venerdì, marzo 31, 2006

Da Camillo a Tocqueville

Due giorni fa Christian ha scritto questo post qua: "Riepilogo. Solo nell’ultimo mese, su diversi blog italiani, sono stato accusato di essere radicale, di criticare i radicali, di essere un impenitente anticlericale, di essere un ateo devoto succube di Ruini, di tradire la linea del Foglio, di essermici sdraiato vergognosamente, di voler uccidere esseri viventi, di volerli salvare a ogni costo, di essere contro Giovanardi, di essere a favore di Giovanardi, di essere una specie di fascista, di essere un compagno di strada della sinistra, di essere di destra, di essere di sinistra, di voler bombardare gli arabi, di essere così scemo da pensare possano vivere normalmente come noi, di criticare i poteri forti, di vantarmi di avere un sacco di soldi. Credo di aver fatto un ottimo lavoro". Geniale. Chissà perché mi ha fatto pensare a TocqueVille.

Repubblica si guarda il pisello

Repubblica riporta un'inchiesta dell'Università di Roma in cui si racconta del disinteresse dei politici italiani per il web. Inchiesta sacrosanta: la politica italiana mostra tutto il suo ritardo anche in questo campo. Poi, il giornale di Largo Fochetti parla delle eccezioni e si guarda il pisellino di casa sua. Racconta del bluff di Prodi che aprì e chiuse un blog con il quale non aveva capito che fare. Ma sorvola sul fatto che il presidente del Senato, Marcello Pera, ha aperto un blog e ha aderito a TocqueVille, moltiplicando i propri contatti e aprendo un dialogo con i lettori che, nonostante gli impegni di campagna elettorale, risulta piuttosto interessante. Noi, che non siamo interessati ai piselli di Repubblica, domani ce ne andiamo a Bologna (un giorno di vacanza nella bella Bologna rossa) e domenica ci andiamo a sentire il Pera. Viaggeremo con i nostri mezzi (Walking Class non si smentisce), ma se qualcuno vuole approfittare in extremis dell'Occidente Express, si prenoti qua. Il blog andrà in riposo per un paio di giorni. Vi ho lasciato le chicche no-global della Forleo: meditate, elettori, meditate.

Allora, questo è un giudice sereno?

Bene, i quattro brani qui sotto (uno, due, tre e quattro) sono estratti dalla prefazione di Clementina Forleo, giudice per le udienze preliminari (gup) al tribunale di Milano, assurta alle cronache dei giornali per una serie di provvedimenti nei confronti di presunti indagati per terrorismo che hanno suscitato molte polemiche. Qui, ovviamente, non si discute la possibilità e la legittimità che la cittadina Clementina Forleo abbia delle convinzioni su qualunque argomento e che le esprima liberamente e con la durezza che ritiene. Qui si discute che il giudice Clementina Forleo abbia questo tipo di convinzioni, che a nostro parere paiono più radicali di quelle dell’ala più radicale dei no global e dell’estrema sinistra e giudichi di conseguenza. Queste frasi, soprattutto in alcuni brani dove si parla di “coscienze delle masse” e di “compiacere i potenti della terra ed i loro interessi”, rimandano a linguaggi e reminiscenze di impostazione marxista e danno l’impressione di rappresentare un vero e proprio teorema ideologico attraverso il quale filtrare il proprio punto di vista. Che nel caso del giudice Clementina Forleo si traduce in giudizi (sulle persone) e non in opinioni (sui fatti). C’è una bella differenza.

Se questo è un giudice/4

"Sappiamo, conclusivamente, che è venuto finalmente il momento di indignarci, costi quel che costi, per le vergogne degli ultimi anni della nostra storia, a fatica costruita – vale forse la pena ricordarlo – dai padri della Costituzione repubblicana dopo un periodo tra i più tristi del nostro passato".
Clementina Forleo, estratto dalla prefazione al libro
di Ferdinando Imposimato, La grande menzogna.

Se questo è un giudice/3

"Può dirsi, infine, che proprio attraverso il mezzo mediatico tali fatti sono stati abilmente – ed a seconda dei casi e dei fini di volta in volta perseguiti – oscurati, manipolati, strumentalizzati per alimentare il terrore del terrore e quindi per compiacere i potenti della terra ed i loro interessi, così come emerge, con dati di fatto puntualmente ricostruiti ed analizzati, in quest’opera di Ferdinando Imposimato. Solo oggi molte di tali grandi menzogne, costruite ad arte in nome della lotta al terrorismo internazionale, sono venute a galla".
Clementina Forleo, estratto dalla prefazione al libro
di Ferdinando Imposimato, La grande menzogna.

Se questo è un giudice/2

"Ma è anche la tragica verità che emerge dall’elevatissimo numero delle vittime civili che tali conflitti bellici, mascherati dal fine di esportare la democrazia in tutto il mondo, hanno generato, con mezzi di distruzione ad altissima potenzialità offensiva ed in totale spregio del diritto internazionale umanitario. Accanto ed in connessione a tali orrori, non bisogna dimenticare quelli di non minore gravità legati alla situazione dei prigionieri di guerra, Guantanamo e Abu Graib, ormai portati nella loro cruda realtà a conoscenza di tutto il mondo e avallati da strutture istituzionali. Né possiamo tacere della compromissione delle garanzie difensive che ha accompagnato, purtroppo, parte dell’operato degli apparati inquirenti delle suddette democrazie nella lotta contro il cosiddetto terrorismo internazionale all’indomani di quel fatidico11 settembre 2001, data che sicuramente ha incrinato quel sistema di valori politici, ma soprattutto culturali e giuridici, baluardo del mondo occidentale".
Clementina Forleo, estratto dalla prefazione al libro
di Ferdinando Imposimato, La grande menzogna.

Se questo è un giudice/1

"La politica internazionale, ma anche quella interna – con particolare riferimento alla legislazione fortemente repressiva del fenomeno dell’immigrazione - della gran parte delle attuali democrazie occidentali, si sono in gran parte fondate, soprattutto a seguito dei noti e tragici fatti dell’11 settembre 2001, su varie grandi menzogne, utilizzando proprio lo strumento mediatico per controinformare, per manipolare le coscienze delle masse, per alimentare le paure, e ciò all’evidente fine di perseguire interessi economici di grande portata su cui appare qui superfluo soffermarsi per non recare offesa all’intelligenza ed alla sensibilità del lettore, con l’inevitabile e conseguente rischio di autodistruzione delle democrazie occidentali stesse".
Clementina Forleo, estratto dalla prefazione al libro
di Ferdinando Imposimato, La grande menzogna.

Ho visto un leader (anzi due)

Molta celebrazione e poca politica nel congresso del Ppe che sta festeggiando a Roma i trent'anni della sua fondazione. D'altronde l'Europa viaggia a fari spenti in questi mesi dopo che il quinquennio prodiano ha lasciato il Vecchio Continente privo di strategie capaci di capire, prima ancora che affrontare, le sfide politiche del nuovo millennio. E così, anche dalle parti dei popolari, si gioca un po' a melina, ci si loda per le cose del passato e si sbircia con preoccupazione e paura la via del futuro.

Eppure qualcosa si muove. E' certamente in atto un rimescolamento generazionale della leadership dopo i cambiamenti intervenuti tra la metà degli anni Novanta e l'inizio del Duemila, con l'ingresso di molti partiti nuovi, dell'Ovest e poi dell'Est, e con la trasformazione da partito di origine cristiano-democratica a grande partito conservatore, liberale in economia e attento ai valori cristiani e alla loro proiezione sulla società europea. Se gli anni scorsi sono stati dominati, da un lato dalla tradizionale burocrazia bruxellese, espressa soprattutto dal gruppo parlamentare europeo, e condensata nel binomio "continentale" Martens-Poettering, e dall'altro dalle premiership "latine" di Aznar e Berlusconi, oggi emergono nuovi e più giovani leader.

Ieri ne abbiamo visti all'opera due, attorno ai quali si muoveranno i destini del centro-destra europeo. La prima è Angela Merkel, neo-cancelliera tedesca, alla guida del governo di Grosse Koalition con i socialdemocratici. La prima volta che l'avevamo ascoltata era cinque anni fa, nel gennaio 2001 in un altro congresso del Ppe, a Berlino. E ci era apparsa scialba, impacciata, banale. Ieri tutt'altra pasta. Ha acquisito vigore e autorevolezza. Una forza tutta femminile, a un tempo ferma e rassicurante. Un discorso abile e coerente, logico nel suo dispiegarsi, deciso nei toni, chiaro nei contenuti. La difficoltà oggettiva di un governo di coalizione che deve mediare con i socialisti il rimodellamento del sistema economico e sociale tedesco è il suo banco di prova. Può uscirne ridimensionata se fallirà. Ma se condurrà in porto questa difficile fase politica, avrà tutte le carte in regola per proporsi ai tedeschi come leader concreta per gestire in prima persona un'ulteriore e più profonda fase di rinnovamento.

Il secondo è Nicolas Sarkozy. Lui non lo avevamo mai visto di persona. Sarà forse per questo che ci ha colpito ancora di più. Un politico di razza, capace di dire in pochi minuti e con inusitata energia quello che avremmo voluto sentire da tutti gli altri leader. Che l'Europa difetta di leadership politica. Che ha smarrito progetti e direzione. Che sta perdendo entusiasmo e fiducia. Un messaggio pieno di verità ed energia, venuto da un uomo che nel suo paese è ancora una specie di mosca bianca. Sarkozy ha preso di petto tutte le questioni irrisolte del continente e le ha appese al chiodo giusto: per un'Europa politica serve, semplicemente, più politica. Serve una chiara definizione dei confini. Serve una chiara definizione dei valori comuni. Serve una chiara strategia comune per l'immigrazione. Servono riforme per rilanciare l'economia. E non riforme qualsiasi: riforme liberali, assai più incisive di quelle che in questi giorni sollevano la pigra contestazione degli studenti francesi.

Sarkozy si misurerà il prossimo anno nelle elezioni presidenziali francesi. Sarà un importante banco di prova per le sue ambizioni. Ma è giovane e ha le idee chiare. La Francia può contare su di lui e, se riuscirà, ci potrà contare tutta l'Europa. Per i popolari europei, comunque, tra riconferme scontate (ancora Martens!) e festeggiamenti infiniti, la buona notizia di aver trovato due leader per l'oggi e per il domani. Buffo che quell'asse franco-tedesco che sotto la guida di Chirac e Schröder (e la complicità di Prodi) ha cloroformizzato l'Europa di oggi, si ripresenti sotto nuova luce e con nuove speranze con il binomio Merkel-Sarkozy.

Prodi sbanda sulle tasse

Ecco di seguito come conclude Dario Di Vico il suo eccellente articolo sul Corriere della Sera di oggi. Un articolo equilibrato e onesto che descrive lo scivolone sulle tasse dell'Unione in maniera assai differente da come ce la vogliono girare i tifosi da curva sud della squadra prodiana:

"... Se la politica per sua natura deve governare le paure degli elettori, l'Unione non è stata in grado finora di compiere quest'elementare esercizio e anzi i suoi leader hanno spaventato l'elettorato con annunci contraddittori. Sulle tasse si può decidere, a ridosso delle urne, di essere evasivi o più onestamente di prendere impegni precisi, il centrosinistra ha percorso la terza via: dare numeri incoerenti e diventare suo malgrado «il partito delle tasse». Gli italiani non rifiutarono l'eurotassa perché il Prodi di allora riuscì a spiegare che era uno strumento per raggiungere l’obiettivo moneta unica. Oggi nella comunicazione unionista non è altrettanto chiaro quale sia il fine mentre è evidente il mezzo. E le tasse possono diventare per il Professore la trappola dell'ultimo giro, la tagliola in cui rischia di rimanere imprigionato il piede dell'atleta che viene da una lunga corsa condotta in testa".

La storia dei due D'Alema

Esistono in questi giorni due Massimo D’Alema. Uno è quello dell’intemerata sul conflitto d’interessi del Cavaliere. Sostiene il primo D’Alema: dopo la “sicura” sconfitta del 10 aprile, per Berlusconi si aprono due strade. O resta in politica e vende (o svende) l’azienda, o torna a fare l’imprenditore e molla la politica. Tertium non datur. Niente modello americano, il più liberale fra quelli esistenti, per l’attuale premier italiano [... continua su ideazione.com].

giovedì, marzo 30, 2006

I matti siamo noi

I matti siamo noi che chiediamo a Romano Prodi conto del suo programma. I matti siamo noi che chiediamo a Romano Prodi ragione delle sue promesse. I matti siamo noi che chiediamo a Romano Prodi lumi sulla sua coalizione. I matti siamo noi che critichiamo Romano Prodi per la sua politica estera. I matti siamo noi che ci ricordiamo il discredito della sua presidenza europea. I matti siamo noi che vogliamo sapere perché disprezza Roma. I matti siamo noi che sbirciamo nel suo programma sulle tasse. I matti siamo noi che non ci fidiamo. I matti siamo noi. I matti siamo noi italiani se pensiamo di affidargli l'Italia.

Metti la "Konrad" a cena

La Konrad Adenauer Stiftung è la fondazione tedesca legata alla CDU di Angela Merkel che da decenni accompagna, assieme ad altre fondazioni di altri partiti, lo sviluppo e la crescita della democrazia tedesca. Ieri sera, assieme agli amici di Magna Carta, abbiamo cenato con alcuni rappresentanti giunti da Berlino e da Bonn per il Congresso del Partito popolare europeo che si apre oggi a Roma. Occasione per uno scambio di vedute e informazioni sulle vicende politiche dei nostri rispettivi paesi. Anche un'opportunità per rinsaldare i rapporti dopo la visita fatta tre mesi fa nelle loro sedi di Berlino e Bonn. Ottimo riscontro anche per l'ultimo numero della rivista Ideazione che abbiamo regalato agli ospiti.

Ma la cosa più interessante è stata raccogliere alcune opinioni sulle ultime vicende politiche tedesche. Il voto della scorsa domenica (Landtagswahlen) in Baden-Württemberg, Rheinland-Pfalz e Sachsen-Anhalt ha rafforzato la Grosse Koalition. Gli elettori hanno di fatto confermato fiducia a questo esperimento governativo, confermando la forza ai due partiti che se ne sono assunti il compito. Fino ad ora il governo Merkel ha svolto un ruolo di morbido riposizionamento internazionale, presentandosi con charme ed efficacia sulla scena politica internazionale e acquisendo nelle cancellerie estere prestigio e credibilità. Sul piano interno, invece, le cose sono andate a rilento. La cancelliera ha sì dimostrato di saper tenere le redini della coalizione, ha messo in campo un carisma sconosciuto e una capacità di leadership che i più avevano sottovalutato. Ma le riforme interne sono ancora al palo.

Si attendeva il voto di domenica: se i due partiti maggiori avessero perso voti e seggi, la Grosse Koalition sarebbe naufragata. Ora, invece, hanno la forza per mettere in atto il piano riformista. Hanno il consenso degli elettori e diciotto mesi senza elezioni. Il tempo giusto per far partire il programma per il quale si sono messi assieme. Ci sono ancora molti punti di disaccordo e gli sherpa delle due formazioni dovranno lavorare a lungo per definire un piano d'azione concordato. Ma adesso non ci sono più scuse: la Grosse Koalition è chiamata, da oggi, a fare sul serio e a dimostrare di poter restituire slancio e forza al paese più importante d'Europa.

Articoli di analisi post elettorale(in tedesco):
Die Zeit, Groß soll sie werden;
Die Rheinischer Merkur, Im Schneckengang;
Die Politische Meinung, Erste Bilanz von Schwarz-Rot;
Cicero, Das Frauenhaus.

Chi aggredisce Luxuria è un cretino

Questa campagna elettorale mostra segni di inciviltà che qui voglio stigmatizzare. Chi aggredisce il candidato di Rifondazione Vladimir Luxuria è un cretino. Chi non ha idee da contrapporre se ne stia a casa e si dedichi ad altre attività.

mercoledì, marzo 29, 2006

Senza titolo

Sorvy ricorda Bietto, il più giovane dei blogger di Tocqueville che ci lasciò prima ancora di veder nascere questa creatura. Un blogger a cui Enzo ha dedicato per sempre il suo 1972.

Bielorussia, serve una politica seria

Condoleezza Rice, in un discorso al Senato americano, accusa il regime di Lukashenko di aver passato il segno ("beyond the pale"). La Bielorussia è l'ultima dittatura d'Europa e "il lavoro degli oppositori è importante, specie oggi che essi hanno trovato una unità d'azione". Il discorso è chiaro. Meno chiare sono le azioni che si vogliono intraprendere. Di parole è già colma Bruxelles, non serve che ci si aggiunga anche Washington. Se a Minsk l'Occidente non è andato allo scontro, forse anche scottato dalle evoluzioni ucraine dell'ultimo anno, questo non significa che la questione non debba rimanere aperta. Anzi apertissima. Tempo fa, su Emporion, sostenemmo che con la Russia la questione di fondo di un riequilibrio dei poteri all'interno di un effettivo processo di democratizzazione dell'area possa e debba essere posta. Crediamo che sia nell'interesse nostro e in quello della Russia e di Putin. Crediamo inoltre che gli interessi di fondo di Stati Uniti, Russia ed Europa possano e debbano convergere. Solo che l'Europa non è un player, né globale né regionale. Se si muovono gli Usa, qualcosa si può fare. Di concreto, però, perché le parole se le porta il vento e le indignazioni non fanno una politica. E per evitare che le primavere - arancioni, azzurre o rosa che siano - non sfioriscano al primo soffio gelido del passato.

Ipse dixit

"Internet? Una moda che passa come il borsello". Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, qualche anno fa.

Caimani

Due caimani di nome Uni e Pol.

Eutanasia compassionevole

Anche se dalle parti della rosa nel pugno ci si arrampica sugli specchi, il Weekly Standard non cede di un millimetro nella critica al progetto olandese di eutanasia infantile. Lo riafferma Wesley J. Smith in un articolo dal titolo Killing Babies, Compassionately. E in fondo alla pagina un archivio di altri articoli di Wesley J. Smith su eutanasia, suicidio, cellule staminali, bioetica e tutto quanto ormai rappresenta la frontiera del confronto politico di questo nuovo secolo.

Israele. Vince Kadima, crolla il Likud

Exit poll sui seggi parlamentari. Kadima: 29-32. Labor: 20-22. Israel Beitenu: 12-14. Likud: 11-12. Vince il nuovo partito voluto da Sharon ma potrà governare solo alleandosi con il Labor. Grave debacle del Likud, precipitato al suo minimo storico, che scende sotto Israel Beitenu al quarto posto. Netanyahu ammette la sconfitta. Ipotesi governative: Kadima+Labor 60-67, Kadima+destra 46-52. Nuovi exit poll, scrutinio, commenti e analisi, minuto per minuto, nello speciale del Jerusalem Post. Live Tv in inglese su Channel 2.

Ideazione. Le relazioni pericolose della sinistra

Eccezionalmente in anticipo rispetto al passaggio solito su Ideazione.com (causa elezioni del 9 aprile), ecco on-line gli articoli della sezione d'apertura del numero di marzo-aprile della rivista, dedicata alle relazioni pericolose della sinistra con banche (Francesco Forte), magistratura (Nicolò Zanon), burocrazia (Alessandro Bezzi), territorio (Cristiana Vivenzio), informazione (Arturo Diaconale) e cultura (Giovanni Orsina). Abbonatevi all'edizione cartacea, per i tocquevillers c'è lo sconto.

Oggi eclissi parziale di sole


L'11 agosto 1999 ci capitò di essere nelle campagne intorno a Monaco di Baviera nel giorno dell'eclissi totale di sole. Uno spettacolo naturale tra i più belli ed emozionanti che ci sia capitato di osservare nella nostra vita. Il rapido imbrunire, il lento oscurarsi del disco, poi il buio improvviso, il silenzio degli animali, la sensazione di arresto totale per pochi, interminabili minuti. Il freddo immediato e paralizzante, un'impressione stranissima e indescrivibile di sospensione. Poi lo spettacolo della corona che lampeggiava attorno al disco nero lunare come una medusa alta nel cielo. Oggi si replica e torna il sole nero, ma in Italia, anche questa volta l'eclissi non sarà totale. Non è la stessa cosa, ma se il tempo ci accompagna, sarà comunque un'emozione. A Roma il fenomeno della copertura raggiungerà il 60 per cento, inizierà alle 11.28 e si concluderà alle 13.46. Fase massima alle 12.37. Copertura ancora più completa a Bari (68 per cento) dalle 11.30 alle 13.54 con fase massima alle 12.42. Non fissate il sole ad occhio nudo, usate solo gli speciali occhiali o un vecchio filtro di negativo fotografico. L'eclissi totale sarà visibile lungo una striscia d'Africa fin su al confine tra Libia ed Egitto, e poi sul Mediterraneo orientale e in Turchia. Non poteva mancare anche Tocqueville: in Egitto, per tutti noi, c'è l'Oggettivista.

martedì, marzo 28, 2006

La France qui tombe

Allora, diciamola tutta. 'Sta Francia è un paese bellissimo, il clima avvolgente del Mediterraneo e le brughiere ovattate della Normandia, la dolce frenesia di Parigi e gli aspri venti della Bretagna, le librerie piene di saggi e romanzi che da noi nessuno pubblicherà mai e le enoteche dove è dolce rilassarsi e sprofondare. Dunque, a noi piace. Come luogo di viaggio. Piace moltissimo. Allora, perché non viverci, nonostante le classifiche che per forza di cose sono sempre un po' scherzose? Per questo motivo. E questo. E quest'altro. Ora poiché le cose non sono irreversibili, qualcuno che in Francia la testa ce l'ha ancora sulle spalle c'è. Aspettiamo di sapere se l'anno prossimo vincerà lui. Non vediamo l'ora di cambiare idea e di prolungare i nostri soggiorni in terra francese.

Europa, tentazioni neo-protezionistiche

Michele Bagella, professore di Economia monetaria all’Università di Roma Tor Vergata ed esperto di mercati finanziari e globalizzazione, ci racconta dal sito della rivista di geo-economia Emporion come e perché l'Europa del neo-protezionismo sta perdendo la sfida della competizione mondiale. Alla faccia dei francesi (che, come certificato, sono stupidi).

Se nei mesi scorsi c’erano delle preoccupazioni sulla possibilità che l’Unione Europea virasse la sua prua verso sponde neoprotezionistiche, la cronaca di queste ultime settimane ci dice che quelle preoccupazioni erano fondate. Sarà infatti introdotta nell’Ue la imposizione di dazi sulle calzature prodotte in Cina ed India, la direttiva Bolkestein in materia di servizi sarà adottata solo parzialmente, le difformità legislative tra i paesi della Ue in materia di Opa continueranno ad esistere ancora per un tempo non definito, con buona pace della libera circolazione dei capitali. In Francia una legge da poco varata indica gli 11 settori considerati strategici, le cui imprese non sono scalabili. E la decisione presa dal governo francese in materia di energia – fusione di Gaz de France (GdF) con la Suez – sembra aver bloccato le aspirazioni di Enel ad espandersi oltralpe [... continua]

lunedì, marzo 27, 2006

Contro il relativismo intellettuale

La classifica dei paesi europei per quoziente d'intelligenza. Ovvero: non tutti sono intelligenti alla stessa maniera, anzi i francesi sono stupidi.
(Fonte: ricerca dell'Ulster University)

1) Germania e Olanda 107 punti
3) Polonia 106
4) Svezia 104
5) Italia 102
6) Austria e Svizzera 101
8) Gran Bretagna 100
9) Norvegia 100
10) Belgio, Danimarca e Finlandia 99
13) Repubblica Ceca , Ungheria e Spagna 98 p
16) Irlanda 97
17) Russia 96
18) Grecia 95
19) Francia, Romania e Bulgaria 94
22) Turchia 90 punti
23) Serbia 89 punti

domenica, marzo 26, 2006

sabato, marzo 25, 2006

Il sabato del villaggio

Deserti della secolarizzazione a Torino, illustrati dalla Cgil a una trentina di allarmati laicisti, tra cui una dozzina di arzilli vecchietti.

La cupola laicista ri-raccontata da Massimo Introvigne in un articolo sul Giornale di qualche giorno fa: repetita juvant (grazie a Stranocristiano).

Sull'eutanasia europea in stile olandese si svegliano anche i laici. Qui si segnala la coraggiosa presa di posizione di Christian Rocca. Se i toni di Giovanardi possono apparire esagerati, ancor più esagerata è quella legge letta fino in fondo: anche a noi pare aperta la via dell'eugenetica. Inquietanti paralleli con il passato nell'inchiesta del Foglio (sempre via Stranocristiano).

Cambio della guardia all'Economist. Il nuovo direttore ha quarantatré anni (43). Da noi è facile ottenere il praticantato a quell'età. In più si chiama John Micklethwait ed è il coautore del libro sulla Right Nation. Il libro resta l'analisi più approfondita sulla "destra giusta" americana. Nonostante la Mondadori abbia provato a rovinare l'edizione italiana con un titolo da far scappare i lettori. Il ritratto del teenager direttore è di Camillo.

Convulsioni sociali nell'Europa del declino. In Germania si protesta per la sanità: da GermanyNews. In Francia per una riformetta del mercato del lavoro piccola piccola: da Le Figaro. In Italia esce il Caimano, a ognuno i propri profeti: da Otimaster.

Più ad Est la cronaca di Minsk nei racconti di JimMomo.

venerdì, marzo 24, 2006

Dalla Bielorussia all'Ucraina

Mentre l'opinione pubblica europea guarda stancamente alle vicende bielorusse (domani è prevista una manifestazione decisiva per le speranze dell'opposizione di rilanciare la battaglia contro Lukashenko) un'altra rivoluzione che ci aveva fatto sognare, quella arancione dell'Ucraina, rischia di naufragare nel segreto dell'urna. Domenica si vota per le elezioni politiche, Viktor Jushchenko è in difficoltà e rischia di pagare il filotto di errori che ha compiuto nel lungo anno post-rivoluzionario. Ricompare dalle nebbie orientali Janukovich, favorito nel voto di domenica. Chi ha tradito la rivoluzione? Chi ha deluso le speranze di quella stagione? E soprattutto, fu vera rivoluzione? Luca Geninazzi, inviato di Avvenire, prova a darci delle risposte.

"Conto su di voi"

Primo Concistoro per Benedetto XVI che ha nominato quindici nuovi cardinali, presentati in Piazza San Pietro questa mattina. Nella sua omelia, il Santo Padre si è rivolto ai nuovi Cardinali in questo modo: "Conto su di voi, venerati Fratelli, conto sull’intero Collegio di cui entrate a far parte, per annunciare al mondo che “Deus caritas est”, e per farlo anzitutto mediante la testimonianza di sincera comunione tra i cristiani: “Da questo – disse Gesù – tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Conto su di voi, cari Fratelli Cardinali, per far sì che il principio della carità possa irradiarsi e riesca a vivificare la Chiesa in ogni grado della sua gerarchia, in ogni Comunità e Istituto religioso, in ogni iniziativa spirituale, apostolica e di animazione sociale. Conto su di voi affinché il comune sforzo di fissare lo sguardo sul Cuore aperto di Cristo renda più sicuro e spedito il cammino verso la piena unità dei cristiani. Conto su di voi perché, grazie all’attenta valorizzazione dei piccoli e dei poveri, la Chiesa offra al mondo in modo incisivo l’annuncio e la sfida della civiltà dell’amore. Tutto questo mi piace vedere simboleggiato nella porpora di cui siete insigniti. Che essa sia veramente simbolo dell’ardente amore cristiano che traspare dalla vostra esistenza".

Qualche curiosità. Queste sono le chiese titolari e diaconie dei nuovi cardinali. Con le nomine di oggi, il numero totale è di 193 cardinali, di cui 120 elettori. Tra i nuovi, gli elettori sono 12, tre gli ultraottantenni. Un po' di geopolitica: parte del leone spetta agli europei che sono 60; 36 giungono dalle Americhe, 13 dall'Asia, 9 dall'Africa e 2 dall'Oceania. E proprio l'attenzione per l'Asia, con la creazione di ben tre cardinali, pare essere - da un punto di vista geografico - la novità più importante di questo Concistoro: l'area asiatica diventa dunque nevralgica per il futuro della cristianità.

A proprio agio

Il presidente Marcello Pera dedica ai tocquevillers uno dei suoi primi post. Racconta le sue impressioni di cittadino di una comunità virtuale e risponde a quanti gli hanno scritto sul blog. Domande, riflessioni, suggerimenti e, perché no, critiche. Un ultimo passaggio vorrei sottolineare, quello che Pera riserva all'amico Sgembo che, chissà perché, voleva far fagotto e lasciare la città, cosa che, sia detto per inciso, è sempre possibile, in qualsiasi momento: non è vero che siamo la città dei secondini, si evade facilmente ;-)
Ma questo ultimo capoverso del post di Pera credo si adatti perfettamente alle polemiche che di tanto in tanto nascono nella città e che, a me personalmente, non sembra debbano suscitare alcuno scandalo: "Un ultimo saluto lo rivolgo a Sgembo che vorrebbe andarsene da Tocqueville perché ci sono entrato io. Non farebbe un torto a me, ma a se stesso e a tutti i cittadini della città dei liberi. Lo invito a restare, perché non mi sentirei a mio agio, né mi interesserebbe stare, in un posto in cui tutti la pensano come me".

E' notte a Minsk

Nella cronaca di JimMomo. L'Unione Europea pensa a misure di ritorsione. Per una testimonianza da Minsk collegatevi al sito del Corriere della Sera per ascoltare l'audio di Fabrizio Dragosei che ci racconta anche le difficoltà che sta incontrando il movimento di opposizione nel coagulare il consenso. Charter '97 segue l'evolversi della situazione in diretta.

giovedì, marzo 23, 2006

Il Semaforo

Il fantastico mondo di Prodi, in differita di qualche anno dal migliore dei Guzzantini. Su Daw.

Bush, i numeri e i fatti

Se siete davvero convinti che George W. Bush sia il massacratore volontario di soldati americani, correte a leggere cifre e numeri sciorinati da The Right Nation. Poi leggetevi il suo commento. E ricordatevi che l'Amor Nostro (quello vero) ha liberato due nazioni da satrapi e talebani. Il Caimano ha la faccia di Giuliana Sgrena.

Flying class: non prendete quell'aereo

Questa è la lista europea delle compagnie aeree da evitare: falcidiate le linee dell'Asia centrale e dell'Africa. In più disco rosso per tutte le linee aeree di Congo, Liberia, Nuova Ginea Euqatoriale, Sierra Leone e Swaziland. Qui il documento ufficiale (in inglese) della Commissione europea.

E qui il racconto dell'inviato del Corriere della Sera, Massimo Alberizzi, che per lavoro s'è dovuto imbarcare su un volo della Weasua Air. Ecco un piccolo estratto: "Manca anche la busta per il vomito, cosa che preoccupa un po’ giacchè l’aereo quando è in quota comincia a ballare: “Sembra quasi che sbatta le ali”, borbotta un passeggero allarmato. Ma a bordo non ci sono solo passeggeri. Un salto in bagno permette di imbattersi in una colonia di scarafaggi. Devono aver trovato rifugio sull’aereo da diverso tempo, giacché non sembrano per nulla spaventati dall’entrata dell’intruso nella toilette. Il rumore di ferraglia assomiglia a quello che si sentiva sui vecchi treni e l’acqua dello scarico, che dovrebbe essere blu, è invece inquietantemente marrone. Viene subito da pensare a un riciclo".

Poi, però, Alberizzi confessa: "La compagnia appartiene a Manuel Cuenca, il console onorario di Spagna in Liberia. Cuenca è un miliardario, simpatico e disponibile e si occupa personalmente della sua gallina dalle uova d’oro. Lui è sempre in attesa sotto la pancia dei suoi aerei e assiste a imbarchi e sbarchi. Una volta è stato imbattibile. Per permettermi di prendere il suo aereo, che sarebbe dovuto partire due ore prima del mio arrivo ad Abidjan, è bastata una telefonata. Il Weasua è stato ritardato a bella posta. I passeggeri erano furibondi, ma, grazie al console, ho raggiunto Monrovia in tempo". Verrebbe da dire: bella riconoscenza, però, Alberizzi. Poi pensiamo: ma certo, è del Corriere di Mieli.

Salvi grazie ai soldati

Salvati da un'azione militare congiunta delle forze americane e irachene tre cooperanti cristiani rapiti a novembre in Iraq. Un britannico e due canadesi, fanno parte della Ong Christian Peacemaker. Un quarto ostaggio, un cittadino americano, era stato ucciso a sangue freddo in questo mese. Siamo felici della conclusione. Da Repubblica.it il video della dichiarazione ufficiale del ministro degli Esteri britannico Straw. Il Caimano ha la faccia di Giuliana Sgrena.

Violante 1 a Violante 2

La cosca dell'Unipol accusa di mafiosità l'entourage di Berlusconi. Era già accaduto nel 1994. Allora ci fu qualcuno, che Violante non dimenticherà mai più, che gliela ricacciò in gola quella affermazione.

mercoledì, marzo 22, 2006

L'altra Europa di Vaclav Klaus

Phastidio ci riporta ad agosto, ai giorni in cui Vaclav Klaus, uno degli uomini politici cui la Repubblica Ceca deve oggi la sua consolidata posizione di paese emergente nell'Europa centrale, disegnava gli scenari di un'altra Europa. Un'altra Europa possibile. Possibile solo se lo vogliamo.

Contributi

La democrazia contro la realtà, il pensiero politico di Charles Maurras. S'intitola così il nuovo libro scritto da Domenico Fisichella, ex co-fondatore di Alleanza Nazionale e attualmente ancora vice-presidente del Senato in quota An. Anche se è passato dall'altra parte, armi e bagagli, senza alcun bagno purificatore (e alcun digiuno istituzionale). I maligni (non noi, i maligni) dicono che lo abbia fatto per mantenere il seggio e lo scranno. Mah, un monarchico che ama a tal punto le prebende della Repubblica? Certo, fa effetto vederlo sul suo sito pencolare sotto il magnifico simbolo della Margherita. E ci chiediamo se lo studio su Maurras sia il contributo del professore alla costruzione del futuro partito democratico che si estenderà da Prodi a Violante, e forse anche più in là.

Sarà una parlamentare infame

Giuliana Sgrena commenta la medaglia d'oro a Fabrizio Quattrocchi: "Un conto è se si va in Iraq per un'azione nobile, un conto se ci si arriva come mercenario; chi va per guadagnare dei soldi facendo il servizio di sicurezza, chiamiamolo come vogliamo, è un mercenario".

Da Minsk a Tocqueville

Tra le varie analisi sulle elezioni in Bielorussia, è forse possibile provare a farsi un'idea di come tira il vento cogliendo post di differente opinione qua e là per Tocqueville. E se JimMomo racconta con passione le lunghe ore della protesta di piazza, Poganka, che conosce Russia e Bielorussia per esserci stato a lungo, prova a darci una visione più articolata. Ce lo aspettavamo: quando si trattò di Ucraina, ci invitava a frenare sull'entusiasmo per la rivoluzione arancione. Diciamo che la sua è una posizione un po' più realista ma ha dalla sua il vantaggio di conoscere bene ciò di cui parla. Noi non siamo in grado di valutare nel profondo la società bielorussa. Diciamo che il cuore ci porta verso Jim, che però vive a Roma come noi. La ragione pende verso Poganka, che di base sta in Germania, ma vola ad Est come un uccello migratore.

1972 non molla di un centimetro le posizioni in difesa della democrazia, da esportare sempre e ovunque, perché dal confronto democratico vengono comunque le cose migliori. Di tutt'altro avviso i 2twins che misurano rapporti di forza e gioco dei blocchi e ci invitano a guardare il mondo per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. Attorno un corollario di sensazioni, ipotesi, discussioni, appelli attraverso i quali la città discute mettendo sul tappeto idee e teorie, fatti e questioni sulle quali si confrontano e si dividono tutte le grandi aggregazioni politiche e culturali che non vogliono rinchiudersi su se stesse.

Mi dice Andrea Mancia che, tanto per fare un esempio, realismo e idealismo sono filoni sui quali i conservatori americani si appassionano (e si scontrano)da tempo. Chissà perché la cosa dovrebbe far scandalo in Tocqueville. A volte si trova una sintesi, fusionista, per caso o per scelta poco importa. Altre volte no. E allora si discute. Per cui alla domanda se in Tocqueville non siamo per la democrazia, con molto rispetto rispondo: appunto.

Il tocqueviller Marcello Pera

La città cresce e aggrega nuovi cittadini. Qualcuno eccellente, come il presidente del Senato Marcello Pera che da poco ha aperto un blog per seguire la sua campagna elettorale. Marcello Pera si aggiunge al piccolo plotone di politici già presenti nella città dei liberi, da Benedetto Della Vedova a Marco Taradash, da Antonio Palmieri a Salvatore Lauro. Ovviamente vale per lui la stessa regola di tutti noi, comuni mortali: aggregazione totale e pubblicazione in homepage a seconda della valutazione di redazione e aggregatori.

Credo che il presidente del Senato, anche in forza delle posizioni nette e controcorrente che ha preso su molti temi, possa contribuire con i suoi post ad arricchire e accendere il dibattito in città. A cominciare da questo suo primo post con il quale replica ad alcune critiche piovute sull'Appello per l'Occidente. Consensi e dissensi sulle sue posizioni sono possibili, ovviamente, direttamente sul suo blog. Mi dicono che, trattandosi del blog di una personalità istituzionale, è inevitabile un filtraggio dei commenti. E comunque, benvenuto presidente.

Monte Zemolo, pericolo di frane

Monte Zemolo, reduce da un fantastico week-end Ferrari nel quale s'è sorbito le sboronate del regista della Renault, fa scendere dal seggiolone Della Valle e impone il silenzio stampa: Schumi ha imparato l'italiano ma terrà la bocca cucita con tutti. I piccoli imprenditori sono imbufaliti e il nostro Monte Zemolo, intercettato da una jena che gli chiedeva conto dei soldi pubblici munti dalla Fiat per far credere di aver rimesso i conti a posto, arrossiva come un peperone. Il silenzio è stato, in quel caso, provvidenziale: se basta una jena per metterlo in difficoltà... Intanto Repubblica (compratela, compratela, consolidate il vantaggio su Mieli) offre due paginoni in cui racconta il malessere in Viale dell'Astronomia, dove scarpari e concessionari d'auto stentano a mantenere il controllo.

Nel frattempo, come sempre, Ludovico Festa sul Giornale allarga l'orizzonte: "In Confindustria non si discute solo di elezioni. Il piccolo establishment (cioè il raccordo di potere tra settori della grande industria indebitata e della finanza, che domina la stampa «indipendente») pesa sul vertice della associazione degli imprenditori, e ha deciso - come si deduce dagli orientamenti del Corriere della Sera - di appoggiare il centrosinistra. Questo non piace alla maggioranza degli imprenditori. Ma il prototipo dell'industriale italiano è liberale: riconosce a tutti il diritto di votare per chi gli pare [... continua].

martedì, marzo 21, 2006

Emporion. Canada, l'altra America

Quasi impossibile leggere passato e presente del Canada prescindendo dall’ingombrante vicino, il fratello maggiore statunitense. Il futuro, chissà, potrebbe invece rivelarci un legame riannodato, rinsaldato da un’identità canadese senza più complessi. Da qui il paese delle due anime e delle mille facce potrebbe ripartire per affrontare con decisione le riforme interne e per dispiegare la propria forza economica e commerciale nel mare aperto della globalizzazione. Non più un Canada ad una dimensione ma un paese capace di parlare a destra e a sinistra, al nuovo mondo asiatico oltre il Pacifico e ai vecchi territori europei oltre Atlantico.

Qui l'intero numero sul Canada. Come al solito il numero è arricchito da articoli dei blogger di Tocqueville. Si segnalano Andrea Mancia (The Right Nation), Alan Patarga (Sciopenàuer), Domenico Naso (il Megafono), Barbara Mennitti (The Right Nation), Cristina Missiroli (Krillix) e un Christian Rocca (Camillo) intervistato su Mordecai Richler dall'ottima Marta Brachini, cui vanno sempre molti ringraziamenti per la cura che mette nella confezione di Emporion.

Virus tocquevilliano. O no?

Deve essere un virus tocquevilliano, o almeno di Ideazione, se sono uscito come gran parte dei miei sodali di redazione. Solidamente a destra, liberista in economia, ultra-occidentale in politica estera, cattolico anzichenò. Più cattedrale che cubo, più occidente che oriente ma al proibizionismo sulla droga ci credo poco. Sono allergico, tuttavia, alle rose nel pugno, anche se sono i meno distanti di quelli dell'altra parte. Nonostante il mio cattolicesimo, a molti palmi dal naso l'imberbe Margherita. Una sola annotazione: quella Lega che mi appare tanto vicina è la Lega Sud. Su questo non ci piove: da queste parti siamo abbronzati.

Concilium "comprende" i kamikaze

Sul suo blog Settimo Cielo, Sandro Magister l'aveva già evidenziato qualche giorno fa. Ma siccome la cosa non mi sembra abbia avuto molta eco su Tocqueville, riprendiamo la questione. La questione è l'editoriale della rivista internazionale di teologia Concilium, numero di grazia 5-2005. Un numero interamente dedicato all'Islam con articoli di Hans Kung, del gesuita Thomas Michel, segretario per il dialogo interreligioso della Compagnia di Gesù, e di altri studiosi per la maggior parte olandesi, a cominciare dai curatori del quaderno, Erik Borgman e Pim Valkenberg. L'editoriale è scritto proprio da loro. E contiene affermazioni che Magister riporta passo per passo nel suo blog. Ne tiriamo fuori un paio:

"Paesi come l'Iraq o la Palestina non possono combattere una guerra convenzionale contro forze enormemente superiori. Ovunque, in simili contesti, i popoli sottomessi o oppressi ricorrono a forme non convenzionali di guerra - le bombe umane sono uno dei tipi di armi usate in questi casi - ed etichettare tutti questi popoli come terroristi è assolutamente privo di validità";

"Si può quindi guardare con comprensione ai kamikaze che hanno realizzato gli attacchi contro Israele e contro la coalizione delle nazioni occidentali in Iraq".

Se pensate che queste frasi siano state estrapolate da un contesto che rendeva l'argomentazione più articolata, non avete che da andare a leggere l'intero articolo qui. E pensare che razza di dialogo interreligioso sia possibile intavolare se gli interlocutori sono (da un lato e dall'altro) di questa pasta qua. Come segnalato nei commenti, ne aveva parlato anche Kattoliko Pensiero.

lunedì, marzo 20, 2006

Voglio una vita...

... senza il Corriere, voglio una vita come Steve Mc Queen!

I conservatori amano i gatti

I laburisti, per quanto illuminati, no. Onore e addio al gatto Humphrey, compagno di vita di Margaret e John, prima che Tony lo sbattesse fuori di casa.

Abbiamo Confindustria

Ma solo il vertice, Fassino, solo il vertice. I quattro cantoni del piccolo establishment. I quattro nani dell'economia del declino italiano.

Nessuna lacrima per Milosevic

Ho aspettato un po' di giorni per postare qualcosa su Slobodan Milosevic. La sua morte mi ha riportato indietro di sette anni a ricordi che non ho mai dimenticato e che però ho accantonato in un angolo della mia esperienza giornalistica. Ho letto in questi giorni rari tentativi di riabilitarne la memoria. Il revisionismo può essere una brutta bestia, ma una bestia che non inganna nessuno, specie se è passato ancora troppo poco tempo. Certo, da qualche parte si è tentata la via della rivisitazione. D'altronde i legami storici fra Serbia e Italia sono di lunga data e questi legami, a volte, ipocritamente, prevalgono anche su questioni evidenti come il rispetto della democrazia e dei diritti civili. Serbia sa di Telekom e il centrosinistra ci presentò un campione come Lamberto Dini che difese Milosevic, e con lui pure i suoi misfatti. Anche di qua non mancarono simpatie: note e pubbliche quelle leghiste, ma anche dalle parti di An si guardava con un sorriso il macellaio dei Balcani, perché si aveva la memoria lacerata dagli odii sloveni e croati, come se fosse ancora lecito trattare la cronaca degli anni Novanta con le passioni della storia degli anni Quaranta.

L'Italia, in quegli anni, ci regalò anche pezzi di politica che seppero assumere responsabilità importanti. Il D'Alema premier, ancora lontano dalle demagogie del pacifismo impolitico, la maggioranza dello schieramento di centrosinistra (catto-comunisti a parte) e l'allora opposizione di centrodestra, che permise con il suo voto favorevole di contribuire a porre fine al macello in Kossovo.

Certo, la storia del giorno dopo è sempre più facile e le critiche al processo di pace nei Balcani non sono prive di fondamento. I passi in avanti sono incerti e lenti, eppure proprio nel prossimo numero di Ideazione - quello di maggio - un paio di articoli misureranno l'avanzamento del processo d'integrazione in Europa dei cosiddetti Balcani occidentali. Neppure la nuova emergenza del terrorismo islamico può giustificare un revisionismo pro-Milosevic. Non c'entra nulla con la pulizia etnica dei serbi, nessuna giustificazione cancellerà l'orrore di Srebrenica.

Ricordo l'orrore degli sfollati in quei giorni drammatici dell'aprile 1999. Ci imbarcammo a Bari, io e il prode Macioce, per raggiungere l'Albania, in quelle settimane punto di arrivo delle colonne di sfollati. Ci accolse un paese poverissimo ma pieno di dignità e di buon cuore. Misurammo sul lamento dei profughi la tragedia che si consumava al di là del confine. I rombi dei bombardieri che solcavano i cieli d'Albania in direzione Kossovo ci tenevano svegli tutte le notti. E il giorno era pieno di pianti e sorrisi, paure e speranze, fatica e bontà, orrore ed eroismo. Era il retrobottega della guerra civile. Il luogo in cui un manipolo di sfollati cominciava a ricostruire una nuova vita.

Queste poche righe che seguono sono estratte da un reportage che scrissi in quei giorni per il numero di maggio 1999 di Ideazione. L'incontro con Jamila e suo fratello, profughi kossovari ricoverati nella casa di un riccone albanese, fu uno dei momenti più toccanti di quei giorni. Rientrammo in Italia a metà aprile. Per molto tempo non riuscii più a guardare le cose come le guardavo prima.

"Jamila si sente un po’ a disagio in questa casa dove ogni cosa è posizionata per essere notata. Ma sta riacquistando, giorno dopo giorno, notte dopo notte, la voglia di vivere. Mentre il fratello discute di calcio italiano con il nipote di Besim, Jamila racconta le sue ultime giornate in Kosovo. Abitava a Peje (Pec in serbo), quasi al confine con il Montenegro ed è lì che i soldati serbi l’hanno presa assieme a tutta la sua famiglia: padre, madre e cinque fratelli maschi. Il film di quei momenti le scorre davanti agli occhi e il racconto è fra i più crudeli che abbiamo ascoltato. La famiglia raccoglie in fretta le cose più care, prepara fagotti leggeri ed esce di casa. Jamila prende per mano uno dei fratelli, quello che accompagnerà sino al confine di Kukës. La madre raduna attorno a sé altri tre fratellini, il più grande si attarda con il padre a chiudere la porta di casa. I soldati serbi li incalzano con il calcio del fucile, urlano, sputano, sembrano drogati. Il fratello più grande reagisce, ha un segno di stizza e loro lo freddano lì, sul portone di casa, di fronte al padre impotente. La scena si fa confusa, sangue, grida, pianti, il padre che invita il resto della famiglia a correre via, i soldati che lo afferrano e lo caricano su un camion, la madre che scappa verso la casa di alcuni vicini. Jamila, assieme al fratello tredicenne, s’intruppa nella lunga fila dei deportati che viene spinta da altre soldataglie fuori dalla città. Saranno lunghi giorni di cammino sotto la pioggia e il vento e, guardando i bei lineamenti di Jamila, sembra quasi un miracolo che sia scampata ad altre torture. Della madre e degli altri fratelli non sa nulla. La notizia che Besim è riuscito a raccogliere da altri profughi di quella città è che di Peje è rimasto ben poco. Ha tentato di rintracciare anche il padre di Jamila contattando alcuni "amici influenti" del Montenegro. Gli hanno consigliato di non cercarlo più". Per chi fosse interessato l'articolo completo è qui.

Ma a Minsk nevica ancora

Solo il fatto che l'82,6 per cento di una popolazione abbia votato per una persona la dice lunga sulla correttezza del voto. Manco Leoluca Orlando ai tempi del dominio su tutta la Palermo del buono e del cattivo affare. E così per le strade è scoppiata la protesta dell'opposizione, un po' scontata visto che da giorni ormai era chiaro che ci si sarebbe affidati alla piazza nella speranza di una Kiev-bis. Alexander Lukashenko tiene duro, però teme che la situazione possa sfuggirgli di mano: può ricorrere alla forza militare? Spera che tutto si acquieti in poche ore? Nel frattempo, durissime, arrivano le critiche delle organizzazioni internazionali. L'Osce certifica: le elezioni in Bielorussia "non si sono svolte all'altezza degli standard tradizionali". Dunque, sono state truccate. L'Unione Europea pensa a sanzioni di tipo economico. La primavera bielorussa non è iniziata, e il fatto che quella della vicina Ucraina abbia incontrato tanta delusione non lascia ben sperare nel successo dell'opposizione. La situazione, comunque, resta in continua evoluzione.

UPDATED. Gli Stati Uniti rifiutano di riconoscere come valido il voto politico in Bielorussia. Una nota della Casa Bianca afferma testualmente di "non accettare il risultato".

Tocque-Photos

Il primo mangia-raduno di Tocqueville è immortalato sul sito del Sindaco.

Un anno di Russia, Germania, Austria...

Qui si festeggia un anno di blog (compiuto qualche giorno fa) dell'amico Fandorin. Il suo blog, da 365 giorni, ci racconta in modo anticonformista la Russia e la Germania, l'Austria e la Bielorussia, l'Ucraina e l'Asia centrale. Giornalismo senza magliette, quello di Poganka. Beato lui che se la spassa in Germania.

Perché non ci piace lo scarparo marchigiano

Lo spiega con dovizia di particolari Fauto Carioti dal suo blog A Conservative Mind.

domenica, marzo 19, 2006

Islam moderato: Afghanistan

Afghanistan. Un musulmano di 40 anni, Abdul Rahman, è stato arrestato per essersi convertito al cristianesimo. Il giudice della Corte Suprema, Ansarullah Mawlavizade, ha dichiarato che se l'uomo non abiurerà la nuova fede sarà condannato a morte in applicazione della sharia, la legge islamica. A denunciare l'apostata sarebbero stati i familiari.

L'insostenibile complesso d'inferiorità

Sbandata nella corsa a sindaco di Roma del candidato della destra sociale Gianni Alemanno. Ieri (e oggi) ha dichiarato di "provare imbarazzo" per lo show di Berlusconi al convegno di Confindustria. Non vedo come potremo andare lontano con politici come Alemanno che grondano di complesso d'inferiorità di fronte ai poteri forti di cartone che occupano la scena dell'Italia del declino. C'è un pezzo di destra che scambia la determinazione a cambiare la gerarchia parassitaria di questo paese con l'irresponsabilità. Caro Alemanno, lasci alla sinistra la propaganda del Cavaliere disperato e non pensi di legittimarsi come governatore affidabile facendo il lacché di quattro poveracci che senza le prebende di Stato o i favori di Stato non avrebbero quelle banche, aziende, telecomunicazioni che oggi possiedono senza aver tirato fuori una lira dei loro soldi. E che, di prebende vivendo o meglio sopravvivendo, pensano di imbalsamare il paese così come è per sempre, con la santa alleanza con quelle altre sanguisughe statali che sono i sindacati. Purtroppo, per la carica di sindaco di Roma, da oggi per me rimangono Walter Veltroni (centrosinistra) e Mario Baccini (centrodestra), essendo disperso nell'anonimato un tale Antoniozzi che mi dicono essere candidato per conto di Forza Italia. Vedremo e valuteremo. Ma la destra torni a studiare e si ripresenti a settembre.

sabato, marzo 18, 2006

Tocque-Party

Il rischio di lasciarsi andare a un po' di retorica ci sarebbe tutto, dopo il primo incontro di Tocquevillers, ieri a Roma. Splendido e grazie a tutti, a chi l'ha organizzato e a chi vi ha partecipato. Invece giuro che, messa alle spalle la soddisfazione per una serata così allegra e così intensa, l'unica cosa che ci rimane nel cuore è quella di provare a non deludere nessuno di voi. Cosa che, detta in questo modo, un po' ci fa tremare i polsi.

Mi stropiccio gli occhi e le orecchie

Vedo e rivedo l'intervento di Silvio Berlusconi al convegno di Confindustria premendo il famoso tasto verde sul canale 500 di SkyNews 24. Lo vedo far finta di aver avuto la sciatalgia, e come un Pippo Inzaghi qualsiasi simulare camminate incerte. Lo vedo provare a rimanere seduto sul sofà confindustriale e a non tirare per le giacchette i suoi asettici interlocutori. Lo vedo infilarsi ancora una volta nel ruolo del premier accorto che sa tutti i numeri e tutte le cifre del suo governo. Lo vedo tentare di convincere l'uditorio miliardario che non c'è questa crisi, tanto appena uscite di qua ci sono gli elicotteri privati a riportarvi a casa e che avete tanto da rompere i coglioni. Lo vedo rispondere con un pizzico di insofferenza alle domande banali di giovani confindustriali (a proposito, mi sa che il ricambio di classe dirigente non funziona neppure sul lato imprenditoriale). Poi lo vedo alzarsi e scattare come un Pippo Inzaghi qualsiasi al quale hanno finalmente fischiato il rigore e fare l'unica cosa per la quale, oggi, un Silvio Berlusconi che ho tanto amato ma che da tempo ormai considero in fase discendente, s'è guadagnato il mio voto il 9 aprile. Dire al signor Dieghito Della Valle che è un uomo misero misero. E intimargli, se proprio vuol rivolgersi a lui, di dargli del lei, non del tu, mentre il povero Tremonti chiedeva al moderatore De Bortoli di finirla lì. Insomma, non è che ci aspettassimo politica dal Cavaliere. No, ci aspettavamo un'invettiva ad personam. E' arrivata. Grazie.

La Francia brucia il suo futuro

La Francia è ormai alla guida dell'Europa che ha (e fa) paura. Un'Europa che non ha più alcuna voglia di immergersi nei tempi moderni, di competere nel mondo per la sua economia, per il suo benessere, per il suo futuro. Parigi si allontana anni luce dalla Nuova Europa dell'Est, dove la crescita ha numeri cospicui e la società, superata la difficile fase di ricostruzione di un ambiente economico capitalista, si forma e si sviluppa senza le rigide gabbie della sua metà occidentale. Ma Parigi si allontana anche da altri paesi fratelli, paesi suoi simili per storia e per evoluzione, paesi che hanno goduto dei risultati di stati sociali generosi e abbondanti ma che oggi hanno compreso di dover mettere mano al proprio welfare per rimodellare i sistemi produttivi e le garanzie sociali, e adeguarle alle nuove necessità della pressione demografica e del contesto economico globale. La Germania e l'Italia, per fare due esempi, sono paesi che vivono le stesse contraddizioni sociali della Francia. La popolazione invecchia ed è naturalmente portata a privilegiare la difesa delle sicurezze alle sfide del futuro. Le garanzie sociali sono abbondanti e più (in Germania) o meno (in Italia) efficaci e tuttavia la rinuncia ad esse non è e non può essere indolore. Eppure, sia in Germania che in Italia, le classi dirigenti sembrano più consapevoli di quelle francesi di dover lavorare sodo nella direzione delle riforme. A Berlino la speranza di successo dell'emergenziale formula governativa della Grosse Koalition sta tutta nella capacità di Angela Merkel a varare un piano coraggioso di ristrutturazione. Anche nella nostra Italia, pur tra polemiche fortissime, la campagna elettorale si gioca in queste ultime settimane sul segmento centrale dell'elettorato, che affiderà le sorti del governo a chi sembrerà avere più credibilità sul versante riformista. Anche le polemiche sulla legge Biagi trovano nel nostro paese robuste resistenze da un lato e dall'altro dello schieramento politico. Solo in Francia l'opposizione a una legge che alleggerisce il mercato del lavoro provoca violente e ideologiche proteste, guidate dalla fascia più giovane della popolazione. Quella che non riesce a comprendere che il sogno di un posto fisso e garantito per sempre apparteneva ai nostri genitori. Non a noi.

Sulla Francia e sulle violenze studentesche che da giorni sembrano replicare le proteste delle banlieu di pochi mesi fa, la cronaca di Le Figarò. Mentre il primo ministro de Villepin sembra pronto a scendere a compromesso con sindacati e studenti su una proposta che può segnare una svolta decisiva (in un senso o nell'altro) nella politica francese (ricordate la resistenza della Thatcher nella "guerra con i minatori"?), barlumi di speranza vengono dalla posizione coerente di Nicolas Sarkozy e dal lavoro di controinformazione della sua rete di blogger. Da Emporion, autocitazione per un'analisi sulle ricadute europee del freno francese. Consiglio infine sul cartaceo Ideazione il saggio di Jean-Pierre Darnis sulla Francia alla ricerca del liberalismo perduto: indagine approfondita sulle ragioni profonde di quanto accade in questi giorni per le strade di Parigi.

venerdì, marzo 17, 2006

Confindustria al cachemir

Montezemolo: "Politici, non tirateci per la giacchetta". Ci si sgualcisce.

Emporion. Germania, la guerra dei media

Paola Liberace, su Emporion, ci racconta la guerra dei media che si gioca in Germania:

"Non solo banche e imprese: nel girotondo di acquisizioni e contromosse, più o meno aggressive, cui l’Europa assiste immobile, entrano anche le imprese di mass-media. Le variabili in gioco sono le stesse: concentrazione, interesse nazionale, espansione sui mercati; e gli esiti non sono dissimili – anche sotto l’aspetto puramente dialettico – da quelli raggiunti da altre aziende. Esemplare la vicenda delle emittenti tedesche ProSieben e Sat 1, che il gruppo editoriale Springer – già editore di pubblicazioni come Die Welt e Bild – aveva tentato di acquisire a partire dall’agosto del passato anno. Date le perplessità preliminari manifestate dall’autorità di garanzia tedesca la Kek, preoccupata delle dimensioni di una concentrazione editoriale nelle mani di Springer, il gruppo aveva provato a mitigare la propria posizione scindendo l’acquisto delle due emittenti – incontrando però la freddezza da parte della proprietà americana, in mano a Haim Saban" [... continua su Emporion].

Acquistate Ideazione (o abbonatevi)

“Le relazioni pericolose”. E’ questo il titolo dell'ultimo numero di Ideazione che, a poche settimane dal voto, mette in luce il rapporto della sinistra italiana con lo Stato e la società civile. I settori presi in esame sono le banche, la magistratura, la burocrazia, il territorio, l'informazione e la cultura affidati alle analisi di Francesco Forte, Arturo Diaconale, Cristiana Vivenzio, Nicolò Zanon, Alessandro Bezzi e Giovanni Orsina. Il dato che emerge è quello della pervasività del potere della sinistra italiana, la sua ramificazione, la sua capacità di moltiplicarsi nel tessuto sociale. Le analisi proposte non si limitano a fotografare la realtà, ma ne propongono gli sviluppi in caso di affermazione dell'Unione nella competizione elettorale. I commenti, che insistono sul tema delle elezioni politiche imminenti, sono affidati a Mario Sechi, Paola Liberace e Giuseppe Pennisi: gli aspetti trattati sono quelli della politica, del costume e dell’economia.

Il numero continua con una importante sezione storica dedicata al cinquantenario della rivoluzione d’Ungheria del 1956, che si avvale di un saggio di Raymond Aron tradotto per la prima volta in italiano e dei contributi di Mark Kramer, Sergio Bertelli e Federigo Argentieri (autore peraltro della stessa traduzione di Aron).

Molta politica estera nei saggi: America Latina, Russia, Francia, crisi della socialdemocrazia europea e sicurezza e difesa nell’Ue sono i temi approfonditi da Giuseppe De Bellis, Stefano Grazioli, Jean-Pierre Darnis, Domenico Caccamo e Gloria Martini. Maurizio Stefanini intervista Hernando de Soto mentre Vittorio Mathieu evidenzia gli aspetti filosofici e teologici della nuova enciclica papale.

Concludono un ritratto dello scrittore Giose Rimanelli e il feuilleton dedicato al padre del cattolicesimo liberale, Lord John Acton. La rivista è nelle principali edicole di tutta Italia. Fra una settimana arriverà anche nelle librerie delle principali città (specialmente Feltrinelli e Mondadori). La cosa migliore (e più sicura) per ricevere ogni numero è quella di abbonarsi.

giovedì, marzo 16, 2006

Walking Wine

Grazie ad una ripassata sul blog di Camillo, veniamo a sapere dello sbarco sul web della nota azienda vinicola di Giovanni Negri. Da qualche tempo Negri s'è ritirato sui colli piemontesi a fare una cosa che è dieci, cento, mille volte meglio della politica (specie di questi tempi). Fa il produttore vinicolo. E produce vini preziosi che (pubblicità, pubblicità) potete anche acquistare on-line. Ci sono poi le dritte giuste per fare un salto. L'azienda si chiama Serradenari e si trova incassata nelle Langhe. Il sito è questo. E siccome a noi, oltre al vino, ci piacciono le etichette, date un'occhiata allo spettacolo di quella del Langhe-Chardonnay.

Berlino, Wowi adesso sorride

Dopo anni di delusioni, sembrano esserci buone notizie per il sindaco uscente di Berlino, il socialdemocratico Klaus Wowereit. Secondo un sondaggio pubblicato dal Berliner Morgenpost qualche giorno fa, Wowereit è in vantaggio rispetto al contendente cristiano-democratico per il rinnovo della carica di borgomastro nelle elezioni amministrative di settembre. La Cdu, dopo mesi di litigi interni e rifiuti eccellenti, ha candidato Friedbert Pflüger, che per il momento arranca dietro al sindaco. Wowereit, dal canto suo, non è particolarmente ben visto dal suo stesso elettorato, che gli imputa un'eccessiva sovraesposizione mediatica, una irrefrenabile voglia di mondanità, una presenza maniacale ad ogni inaugurazione e ad ogni party possibile e immaginabile (e le notti di Berlino son piene zeppe di eventi irrinunciabili). Nulla di male se non ne risultasse pregiudicata l'efficienza amministrativa: e invece, da questo punto di vista, i risultati sono piuttosto deludenti e la metropoli tedesca non riesce a sganciarsi da una profonda crisi economica e sociale. Il gaudente "Wowi" (così lo chiamano i berlinesi) ebbe la buona idea di dichiarare pubblicamente la propria omosessualità nel corso della precedente campagna elettorale, anticipando qualsiasi tentazione degli avversari di contro-campagna. Famosa la sua frase: "Ich bin schwul, und das ist auch gut so", più o meno "sono omosessuale e va bene così". Ma cinque anni dopo, resta l'unica cosa buona e memorabile della sua esperienza politica. Punta tutto sul fatto che l'opposizione vive una grave crisi di classe dirigente locale. E che una buona fetta di berlinesi dell'Est vive l'illusione del "Good Bye Lenin".

La sconfitta del giorno dopo

In questo bell'articolo, Maurizio Molinari spiega perché Silvio Berlusconi ha perso il dibattito televisivo con Romano Prodi. Molinari è il miglior corrispondente italiano dagli Stati Uniti. Ha fiuto come pochi e una capacità di analisi che, se il Corriere non fosse quella roba che è, se lo sarebbe dovuto accaparrare di corsa al posto di quell'incompetente fazioso di Caretto. Quelle due qualità hanno spinto Molinari a seguire il dibattito televisivo Berlusconi-Prodi accanto ad Alan Abramowitz, politologo e uno dei maggiori storici dei dibattiti presidenziali americani.

Il politologo s'è stupito per il modo in cui Berlusconi ha voluto concludere il suo dibattito: quel messaggio finale nel quale il premier ha mostrato insoddisfazione pubblica per l'andamento del confronto: è stato un autogol. "La sorpresa di Abramowitz - scrive Molinari - si spiega con l'importanza che nelle campagne presidenziali americane ha lo spin, ovvero l'impegno che i team dei due partiti mettono nello spingere i media e l'opinione pubblica a dare subito un giudizio positivo su come è andato il proprio candidato durante il duello". Chiunque sa, conclude il politologo, "che lo spin può essere anche più importante del dibattito stesso", perché da un lato consente di correggere eventuali errori commessi, dall'altro riafferma i messaggi base per l'opinione pubblica, che solo nei giorni successivi consolida la propria impressione.

E' stato dunque nel momento del messaggio finale, quando Berlusconi avrebbe dovuto tirar fuori la sua nuova idea di Italia, il suo sogno da condividere con tutti gli elettori, che è partito il sottile veleno della sconfitta. "Me ne spiaccio". Questa frase che piace tanto a Giuliano Ferrara perché mostrerebbe un Berlusconi per la prima volta sincero, è stata invece la scintilla per uno spin negativo, innescato dal suo stesso attore, per di più a dibattito ancora in corso. Secondo Abramowitz, anche la teoria dell'underdog, cioè la tentazione di un candidato di presentarsi in sofferenza per suscitare empatia con il corpo elettorale, non funziona in caso di un candidato presidente in carica.

Quello che è poi avvenuto nel centrodestra il giorno dopo ha rafforzato questa tendenza. E mentre il fronte opposto ha esaltato in tutti gli aspetti la performance di Romano Prodi (favorito anche dalle minori aspettative che si nutrivano nei suoi confronti), la Casa delle Libertà si è prodotta in un circolo vizioso autolesionista. La concorrenza proporzionale (non si era detto su questo blog che Berlusconi si sarebbe impiccato con la sua stessa legge?) ha portato i due leader alleati a smarcarsi dal premier in difficoltà (peraltro da lui stessa certificata) invece di compattarne l'immagine e l'efficacia. Un disastro. Il pareggio della partita s'è trasformato in una sonora sconfitta negli spogliatoi.

Eppure il centrodestra sostiene di essere più americano degli altri, di ammirare il modello democratico statunitense, di essere più bravo e più telegenico, di utilizzare i sistemi di marketing elettorale più moderni. E' ancora vero? Davvero nessuno, dico nessuno, nell'entourage del presidente, conosceva i meccanismi di un dibattito elettorale all'americana? Perché nessuno è andato in tv, subito dopo, ad avviare lo spin positivo? Perché Forza Italia, invece di preoccuparsi di dividere cencellianamente presenze televisive ai propri candidati ormai sicuri dell'elezione, non ha mandato i suoi uomini migliori nelle trasmissioni del dopo dibattito? Perché il centrodestra è stato rappresentato da Pietrangelo Buttafuoco e Marcello Veneziani? Perché non era stata preparata una strategia con i leader alleati? E perché i leader alleati non si sono morsi la lingua? Davvero sottovalutano la capacità di Berlusconi di bloccare l'evoluzione di un centrodestra post-berlusconiano che sia anche anti-berlusconiano? Perché, insomma, non si è fatto come si fa in America, dove, sempre per usare le parole di Abramowitz, "i più importanti consiglieri dei candidati si precipitavano di fronte alle tv per imprimere subito uno spin favorevole alle immagini appena trasmesse"?

E infine: perché il Cavaliere non si è dotato di uno staff giovane, moderno, capace di cogliere i meccanismi nuovi del confronto politico e di ascoltare e comprendere le viscere di questo paese, che non sono più le stesse degli anni Novanta? Eppure, su come funzionano i dibattiti elettorali negli Usa, sullo spin e su quant'altro, abbiamo scritto fiumi di inchiostro sulle pagine (anche web) di Ideazione. A cosa è servito? A cosa è servito se in campagna elettorale non si è scelto di prendere nello staff un esperto di Stati Uniti come Andrea Mancia, che sul suo blog, ancora ieri, provava a spiegare i meccanismi che governano il fatidico giorno dopo?

mercoledì, marzo 15, 2006

Microsoft e dintorni: alle 18 a Ideazione

Continua la battaglia legale fra Commissione europea e Microsoft. Il DG Concorrenza ha rifiutato la richiesta di Microsoft di un'udienza pubblica, prima dell'imposizione di pesanti sanzioni volte a punire quella che la Commissione ritiene essere l'inadempienza dell'impresa americana rispetto alla decisione antitrust dell'allora Commissario Monti. Il tema sarà al centro di un convegno organizzato oggi dall'Istituto Bruno Leoni assieme alla Fondazione Ideazione a Roma, nel quale verrà presentato "Colpirne uno per educarne cento. Il caso Microsoft e il futuro della concorrenza in Europa", libro curato da Alberto Mingardi e Paolo Zanetto, responsabile dello European Antitrust Watch di IBL, proprio su tale tema.

Alla tavola rotonda, che si terrà nella sede di Ideazione in piazza Sant'Andrea della Valle 6 a partire dalle 18, parteciperanno Alessandro De Nicola (presidente della Adam Smith Society ed editorialista de Il Sole 24 Ore), Andrea Gavosto (chief economist di Telecom Italia), Ettore Gotti Tedeschi (economista e banchiere), e Linda Lanzillotta (presidente della fondazione Glocus). Coordinerà i lavori Paolo Zanetto.

Per l'Occidente, verso la prima manifestazione

Dal manifesto per l'Occidente a una grande manifestazione che rilanci la sfida politica e culturale che i promotori hanno voluto avviare. E che al momento ha consolidato più di 7mila adesioni on-line. Il mondo di internet, specialmente quello dei blog, si è mobilitato con grande determinazione. Da un lato aderendo in tutto o in parte all'appello proposto da Magna Carta e da altre associazioni e riviste tra le quali Ideazione e che vede il presidente del Senato Marcello Pera come front-man; dall'altro movimentando una discussione e un confronto che ha coinvolto anche coloro che a questo appello si oppongono. Dal suo nuovo sito-blog, Marcello Pera avvia la seconda fase dell'iniziativa, preannunciando a breve l'organizzazione della manifestazione pubblica della quale vi terremo informati: tanti, fra i cittadini di TocqueVille, hanno aderito all'appello per l'Occidente e anche a loro è indirizzato l'invito alla mobilitazione e alla partecipazione.

Ecco la lettera di Marcello Pera che si può leggere (assieme al diario elettorale) sul sito-blog marcellopera.it:

"Cari Amici, già più di 7000 persone, dall’Italia e dall’estero, hanno aderito all’Appello per l’Occidente. Non sono un esperto del mondo del web, al quale mi sono accostato con curiosità e volontà di partecipazione. Alcuni miei amici, più “introdotti” mi dicono però che la partecipazione e l’entusiasmo che stanno accompagnando questa iniziativa rappresentano un successo senza precedenti e dimostrano la rilevanza dei temi che stiamo proponendo.
Forse è giunto il momento di organizzare, nelle prossime settimane, una grande manifestazione nazionale per rilanciare la nostra sfida politica e culturale. Dobbiamo far capire a tutti, anche a quanti ci insultano e ci criticano, che il nostro impegno in difesa dell’Occidente è una sfida prioritaria che intende salvaguardare il futuro di una civiltà e dei suoi valori di libertà senza arroganza e senza alcuna chiusura preconcetta.
In questi giorni, tanti di voi mi hanno mandato messaggi e commenti. Li leggo e li apprezzo tutti. Vi invito a continuare questo dialogo diretto, a darmi ulteriori suggerimenti, ad esprimervi anche sull’idea di questa manifestazione che proprio in queste ore sta maturando".
Marcello Pera

Sorpasso: evviva!

(Avvertenza: post da pronunciare in perfetto accento brianzolo, con lieve cadenza arcoriana). Amici, ve lo devo dire, perché davvero non posso trattenermi, non posso trattenermi dal dirvelo e dal comunicarvelo per gioire insieme a voi: Repubblica ha superato il Corriere. Evviva!".

Sperimentazioni

"Londra. Due uomini versano in condizioni critiche e altri quattro sono gravi dopo aver partecipato a Londra ad un test clinico per la messa in commercio di un nuovo farmaco. Lo ha reso noto una fonte ospedaliera". Per chi crede ciecamente nella verità della scienza medica e nel disinteresse ecumenico del mondo farmaceutico, si legga questa roba qua.

Cerco un centro di gravità elettorale

Su TocqueVille trovate i live-blogging, i commenti, le analisi, i riassunti, gli appunti, gli zibaldoni, insomma tutto quello che vorreste sapere sul primo round Berlusconi-Prodi, che oltre 16 milioni di telespettatori hanno seguito ieri sera su Rai Uno. Chi volesse rivederlo, può cliccare qui, su Rai Net News. Tutto (o quasi tutto) quello che si doveva e si poteva dire a caldo è stato scritto e detto, e le impressioni così varie che i blogger di TocqueVille ci hanno proposto testimoniano quanto questa comunità stia crescendo, giorno dopo giorno, in qualità oltre che in quantità.

Qui ci limitiamo, in un primo commento a freddo, a un aspetto particolare che esula dal giudizio su chi ha vinto e chi ha perso. Nessuno dei due contendenti sembrava, nel fondo, se stesso. Alcuni hanno addirittura notato un inedito scambio di ruoli, con Prodi nei panni del sognatore (il premier avrebbe poi detto nel "dopo partita": sembrava volesse governare la Svizzera) e Berlusconi in quelle dell'uomo di governo competente (scontata la battuta del professore: se il premier dà i numeri...).

Prodi è sembrato meno preciso su dati e fatti, ha girato molto alla larga, ha evitato di concedere troppo al proprio elettorato di sinistra, ha giocato sulla retorica del paese unito, da condurre assieme, da accompagnare verso sviluppo e ripresa. Debole su tasse e controllo sociale (torneremo sull'abberrante ipotesi dei sei mesi di servizio civile) ha imputato all'avversario l'eccessiva aggressività e la ricerca dello scontro ad ogni costo con le parti sociali, i sindacati, le istituzioni territoriali, la parte politica che non la pensa come lui.

Al contrario Berlusconi è stato fin troppo generoso di numeri e percentuali (disegnando cifre sui fogli di carta come per fissare visivamente una tabella di impegni sostenuti) e ha difeso con puntiglio le azioni del suo governo senza preoccuparsi che i soldi spesi potessero irritare la fascia del suo elettorato più sensibile alla riduzione del peso dello Stato nell'economia e nella società. Ha assunto il ruolo del premier che sa e che spiega, cercando di dissipare l'accusa dell'opposizione di non curare le questioni del paese ma solo i propri interessi personali.

Entrambi, dunque, hanno cercato di sfruttare questo primo confronto per andare a recuperare il consenso in quella percentuale di indecisi (alcuni sondaggi stimano questa fascia al 25 per cento) che alla fine determineranno l'esito del voto. Hanno già dato per scontato di aver consolidato il consenso all'interno del proprio elettorato e puntano a raccogliere quanto più possibile tra coloro che devono ancora decidere. Da come hanno impostato il dibattito, scegliendo di indossare panni non proprio congeniali alla loro personalità, è evidente che i loro spin doctor sono convinti che questa fascia di indecisi, almeno quella che andrà a votare abbandonando il lido dell'astensione, si trova al centro della geografia politica e sociale del paese. Prodi ha provato a rassicurarli prospettando un governo più consociativo, che dialogherà con tutti e che produrrà pochi strappi nel tessuto del paese (il sogno dell'armonia e della felicità). Berlusconi li ha rassicurati mostrando una competenza specifica sui problemi e una sicurezza su quello che si dovrà fare nella continuità dell'azione di governo (la retorica del governo del fare temperata dall'esperienza di cinque anni).

Quanto questi messaggi abbiano centrato il target comune che i due contendenti volevano agganciare è il vero nodo che decreterà la vittoria nel primo round. Lo sapremo solo nei prossimi giorni, a voci spente, a commenti conclusi, a vociare smussato.

martedì, marzo 14, 2006

Al voto per difendere la libertà

Comunione e Liberazione si schiera nelle prossime elezioni politiche di aprile, prendendo posizione per il centrodestra. Non mancano critiche all'operato del governo Berlusconi, critiche che su questo blog condividiamo e che puntualmente anche noi riversiamo sulla Casa delle Libertà assieme alla convinzione di dover creare un ricambio generazionale e una diversa selezione della classe dirigente politica e parlamentare. E tuttavia le questioni di fondo restano quelle sulle quali misurare una scelta di principio, anche perché neppure il centrosinistra sembra avere una classe dirigente all'altezza dei compiti gravosi del momento. Allora, a questo punto, come scritto sull'ultimo editoriale di Ideazione, si vota tenendo ben presente la vera posta in gioco. Ecco il testo ufficiale della dichiarazione (qui scaricabile in Pdf):

"Il voto del 9 e 10 aprile porterà più o meno libertà per tutti? Nello schieramento di centrosinistra prevalgono correnti radicali e massimaliste che mettono a tacere le posizioni moderate, che pur ci sono. Infatti:

Sulla vita, la Rosa nel pugno e altri esponenti della sinistra preannunciano leggi a favore dell’eutanasia, insieme a scelte più permissive nei confronti dell’aborto e della sperimentazione sugli embrioni, senza alcun rispetto per la dignità dell’uomo e della volontà popolare.

Sulla famiglia, una legislazione a favore di pacs e coppie di fatto tra persone dello stesso sesso rischia di snaturare il concetto stesso di famiglia e il suo valore civile.

Sulla scuola, si preannuncia un rilancio della burocrazia statalista nella scuola e nell’università e un arresto della pur precaria parità tra scuola statale e non statale.

Sull’economia, col pretesto della crisi, al di là delle dichiarazioni di facciata, nel programma si prefigura un rilancio dello statalismo più rigido, il ridimensionamento se non l’abolizione della legge Biagi, la promessa di privilegi a gruppi sindacali e ad imprese incapaci di competizione internazionale, un rilancio delle partecipazioni statali, oggi divenute regionali o comunali. Si demonizza o si ignora la piccola e media impresa, il credito a servizio della gente. Dando ascolto a egoismi locali, si bloccheranno o si ritarderanno grandi opere necessarie per mantenere l’Italia legata al resto dell’Europa e per lo sviluppo. L’ambiguità sulla Tav ne è un esempio eloquente.

Sulla politica internazionale, per garantirsi il consenso della sinistra estrema non si emargina con chiarezza chi esalta il terrorismo fondamentalista e fomenta un odio di principio contro Stati Uniti e Israele. In tema di immigrazione, con grave irresponsabilità si predica un’apertura indiscriminata senza chiedersi che ne sarà di chi entra in Italia.

Certo, l’attuale governo non ha raggiunto tutti i risultati che si prefiggeva. Né mancano i conflitti di interesse. Tuttavia una cosa è certa: l’azione del centrodestra non ha l’intenzione di bloccare la libertà e la responsabilità dei singoli, la ripresa della piccola e media impresa e il riorganizzarsi della società dal basso per rispondere ai propri bisogni. L’attuale maggioranza, se non favorisce, tuttavia non penalizza - almeno sul piano del principio - il rilancio di un’educazione da parte di gruppi e settori sociali che credono nel valore della persona e che scommettono sulla sua libertà. La riforma del mercato del lavoro, le politiche per i distretti, la legge sull’impresa sociale, il “più dai meno versi” e il cinque per mille per non profit e ricerca sono segnali di una giusta direzione. La prospettiva di un rinnovato sviluppo e di una reale solidarietà sta nella capacità dei cittadini italiani di riprendere vigore e forza ideale, ridando vita a una tradizione in cui la persona e le realtà associative siano protagoniste.

Voteremo centrodestra. Un voto per difendere la libertà di tutti: delle persone, delle realtà educative e sociali, delle imprese. E della Chiesa, quella «entità etnica sui generis» che difende il valore della vita umana, educa alla carità e sostiene la speranza del futuro".

lunedì, marzo 13, 2006

Senza il Corriere... è meglio così

Non è così
che passo i giorni baby
come stai
sei stata lì
e adesso torni lady
hey con chi stai
Io sto qui
e guardo il mare
sto con me
mi faccio anche da mangiare
si è così
ridi pure
ma non ho più paure
di restare
Senza il Corriere
come siamo lontani
Senza il Corriere
sto bene anche domani
Senza il Corriere
che m'ha fatto morir
Senza il Corriere
è meglio così.

domenica, marzo 12, 2006

Letta Enrico, il giovane che ama il passato

In un articolo di Giuseppe Pennisi, pubblicato da ideazione.com, ecco come il giovane Enrico Letta vuol portarci indietro nel tempo in tema di politiche per il Mezzogiorno:

"Sala Capranica, un tempo cinema di priva visione, adesso spazio tuttofare. I manifesti annunciano “La Traviata”, “Il Rigoletto” e “Madama Butterfly” messe in scena da una compagnia di giovani (l’Aulico). In effetti, si tiene un convegno su “Una politica economica per i distretti industriali”, in occasione della presentazione di un volume collettaneo sul tema. La platea è piena, non solo di funzionari dell’Ice e del ministero Attività Produttive ma anche di esponenti dei distretti e di esperti dei vari settori (industria, finanza, logistica). Dopo una nutrita mattinata di interventi, una tavola rotonda di cinque politici ed un industriale. Siamo in campagna elettorale; dunque, si scivola facilmente in politica. Enrico Letta, europarlamentare ma soprattutto leader della Margherita e nella passata legislatura titolare dei dicasteri del Commercio con l’estero e dell’Industria, ora fusi in Attività Produttive, lancia, in tono pacato ma severo, una critica di fondo alla strategia seguita dall’esecutivo e dal Parlamento che hanno governato negli ultimi cinque anni [... continua su ideazione.com].

sabato, marzo 11, 2006

Il Giornale anticipa il numero di Ideazione

Allora, se siete anche voi orfani del Corriere della Sera, oggi compratevi il Giornale che offre una bella pagina di anticipazione sul prossimo numero di Ideazione (in edicola a partire da questi giorni). Ecco l'inizio dell'articolo:
«Relazioni pericolose». È questo il titolo dell'ultimo numero di Ideazione. La rivista di cultura politica più influente e diffusa dell'area liberale, esamina in sei punti il rapporto della sinistra italiana con lo Stato e la società civile. Sei punti che il Giornale anticipa in questa pagina monografica estrapolando dai saggi di Francesco Forte, Arturo Diaconale, Cristiana Vivenzio, Nicolò Zanon, Alessandro Bezzi e Giovanni Orsina, alcuni passi significativi. I settori presi in esame da Ideazione sono le banche, la magistratura, la burocrazia, il territorio, l'informazione e la cultura. Il dato che emerge è quello della pervasività del potere della sinistra italiana, la sua ramificazione, la sua capacità di moltiplicarsi nel tessuto sociale. Le analisi proposte non si limitano a fotografare la realtà, ma ne propongono gli sviluppi in caso di affermazione dell'Unione nella competizione elettorale.

Piazza Montecitorio, 10 aprile?

Oggi l'estrema sinistra ha manifestato a Milano contro un corteo dell'estrema destra. Lo ha fatto non civilmente ma mettendo a ferro e fuoco il centro cittadino. Aspettiamo che Franco Caruso prenda le distanze senza troppi distinguo. Protesta sì, incidenti no. O no?

giovedì, marzo 09, 2006

Emporion: il mercato e i suoi nemici

Il mercato e i suoi nemici
di Massimo Lo Cicero

Nel dicembre del 2005 si è tenuta, ad Hong Kong, la sesta conferenza mondiale del Word Trade Organization nella speranza, poco esaudita, di dare un assetto più compiuto ai temi della Doha Development Agenda e definire adeguatamente l’insieme dei problemi collegati alla relazione tra paesi ricchi e paesi poveri, nello spirito di uno sviluppo ordinato, e reciprocamente vantaggioso, degli scambi sulla scena del mercato globale. Evidentemente la questione del libero scambio rappresenta solo un tassello di un equilibrio, più largo e più complesso, che riguarda la geopolitica del mondo e la stabilità di lungo periodo di un processo di crescita che possa allargare la dimensione mondiale delle risorse prodotte e, contestualmente, garantire una equa distribuzione del benessere mondiale che quella espansione della produzione consente di allargare [... continua su Emporion].

mercoledì, marzo 08, 2006

Fassino, il ciclostile e il virus della mielaria

Piero Fassino (Ds): "Esprimo solidarietà al direttore del Corriere della Sera, attaccato brutalmente dalla destra per l'editoriale di stamani". Queste, invece, le piuttosto tranquille reazioni dei politici del centrodestra. Un po' moscio come "brutale attacco della destra". Sembra che Fassino sia rimasto ai tempi del ciclostile e dei picchetti a Mirafiori: sarà che l'aria da Sessantotto innescata da Paolo Mieli li sta contagiando tutti. E' il virus della Mielaria che ieri aveva beccato pure l'illustre semiologo Umberto Eco.

Boicottate il Corrierino

In genere non ci piace invitare al boicottaggio. Ma questa volta aderiamo con simpatia alla campagna partita da The Right Nation. Perché una cosa è indicare con un endorsement il giorno prima del voto la parte politica che si appoggia alle elezioni, un'altra è schierare con un mese di anticipo il proprio giornale "indipendente" in campagna elettorale. Ce n'est q'un debut?

Endorsement rosapugnante

Da Andrea's Version:

I radicali ci sono quasi parenti. Li amiamo, li adoriamo, amiamo Pannella, stravediamo per la Bonino, ci chiediamo ancora come sia venuto al mondo un tipo come Capezzone ma ci taglieremmo il braccio destro, o forse è meglio il sinistro, se solo gli servisse, passiamo sopra al fatto che sia transitato da quelle parti anche quel nontiscordardimé che risponde al nome di Teodori, ricordiamo con tutto l’affetto Spadaccia, non parliamo di Adelaide Aglietta, di Maria Teresa Di Lascia e di Luca Coscioni ci commuove solo il nome di papà Roccella, Adele Faccio ce l’abbiamo qui, e abbiamo qui Cicciomessere, Sergio Stanzani, l’imbattibile Mellini, Negri il precoce (non quello dell’Impero, quello è più tardivo), il giovane Rutelli (pardon) e il magnifico Bordin. E tutti, tutti quanti. Non sarà certo qualche milionata di embrioni a mettere fumo tra noi e loro. Sono diventati rosapugnoni come li chiama Vincino? Ci piace anche quello. Votateli, se lo meritano. Lo dice anche Mieli. Se lo merita la loro storia, la loro vivacità, la loro intelligenza, la loro generosità senza riserve. Tenete solo presente che se votate loro vi resta sui coglioni anche Umberto Eco.