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mercoledì, marzo 14, 2012
A BELGRADO, A BELGRADO
Mega inchiesta di Repubblica, in 12 articoli, sull'amore degli imprenditori italiani per la Serbia. Dalle piccole imprese ai colossi (si fa per dire) tipo Fiat, come e perché conviene investire sull'altra sponda dell'Adriatico.
lunedì, febbraio 27, 2012
UNIONE EUROPEA, PASSAGGIO A SUD-EST
Eppur si muove. L'ampliamento dell'Unione Europea ai Paesi dell'Europa sud-orientale segna un ulteriore passo in avanti con l'assegnazione alla Serbia dello status di candidato. La decisione verrà presa formalmente domani. Intanto godetevi le sorprese dal Sud-Est nella clip «So similar, so different, so European».
mercoledì, febbraio 22, 2012
PRIMA FABBRICA CINESE DI AUTO IN BULGARIA
Si è scomodato anche il primo ministro bulgaro Boiko Borissow per l'inaugurazione della prima fabbrica automobilistica cinese in Unione europea. Pechino è sbarcata ufficialmente in Europa e la sua Normandia si chiama Lovech, una cittadina di appena 40 mila abitanti nel Nord della Bulgaria, a una manciata di chilometri dal confine romeno [... continua su Lettera 43].
martedì, febbraio 14, 2012
MERKEL, NUOVO PRESSING SU ATENE
Il governo tedesco ha reagito con prudente scetticismo al voto del parlamento greco che, nella notte del 12 febbraio, ha licenziato il programma di risparmio richiesto dall'Europa per dare il via libera alla nuova tranche di aiuti in grado di evitare la bancarotta [... continua su Lettera 43].
lunedì, febbraio 06, 2012
GRECIA, SE BERLINO TENDESSE LA MANO
Ad Atene e dintorni, i tedeschi non godono di buona fama ormai da molto tempo, almeno da quando, nel 2009, la crisi finanziaria ha cominciato a mordere il Paese, anticipando l’onda che poi avrebbe travolto tutto il Sud Europa. La durezza delle misure intraprese per cercare di evitare la bancarotta si sono trasfigurate nel volto della cancelliera Angela Merkel, il politico europeo che ha dettato il ritmo di quelle politiche di risparmio che finora non hanno allontanato la nave ellenica dagli scogli [... continua su Lettera 43].
lunedì, gennaio 23, 2012
CROAZIA, UN DESTINO EUROPEO
Senza fanfare e squilli di tromba, i croati hanno deciso di mettere il sigillo all’ingresso del loro Paese nell’Unione europea, votando in larga maggioranza a favore del referendum confermativo. I dati finali sono chiari: il 66% dei cittadini si è detto favorevole, il 33% contrario. Il risultato rappresenta il classico bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, sul quale è possibile avanzare interpretazioni differenti, a seconda del lato da cui lo si guarda [... continua su Lettera 43].
giovedì, novembre 03, 2011
TURCHIA-UE, ULTIMO APPELLO A BERLINO
L'occasione è stata di quelle
solenni, i 50 anni dalla stipula dell' accordo fra Germania e Turchia per
l'immigrazione dei cittadini turchi nella Bundesrepublik del miracolo
economico. Ma le visite di Recep Tayyip Erdogan in terra tedesca non sono mai
momenti di semplice celebrazione e si caricano sempre di polemiche e tensioni
che lo stesso premier turco ama sollevare [... continua su East Side Report].
domenica, ottobre 23, 2011
LE ELEZIONI BULGARE
Il ventaglio dei candidati alle elezioni presidenziali bulgare di domenica 23 ottobre sembra preso dal casting di un reality-show. Ci sono un musicista rock e un investigatore privato, un ex consigliere dell'agenzia statale per la sicurezza nazionale sospettato di essere un boss della mafia e l'ex capo della prima banca privata del Paese, funzione che di questi tempi non gode di grande popolarità. In 17 si sono presentati ai nastri di partenza, uno solo giungerà all'arrivo, ma la partita vera se la giocano in tre [... continua su Lettera43].
mercoledì, ottobre 05, 2011
DEXIA, ARISTERA
Sembrano indicazioni stradali in greco, e invece si tratta della banca franco-belga Dexia, in apnea perché intasata di bond ateniesi. Aveva passato poco tempo fa con successo lo stress-test europeo. Ora è sull'orlo del baratro: è rimasto lo stress, senza test.
sabato, marzo 12, 2011
Brindisi 1991, lo sbarco degli albanesi
Accadde esattamente venti anni fa. Agli inizi di marzo del 1991, sulle banchine del porto di Brindisi. Fu allora che l’Italia si accorse di aver vissuto per oltre quarant’anni lungo il confine della Guerra Fredda, sulla faglia dello scontro fra due mondi, due ideologie, due sistemi economici e sociali. Fu in quel momento che l’intero paese capì che Berlino non era poi così lontana e che il suo muro di casa, fatto di acqua, dell’acqua salmastra dell’Adriatico stava venendo giù [... continua su East Side Report].
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lunedì, gennaio 31, 2011
Rivolta anti-tasse delle streghe nel paese di Dracula
La speranza è che il premier Emil Boc non sia un uomo superstizioso. Perché, qualora lo fosse, il conflitto che sta infiammando in queste settimane il paese danubiano potrebbe segnare la sua fine politica. La Bild ha gettato uno sguardo nella vicina Romania e ha tirato fuori una storia che sembra uscita dai secoli passati, anche se i motivi che l’hanno scatenata sono decisamente moderni: «Streghe e maghe sono scese sul sentiero di guerra per contrastare la proposta del governo di Bucarest di mettere fine al privilegio che vede i loro guadagni esenti dalle tasse» [... continua su East Side Report].
giovedì, ottobre 14, 2010
La Serbia (e i serbi) oltre i fuochi di Genova
Non è mai facile, di fronte a eclatanti episodi di cronaca, analizzare con pacatezza il dietro le quinte. Specie quando tali eventi rafforzano opinioni consolidate verso paesi sui quali l'informazione è piuttosto carente. Con i fuochi di Genova, rimbalzati su tutta la stampa europea (qui una selezione di quanto pubblicato in Germania), le immagini e i racconti di una notte di follia seppelliscono i commenti che provano a distinguere e spiegare. In un cortocircuito che alla fine favorisce chi quegli incidenti li ha creati, amplificandone gli effetti, anche se si tratta di minoranze. La Serbia è molto cambiata dagli anni in cui un intero popolo si lanciò dietro Milosevic nell'avventura rovinosa della guerra civile: non era compatto neppure allora, ma la ventata nazionalista lasciava poco spazio alle voci d'opposizione. Oggi è diverso, anche se quelle scorie sono ancora presenti in un intreccio fra reduci politici, giovani estremisti, curve di stadio, trafficanti di mille mafie, servizi più o meno deviati, frange dell'esercito: tutti uniti in un progetto politico che è quello di fermare il riavvicinamento di Belgrado all'Europa. Che sia la manifestazione del Gay Pride o una partita della nazionale di calcio, il tentativo è quello di fare rumore, di danneggiare l'immagine del paese provando a farlo tornare indietro nel tempo. Strano paradosso per chi sostiene di voler difendere l'onore serbo.
L'altra Serbia è più silenziosa, non fa rumore e quindi neppure notizia. Ma va raccontata e spiegata, perché è quella che oggi imprime al paese la direzione di marcia. Come fa Matteo Tacconi, uno che in Serbia ci passa sempre molto tempo e per questo sa di cosa parla. Qui vi offriamo tre interventi pubblicati sul quotidiano Europa e ripresi sul suo blog: Ma l'Europa si fida ancora di Belgrado, Gay Pride a Belgrado qualche considerazione a bocce ferme, Gli uligani.
Un altro ottimo sito in italiano attraverso il quale è possibile seguire i cambiamenti della Serbia, specie in campo economico, è quello di Alessandro Napoli, consulente internazionale esperto di sviluppo regionale, che dal 2001 ha spostato le tende in quella che un tempo chiamavamo Europa dell'Est. Prima in Ungheria, dal 2003 in Serbia. Date un'occhiata ad articoli e paper e alle statistiche economiche. Fanno meno notizia di un fumogeno ma servono di più a capire cosa si muove in un paese strategico per i Balcani e per l'Europa (Italia compresa).
L'altra Serbia è più silenziosa, non fa rumore e quindi neppure notizia. Ma va raccontata e spiegata, perché è quella che oggi imprime al paese la direzione di marcia. Come fa Matteo Tacconi, uno che in Serbia ci passa sempre molto tempo e per questo sa di cosa parla. Qui vi offriamo tre interventi pubblicati sul quotidiano Europa e ripresi sul suo blog: Ma l'Europa si fida ancora di Belgrado, Gay Pride a Belgrado qualche considerazione a bocce ferme, Gli uligani.
Un altro ottimo sito in italiano attraverso il quale è possibile seguire i cambiamenti della Serbia, specie in campo economico, è quello di Alessandro Napoli, consulente internazionale esperto di sviluppo regionale, che dal 2001 ha spostato le tende in quella che un tempo chiamavamo Europa dell'Est. Prima in Ungheria, dal 2003 in Serbia. Date un'occhiata ad articoli e paper e alle statistiche economiche. Fanno meno notizia di un fumogeno ma servono di più a capire cosa si muove in un paese strategico per i Balcani e per l'Europa (Italia compresa).
martedì, settembre 28, 2010
Bosnia, uno nessuno e centomila
Sguardi a Sudest. In Bosnia si vota a quattro anni dall'ultima tornata elettorale tra divisioni interne e assenze esterne. Analisi e commento affidati a Matteo Tacconi sul blog Radio Europa Unita.
mercoledì, settembre 15, 2010
Se Varsavia sostituisce Parigi
Della prepotente ripresa economica tedesca si è scritto molto nelle settimane scorse, fin da quando, proprio nei giorni di ferragosto, le agenzie economiche hanno cominciato ad anticipare i dati relativi alla crescita congiunturale nel secondo trimestre (cioè trimestre su trimestre), indicandola al 2,2 per cento. Poi sono arrivate le conferme, addirittura corrette al rialzo, con la trionfale certificazione che la Germania sta vivendo la crescita più sostenuta dai tempi della caduta del muro di Berlino. Due giorni fa la Commissione europea ha fissato al 3,4 per cento il tasso di crescita del Pil di Berlino per il 2010, quando ancora tre mesi fa si tiravano sospiri di sollievo per l’1,2 per cento stimato a maggio. La Germania dunque esce dalla crisi e lo fa a vele spiegate, grazie alla crescita dei paesi asiatici che la sua industria all’avanguardia riesce a soddisfare meglio di altri. È sempre l’export che tira, anche se questa volta pure il mercato interno sembra dare qualche segnale di risveglio. Ma Berlino non è una sorpresa. E non è la sola a contribuire a rimettere in moto il motore dell’Europa. C’è anche la Polonia [... continua su East Side Report].
domenica, agosto 22, 2010
giovedì, luglio 29, 2010
L'ultimo mistero di Nicolae Ceausescu
È di qualche giorno fa la notizia che in Romania sono stati esumati i corpi del dittatore Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena. Su richiesta dei parenti, il figlio Valentin (unico rimasto in vita) e il genero Mircea Oprean (marito della defunta Zoe, morta di tumore quattro anni fa), gli esperti dell’istituto di medicina legale di Bucarest dovranno accertare, attraverso la prova del Dna, se i corpi contenuti nelle bare siano davvero quelli dei coniugi Ceausescu. A lungo i figli del dittatore avevano avanzato questa richiesta ma solo nel giugno di due anni fa la corte d’appello di Bucarest ha ordinato al ministero della Difesa di «presentare ai parenti prove inconfutabili sulla sepoltura della coppia». Tempo sei mesi e i medici scriveranno la sentenza definitiva su uno dei tanti misteri che ancora aleggiano su una delle vicende più oscure della stagione rivoluzionaria che nel 1989 portò al crollo dei regimi comunisti nell’Europa orientale. Altri misteri, tutti politici, restano a vent’anni di distanza ancora aperti e proiettano le loro ombre sulla Romania di oggi [... continua su East Side Report].
sabato, maggio 15, 2010
Mamma li turchi
Il mio amico Panos, giovane medico sulla soglia dei trenta e dunque vittima designata - come tutta la sua generazione - della resa dei conti nella società greca, continua in queste settimane a svolgere i suoi nove mesi di naja nelle file dell'esercito ellenico. Come medico, imbraccia raramente le armi. Più spesso gli tocca attendere per ore ai margini del bosco, nel nord dell'isola di Lesbo, che le esercitazioni del suo battaglione si concludano, pronto a intervenire nel caso qualcuno si ferisca nelle simulazioni. Ci sentiamo spesso, scherzando sulla crisi che sta attraversando il suo paese, sugli improperi che gli riversano i tedeschi e sull'inutilità di questo periodo trascorso sotto le armi. Tutto è perduto, fuorché l'umore. «Dovrebbero tirati fuori di lì e cominciare a risparmiare sulle forze armate», gli dico. «Ma la Turchia è a due passi da qui, lo sai, loro ci vogliono invadere e noi ci dobbiamo difendere», risponde. Parliamo anche d'altro, ma più o meno alla fine si torna sempre a scherzare sul "pericolo turco". Senonché, coi chiari di luna che sta passando Atene, deve essere sembrata un sollievo l'invasione turca organizzata ieri da Tayyip Erdogan, sbarcato in Grecia con un nutrito gruppo di imprenditori e uomini d'affari, con l'obiettivo di lanciare un'ancora di salvataggio all'ex nemico in difficoltà. E dall'ulteriore distensione che già da qualche anno ha rasserenato i rapporti fra i due paesi, Papandreou spera di trarre spunto per risparmiare sulle ingenti spese militari. Quando questo avverrà, Panos avrà concluso il suo servizio militare. La generazione degli attuali trentenni greci rischia di pagare le colpe dei genitori e le fortune dei futuri figli. Una storia già vista, poco più di tre lustri fa, in Italia.
venerdì, aprile 30, 2010
La locomotiva e l'ultimo vagone
Da mesi Atene balla con la crisi, ma il baratro, quel precipizio infinito in fondo al quale c’è la fine, non era mai stato così vicino. E in fondo a quel burrone non c’è solo il falò delle vanità di un paese che ha vissuto per anni al di sopra delle proprie possibilità e delle ordinarie regole di corretta amministrazione. Là in fondo c’è l’euro, un intero sistema economico e monetario, il cuore stesso di quella costruzione europea faticosamente costruita in sessant’anni di pace e progresso. La speculazione ha gettato la maschera, anche per chi fino a ieri ha voluto irresponsabilmente tenere la testa nascosta nella sabbia [... continua su East Side Report].
venerdì, aprile 23, 2010
E ora la Grecia chiede aiuto: «È un'Odissea»
Kastelorizo, per chi ha memoria cinematografica, è legata al film Mediterraneo di Salvatores, ai militari italiani tagliati fuori dal mondo alla fine della seconda guerra mondiale, alle taverne greche, i suvlaki, le horiatiki, le donne rimaste sole in attesa del rientro dei mariti, Diego Abbatantuono, il tenente filosofo e il soldato innamorato, la prostituta dal cuore d’oro, l’armata s’agapò, il mare azzurro e i tramonti dorati e l’immancabile partitella di pallone con i locali. Insomma, i cliché della Grecia, vista come paradiso terrestre perduto, e degli italiani brava gente, non quelli delle bombe al gas in Etiopia o dello «spezzeremo le reni», ovviamente ai greci. Oggi Kastelorizo è il simbolo della catarsi nazionale, il luogo dal quale il premier George Papandreou annuncia in diretta televisiva al paese l’inevitabile. La Grecia chiede all’Europa di attivare il piano congiunto Ue-Fondo monetario per un totale di 45 miliardi di euro [... continua su East Side Report].
Approfondimenti. Rimando, nel caso vi fossero sfuggiti, agli altri articoli sulla Grecia in tempo di crisi: Grecia, ultimo ballo sul Titanic; Sciopero generale, in Grecia sale la tensione; Corre sulla Via Egnazia la speranza greca. Qui invece la sezione Grecia del blog Phastidio.
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