sabato, maggio 15, 2010

Mamma li turchi

Il mio amico Panos, giovane medico sulla soglia dei trenta e dunque vittima designata - come tutta la sua generazione - della resa dei conti nella società greca, continua in queste settimane a svolgere i suoi nove mesi di naja nelle file dell'esercito ellenico. Come medico, imbraccia raramente le armi. Più spesso gli tocca attendere per ore ai margini del bosco, nel nord dell'isola di Lesbo, che le esercitazioni del suo battaglione si concludano, pronto a intervenire nel caso qualcuno si ferisca nelle simulazioni. Ci sentiamo spesso, scherzando sulla crisi che sta attraversando il suo paese, sugli improperi che gli riversano i tedeschi e sull'inutilità di questo periodo trascorso sotto le armi. Tutto è perduto, fuorché l'umore. «Dovrebbero tirati fuori di lì e cominciare a risparmiare sulle forze armate», gli dico. «Ma la Turchia è a due passi da qui, lo sai, loro ci vogliono invadere e noi ci dobbiamo difendere», risponde. Parliamo anche d'altro, ma più o meno alla fine si torna sempre a scherzare sul "pericolo turco". Senonché, coi chiari di luna che sta passando Atene, deve essere sembrata un sollievo l'invasione turca organizzata ieri da Tayyip Erdogan, sbarcato in Grecia con un nutrito gruppo di imprenditori e uomini d'affari, con l'obiettivo di lanciare un'ancora di salvataggio all'ex nemico in difficoltà. E dall'ulteriore distensione che già da qualche anno ha rasserenato i rapporti fra i due paesi, Papandreou spera di trarre spunto per risparmiare sulle ingenti spese militari. Quando questo avverrà, Panos avrà concluso il suo servizio militare. La generazione degli attuali trentenni greci rischia di pagare le colpe dei genitori e le fortune dei futuri figli. Una storia già vista, poco più di tre lustri fa, in Italia.