesbuch/22 – Nürnberg (1)

E’ un grande spazio aperto, pieno di verde e di vento, di prato e di alberi, di foglie che stormiscono senza sosta. Chiudi gli occhi e senti il vento scompigliarti i capelli, un vento fresco e vivace, un’aria buona di foresta e di erba bagnata. Chiudi gli occhi ancora di più e, come uscissero dal terreno in un film in bianco e nero, senti le voci esaltate, i discorsi roboanti, lo scalpiccio degli stivali, i cori ritmati per il Fürer. Riapri gli occhi, spaventato, e riappare il grande fabbricato in rovina che sarebbe dovuto diventare la sala congressi coperta, cinquantamila persone a battere le mani ai discorsi di Hitler, una delle tante costruzioni di Albert Speer per il complesso architettonico che ospitava, negli anni Trenta, le giornate nazionali del partito nazista. Norimberga non sarà mai separata dalla colpa del nazismo. Mai. Nonostante i Bratwurst, la birra al frumento, il Frankenwein, i negozi alla moda, i ristoranti italiani che ancora mantengono il fascino degli anni Sessanta. Le parate immortalate dalla straordinaria camera di Leni Riefenstahl si tenevano alla periferia della città "più tedesca delle città tedesche", la favorita del Fürer, la città nazificata che ogni settembre accoglieva migliaia e migliaia di dirigenti, soldati, giovani, donne, lavoratori, simpatizzanti e curiosi da tutto il paese. Era un evento annuale che stringeva attorno al capo l’intera comunità della nazione, otto giorni di festa, ognuno dei quali dedicato ad una delle corporazioni che componevano le gilde del partito. E il Fürer sempre lì, presente, bisognoso di questo bagno di folla emozionante con i suoi rituali sempre uguali, ossessivamente riproposti anno dopo anno. L’arrivo alla stazione centrale, il saluto alle sfilate dal balcone dell’albergo, i discorsi dai palchi, il rito della bandiera insanguinata, l’orazione funebre per i “martiri” del putch fallito del 1923, le manifestazioni dei giovani, delle donne, dei soldati, dei lavoratori alle quali presenziare per poi stringere la mano a selezionati rappresentanti delle categorie. Un complesso di edifici ancora in costruzione quando scoppiò la guerra, disegnato dall’ingegno urbanistico e megalomane di Albert Speer, l’architetto di Hitler, condannato (ironia del caso) proprio nel processo di Norimberga. Gli americano lo bombardarono senza pietà, distruggendo stadi da 400mila posti, viali per le parate, piazzali per le adunate. Le truppe scelte statunitensi conquistarono la città via terra qualche tempo dopo e danzarono e festeggiarono la presa del grande complesso alla periferia della città: ci sono le foto di gruppi di soldati con le bandiere a stelle e strisce che gioiscono sui basamenti di marmo e staccano le svastiche dai pochi muri rimasti in piedi. Lasciarono in piedi solo lo scheletro della sala congressi, una specie di mezzo colosseo in rovina oggi riadattato a museo. Uno dei musei più interessanti e completi sul nazismo che abbia mai visitato, non a caso collegato con quello di Berchtesgaden. Ci abbiamo trascorso cinque ore, passando in rassegna la storia che lega Norimberga al suo passato più tenebroso e orribile. La mostra permanente s’intitola Fascinazione e Terrore. Il museo è il Dokumentation Zentrum, una splendida idea architettonica moderna che rappresenta una spada infilzata nella roccia della storia europea. L’intera area si chiama Reichsparteitag, il giorno del partito del Reich. Ci si arriva con il tram numero 9, partendo dalla stazione ferroviaria centrale. Se capitate a Norimberga, non mancate la visita.

giovedì, agosto 04, 2005

Tagesbuch/21 – Regensburg (2)

Giacchè di storia si vive, di storia parliamo, qui a Regensburg. Ad esempio della Dieta di Ratisbona, che si svolgeva nel palazzo del Rathaus con la riunione periodica di tutti i principi e i principi-elettori che di fatto reggevano le sorti del Sacro Romano Impero in vece dell’imperatore. Era un imperatore stanco, che volentieri abdicava al suo ruolo di controllore centrale, affidando direttamente ai principi il compito di regolare fra di loro gli equilibri generali. Per questo motivo, oggi alcuni storici tedeschi ravvisano nella Dieta imperiale una sorta di precursore del parlamento. Più che di un’assemblea elettiva legislativa, si dovrebbe parlare di un Bundesrat, di un parlamento federale, nel quale i rappresentanti delle regioni confrontavano e componevano i propri interessi. E il ruolo dell’imperatore, alla fine, non si distaccava molto da quello di un attuale presidente della Repubblica. A proposito, sapete chi è oggi il presidente della Repubblica Federale Tedesca? Non lo sanno neppure tanti tedeschi: si chiama Horst Köhler ed è cristiano-democratico, imposto da un parlamento ormai in maggioranza conservatrice (grazie proprio alla prevalenza nel Budesrat) alla traballante maggioranza ufficiale rosso-verde.

Tagesbuch/20 – Regensburg

Se si dovesse mettere un confine tra il mondo mitteleuropeo del vecchio impero austro-ungarico e il mondo tedesco dei Reich, esso dovrebbe essere qui, a Regensburg. Il cambio di atmosfera si avverte immediatamente, forse anche complice il freddo vento di tramontana che spira oggi dalle foreste bavaresi ad est e fa precipitare la colonnina di mercurio a 17 gradi. E tuttavia l’antica Ratisbona, con le sue torri e i suoi campanili, con il Danubio che la sfiora senza penetrare nel cuore dell’Altstadt, con le sue viuzze medievali e il suo duomo papale, appare algida e distaccata come noi immaginiamo la Germania. Tutto qui richiama le glorie del passato. I tanti musei che celebrano la storia cittadina, le stanze del Rathaus dove si radunava la Dieta ai tempi del Sacro Romano Impero, i vicoli pieni di fascino medievale, i tanti negozi di antiquariato che riempiono il centro storico. Ce ne sono di tutti i gusti e per tutti i tipi: dai cappelli per gentiluomini e dame dei secoli passati ai libri, alle mappe, alle stampe, ai gioielli, ai quadri, agli oggetti, ai mobili, agli occhiali. Tutto sembra cristallizzato nel passato, in questa città, che ama specchiarsi nelle sue grandezze trascorse assai più che nelle acque del Danubio. Il suo ponte più famoso è quello di pietra, costruito nel 1135 e fino al 1935 rimasto l’unico a collegare le due sponde cittadine. Il locale più curioso è il piccolo caffè-lounge Via Ponte, una minuscola bomboniera fine ottocento che offre come bevanda alla moda il Kultgetränk der 50er, la bevanda cult degli anni Cinquanta, un revival di liquore ai frutti di bosco in ghiaccio. Anche i giovani universitari, che ciondolano pigramente nel bimestre estivo lungo le rive del fiume bevendo birra e fumando marijuana, sfogano esteticamente la loro ribellione travestendosi da punk: gli ultimi epigoni erano stato segnalati all’inizio degli anni Ottanta a Londra, e già allora erano una specie sotto tutela dell’ufficio turistico.

Tagesbuch/19 – Walhalla

Quando dalla brughiera, dietro le colline che degradano verso il Danubio, compare questo tempio greco immerso nel verde e nella pioggia, si pensa a uno scherzo. Dieci chilometri prima di Regensburg, proveniendo da Passau, ci s’imbatte nel cosiddetto Pantheon tedesco, la riproduzione del Partenone voluta da Ludwig I di Baviera per ricordare, a modo suo, i grandi padri della patria. Come è ovvio, oggi i tedeschi osservano con un certo sospetto quello che appare come un insensato sibolo di esaltazione nazionalista. In realtà, il Wahalla è assai di meno. Fu il sogno tardo imperiale di una Germania che aveva ormai abbandonato la via liberale per abbracciare, con Otto von Bismarck, il processo autoritario della costruzione di una comunità chiusa, statalista, militarista sotto l’egida prussiana. Il Pantheon bavarese, voluto dal re che amava la Grecia e le calde acque dell’Egeo, non ha nulla di militaresco. E’ semmai ingenuo e velleitario, nonostante il grande profluvio di marmo destinato alla sua realizzazione, con gli oltre trecento gradini che scendono (e salgono) dalle colonne neogreche in collina alle acque del Danubio giù a valle. Dentro, in fila uno dietro l’altro, i 117 busti di coloro che Ludwig I riteneva degni di onorare la memoria dell’Heimat: da Beethoven a Federico II, da Radetszky a Goethe, da Schiller a Caterina di Russia. Il buonismo dei tempi recenti ha fatto aggiungere gli eroi dell’antinazismo, da Einstein ad Adenauer, all’ultima arrivata, nel 2003: l’eroina della Rosa bianca Sophie Scholl. In verità non sembra un luogo sacro, semmai un po’ grottesco. Gli manca la polvere della storia, la suggestione delle emozioni passate. E’ un luogo sterilizzato, lucido e, con tutto quel marmo, assomiglia più a una sala di obitorio nella quale tutti questi busti sono in attesa del funerale del sentimento nazionale tedesco.

mercoledì, agosto 03, 2005

Tagesbuch/18 – Passau (4)

Se tutte le strade portano a Roma, tutte le piste ciclabili portano a Passau. Crocevia di ben otto piste ciclabili europee, sede di un’attrezzatissima officina di riparazione (che si chiama Fahrrad Klinik) e di un ostello esclusivo per ciclisti stanchi, la città è continuamente percorsa da frotte di viaggiatori su due ruote che fanno venir voglia di abbandonare l’auto e inforcare una bici pure noi e pedalare coi capelli al vento lungo i fiumi. Regina dei Radweg è ovviamente la ciclabile del Danubio che parte da Ulm, attraversa Ingolstadt e Regensburg, poi incrocia Passau prima di gettarsi verso Linz, Vienna, Bratislava e Budapest. Poi non vi sono più tracce ufficiali e anche le dettagliatissime guide tedesche gettano la spugna: in Serbia, poi in Bulgaria e Romania si viaggia all’avventura. Ma possiamo testimoniare che durante il viaggio rumeno di due anni fa, ne abbiamo visti tanti di ciclisti sopravvissuti, che pedalavano lungo il Danubio ormai ingrossato, fin sul Delta, fino alla fine. Un altro spettacolo che il Danubio offre è quello delle navi da crociera, basse, piatte, con le camere da letto a filo d’acqua e i finestroni giganti (niente a che vedere con gli stretti oblò delle navi d’acqua salata) che attraversano la città a tutte le ore. Passau è anche sede di rifornimenti, per cui le banchine del lungofiume sono continuamente occupate dalle navi all’ormeggio e vivacizzate dalle operazioni di carico di vivande, casse di vino e botti di birra che ricordano l’atmosfera febbrile che doveva esserci nel Medioevo, ai tempi della dogana del sale. Dalla finestra dell’albergo, che si affaccia direttamente sul fiume, è un piacere osservare il continuo passaggio delle navi. La sera, specialmente, quando questi mini-transatlantici scivolano illuminati a festa, lasciando una scia di luce nel buio ricercato della città e del Danubio. Passano attraverso i vetri della finestra libera dalle tendine portandosi appresso il sogno di un nuovo viaggio lungo il fiume d’Europa.

Tagesbuch/17 - Passau (3)

La storia ha passeggiato avanti e indietro sulle strade di questa città. E in tempi come quelli odierni, mi piace ricordare uno tra i tanti episodi che l’hanno vista protagonista. Le cronache riportano un caldo e afoso luglio nel 1683, quando le armate turche, guidate dal comandante Kara Mustafa, conquistarono tutta l’Europa balcanica, poi quella magiara e giunsero nel cuore di quella cattolica, assediando Vienna per oltre due mesi. Fu l’ultimo, intenso tentativo musulmano di penetrare all’interno del nostro continente, almeno sino ad oggi, ad al-Qaeda e a bin Laden. I messaggeri avvertirono l’imperatore Leopoldo I dell’imminente arrivo dei turchi e il sovrano decise di abbandonare la capitale, con tutto il seguito della sua corte. Una spaventata comitiva di qualche migliaio di persone s’imbarcò nottetempo sulle navi e risalì la corrente del Danubio fin verso Linz. Non sentendosi ancora al sicuro, proseguì oltre, trovando pace solo in una Passau che non dovette fare un bell’effetto all’imperatore, giacché portava sulle proprie case e sui propri monumenti i segni di uno spaventoso incendio che l’aveva distrutta pochi anni prima. L’invasione di Passau durò quanto l’assedio di Vienna, tre mesi, da luglio a settembre, un periodo nel quale la piccola città sui tre fiumi sopportò una grande pressione. Leopoldo I trovò ospitalità nella residenza del vescovo-principe, tutti gli altri vennero distribuiti fra case e monasteri: il seguito comprendeva anche lo staff della cancelleria, gli ambasciatori e gli inviati ufficiali stranieri. Per tre mesi, di fatto, Passau divenne la capitale provvisoria dell’Impero, mentre i principi tedeschi, austriaci e polacchi (memorabile l’ardimento di Sobieski) unirono le loro forze, rintuzzarono l’attacco turco e salvarono corona, Impero e cattolicesimo.

martedì, agosto 02, 2005

Tagesbuch/16 - Passau (2)

Mobile come le sue acque, Passau ospita realtà apparentemente diverse che convivono infondendole un’identità plurale. L’antica e autorevole facoltà di teologia chiusa nella parte alta del centro storico e una scombussolata società artistica che ha rivitalizzato il quartiere bohemien a ridosso del Danubio. La comunità monastica di Mariahilfe, il monastero fondato nel 1622 dove andavano ad abbeverarsi di fede i pellegrini durante la guerra dei trent’anni o i cavalieri che respinsero i turchi sotto Vienna, e il ridotto anarchico (oramai divenuto radical-chic) che si raduna attorno al ventennale caffé-cabaret Scharfrichter Haus (la casa del boia) dove consiglio di passare una serata a degustare dell’ottimo vino del circondario. E’ facile imbattersi in un gruppo di suorine che passeggiano lungo il fiume all’ora del vespro (le ho viste solo lungo l’Inn, sarà per affezione papale) e due minuti dopo in dissacranti designer seduti ai tavoli dell’happy-hour. C’è un suggerimento gastronomico che sembra racchiudere la faccia multipla e complessa di Passau, che sfugge ad ogni etichetta ideologica. E’ la Wirtshaus zum Grünen Baum (Osteria all’albero verde), in uno dei vicoli del labirinto bohemien, a due passi dal Danubio. Un locale votato al cibo biologico ma non vegetariano, tanto è vero che cucinano carne eccellente come il goulash di agnello che abbiamo provato noi, con contorno di patate arrosto e rosmarino. Chi ricorda il nostro entusiasmo per l’Auerwirt all’Oberau, sappia che qui siamo a livelli ancora superiori e a un prezzo ancora più ragionevole (alla fine 27 euro per persona, vino compreso: in Italia non ce la saremmo cavata con meno di 50). Tutti i prodotti utilizzati in cucina vengono da allevamenti e fattorie a produzione biologica. Vini compresi. E nonostante il nostro scetticismo iniziale, la differenza si vede e soprattutto si sente. I vini, sia bianchi che rossi, provengono da viticoltori della zona, dalla Baviera orientale, dalla Wachau, dalla Franconia: l’unica concessione esterofila è dedicata a un paio di bottiglie italiane. Buono, fresco e meno aspro del solito il Grünen Veltliner austriaco, il vino che abbiamo scelto. Insomma, anche se non credete alle coltivazioni biologiche, se capitate a passau dovete venire a mangiare qui. Anche perché, questi bio-fan del Grünen Baum devono avere un’anima libertaria se è vero che sul listino del menù, stampato su un facsimile di quotidiano che fa da tovaglia, avvertono prima di tutto i gentili clienti che i prezzi sono comprensivi di ogni tassa possibile e immaginabile. E occupano un’intera colonna della preziosa lista per elencarle tutte. Gli 11 euro che paghiamo per il goulasch di agnello sono comprensivi, in ordine, dell’Iva, delle tasse sui guadagni, sugli alcolici, delle tasse ecclesiastiche, per pensione e malattia, per la licenza, per il cuoco, dell’assicurazione su furti e infortuni, su incendi e sulla vita, sulla rottura dei vetri, per la licenza di vendere bevande, tasse sulla pulizia dei camini, sulla spazzatura, sulla pulizia delle strade e imposte varie su telefono, radio-tv, tv via cavo (che viene regolarmente trasmessa nei locali interni), affitto, gas, luce, acque scure, iscrizione all’ordine degli osti (siamo nel paese delle gilde) all’associazione degli hotel e delle locande, certificato della camera d’industria e commercio, oltre, naturalmente, alla multa per disturbo notturno (inevitabile d’estate con i tavolini all’aperto). Neppure quelli dell’Istituto Bruno Leoni sarebbero stati in grado di ricordare tutte le tasse che affossano la libera impresa tedesca.

lunedì, agosto 01, 2005

Tagesbuch/15 – Passau (1)

A destra l’Inn, verde e gonfio d’acqua. Al centro il Danubio, qui ancora davvero blu ma docile e tranquillo. A destra l’Ilz, sorprendentemente scuro, ma tanto nero quanto innocuo e lontano da qualsiasi competizione. In mezzo noi, nel punto più estremo dell’Altstadt di Passau, dove le acque dei tre fiumi si fondono e il Danubio si prende carico di tutta la storia precedente, che è storia d’acqua e di sangue, di imperi e dinastie e battaglie e onori e tradimenti, per portarla con orgoglio verso altre terre, laggiù nell’Oriente europeo. La bellezza di Passau è tutta legata all’acqua che è il liquido amiotico dal quale trae forza e vitalità. Una sorta di Venezia mitteleuropea, o un’Amsterdam del sud, se mezzogiorno si può definire questo spicchio di Baviera strappato all’Austria. Di certo la morbidezza liquida di Passau è tutta meridionale. Meridionale è il sole che inonda di sonno le piazze e i vicoli della città vecchia. Meridionali sono i vicoli che dalla collina scendono tortuosi, incuneandosi tra archi e gradini, verso i lungofiume. Meridionale è l’allegra atmosfera che si respira attorno ai grandi battelli fluviali, attraccati ai moli in attesa di rifornimenti e riparazioni. Se si scende a Passau percorrendo la strada inversa alla nostra, proveniendo dai freddi territori prussiani o dalle algide terre boeme, Passau è il sud, il vertice meridiano che lega tanti mondi, almeno quanti sono i suoi fiumi che incrocia: il nord germanico rappresentato dall’Ilz, il sud irruente che s’immedesima nell’Inn e l’Oriente misterioso che scivola lungo il Danubio. Morbida è anche la sua passione religiosa. Fu per secoli governata da un vescovo-principe, regnante su una libera città dell’impero austro-ungarico la cui diocesi era una delle più vaste d’Europa e si estendeva sulla Wachau e su Vienna, fino ai confini della Pannonia magiara. Da qui l’enorme duomo, con le caratteristiche tre torri a cipolla, che ospita il più grande organo del Continente. Ogni giorno, puntuale alle 12, il maestro offre a turisti e cittadini un concerto di trenta minuti nella chiesa gremita.

domenica, luglio 31, 2005

Tagesbuch/14 – Marktl am Inn

L’Inn, il principale affluente del Danubio, è già un fiume robusto quando attraversa il piccolo agglomerato di Marktl am Inn. Tanto che questo villaggio che diede i natali a Benedetto XVI fatica a reggere il peso del grande fiume. Domenica pomeriggio di fine luglio, piove a dirotto e l’umidità si mescola al freddo che ha spazzato la calura eccessiva dei giorni scorsi. C’era un mercatino d’antiquariato a ravvivare il giorno di festa ma i mercanti stanno chiudendo baracca, inzuppati fradici d’acqua e vapore. Lasciano libero il tempio cittadino, la casa con otto finestre al centro della Marktplatz dove una targa certifica la nascita del Dottor Joseph Ratzinger, Cardinale e “Präfekt der römischen Glaubenskongregation”: la scritta è talmente elaborata che nessuno ha avuto l’ardire di aggiornarla. L’abitazione è oggi occupata da orgogliosi ma discreti inquilini che hanno preso il callo a vedersi affollare il portone da turisti in posa per la foto di gruppo. Ci sono anche dei polacchi che sorridono al successore di Karol Woytjla. Chi non ha perso tempo è il custode del modesto museo cittadino, inaugurato personalmente dall’allora cardinale il 13 luglio 1997: bisogna attraversare la prima sala con la breve storia del paese, la seconda con la noiosa esposizione degli utensili domestici del secolo diciannovesimo, la terza con le armature dei soldati dell’imperatore bavarese durante la sfortunata prima guerra mondiale per approdare alla quarta sala. Vestigia religiose, foto dei parroci che si sono succeduti nella consolazione delle anime religiose del paese, crocifissi di legno che sono la specialità degli artigiani della zona e infine il clou: il certificato di nascita di Joseph Ratzinger, le foto della sua carriera ecclesiastica, i ritagli di giornale di quando, nel luglio 1997, venne a benedire il museo e la targa apposta sulla sua casa natale. Ci sono le foto della visita in Vaticano dell’intera delegazione cittadina, sindaco in testa, nel novembvre 1998 con stretta di mano a Papa Woytjla e quelle dell’elezione del concittadino Benedetto XVI. E’ solo per queste scarne testimonianze che i visitatori del museo sono più che centuplicati negli ultimi mesi. Marktl non vuol trovarsi impreparata di fronte ai pellegrini in arrivo nei prossimi anni. Per il momento lo fa con grande ingenuità. Il pasticcere s’è inventato il Papst-mutzen, una specie di maritozzo a due punte tipo cappello papale spolverato di zucchero a velo che sembra riscuotere un grande successo. Il panettiere produce un improbabile pane del Vaticano, fatto con grano integrale. Il macellaio offre il Ratzinger-würstel, un insaccato di cui – assicura – andava ghiotto il futuro Papa. Le enoteche vendono la Papst-Bier e il Papst-Wein con tanto di etichetta: “Sono un umile servitore nella vigna del Signore”. Una bottiglia di Chardonnay a 12 gradi e mezzo.

Tagesbuch/13 – Altötting

E’ qui il cuore cattolico della Germania, nel cuore della Baviera che è un po’ il centro d’Europa. Si arriva sbadatamente dalla periferia, si parcheggia l’auto senza immaginare che di lì a poco ci si immergerà in uno dei luoghi più spirituali del Vecchio Continente. Anche perché non ci si aspetta di trovare, in Germania, una cosa tipo la Kapellplatz, una vasta spianata circondata da chiese, dal comune e da altri edifici ecclesiastici con al centro la Cappella della Grazia, luogo di devozione e di raccoglimento dei pellegrini cattolici. Siamo nella terra che diede i natali a papa Benedetto XVI. Nella guida cittadina, tradotta in inglese e italiano, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger ricorda l’infanzia trascorsa in questa regione e dice: “I pellegrinaggi con i miei familiari fanno parte dei ricordi più belli della mia infanzia, e il punto più interessante per me era ovviamente la Cappella della Grazia, con il suo buio misterioso, con la Santissima Madonna nera con il suo vestito prezioso, circondata da doni, silenziose preghiere dei fedeli e la devozione con cui i pellegrini portavano la croce di legno”. La Cappella si trova nel mezzo dell’ampia piazza, la sua tettoia è coperta dai ritratti degli ex voto realizzati dai fedeli. C’è chi ringrazia la Madonna per uno scampato incidente automobilistico, chi per un infortunio sul lavoro, chi per una difficile operazione chirurgica. Ci sono gli ex voto del secolo scorso, un uomo si è salvato dal calcio di un cavallo, e quello di pochi mesi fa, un quadretto nel quale un ragazzo di 16 anni ringrazia la Vergine per aver salvato tutta la sua famiglia dallo Tsunami che li aveva travolti nell’isola di Puket. Sembra la Città del Vaticano, e invece è la secolarizzata Germania. In un pomeriggio domenicale di pioggia, in questa piazza un frate recita il rosario che l’altoparlante diffonde in tutta la piazza, i fedeli si raccolgono sotto gli alberi per proteggersi dalla pioggia, i pellegrini fanno il giro della Cappella, trascinando sotto la tettoia pesanti croci di legno. Papa Ratzinger può essere orgoglioso della sua piccola enclave cattolica nel cuore dell’Europa.

Tagesbuch/12 - Tittmoning

Lungo la Bundestrasse B20 che collega il Berchtesgaden Land a Passau, bordeggiando il confine tra Germania e Austria, si è costretti ad entrare nel centro storico di una cittadina sconosciuta: Tittmoning. In un primo momento si è infastiditi per l’imprevisto. Poi si benedice il fatto che non dappertutto hanno inventato le tangenziali. E infatti Tittmoning è un piccolo agglomerato medievale, raccolto attorno a un castello-fortezza e a una piazza d’armi a valle che si attraversa, appunto, seguendo la strada federale. Nel vecchio centro si entra passando sotto una torre cittadina. Ci si immette subito nella piazza d’armi, un lungo e rettangolare spiazzo completamente circondato da una muraglia di abitazioni (tutte dipinte con colori pastello) aperta solo ai due lati superiori. Più che una piazza sembra un lungo e ampio corso, con una sede centrale destinata al traffico automobilistico, e due corridoi laterali con l’acciottolato occupati da statue, fontane e tavolini all’aperto di bar e ristoranti. E’ domenica mattina e il tempo promette pioggia. Pochi turisti (molti ciclisti) ciondolano pigramente tra un caffé e l’altro. Mezza popolazione è seduta in un Biergarten in un vicolo laterale, dove una banda locale strombazza motivi bavaresi tra boccali di birra e salsicce con senape. Sosta di un’ora, poi si prosegue.

sabato, luglio 30, 2005

Tagesbuch/11 - Chiemsee

Fa quasi tenerezza ripercorrere le orme di Ludwig II, il Märchenkönig ovvero il Re delle favole, che disseminò di costosi castelli da cartoni animati le terre della Baviera. La sua vita si sviluppò tra illusioni e ossessioni, come quella per il Re Sole e il suo assolutismo, che lo portò a costruire una copia più grande della reggia di Versailles proprio sulla Herreninsel nel mezzo del lago Chiemsee, un centinaio di chilometri ad est di Monaco. Ci si arriva in venti minuti di battello da Prien-Stock (5,70 euro), scivolando senza fretta su quello che viene chiamato il mare di Baviera. Una breve sosta in uno dei casolari accessori, dove venne elaborata la costituzione tedesca dopo la seconda guerra mondiale con la divisione in regioni del settore occidentale della Germania sotto il controllo alleato. Quindi si prosegue attraverso un denso bosco dal quale si sbuca, come per incanto, di fronte alla reggia. Il castello non fu mai terminato, esiste ancora l’ala posteriore lasciata in mattoni grezzi per mancanza di fondi. Il resto è un trionfo di barocco e colori, follie e lussi, estetismo e ossessione. Alto oltre 1 metro e 90, di bell’aspetto, Ludwig II è diventato il simbolo dei gay, che lo riconoscono come un loro delicato precursore. Nei 40 anni di vita non fu mai visto accanto a una donna. Dilapidò i soldi della corona in castelli fiabeschi: il disneyano Neuschwanstein è quello immortalato in tutte le foto, questo di Herrenchiemsee fu il più esoso. E forse gli costò la vita. La sua morte è avvolta nel mistero: fu un suicidio? Oppure un golpe di palazzo per dichiararlo infermo di mente e salvare i denari e i destini del regno di Baviera?

Tagesbuch/10 – Salzbergwerk

Si può fare a meno dell’oro, ma non del sale. Il motto è scolpito a lettere cubitali all’ingresso della miniera di sale di Berchtesgaden ed era tanto più valido nei secoli scorsi, quando non esistevano i sistemi di refrigerazione e tutti gli alimentari (a partire dal burro e dalla carne) venivano conservati sotto una sottile coltre di granelli bianchi. Il sale poi serviva alla produzione di medicinali, ceramica, vetro, cuoio e per la lega d’argento. Ecco perché i giacimenti di salgemma di questa regione alpina ne hanno decretato per secoli la fortuna economica e ancora oggi, nonostante i progressi della tecnica, la produzione di sale, ulteriormente raffinata, rappresenta una fonte di ricchezza. Le miniere di Berchtesgaden sono dunque un pezzo rilevante di storia della Baviera e si possono visitare con il contorno di divertimento turistico che attira soprattutto famigliole con bambini. Si scende attraverso tunnel che sprofondano in giacimenti ormai esauriti, con i trenini d’epoca e le tute dei lavoratori. Siamo in Germania e, accanto all’aspetto disneyano c’è anche quello didattico: sistemi d’estrazione, traffici di merci, ricerca di nuove falde. Poco più di cento chilometri a nord, c’è la bella città di Passau (prossima tappa del nostro viaggio) che deve la sua ricchezza al fatto d’esser stata per tutto il Medioevo il centro doganale di smistamento del commercio di sale dal sud al nord del Continente: l’oro bianco arrivava sulle chiatte lungo l’Inn o il Danubio e veniva trasferito su dorso di mulo per prendere la via di Praga e Francoforte.

venerdì, luglio 29, 2005

Tagesbuch/9 - Oberau (2)

Troppe due citazioni per un piccolo borgo come questo, una chiesa, dieci Gasthaus, una trentina di case e mezzo migliaio di ricchi contadini bavaresi. Ma l’Hirschkalbsstück della trattoria Auerwirt merita una citazione a parte. Il posto si trova lungo la Landstrasse 319, appena entrati ad Oberau. Quando fa caldo come oggi i tavoli sulla terrazza esterna sono un dono di Dio. Anche il cuoco deve essere stato mandato da lassù. L’Hirschkalbsstück è una tagliata di carne di cervo cotta nel vino rosso e servita con ciliege, broccoli con crema di formaggio e crocchette di patate da affogare nella salsa. Innaffiate il tutto con la Weissbier al frumento (noi abbiamo bevuto la bavarese Franziskaner) e riempitevi lo stomaco. Per gli occhi è sufficiente voltare lo sguardo sul Weitzmann, una delle vette più alte dell’intera Germania. L’orizzonte s’illumina di lampi, forieri di temporali notturni e dell’atteso rinfresco.

Tagesbuch/8 - Obersalzberg e Eagle's Nest

La storia del nazismo a duemila metri d’altezza e in pochi chilometri quadrati. Si parte da Oberau e dopo sei, sette tornanti in salita si giunge sull’Obersalzberg. Laddove c’era la residenza estiva del Führer e l’intero quartiere dei suoi più stretti collaboratori, oggi c’è il Documentation Obersalzberg, una mostra permanente sulla storia del nazismo e sui legami che unirono questo spicchio di Baviera alle vicende di Adolf Hitler. Una mostra onesta, che racconta tutto di quel periodo, gli incerti esordi, la travolgente ascesa, l’ideologia criminale, la modernità mediatica, la volontà di potenza, la perfetta organizzazione, l’ossessione razziale, lo sterminio degli ebrei e delle altre minoranze, la politica estera espansiva, la guerra, le distruzioni, la morte. Se la Germania ha ancora paura di guardarsi dentro, bisogna dire che qui, nella terra che diventò di fatto la seconda capitale nazista e che vide sfilare capi di Stato e diplomatici nei mesi più tragici della storia mondiale, c’è un bell’esempio di come si può guardare alla propria storia, anche se tragica, senza nascondersi nulla. Non è un caso che, da quando nel 1999 è stato inaugurata questa esposizione, i visitarori siano cresciuti di anno in anno in maniera esponenziale e americani e inglesi (dopo i tedeschi) siano quelli più numerosi. Se ricordate le immagini del Führer che gioca con un cane lupo e di Eva Braun che civetta con la telecamera, sappiate che sono state girate qui, dove relax e impegno politico consumavano le agognate pause di Hitler dalla odiata Berlino. E qui fu concluso il famoso patto di Monaco, l’apoteosi della politica di appeasement con cui l’Europa s’illuse di poter gestire le mire imperialiste e razziali di Hitler. Materiale storico è raccolto nel bel catalogo della mostra. Poi si sale su, con un autobus, a 1837 metri d’altezza, dove i servizievoli attendenti del capo, Bormann e Göring, gli avevano regalato, per il cinquantesimo compleanno, la Kehlsteinhaus, il famoso “Nido delle aquile”. Da qui il mondo appare ai propri piedi. Da qui Hitler governava le sorti di milioni di uomini. Ci si arriva arrampicandosi su un autobus per un dislivello di ottocento metri, poi percorrendo un tunnel sotterraneo, quindi utilizzando l’originale e lussuoso ascensore in ottone luccicante per gli ultimi 139 metri. Ci si monta la testa ad osservare monti e vallate come se si fosse a bordo di un aereo. Questo rifugio, ad un tempo affascinante e angosciante, rende la misura della follia che attanagliò l’Europa per oltre un decennio.

giovedì, luglio 28, 2005

Tagesbuch/7 - Oberau

Notte stellata sull’Oberau, una decina di chilometri da Berchtesgaden. La corolla alpina circonda questo piccolo altopiano bavarese, dove abbiamo piazzato le tende alla Guesthaus Haus am Hang (ovviamente consigliata, accoglienza familiare, stile bed and breakfast, prezzo modico, 19 euro, anche per chi vuole risparmiare rispetto a Salisburgo che dista appena 20 minuti). Il caldo non demorde, anche di notte. Se lo ricorderanno per un pezzo da queste parti. E difatti, i contadini della zona sono tutti sulle verande delle loro belle e ricche case-chalet, a godersi i tepori africani a oltre mille metri d’altezza. Da queste parti si beve la Weissbier, la birra bianca prodotta dal frumento, un sapore fresco e dolce che aiuta a mandar giù lo speck e ad addormentarsi beati sotto le stelle.

Tagesbuch/6 - Berchtesgaden

Resort turistico. Sport alpini. Laghi incontaminati. Non vi ho convinti? Va bene, allora la sapete lunga. Il vero motivo per cui ci siamo arrampicati su queste cime della Baviera è uno solo: la storia. la storia del Terzo Reich, la storia di Adolf Hitler. Ne parleremo più tardi. Perché il primo impatto con questo buen retiro della Germania nazista è con un dolce e anziano gentleman che gironzola per le stradine levigate del piccolo centro storico. Prima sconsiglia un albergo, poi consiglia il tour della città, i suoi invisibili tesori storici, i suoi pochi monumenti medievali. Però è un delitto associare Berchtesgaden solo ad Hitler. Il nostro amico ha trascorso i tempi di scuola sotto il nazismo e non riesce ad averne un ricordo piacevole, neppure a tanti anni di distanza. Parla più volentieri della storia antica della sua città, si appassiona alle ricchezze della cattedrale e alle memorie del castello reale, ricorda con piacere un paio d’anni della sua vita trascorsi a Berlino, si commuove per un viaggio a Roma di 14 anni fa sulle orme dei tanti eroi cattolici di questa terra bavarese: ho visto il Papa polacco e visitato tutta la Roma cristiana. “A proposito, siete cattolici voi? Seqvitemi”.

Tagesbuch/5 - Salisburgo (2)

Se non avete prenotato altrove, vorrei consigliarvi l’Hotel Garni Trumer Stube nella Bergstrasse 6, nel dedalo di viuzze dove si radunano i caffé trendy e gli studi degli architetti alla moda. Non tanto perché vi troverete in una specie di Brera in formato salisburghese, quanto perché potrete godere delle diatribe tra i proprietari della Guesthause. Giovanni e Sylvia, messinese lui, salisburghese lei. Una coppia che più diversa e allo stesso tempo più assortita non si potrebbe. Brontolone ed espansivo lui, venuto su sette anni fa dalla Sicilia, precisamente da Messina. Burocratica e laboriosa lei, che aggancia il suo traballante italiano ai rimbrotti di lui ma poi assiste i clienti con teutonica pazienza. E di italiani che si perdono nelle quattro vie del centro storico e telefonano a Sylvia per ritrovare la via maestra dell’albergo, è piena l’estate. Giovanni parla del caldo e del Messina, che hanno rispedito in serie B “e minchia che casino che hanno combinato liggiù, i traghetti hanno bloccato”. Ma poi, in onore dei sette anni asburgici e per placare lo sguardo severo di Sylvie, chiede il rispetto delle regole: se hanno fatto i furbi è bene che paghino. Sti terroni!

Tagesbuch/4 - Salisburgo

L’anno prossimo si festeggerà il duecentocinquantesimo anno della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma il genio austriaco è di fatto l’attrazione unica di questa Disneyland europea già da molti anni. L’ufficio del turismo ha fatto le cose in grande e se uno sconta l’inevitabile corredo kitch della mozartmania, può adagiare il proprio spirito sulle note del maestro che ascolterà ovunque, in ogni chiesa, in ogni museo e, d’estate, in ogni piazza e cortile. Salisburgo poi è una città deliziosa, una specie di torta alla panna che fa venir voglia di mollare tutto e trasferirsi qui armi e bagagli per rivivere il mito eterno della Mitteleuropa. I suoi monumenti sono troppo noti per raccontarli in queste brevi note. Se il tempo è bello, salite sul castello all’ora del tramonto. Consigli goderecci? Questa è la patria della birra Stiegl, un peccato mortale non assaggiarla nella Stieglkellerei ai piedi della funicolare. Se poi vi capita di berla come a noi a 38° all’ombra, allora è proprio una delizia. ma sarà difficile: qui ci assicurano che si tratta di una delle temperature record, difficile che si ripeta.

mercoledì, luglio 27, 2005

Tagesbuch/3 - Greifenburg

Lasciano un’impressione di grande squallore i confini d’Europa abbandonati dopo Schengen. Nessuno ha smantellato le vecchie strutture. I caselli, le casette, i chioschi del cambiovaluta arrugginiscono al sole e alla pioggia come monumenti intristiti del tempo che fu. Anche le due stazioni di servizio che si fronteggiavano da un lato e dall’altro sembrano oggi fuori luogo: una delle due è di troppo, chi mai potrebbe fare benzina due volte? Se non fosse per le strisce stradali leggermente più elaborate e per i cartelli di colore diverso, non ci accorgeremmo di essere già entrati in Austria. Il paesaggio è ugualmente dolce e avvolgente, la strada dondola sui pianori montani. Una dopo l’altra sfilano chiesette di montagna con i campanili a cipolla e crocifissi di legno lungo il ciglio della statale: viene da chiedersi quali siano le radici di questa Europa. Consigli di viaggio. Se percorrete la statale 100 dal confine italiano via Lienz fino a Spittal per imboccare l’autostrada A10 che porta a Salisburgo, fate una sosta al chiosco Imbiss appena dopo Greifenburg: raramente era capitato di mangiare un Wiener wurstel così buono.

Tagesbuch/2 - San Candido-Innichen


Non c’è pace neppure tra le valli verdi affollate di villeggianti, lungo i ruscelli, sulle seggiovie. L’eco delle bombe di Londra e Sharm el-Sheikh rimbomba anche qui, tra le casette asburgiche che richiamano la memoria di un impero tranquillo, un impero europeo che sapeva amalgamare le diversità di lingue, etnie, mentalità. Prima che i nazionalismi frantumassero la quiete laboriosa degli austro-ungarici, qui si viveva un melanconico tramonto. E quando i nazionalismi cessarono di accoltellarsi fra di loro, la quiete laboriosa tornò a coprire i confini. Ma il fragore della guerra islamica ora spaventa anche chi, rinchiuso nei torrioni della fortezza alpina, pensava di essere al riparo. Non si parla d’altro: la guerra è in Europa e l’Europa siamo noi. Consigli. Se vi trovate a San Candido, non perdete l’enoteca Weinmeister nella zona pedonale: eccellente il piatto di speck e formaggi; innaffiatelo con dell’ottimo Gewürztraminer, poi grappa a volontà.

martedì, luglio 26, 2005

Tagesbuch/1 - Tirolo

Andando verso nord, il viaggio comincia sull’autostrada del Sole, appena dopo Modena, allo svincolo con l’A22, la carrettera che porta al confine settentrionale dell’Italia. Si attraversa la bassa padana, si sfiora la Reggio del tricolore e la Mantova dei Gonzaga, si circuisce la Verona di Giulietta e Romeo, quindi ci s’inerpica sul Trentino, i monti verdi che parlano ancora italiano. I confini dell’Italia sono al Brennero ma quelli del Tirolo sono molti chilometri più a sud. E’ al primo cartello bilingue che ci avverte: territorio misto, limes turbolento, secoli di guerre e pace, di conflitti e integrazioni. Oggi c’è l’Europa e questo confine interno, tra Italia e Tirolo, tra Trentino e Alto Adige assomiglia tanto a quel confine di 100 chilometri più a nord, dove nessuno chiede più passaporti, né visti, né fa più domande.

lunedì, luglio 25, 2005

Walker goes to Germany

Finalmente si parte. Ferie on the road. Si lascia Roma di buon mattino, direzione nord via Orte-Perugia-Cesena-Bologna-Verona. Prima tappa a Bolzano. Poi il salto sul Brennero, Innsbruck e la Baviera. Lì comincia l'avventura. Sarà difficile tenere un Tagesbuch per i collegamenti Internet ma di certo l'appuntamento per un primo resumé sarà a metà viaggio, intorno al 10 di agosto, da Berlino. Salvo sorprese. Vediamo che aria tira in Germania. Per ora ci basta sia un po' più fresco. Buone vacanze a tutti.

domenica, luglio 24, 2005

Osama for Lafontaine and Gysi

Il programma di politica estera della nuova formazione politica "Die Linkspartei", nata dalla fusione dei massimalisti socialdemocratici di Lafontaine e dei comunisti di Georg Gysi (WASG+Pds), appoggerà l'appeasement verso l'Islam radicale guidato dallo statista saudita Osama bin Laden? Il forum del partito di Gysi discute un programma che potrebbe esser scritto anche da Massimo Moratti, il subcomandante neroazzurro che conferma la trasferta in Chiapas ma cancella quella in Inghilterra. In soldoni la sinistra tedesca sostiene: pericoloso votare la Merkel, fosse mai che una maggiore vicinanza all'America ci portasse le ire di Osama. Teniamoci fuori dalla guerra che abbiamo tutto da guadagnarci. Il terrorismo, dunque, entra nella campagna elettorale tedesca e la sinistra spera in un effetto Zapatero, magari preventivo, che poi le bombe non piacciono a nessuno.

La sinistra dell'Spd, il partito del cancelliere, non esclude un'alleanza post-elettorale Spd-Verdi-Linkspartei. Assieme sarebbero oggi solo 4 punti sotto la coalizione di centrodestra composta da Cdu-Csu e liberali dell'Fdp. La partita, insomma, è ancora aperta e l'invenzione del Linkspartei, lungi dall'essere il tradimento di Lafontaine, sarebbe solo l'ultima trovata del cancelliere per recuperare il voto dei socialisti delusi e sdoganare i comunisti orientali della ex-Sed.

Intanto i servizi di intelligence non escludono che, vista la prossimità di un voto che potrebbe sovvertire l'attuale assetto politico a Berlino, la Germania possa entrare nel mirino dei terroristi, dato anche l'alto numero di cellule islamiche dormienti nel paese. E la vicenda dell'ultraleggero schiantatosi due giorni fa nel prato che divide il Parlamento dalla Cancelleria, dimostra quanto impreparata sia la Germania ad affrontare l'allarme terrorismo. Per approfondimenti si rimanda al blog tedesco in lingua inglese Davids Medienkritik, che ringraziamo per il fotomontaggio del cartello elettorale.

Sondaggio elettorale quotidiano dello Spiegel.

Terrorismo: consigli per i viaggi

Dal sito italiano della Farnesina i paesi a rischio per gli italiani che si mettono in viaggio. Qui, invece, l'analogo servizio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per i cittadini americani. Il servizio di Foggy Bottom è più accurato, vista la maggiore consuetudine per i cittadini americani ad essere obiettivo del terrorismo, e offre anche una più ampia Country Background Notes stilata dalle ambasciate locali e il famoso World Factbook della Cia.

sabato, luglio 23, 2005

Lo "stupido" subcomandante Moratti

Una brutta figura per l'Inter e Massimo Moratti, l'ennesima, ma questa volta non sul terreno di gioco. Mostrando coraggio e sensibilità, il presidente che andrà felice a giocare in Chiapas con il terrorista subcomandante Marcos, annulla la tournè della sua squadra in Inghilterra per paura degli attentati. "E' una cosa veramente stupida" replica il sindaco di Londra, Ken Livingstone che pare sorpreso. Evidentemente non conosce Moratti, altrimenti almeno lo stupore se lo sarebbe risparmiato.

UPDATE. Lo stupido presidente adesso ci ripensa: il sito dell'Inter comunica che "si sta verificando la possibilità di trovare una soluzione positiva alla vicenda e coerente con la volontà del progetto iniziale". Che brutto spettacolo, subcomandante Moratti.

ARI-UPDATE. Sono partiti. Hanno verificato quanto sono stati stupidi e sono partiti. Un consiglio: caro Prodi si prenda anche lei un Moratti nel governo e mandi il Massimo giusto alla Farnesina. Yo no soy Morattero...