martedì, febbraio 01, 2011
Se il caffè diventa oro nero
venerdì, novembre 12, 2010
Merkel vs Obama
mercoledì, novembre 10, 2010
«Traditore! Bugiardo!»: torna duello Bush-Schröder
lunedì, marzo 22, 2010
Mister Obaaaaaaama!
USA: SANITA’; REPETTI-BONDI, ANCHE BERLUSCONI CORAGGIO RIFORME – 2010-03-22 13:23:26.64 GMT
“L’approvazione della riforma della sanità negli USA è un segno di speranza e di fiducia nella possibilità di affrontare le difficoltà del nostro tempo in coerenza con i valori della solidarietà e dell’umanesimo cristiano”: lo affermanoManuela Repetti e Sandro Bondi, in una dichiarazione congiunta. “Anche in Italia c’è bisogno, come ha annunciato in piazza San Giovanni il Presidente Berlusconi, di saper affrontare con lo stesso coraggio di Barack Obama – conclude – le riforme di cui necessita il nostro paese”.
mercoledì, settembre 16, 2009
Non chiamatela Vecchia Europa

Sorpasso. L'Europa supera gli Stati Uniti come area più ricca del mondo. Conseguenza della crisi e della diversa capacità di reggerne gli effetti. Evidentemente un riequilibrio sociale non guasta: ricordate il confronto a inizio anni Novanta fra capitalismo anglosassone e capitalismo renano? Qui il servizio dello Spiegel (da cui è ripresa la cartina in apertura) sullo studio pubblicato dalla Boston Consulting.
venerdì, settembre 11, 2009
9/11
A otto anni dall'attacco New York non ha cancellato il ricordo di quella ferita ma ha ritrovato l'energia e la voglia di essere una delle città guida del mondo. A New York e ai newyorkesi è dedicato questo post.
mercoledì, luglio 29, 2009
Jan e Neil, gli eroi del Sessantanove
lunedì, luglio 20, 2009
sabato, marzo 07, 2009
Chi è senza peccato scagli la prima pietra
martedì, novembre 25, 2008
President-Elect
Fatevi un'idea di come si muove Barack Obama dal sito ufficiale del President-Elect.
sabato, novembre 15, 2008
venerdì, novembre 07, 2008
Americana / 19. Spiegazioni
John McCain cerca di spiegare a Silvio Berlusconi e Maurizio Gasparri, travestiti da omaccione e gentile vecchietta, che Barack Obama non è abbronzato, che dirglielo non è propriamente una carineria e che, comunque, non tifa per al Qaeda.
giovedì, novembre 06, 2008
Americana / 18. Un leader generazionale
Il buongiorno glielo ha dato il suo collega russo Dmitri Medvedev, che da Mosca ha minacciato l’installazione di missili a Kaliningrad come risposta al posizionamento americano di radar e missili in Polonia e Repubblica Ceca. A Chicago erano ancora intorpiditi dai bagordi notturni per la vittoria storica, in Russia non c’era alcuna voglia di festeggiare l’alba di una nuova era.
Negli Stati Uniti la notte era stata dolce per Obama e i suoi militanti, sulle note di un blues che canta la realizzazione del sogno di un primo presidente afro-americano dopo che, sul versante politico opposto, Colin Powell prima e Condoleezza Rice poi, avevano avvicinato la meta. Hope and Change, la speranza obamiana che si salda con la nuova frontiera di kennediana memoria, il mondo postmoderno del nuovo presidente che raccoglie la forza dell’ottimismo declinata su un piano generazionale, più che politico: icone pop che muovono le masse, più che le idee, più che i contenuti. Ma da oggi è un altro giorno, il mondo lì fuori è inquieto e l’agenda è già fitta di decisioni da prendere.
Man mano che le proiezioni sugli Stati coloravano di blu il territorio rosso che fu della Right Nation, nelle strade delle metropoli americane scendeva la nuova generazione obamiana: neri e giovani, vecchi militanti democratici e nuovi consumatori del sogno tecno-pop, yes we can, slogan tanto americano da risultare ridicolo ogni volta che qualcuno prova a strumentalizzarlo in altri contesti.
Chi volesse interpretare questo successo straripante con le lenti delle ideologie del Novecento rischierebbe di restare cieco di fronte al fenomeno: farebbe meglio a dirottare lo sguardo sul voto parlamentare, dove la vittoria totale del Partito democratico mostra un evidente slittamento a sinistra del paese. Ma il successo di Obama racconta una storia che va al di là della sua appartenenza democratica e si iscrive tutta quanta in quel salto generazionale con cui l’America prova a rispondere alla sfida di un pianeta che sta entrando in una fase nuova della sua storia, per di più con una grave crisi finanziaria sulle spalle.
Timori sull’economia al primo posto per il 62 per cento degli elettori, a testimonianza del fatto che oltre al mito e al sogno contano le preoccupazioni concrete per i propri risparmi, per il lavoro, la casa, l’auto, le rate e i mutui, l’assistenza sanitaria. Come accade ormai in ogni società complessa, tanti sono i tasselli che concorrono al successo e la bravura di Obama è stata quella di saperli tenere tutti assieme, dosandoli con abilità in una campagna straordinaria dalla quale non può essere disgiunta anche la capacità del suo staff elettorale, a riaffermare che qualsiasi progetto, anche nell’America della politica secolarizzata, non si muove senza una solida macchina organizzativa.
Ma c’è anche continuità nella sua vittoria. Continuità con l’immagine di un paese che riesce a superare le divisioni fra destra e sinistra e che ha saputo superare le differenze etniche e razziali (praticamente nullo il temuto effetto Bradley). Continuità anche con la vituperata storia recente: se il tema del terrorismo è scivolato in fondo alle preoccupazioni degli elettori, favorendo il successo di Obama, lo si deve al fatto che gli Stati Uniti si sentono più sicuri rispetto a quattro anni fa. Se dal 2001 non c’è stato più un attacco sul territorio americano, questo è dovuto anche a politiche di sicurezza interna che hanno il marchio dell’amministrazione Bush.
Ma è sullo scenario internazionale che Obama presumibilmente bilancerà le due carte della novità e della continuità, deludendo le illusioni di molti. Novità nello stile, che sarà più aperto e collaborativo, specie verso l’Europa. Continuità nell’azione: se il generale Petraeus ha tolto molte castagne dal fuoco iracheno rendendo possibile un lento ripiego delle truppe americane, forte resta l’appello a un maggiore impegno della Nato in Afghanistan, una battaglia che secondo Obama il mondo libero non può perdere. Nella squadra del nuovo presidente fanno capolino molti esperti dell’era Clinton, un’amministrazione che non ha lesinato interventi internazionali per difendere gli interessi americani sotto il cappello della difesa della democrazia. Difesa invece che esportazione: cambia lo stile, forse il linguaggio, non gli interessi.
Bastava d’altronde ascoltare con attenzione il suo discorso a Berlino, lo scorso luglio. Più truppe Nato in Afghanistan sarà la prima richiesta che Obama indirizzerà ai suoi colleghi europei, questa volta da presidente degli Stati Uniti e non da candidato. Lo sanno bene i vari leader a Londra, Parigi, Berlino e Roma che tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, si sono congratulati con il vincitore. Qualche novità potrebbe arrivare sul piano della lotta ai cambiamenti climatici, per la soddisfazione di Merkel e Sarkozy. Lavoro in comune per affrontare la recessione dopo che la crisi dalla finanza ha infettato l’economia reale: premier e presidenti di destra e di sinistra, con una ricetta comune che non concede nulla alle visioni ideologiche perché la globalizzazione impone un’agenda concreta cui non si può sfuggire, piaccia o meno.
Idealismo e pragmatismo sono le doti che Obama, leader più generazionale che politico, nero e pure pienamente integrato nell’èlite americana, ha dimostrato di possedere. In una carriera fulminante e brillante, da predestinato, che lo ha portato sul gradino più alto del mondo a soli 47 anni.
(pubblicato sul Secolo d'Italia del 6 novembre 2008 con il titolo: "Si va oltre l'America unipolare?". Qui il pdf dalla Rassegna stampa della Camera dei Deputati).mercoledì, novembre 05, 2008
Americana / 17. Letture italiane
Breve rassegna italiana, dai giornali e dal web, sul voto negli Stati Uniti d'America. Come sempre, ho scelto i commenti che mi sono sembrati più originali o quelli che raccontano aspetti della società americana utili a comprendere quanto è accaduto questa notte (qualche articolo, lo capirete leggendo, è stato scritto prima di conoscere il risultato). Un particolare interesse - dato il taglio di Walking Class - è riservato alle questioni di politica internazionale che il nuovo presidente si troverà ad affrontare. Per leggere invece la mia opinione, dovrete aspettare domani quando verrà pubblicato l'articolo scritto oggi. Correttezza verso il quotidiano che ha accettato di ospitare la mia opinione, gioie e dolori dello sfasamento temporale fra web e carta stampata.
Barack eletto presidente si rivolge all'America
di Maurizio Molinari, La Stampa
La campagna perfetta
Christian Rocca, Il Foglio
Rilancio del multilateralismo e ritorno dei trattati
Silvio Fagiolo, il Sole 24 Ore
Le facili illusioni della sinistra internazionale
Andrea Gilli, Epistemes
Obama e la Russia
Stefano Grazioli, Poganka
L'America è un luogo dove tutto è possibile
Barack Obama, discorso d'insediamento (in italiano)
Il sogno e la vita
di Massimo Gaggi, Corriere della Sera
Una notte a Kingman in Arizona, ascoltando la globalizzazione in America
Andrea Romano, il Riformista
La vera sciagura saranno gli obamiani italici
Lanfranco Pace, il Foglio
Americana / 14. La festa di Chicago
A Chicago sta per partire la festa per il primo presidente nero degli Stati Uniti (foto The Huffington Post). Sorprendente, comunque, rispetto alla larga vittoria che si prospetta in questo momento, il ridotto scarto sul lato (consolatorio per McCain) dei voti popolari: secondo la CNN 50 a 49 per Obama. Appuntamento ai prossimi post per le analisi e gli approfondimenti. Aggiornamento: questa mattina (ora italiana) il dato credo definitivo del voto popolare riporta 62.207.184 voti per Obama pari al 52% e 55.210.027 voti per McCain pari al 46%. Un dato che rispecchia un po' meglio la vittoria a valanga sul piano dei delegati Stato per Stato.
Americana / 12. Liveblogging italo-americani
Americana 11 / Che ore sono?
Finalmente qualcuno che ci aiuta con gli orologi. Dal sito della ZDF (che linkiamo come terzo canale web-televisivo di questa nottata) gli Stati decisivi per la vittoria e l'orario centro-europeo (vale per Berlino e per Roma) in cui si chiudono i seggi. Se la lotta sarà serrata, faremo l'alba anche quest'anno.