sabato, marzo 31, 2007

Il declino non è un destino

Leeds e Newcastle descrivono la rinascita delle vecchie e depresse città industriali inglesi, all'insegna della cultura, del design e dei servizi. Gli scenari dei film di Ken Loach non esistono più. Adesso l'Europa cult passa da questo spicchio di Gran Bretagna che ha saputo reinventarsi.

In Apple we trust

Alle porte di Roma apre il primo megastore europeo.

venerdì, marzo 30, 2007

Reset, don't do it

"Il presidente ci ha come resettato il cervello. Ripulito, ecco" (Elisabetta Gardini al termine dell'assemblea dei parlamentari della CdL). Fortuna che da un po' ho cambiato canale e poi spento il televisore. Io non voglio essere resettato.

Cosa volete di più? Un lucano

Alla consueta difficoltà di raccontare all'estero i bizantinismi della politica italiana, adesso si aggiunge quella di spiegare dove si trova Potenza.

Salari

In Italia sono fra i più bassi d'Europa. Questa statistica può spiegare parte del malessere che si vive nel nostro paese.

Via Appia

Da Roma a Brindisi. Chilometri di storia. Poi, chi vuole, s'imbarca per la Grecia seguendo un'altro tragitto storico, la via Egnatia. L'intero percorso, in futuro, dovrebbe essere parte integrante del Corridoio 8.

Ragoburgo

Da San Pietroburgo con furore. Un blog tutto da leggere.

giovedì, marzo 29, 2007

Muy obrigado

Capita raramente di leggere delle recensioni al proprio blog così gentili come quella apparsa sul sito Mirosalento (in basso a sinistra). Non conosco l'autore ma voglio ringraziarlo qui, pubblicamente. E perché no, dargli appuntamento a Berlino. Da salentino, ho dato anche un'occhiata al sito: ho visto con piacere che si occupa molto di ambiente e, soprattutto, che prende posizione contro il rigassificatore della mia Brindisi. E tanto mi basta per associarlo virtualmente a Walking Class. Approfitto per rilanciare un mio vecchio racconto on the road sul Salento, che faceva parte di un numero di Ideazione dedicato alle vacanze estive. Magari, convinco ancora qualcuno ad andarci: per Pasqua è anche molto conveniente, c'è meno gente ed è molto bella anche la zona più a Nord, nelle ultime propaggini delle Murge, tra Ostuni, Cisternino e Martina Franca.

Tutti in fila sul Reno

Sembra una storia di ordinaria follia autostradale. E invece si svolge sulle acque navigabili del Reno. Un incidente ha coinvolto domenica scorsa una nave container e i lavori per porvi rimedio hanno bloccato il traffico lungo il fiume. Interrotti i collegamenti nord-sud su uno dei corridoi di trasporto più efficenti del Continente. Centinaia di capitani, con le loro chiatte, restano attraccati alle rive, in attesa di poter riprendere il viaggio. Al terminale fluviale di Rotterdam, da giorni gli operatori attendono inutilmente che qualcuno si faccia vivo. In più ci sono complicazioni e non si sa se la previsione di far ripartire il traffico domani sarà rispettata.

Sotto accusa i "Flatrate Party"

Ricordate la vicenda del sedicenne berlinese in coma dopo aver bevuto 52 bicchieri di Tequila in una kneipe? Ne avevamo parlato qui. Beh, dopo un mese di coma, il ragazzo è morto. E ora sotto accusa sono i cosiddetti "Flatrate Party", feste pubbliche dove paghi il biglietto d'ingresso e bevi finché vuoi e puoi... finché morte non ti separi.

Berlino-Monaco di Baviera 1-0

Certo se Bruno avesse potuto scavallare le Alpi, sfuggire alla Baviera, scendere a valle, incamminarsi per la pianura, dissetarsi sulla Sprea e affracciarsi dalle parti dello zoo di Berlino, forse se la sarebbe cavata.

Monte Athos

Dopo "el pronunciamiento" della Cei ai politici cattolici, un pezzo di Roma si trasforma da Monte Citorio in Monte Athos (la foto, ovviamente, è di walking class, e finisce di diritto nella sezione Walking Photo).

Ideazione va in Egitto

Bella l'idea di Barbara e Domenico di rinforzare la presenza online di Ideazione, accompagnando articoli veloci e attuali al cambio della grafica e alla pubblicazione in differita di tutti i contributi della rivista cartacea. Così, il sito che è divenuto di fatto una vera e propria biblioteca digitale di quanto prodotto in quattordici anni dal mondo di Ideazione, torna ad arricchirsi di una presenza quasi quotidiana. La nuova sezione si chiama Ideazione Daily e ieri pubblicava un pregevole articolo di Federico Punzi sulle recenti vicende egiziane: Mubarak blinda il regime.

Sono tornati i campioni

mercoledì, marzo 28, 2007

Das Leben der Anderen

Utilizzo il titolo del film tedesco del momento, quello sulla Stasi che ha vinto l'Oscar per il miglior film straniero nell'ultima edizione e che tra giorni sbarcherà nelle sale italiane con il titolo "Le vite degli altri", per annunciare l'apertura di una mostra molto singolare a Berlino. Si tratta di "Inhaftiert in Hohenschönhausen - Zeugnisse politischer Verfolgung" ("Incarcerati in Hohenschönhausen - Testimonianze di una persecuzione politica"), che si tiene nelle stanze delle vecchie prigioni della Stasi di Hohenschönhausen, un distretto a nord-est della capitale. In mostra gli oggetti che rappresentavano il vissuto quotidiano dei prigionieri politici ai tempi della DDR. Il complesso di Hohenschönhausen era uno dei più oscuri di tutta la Germania Est, costituito dalle carceri vere e proprie e da altri locali di servizio: un quartiere blindato in piena regola, cinto da alte mura e sorvegliato da telecamere e circuiti di allarme e sicurezza. Demolito dopo la caduta del muro, si è riusciti a salvare solo la prigione che oggi si può visitare con una modica cifra per non dimenticare. Questo è il link alla Fondazione Hohenschönhausen, questo il dettagliato e recente racconto di viaggio dal blog Viaggio sentimentale di un folletto, questa la recensione del Tagesspiegel alla mostra.

Se n'è andato Yan Yan

Mentre tutte le telecamere continuano ad occuparsi di Knut, nello zoo di Berlino è morto Yan Yan, il panda cinese di 22 anni. Il direttore dello zoo respinge le accuse un po' speciose che oggi gli piovono addosso: tutti concentrati su Knut, allo zoo ci si è dimenticati di Yan Yan. Non è vero, ribatte il direttore, il panda stava benissimo e la sua salute non destava alcuna preoccupazione: purtroppo gli animali, come gli uomini, nascono e muoiono. Adesso il destino del corpo del panda è oggetto di una vicenda burocratica un po' ridicola. Tecnicamente, l'animale apparteneva al governo cinese (fu un regalo di Pechino alla città di Berlino) e precisamente al ministero dei Beni forestali: ad esso i solerti funzionari dello zoo hanno fatto recapitare la ferale notizia della morte attraverso l'ambasciata cinese. Ora si attende il responso di Pechino: se vorranno indietro il cadavere, lo zoo provvederà a impacchettarlo e a spedirglielo in aereo. Altrimenti finirà nel museo naturale della capitale tedesca, imbalsamato a fianco del suo predecessore Tien Tien. Tutto questo spiegato molto seriamente, a nessuno scappa da ridere. Nel frattempo la nuova star Knut, approfittando della tiepida primavera berlinese, non passa giorno senza pavoneggiarsi all'aria aperta davanti ai suoi fan plaudenti.

Italiani a Bruxelles

Ci facciamo sempre riconoscere.

Il ritorno della locomotiva tedesca

Al successo di Angela Merkel in politica estera non si accompagna, per ora, un uguale successo in politica interna. Certo, la sua popolarità è molto cresciuta anche in patria e la CDU sembra passarsela un po' meglio dell'SPD, almeno nei sondaggi. La cancelliera, poi, sta giocando abilmente tutte le sue carte moderate, provando a rosicchiare un po' di consenso "centrista" agli alleati-rivali socialdemocratici. Eppure, come racconta l'Economist, a casa i compiti sono ancora tanti e i risultati, in termini di riforme, ancora pochi.

Angela Merkel, però, ha dalla sua la fortuna di cavalcare un mometo entusiasmante per l'economia del paese. Le riforme imposte negli anni passati dalle stesse imprese al prezzo di una dolorosa ristrutturazione (e solo nella fase finale accompagnate dalle politiche del governo di Gerhard Schröder), hanno rimesso in carreggiata il possente apparato industriale tedesco che pompa lavoro e produzione a ritmo continuo. La ricetta? Ce la raccontano Carlo Bastasin e Marina Verna sulla Stampa: moderazione salariale, diversificazione internazionale della produzione, riforme al mercato del lavoro. Azioni che sono state accompagnate da un sindacato responsabile e attutite da un welfare state che, nonostante i problemi, è ancora utile ed efficente. Dopo anni di crisi è giunta la crescita dell'export, quella della produzione e addirittura dell'occupazione. Solo che, questa volta, la locomotiva va ma i vagoni europei non corrono dietro tutti alla stessa maniera. La Germania è diventata competitiva anche sul mercato interno europeo e traina solo i comparti aziendali che hanno puntato sull'innovazione. Chi resta indietro, viene fagocitato. Insomma, la Germania promette un periodo di crescita lungo un decennio a tassi superiori a quelli degli Stati Uniti. Ma vi si potrà agganciare solo chi avrà le carte in regola.

In un post che parla della vecchia querelle sulle 35 ore, Carletto Darwin ci offre, dall'interno del sistema produttivo tedesco, un'idea di come si stanno facendo il mazzo lì. E se il governo di Grosse Koalition accompagna politicamente le riforme e non compie l'errore temporale di Schröder, allora la crescita tedesca potrà essere qualitativamente ancora più solida.

Italia, si apre una nuova stagione politica

Capolavoro tattico di D'Alema al Senato. Certo, aveva a che fare con quelle "creature" che sono i senatori dell'ex Casa della Libertà, però lui e la Finocchiaro se li sono messi tutti nel polsino della camicia. Un po' di tempo fa, osservavo che fare politica con la panza, invece che con la testa, porta a prendere le panzate: questa volta avevano anche tolto l'acqua dalla piscina. Sarà difficile che possano rianimare il centrodestra gli estremismi dei teocon, le rabbiosità para-leghiste che piacciono ai giornali populistici d'area o gli egoismi che contornano l'asfittico progetto del partito unico. Il panorama politico italiano è in movimento, caotico, irrequieto, senza una direzione chiara, ma in movimento. Si è chiusa una stagione e siamo entrati in una fase di cambiamento: di fatto è la transizione della transizione, perché questa Seconda Repubblica è stata sempre un magma instabile.

Non resta che ridere. E se Jena-Barenghi solletica D'Alema con due righe sulla Stampa ("ha parlato tanto ma questa volta non è riuscito a far cadere il governo"), Andrea Marcenaro fulmina sul Foglio i panzari del centrodestra: "Ditelo pure, voi. Dite pure che con l’astensione del centrodestra sull’Afghanistan il governo si è rafforzato e il centrodestra stesso si è indebolito. Ma noi risponderemo che la cosa più importante era riprendere la testa del nostro popolo che voleva travolgere Prodi. E l’abbiamo ripresa. Dite pure che il modo bislacco e ubriachesco con cui si è arrivati alla scelta ha compattato quelli che fin lì risultavano divisi e ha diviso quelli che fin lì sembravano compatti. Ma noi risponderemo che la cosa più importante era riprendere la testa del nostro popolo. E l’abbiamo ripresa. E aggiungete pure, sempre voi, sempre i soliti, che quella di votare contro si è rivelata una testimonianza ambigua, incomprensibile, velleitaria. E che meglio Casini, allora, e che siamo soltanto dei dilettanti, e che non mastichiamo niente di politica. Ma noi risponderemo per la terza volta che la cosa più importante era riprendere la testa del nostro popolo. E noi l’abbiamo ripresa, la testa del nostro popolo. E l’abbiamo riaperta. E dentro non c’era di nuovo un cazzo".

martedì, marzo 27, 2007

The End

Ogni fine regime ha il suo immaginario. Da Tangentopoli a Vallettopoli, così tramonta la Seconda Repubblica. Non la rimpiangeremo.

L'ultima copia di Life

Per la storica rivista fotografica che ha raccontato l'America del Novecento si chiudono i battenti. Il poderoso archivio passa sul web.

The Great Coalition

O, come altri la chiamano, Grand Coalition. Insomma è una versione anglosassone di quelle grandi coalizioni che tanto vanno di moda di questi tempi in Europa. Ma quella che sta per nascere a Belfast è grande davvero. Otto minuti dopo mezzogiorno, il reverendo Ian Paisley, leader del partito unionista DUP, si è presentato davanti alle telecamere per annunciare di essersi accordato con il nemico storico, Gerry Adams presidente del cattolico Sinn Fein, per formare un governo comune che dall'8 maggio reggerà le sorti dell'Irlanda del Nord. Notizie e approfondimenti su: BBC, Belfast Telegraph, The Times, The Guardian, The Irish Times, Corriere della Sera. In più due reportage da Ideazione scritti negli anni passati: uno mio, più breve, del luglio 2001 e uno più lungo di Giuseppe De Bellis pubblicato nel settembre 2005.

Nel paese dei Prosperini

La Polonia sta diventando un vero e proprio caso all'interno dell'Unione Europea. In molti post abbiamo già parlato degli imbarazzi quotidiani offerti dal governo populista e reazionario dei gemelli Kaczynski, attenuati solo dalla pazienza e dalla diplomazia di Angela Merkel. Imbarazzi tali che, oltre un anno fa, lo stesso Vaticano dovette intervenire per ammonire il governo e limitare l'influenza ideologica che su alcuni ministri ha la struttura mediatica di Radio Maria (che nulla ha a che fare con la Radio Maria italiana e che spesso incita all'antisemitismo e all'odio razziale). Moniti vaticani che, tuttavia, non sembrano avere alcuna deterrenza nei confronti dei politici più estremi.

Il ministro dell'Istruzione, Roman Giertych, ha infatti appena lanciato la proposta di bandire e vietare nelle scuole del paese qualsiasi accenno all'omosessualità. E questo per difendere la gioventù polacca da quella che lo stesso Giertych chiama "propaganda omosessuale" in nome di una malintesa difesa della famiglia (questo linguaggio vi ricorda qualcosa?). Gay e lesbiche, semplicemente, non esistono. Per legge. Parola di ministro. Si può ormai parlare di deriva. Che sembra non arrestarsi neppure di fronte al calo di consensi che circonda il governo di Miroslaw Kaczynski, battuto nelle ultime elezioni amministrative e sempre più in calo di consensi in una Polonia sì cattolica ma per nulla bigotta. Vorrà dire che Gianfranco Fini ha trovato il luogo dove spedire quell'assessore lombardo Prosperini appena espulso da An per aver proposto la garrota per i gay.

Fiera di Lipsia, a tutto Est

Come riportavamo qualche giorno fa, la Fiera del libro di Lipsia (che si è appena conclusa con buon successo di pubblico e critica) è forse l'appuntamento principale per aggiornarsi sulla pubblicistica dell'Europa centro-orientale e sud-orientale. La Germania si afferma sempre di più come il crocevia politico, economico e soprattutto culturale di questo "traffico" Est-Ovest che ormai innerva il corpo dell'Europa contemporanea. Il sito della tv franco-tedesca Arte ci offre una pagina speciale (in tedesco) dedicata proprio alle ultime novità est-europee presentate alla Fiera di Lipsia.

domenica, marzo 25, 2007

Dichiarazione di Berlino

"L'Europa è stata per secoli una idea, una speranza di pace e comprensione. Questa speranza ha trovato conferma. L'unità europea ci ha portato pace e benessere. Ci ha donato affinità e ci ha fatto superare contrasti. Ogni paese membro ha contribuito a riunificare l'Europa e a rafforzare democrazia e stato di diritto. Dobbiamo ringraziare l'amore per la libertà dei popoli dell'Europa centrorientale se oggi è stata definitivamente superata la divisione innaturale dell'Europa. Con l'unità europea abbiamo tratto le lezioni dalle sanguinose contrapposizioni e dalla storia piena di sofferenze. Oggi noi viviamo insieme come mai era stato possibile prima. Noi cittadine e cittadini dell'Unione europea siamo uniti nella nostra fortuna.

I - Noi realizziamo nell'Unione europea i nostri comuni ideali: per noi al centro vi è l'uomo. La sua dignità è inviolabile. I suoi diritti sono inalienabili. Donne e uomini hanno gli stessi diritti.
Noi abbiamo come obiettivo la pace e la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, il rispetto reciproco e la responsabilità, il benessere e la sicurezza, la tolleranza e la partecipazione, la giustizia e la solidarietà.
Noi viviamo e operiamo insieme nell'Unione europea in una maniera straordinaria. Ciò si esprime nella convivenza democratica degli stati membri e delle istituzioni europee.
L'Unione europea si basa sull'uguaglianza e relazioni solidali. Così rendiamo possibile un giusto equilibrio di interessi fra gli stati membri.
Noi preserviamo nell'Unione europea l'autonomia e le molteplici tradizioni dei loro paesi membri. Le frontiere aperte e la vivace varietà di lingue, culture e regioni ci arricchiscono. Molti obiettivi li possiamo raggiungere non da soli ma soltanto insieme. L'Unione europea, gli stati membri e le loro regioni e comuni si dividono i compiti.

II - Noi siamo di fronte a grandi sfide, che non si fermano alle frontiere nazionali. L'Unione europea è la nostra risposta ad esse. Solo insieme possiamo conservare anche in futuro il nostro ideale sociale europeo, per il benessere di tutte le cittadine e i cittadini dell'Unione europea. Questo modello europeo unisce successo economico e responsabilità sociale. Il mercato comune e l'Euro ci rendono forti. In tal modo noi possiamo formare secondo i nostri concetti e valori la crescente interdipendenza dell'economia a livello mondiale e la sempre più intensa competitività sui mercati internazionali. La ricchezza dell'Europa è nel sapere e nella capacità delle sue persone: questa è la chiave per la crescita, l'occupazione e la coesione sociale.
Noi combatteremo insieme il terrorismo, la criminalità organizzata e l'immigrazione illegale. I diritti civili e di libertà li difenderemo anche lottando contro i loro nemici. Razzismo e xenofobia non dovranno più avere una chance.
Noi ci impegniamo affinchè i conflitti nel mondo vengano risolti pacificamente e le persone non siano vittime di guerre, terrorismo o violenza. L'Unione europea vuole favorire libertà e sviluppo nel mondo. Noi vogliamo reprimere povertà, fame e malattie. in questo vogliamo anche per il futuro assumere un ruolo guida.
Noi vogliamo andare avanti insieme nella politica energetica e nella difesa del clima, e dare il nostro contributo affinchè venga scongiurato il mutamento climatico.

III - L'Unione europea vive anche in futuro della sua apertura e della volontà dei suoi paesi membri, e al tempo stesso a consolidare lo sviluppo interno dell'Unione europea.
L'Unione europea continuerà a favorire la democrazia, la stabilità e il benessere al di là dei suoi confini. Con l'unità europea è divenuto realtà un sogno delle passate generazioni. La nostra storia ci ammonisce a difendere tale fortuna per le future generazioni. A questo scopo dobbiamo rinnovare di continuo la forma dell'Europa in conformità ai tempi. E per questo oggi, 50 anni dopo la firma dei Trattati di Roma, noi siamo uniti nell'obiettivo di porre l'Unione europea fino alle elezioni del parlamento europeo nel 2009 su una rinnovata base comune. Poichè noi sappiamo: l'Europa è il nostro comune futuro".

Berlino, 25 marzo 2007

Glielo Dico o no?

Avezzano bel suol d'amore.

sabato, marzo 24, 2007

Ode alla gioia, Ode an die Freude

Right or wrong, my country

La lezione di Angela Merkel

Angela Merkel sta dando, in questi giorni, una lezione di politica e di pragmatismo a molti politici europei e, per quel che ci riguarda, a tantissimi politici italiani. Ha preso per mano un'Europa fragile dal punto di vista politico, lacerata da dibattiti ideologici sull'ingresso di nuovi paesi, sfibrata da divisioni su grandi e piccoli problemi e, senza lanciare proclami altisonanti, s'è messa a ritessere pazientemente la tela. Aiutata dal lavoro paziente e infaticabile dei funzionari dell'Auswärtiges Amt (la Farnesina berlinese), la cancelliera ha riavviato il processo di integrazione dopo mesi di stallo. Non s'è lasciata condizionare dalle incognite delle elezioni in Francia, non s'è inventata un'Europa ideale come aveva fatto Tony Blair: ha lavorato su quella che c'è, assecondandone i tempi, aggirandone i conflitti, smussandone i contrasti, attingendo insomma al meglio della tradizione politica continentale. La Dichiarazione di Berlino non è la ratifica della Costituzione europea, che sarebbe stato un obiettivo irrealizzabile, ma è il rilancio dell'azione verso quell'obiettivo. L'Unione Europea, nonostante tutte le critiche che possono e devono essere mosse, rappresenta il caso di maggior successo di esportazione della democrazia degli ultimi decenni. E la riunificazione (o l'allargamento) - oggi tanto vituperata dalle destre euroscettiche - oltre ad aver recuperato popoli e nazioni dalle macerie del comunismo, ha aperto una stagione nuova ed entusiasmante che è percepibile in pieno alzando le chiappe dalla sedia e facendosi un viaggio in questi nuovi paesi.

La politica italiana vive nei confronti dell'Europa un doppio inganno. Con le ovvie eccezioni, la sinistra abbonda nella retorica europeista, ignorando o fingendo di ignorare che la costruzione europea è un processo lungo e faticoso, litigioso e conflittuale, nel quale i passi in avanti sono più il prodotto di compromessi scaturiti da furibonde trattative, nelle quali ogni paese fa valere al meglio i propri interessi. La destra, sempre con le dovute eccezioni, è preda di un euroscetticismo infantile, fatto di luoghi comuni non verificati, di populismo antipolitico, di demagogia a buon mercato (e a poche letture). Questa destra, che prende a modello il partito popolare per proprie future evoluzioni, da quella tradizione si stacca nettamente e anzi la considera molle, moscia... mi verrebbe da dire meticcia (e ora vi spiegherò perché).

L'Italia politica (la sinistra ma ancor più la destra) non ascolta la lezione di Angela Merkel. E per i nostri conservatori la cosa è ancor più grave, perché questa lezione viene da una leader che - almeno nominalmente - appartiene allo stesso schieramento cui aderisce gran parte della Casa delle libertà. Una destra nata sulla parola d'ordine del pragmatismo, sull'Europa si riscopre ideologica ed estremista. Dispiace dunque leggere sul Giornale di ieri un articolo di Marcello Pera, ex figura istituzionale del nostro paese e capo di una fondazione culturale che aderisce al network europeo del Ppe, nel quale si usano toni poco diplomatici per ribadire una serie di concetti - sempre quelli, perdita di identità, laicismo, scristianizzazione, porte spalancate all'immigrazione (l'Europa meticcia proprio non gli va giù) eccetera eccetera - che in Europa affiorano sulle labbra di politici iscritti ai gruppi delle minoranze più euroscettiche. Ci sono sempre gli stessi slogan, come quello sull'eurocrazia e mai ad andarsi a vedere un po' di dati, giusto per fondare su qualcosa di certo le proprie accuse e magari scoprire che ci sono meno funzionari nella Ue (per 27 Stati) che nella Regione Lombardia (per una regione italiana). O quello sulla scarsa competitività e crescita economica, che suonano un po' stonati di questi tempi. O quello sulla propensione a godersi il benessere ("Zimmer und ombrellonen" invece che abbandonarsi alle sofferenze del cilicio).

E c'è un fluorilegio di improperi lanciati all'indirizzo di Barroso, Giscard (ai quali associa, credo per compiacere il suo elettorato, politici come Prodi, Ciampi, Colombo, Andreotti, ma quest'ultimo non era il candidato del centrodestra al Senato?). La Dichiarazione di Berlino, il prodotto di quattro mesi di lavoro di Angela Merkel, viene derubricata da Pera a una messa cantata, e ci pare di capire che al senatore italiano non siano esattamente il tipo di messe gradite. Insomma, i toni appaiono davvero sopra le righe e siamo lontani anni luce dalle critiche - magari non tutte condivisibili - che lo stesso Pera avanzava più lucidamente qualche anno fa. Con il paradosso che, in questa occasione, la destra italiana decide di estraniarsi da un processo politico storico per il nostro continente che dovrebbe essere anche il suo, e non gli offre un contributo costruttivo, neppure critico. Solo insulti. Per chi apprezza invece la lezione di Angela Merkel sarà d'obbligo guardare altrove.

venerdì, marzo 23, 2007

Vent'anni di Roma

Mi sono accorto che su questo blog, nella nuova sezione Walking Photo (che potete raggiungere anche dalle etichette), non c'erano foto di Roma, la città che mi ha ospitato per oltre vent'anni, tra università e lavoro. E' stata per tanto tempo la mia seconda patria. Ora che sto per lasciarla, la nostalgia comincia a mescolarsi all'entusiasmo per la nuova avventura berlinese che si aprirà. Non è difficile, in questi giorni, rintracciarmi in giro, mescolato ai turisti, a fissare sulla memoria digitale immagini che mi saranno care i prossimi anni. Queste che seguono, sono solo un primo assaggio.

Walking Photo/ Roma 7

Piazza del Pantheon (foto walking class)

Walking Photo/ Roma 6

Via dell'arco del monte (foto walking class)

Walking Photo/ Roma 5

Trastevere (foto walking class)

Walking Photo/ Roma 4

Piazza Giuditta Tavani Arquati (foto walking class)

Walking Photo/ Roma 3

Isola Tiberina (foto walking class)

Walking Photo/ Roma 2

Ponte Fabricio, Isola Tiberina (foto walking class)

Walking Photo/ Roma 1

Ponte Fabricio, Isola Tiberina (foto walking class)

Cinquant'anni di Europa

giovedì, marzo 22, 2007

La tiepida Europa di Praga

A Praga si sentono poco considerati da Angela Merkel. Il governo ceco fa trapelare una certa irritazione per la scarsa informazione ricevuta da Berlino sui contenuti della dichiarazione che la cancelliera lancerà domenica prossima in occasione del cinquantenario della firma dei Trattati di Roma. Una dichiarazione che sarà il primo, concreto rilancio della politica per l'integrazione europea, a partire dalla costituzione bocciata da alcuni Stati membri. I cechi fanno sapere di non essere ancora convinti dell'opportunità di sottoscrivere la dichiarazione. E così, chiusa la querelle con Varsavia, alla Merkel tocca affrontare questa con Praga: un po' di turbolenze ad Est, di questi tempi.

Wir sind Knut

Aumenta la Knut-mania, la passione per il piccolo orso bianco nato, salvato e cresciuto nello soo di Berlino. Crescono le fan-pages e su questa del quotidiano Tagesspiegel c'è pure un simpatico video.

mercoledì, marzo 21, 2007

Chirac vota Sarkozy

Non l'ha fatto durante il saluto ufficiale televisivo ai francesi. Ha correttamente (una volta tanto) atteso qualche giorno e, fuori dai suoi obblighi istituzionali, il presidente francese Jacques Chirac ha annunciato di appoggiare Nikolas Sarkozy nella corsa alla sua successione. Dopo anni di scontri e contrasti, il vecchio e il nuovo della politica gollista tornano a viaggiare insieme. O no?

Noi, gli orsetti dello zoo di Berlino

Si sta facendo bello per sabato prossimo, il giorno della "prima". Lui è Knut, l'orsetto bianco nato in cattività nello zoo di Berlino. E sopravvissuto al rifiuto della madre Tosca e alle teorie estremiste degli attivisti degli animali che sono contrari al fatto che un cucciolo, rifiutato dalla madre, possa essere allevato artificialmente: la presenza umana lo antropomorfizza troppo, dicono. Il padre adottivo, per fortuna, se ne frega. Si chiama Thomas, è un dipendente dello zoo berlinese, ha una simpatica barba nera e passa le sue giornate accanto a Knut: lo coccola, lo nutre con il biberon, gli canta le canzoni. Tra i vialetti dello zoo cresce l'attesa, non solo dei bambini. Nonostante le polemiche, la direzione dello zoo ha deciso di tirar dritto e di crescere l'orsetto rifiutato dalla madre, e sabato lo presenterà per la prima volta al pubblico. Si prevede grande ressa. Curiosità da BBC, FAZ, Berliner Zeitung.

martedì, marzo 20, 2007

Il ritorno del gigante dei cieli

Luci a New York. Sono quelle dell'Airbus 380, il gigante dei cieli che in tanti, troppi, avevano dato per morto e che invece prova a sopravvivere al managment politicizzato, burocratizzato, diviso tra due Stati che a volte sembrano più in contrasto che in sintonia tra di loro. E a vincere la sfida della concorrenza. Il corpaccione dell'aereo, con i suoi 500 passeggeri a bordo, è atterrato dopo otto ore esatte di volo intercontinentale, proveniendo da Francoforte. E' il primo di una serie di voli che serviranno ad ottenere il sospirato certificato d'uso. Salvo complicazioni, i voli sperimentali dovrebbero concludersi il 28 marzo. Questo primo volo è stato un successo e, dopo mesi di critiche e passione, l'ottimismo sembra tornare a circondare l'intera impresa. Al di là dei contrasti sorti tra Francia e Germania, i ritardi e le complicazioni che si sono sommate in fase di costruzione, sviluppo e sperimentazione vengono giustificati dagli esperti con la complessità generale di un progetto destinato a segnare una nuova era dell'aviazione per i prossimi 40-50 anni. E che questo sarà il futuro del traffico aereo, specie nelle popolose regioni dell'est asiatico, è testimoniato dalla decisione della Cina (il più grande acquirente dei futuri vettori giganti e il mercato aereo più interessante del momento) di entrare presto in competizione con Airbus e Boeing e progettare un proprio aereo gigante.

Ma io sto con Ezio Mauro

Sulla vicenda di Daniele Mastrogiacomo, tra il composto e dignitoso editoriale di Ezio Mauro su Repubblica e lo sguaiato corsivo di Vittorio Feltri su Libero, io sto con Ezio Mauro.

Votare a 16 anni

Mentre in Italia stenta a partire finanche il confronto sulla riforma della pessima legge elettorale, in Austria c'è già una proposta bella e pronta che verrà dibattuta nei prossimi mesi dal Parlamento. Prevede alcune novità, alcune clamorose: il voto ai sedicenni (è la prima volta in Europa), la riduzione della legislatura da cinque a quattro anni e facilitazioni per il voto degli austriaci all'estero. Approfondimenti su Le Monde.

lunedì, marzo 19, 2007

Daniele Mastrogiacomo è libero

E' finito un altro incubo. Daniele Mastrogiacomo è libero, presto potrà tornare ai suoi affetti e al suo lavoro. A noi non interessano né le critiche, né le polemiche di chi, di fronte alle vite altrui, si diverte a spaccare il capello. A noi interessa gioire per la ritrovata libertà di un uomo, di un italiano e, perché no, di un collega giornalista. Diretta su Repubblica.

Se una notte d'inverno un imprenditore

Sì, un imprenditore molto british rivede i suoi pregiudizi anti-tedeschi durante un viaggio di lavoro in Germania. E li racconta ai lettori dalle pagine del Guardian.

People from Ibiza

In realtà from Maiorca. Nell'isola delle vacanze di massa, protesta di massa dei cittadini. In 50mila hanno sfilato per le strade di Palma di Maiorca: non ne possono più di invasioni estive da Germania e Inghilterra. Torto e ragione si mescolano: hanno svenduto la loro isola al turismo invasivo ma ne hanno ricavato ricchezza e sviluppo. Ora che hanno fatto la grana, puntano a una qualità della vita più alta. Che passa, necessariamente, dalla riconversione dell'industria isolana al turismo di qualità. Non sarà facile.

Slitta a destra anche la Finlandia

La conferma del governo di centro-sinistra è ancora incerta. Tecnicamente il premier uscente Matti Vanhanen, leader del partito di centro, ha i numeri per proseguire la sua avventura: il suo resta il primo partito del paese, anche se in calo, e i socialdemocratici (sconfitti ancor più nettamente) assicurerebbero comunque la maggioranza della coalizione con i loro 45 seggi. Ma il vantaggio dei centristi sui conservatori è sceso a meno di un punto percentuale (+0,9) e a un seggio (51 contro 50). Ecco i risultati: partito di centro 23,1; coalizione nazionale (conservatori) 22,2; socialdemocratici 21,5. Le tre principali forze politiche sono racchiuse in un fazzoletto di voti, ma secondo alcuni osservatori la forte ascesa del partito conservatore potrebbe spingere i centristi a sperimentare l'ipotesi di un esecutivo di centrodestra. E a relegare, dopo dieci anni, il partito socialdemocratico all'opposizione. Ipotesi che Vanhanen non sembra gradire troppo, anche se la sconfitta del suo partito è in gran parte imputabile agli scandali sulla sua vita privata. Le prossime ore scioglieranno tutti i dubbi. Per il momento resta chiaro lo slittamento a destra anche dell'elettorato finlandese, una tendenza che sembra abbracciare tutta l'area baltico-scandinava sull'onda delle affermazioni conservatrici in Svezia ed Estonia. Approfondimenti su BBC, Süddeutsche Zeitung, Die Zeit. Analisi sulla Finlandia su Le Monde, Deutsche Welle.

La Merkel gioca la diplomazia del cardigan

Angela Merkel è in volo verso l'Italia. Oggi è in visita ufficiale nel nostro paese in una settimana simbolica per la storia europea: è l'ora della festa per la celebrazione dei suoi primi cinquant'anni. Tanti ne sono passati dalla firma dei Trattati di Roma. Feste in tono e stile diverso. Storia e cultura a Roma, dove appunto quei trattati vennero firmati. Party e divertimenti notturni a Berlino, dove l'Europa si sente più giovane e guarda al futuro. La Merkel, che il 25 marzo presenterà la Dichiarazione di Berlino per rilanciare il progetto di costituzione europea, atterra a Roma dopo aver rilasciato una significativa intervista al corrispondente di Repubblica da Berlino Andrea Tarquini, pubblicata sul quotidiano di sabato. Ci torneremo nei prossimi giorni, perché anche in quella intervista si rintracciano spunti importanti per gli equilibri politici tedeschi, europei e globali, per i rapporti con gli Stati Uniti, per le dinamiche dei partiti conservatori europei.

Per il momento ci basta segnalare un altro aspetto della politica itinerante della cancelliera tedesca: la delicata visita di Stato in Polonia, appena conclusasi. I rapporti tra i due vicini non sono mai stati così tesi come in questi mesi, ovviamente dai tempi della seconda guerra mondiale. Incomprensioni, divergenze, toni esagerati, reciproche accuse. Al centro le questioni energetiche, i rapporti con la Russia, le posizioni sullo scudo stellare americano. La Merkel ha provato a ricucire i rapporti, anche se trattare con il populismo irrequieto dei Kaczynski (chiunque dei due gemelli si presenti è lo stesso) è cosa ardua che richiede una pazienza infinita. Quella pazienza che sembra essere uno degli ingredienti più utilizzati dalla diplomazia della cancelliera, che potremmo ribattezzare come "diplomazia del cardigan" per metterne in risalto la morbidezza, la rilassatezza e l'assenza (apparente) di asperità. Ampio il ventaglio dei giudizi della stampa tedesca, nei quali prevale il giudizio positivo sulla visita a Varsavia: Der Tagesspiegel, Die Zeit, Der Spiegel, Frankfurter Allgemeine, Le Monde, El Pais.

Più difficile, per motivi linguistici, fornire link diretti ai giornali polacchi. Ma anche da Varsavia le reazioni sono positive. I quotidiani polacchi tirano soprattutto un respiro di sollievo per la fine dell'isolamento cui la politica dei Kaczynski aveva condannato il paese. Il fatto che il capo dello Stato si sia detto disposto a firmare la Dichiarazione di Berlino e a fornire il suo contributo nella ripresa del processo di integrazione europea è considerato un passo in avanti. E di questo si ringrazia la Germania. Si spera anche che con questa visita si possa voltare pagina nei rapporti tra i due paesi e riprendere quella collaborazione reciproca così fondamentale per gli interessi della Polonia.

domenica, marzo 18, 2007

Anche il Belgio, nel suo piccolo...

Bruges, Brugge, Bruggia o Brügge. Chiamatela come vi pare, ma se vi trovate in Belgio non mancate la visita di questa splendida cittadina fiamminga: ne vale davvero la pena. Qui, per chi legge il tedesco, qualche suggerimento di Nicolas van Ryk dalla Frankfurter Allgemeine.

Buenos Aires social club

Sono ormai dimenticati gli anni difficili della crisi e della bancarotta. Buenos Aires è tornata alla vita, e che vita. La notte è sempre illuminata, piena di ritmi, passioni e immaginazione. Alla scoperta della nuova movida argentina con il reportage di Brian Byrnes (da Repubblica Viaggi).

Rosso di sera

Ricominciamo da Melbourne. E' difficile immaginare che su quella monoposto non ci sia più lui. Ma il tifo per la "rossa" ci accompagnerà ancora, al fianco di Raikkonen e Massa. Forza ragazzi. Aggiornamento: vittoria perfetta, Raikkonen primo dall'inizio alla fine e Massa sesto, in straordinaria rimonta. Con questi due ci divertiremo.

sabato, marzo 17, 2007

Rugby: Italia-Irlanda

Nel dì di festa del St. Patrick's Day, l'Italia chiude il Sei Nazioni affrontando a Roma proprio la nazionale irlandese. Comunque vada a finire l'incontro di oggi, è stato il miglior campionato disputato dagli azzurri. E stasera si festeggia a tutta Guinness. Happy St. Patrick's Day. Aggiornamento: ha vinto, anzi stravinto l'Irlanda. Il Sei Nazioni, invece, se l'è aggiudicato la Francia. Per l'Italia, come detto, un ottimo campionato: per la prima volta due vittorie nel torneo, una in trasferta a Glasgow. Un buon viatico per una squadra che, piano piano, sta crescendo nel rugby che conta. Questa sera si festeggia in Piazza del Popolo con una valanga di irlandesi ubriachi.

Liberate Daniele Mastrogiacomo

giovedì, marzo 15, 2007

Sibiu regina d'Europa

Alla scoperta di Sibiu, una delle più belle cittadine storiche della Romania, nel reportage di Roberto Caramelli su Repubblica Viaggi. Sibiu, uno dei sette centri della Transilvania forgiati da mercanti sassoni (l'area difatti è conosciuta in Germania con il nome di Siebengebürger) è, assieme a Lussemburgo, capitale europea della cultura del 2007. Una città di antichissime tradizioni e di fascinose mescolanze (oggi possiamo dire di fecondo meticciato), come dimostra la lunga catena di nomi che ha "indossato" nella sua storia: Sibiu per i rumeni, Cibinium per i romani, Hermannstadt per i tedeschi, Nagyszeben per gli ungheresi. L'occasione giusta per una visita.

lunedì, marzo 12, 2007

Noi, i moderni

Mentre casa mia comincia ad essere sommersa di pacchi da trasloco, mi dicono che fuori, in Italia, l'attualità dibatte di tale argomento: il cilicio.

La scena culturale ucraina

Mentre la vita politica ucraina, rientrata nel grigiore burocratico del compromesso, non suscita particolari emozioni, la scena artistica e culturale vive un grande risveglio. E' su questo piano che la rivoluzione d'arancio ha prodotto i suoi frutti migliori e la vivacità di questi ambienti, in gran parte giovanili, lascia ben sperare per il futuro del paese. Oskana Forostyna, giornalista culturale che vive a Leopoli (Lviv in lingua ucraina), racconta in inglese su Transitions Online cosa si agita in Ucraina dietro le novità librarie dell'ultimo anno.

Risparmio energetico

Risparmiare energia è il primo passo per ottimizzare l'approvvigionamento di risorse energetiche. E la cosa non riguarda solo i governi e le iniziative politiche che essi possono e devono intraprendere. Riguarda anche noi cittadini. Potremmo parafrasare un vecchio adagio liberista per dire: non chiediamoci solo cosa lo Stato può fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per lo Stato. Il risparmio energetico per un ambiente migliore comincia dalle nostre case e dalle nostre abitudini. E, cosa ancora troppo sottovalutata, spesso i metodi per ottimizzare l'utilizzo di energia richiedono innovazioni di tipo tecnologico, con un evidente ricasco positivo sull'industria dell'innovazione e della ricerca. Insomma quello che si spende per ridurre gli sprechi lo si riacquista innanzitutto spendendo di meno per le bollette future e poi incentivando ricerca e innovazione. La Frankfurter Allgemeine ci offre una serie di suggerimenti.

domenica, marzo 11, 2007

E sono due

Battuto anche il Galles con buona grinta, molta fortuna e tanta emozione. Per l'Italia seconda vittoria consecutiva: è già record nel Sei Nazioni. Finora, quando ci era andata bene, avevamo vinto una sola partita. Piano piano, la Nazionale del rugby si sta avvicinando ai livelli delle grandi d'Europa. Come sempre in questo sport, grande spettacolo di simpatia e fair play dei tifosi gallesi a zonzo per il centro di Roma dopo la partita. Birra a fiumi e pub strapieni nella notte della capitale.

sabato, marzo 10, 2007

Vienna capitale dei Balcani

Vienna rafforza il suo ruolo centrale nella disputa per i nuovi equilibri nell'area balcanica. Nella capitale austriaca si apre l'ultimo round dei colloqui fra serbi e albanesi per la definizione della proposta Onu sullo status del Kossovo, che verrà presentata ufficialmente alla fine di marzo.

Aggiornamento. Le due parti non sono giunte ad un accordo, ed anzi si sono irrigidite sulle rispettive posizioni. La proposta dell'Onu dunque, salvo improbabili recuperi in extremis, giungerà senza l'appoggio delle parti in causa. Per il Kossovo si prospetta un nuovo periodo di incertezza e instabilità.

Il Bundestag dà il via alla riforma pensionistica

Nel paese dove le riforme, alla fine, si fanno, il Bundestag ha portato l'età pensionabile da 65 a 67 anni. Ora si attende il voto di conferma del Bundesrat (la seconda Camera, quella regionale).

Bevi che ti passa (la vita)

Si dibatte da qualche tempo dell'aumento della violenza giovanile anche in Germania e in particolare a Berlino: non solo bullismo, ma veri e propri atti di teppismo. La notizia di cronaca di questi giorni è che un sedicenne berlinese lotta tra la vita e la morte, dopo aver trascorso due settimane in coma in conseguenza di una sbornia colossale presa dopo aver ingurgitato 52 bicchieri di Tequila. Gli "All you can drink-Partys", feste dove ti puoi bere tutto quello che vuoi fino al limite del battito cardiaco, stanno diventando un serio problema sociale.

La Merkel spinge l'Europa sulla linea verde

Mai sottovalutare un motore diesel come Angela Merkel. Alla fine ce l'ha fatta e ha portato i capi di Stato e governo europei a sposare la sua linea verde. I principi sono stati fissati: adesso parte lo scontro sulla legislazione per metterli in pratica. In prospettiva: un miglioramento dell'ambiente a casa nostra, il contributo alla lotta contro il surriscaldamento globale (specie se verrà stabilito che esso dipende dall'intervento dell'uomo), l'ingresso dei paesi europei più attivi (ma l'Italia ha ancora molto ritardo da recuperare) nel business delle tecnologie per lo sfruttamento dell'energia naturale.

Approfondimenti su Sole 24 Ore, Repubblica, Süddeutsche Zeitung, Der Tagesspiegel, BBC, Der Spiegel (in inglese). Sul tema di fondo del risparmio energetico, segnalo anche il lungo saggio di Gianguido Piani sul numero di Ideazione appena uscito in edicola.

venerdì, marzo 09, 2007

Giù il muro di Nicosia, l'ultimo d'Europa

Viene smantellato in queste ore, tra gli applausi della gente, il muro che divide in due la città di Nicosia, a Cipro. Era l'ultimo muro d'Europa. L'iniziativa è stata presa dai greco-ciprioti. Il confine, tuttavia, rimane per il momento chiuso. Qui l'analisi di Marco Ansaldo.

Carognate 4/ Né i palazzinari, né i comunisti

Allora Rutelli, chi non la vota?
"Dunque: non mi voterà una buona parte dei commercianti, perché hanno paura che chiudo il centro storico e li mando tutti a piedi. Poi non mi voterà il nucleo duro dell'amministrazione comunale, che con me perde le mazzette. Poi... vediamo: i palazzinari che stanno girando nei cantieri dicendo che con Rutelli si perde il lavoro. Poi, una quota di giovani delle periferie più desolate e abbandonate che, per protesta, non andrà a votare oppure voterà Fini. Ah, poi non mi vota il salotto della sinistra, quelli che sono comunisti".
Francesco Rutelli, La Stampa, 16 novembre 1993

Carognate 3/ La destra? Machista e omosessuale

[...] Oltre che nemica, la destra che cos'è?
"La destra, anche quando è rivoluzionaria, per me è conservativa. La destra è quella che vuole l'autorità, che vuole il comando, che vuole che il più forte comandi sul più debole. La destra è machista..."

Machista?
"Machista, assolutamente machista. La destra è sempre stata machista e pertanto con un fondo di omosessualità come si nota in tutte le storie del Nazismo e del Fascismo dove, sotto il machismo, c'è l'omosessualità".
Valentino Parlato, L'Italia settimanale, 1 dicembre 1993

giovedì, marzo 08, 2007

Carognate 2/ Ruini un pessimo Cesare

"Il Centro, quel Grande Centro che aveva dominato la prima Repubblica, dispensando feudi e prebende, non esiste più. O meglio, esiste ancora sulla carta e nei sogni di Segni e Martinazzoli, nelle pietanze di Spadolini e nei giochetti di Giuliano Amato, esiste ancora nelle schede e, talvolta, nelle preghiere di un episcopato che non segue le indicazioni di Wojtyla. Camillo Ruini, presidente della Cei, ora et labora, ma non fa miracoli. Né può farli. La resurrezione è opera divina, e qui si tratta di Cesare, di un pessimo Cesare".
Adolfo Urso, L'Italia settimanale, 10 novembre 1993

Carognate 1/ Di Pietro, uno dei nostri

[...] I giudici di Mani Pulite?
"Oggi sono orfani di un grande leader come Antonio Di Pietro, un profondo servitore dello Stato, un uomo fuori dagli schemi di partito".

Tangentopoli è arrivata alla sua fine naturale?
"Quello di Mani Pulite è stato un movimento necessario per epurare quanto di negativo è stato perpetrato in quaranta anni da politici senza scrupoli. Ma l'azione della magistratura non è ancora finita. Ogni tanto infatti scoppiano ancora bubboni catastrofici che spazzano via gli ultimi baluardi della corruzione e delle ruberie".

Ma nel caso facesse il grande passo, secondo lei Antonio Di Pietro quale parte sceglierebbe?
"Già dai suoi articoli apparsi in questi ultimi mesi sui quotidiani si sono fatti i primi commenti, cercando d'inquadrare la sua genuinità nel parlare in un contesto strettamente politico. Io lo inquadrerei come un uomo di centro, un cattolico popolare tendente alla destra piuttosto che a sinistra".
Alfredo Biondi, L'Italia settimanale, 28 aprile 1995

Qualche carognata qua e là (senza malizia)

Dicono che organizzare un trasloco sia una delle esperienze più stressanti della vita. Allora, bisogna cercare di renderla un po' più divertente, per allentare lo stress e prenderla con un po' di allegria. Quando si abbandona una casa nella quale si è vissuto per oltre tredici anni, spuntano fuori dai cassetti più impensati vecchie riviste, giornali ingialliti, ritagli dimenticati. Ci sono gli articoli personali ma anche quelli degli amici, poi cresciuti e finiti anche loro in redazioni più grandi. Tutta roba che finisce mestamente nei sacchi neri della spazzatura, con un po' di malinconia è ovvio, ma non si può portare via tutto e un trasloco è anche il modo per chiudere una pagina del passato e sgombrare mente e ricordi per aprirne una nuova.

Sbucano anche le opinioni di personaggi che un tempo erano sulla cresta dell'onda, e alcuni lo sono ancora oggi, intervistati sui temi che allora erano di attualità. A rileggerle ci si sorprende di quanto si cambi, e di quanto cambino persone, posizioni, opinioni. Si ritrovano dichiarazioni che è davvero un peccato buttare nel cestino per sempre. E allora, prima di gettare all'eterno oblio il tanto materiale raccolto, ho deciso di allietare i lettori di questo blog con alcune chicche assai sorprendenti. Senza malizia. Chi scrive è uno che si picca di non avere idee eterne e preconcette e di essere aperto al confronto e al dibattito: e anche al cambio di opinioni se quelle dell'altro risultano alla fine migliori. Sarà per curiosità, sarà per professione, sarà perché - sia detto con un pizzico di retorica - le gabbie dell'ideologia (di qualunque ideologia) le avverto come una prigione, non come una sicurezza. Dunque, nessuna malizia. Le prendo così come vengono queste citazioni destinate alla spazzatura. Le chiamerò "carognate", un inno al tempo che passa, alle opinioni che cambiano e all'idea di non prendersi mai troppo sul serio.

Lipsia, alla fiera (del libro) dell'Est

La doppia vita della Germania durante la guerra fredda era segnata anche dalla competizione interna su molti avvenimenti. Così, se Francoforte sul Meno aveva la Fiera del libro più famosa dell'Europa occidentale, Lipsia aveva conquistato la Fiera del libro più visitata di tutto l'emisfero orientale. Caduto il Muro, riunificatosi il paese, come Berlino s'è ritrovata due cose di tutto (università, opere, teatri) così è capitato anche alla Germania. E alla fiera del libro. Adesso sono due. Quella di Francoforte si svolge ad ottobre. Lipsia apre i battenti a marzo. Anno dopo anno, l'ex fiera dell'Est diventa sempre più grande e ricca di stand e visitatori. Quest'anno si svolge dal 22 al 25 marzo. Duemila e duecento espositori (+ 5 per cento rispetto all'anno scorso) da 36 paesi per uno spazio di 63mila metri quadrati. Il tema di fondo è la formazione e l'educazione nei primi anni di crescita. Data la sua collocazione geografica e la sua vocazione storica, la Fiera del libro di Lipsia è l'occasione migliore per quanti sono particolarmente interessati alla letteratura dell'Europa centro-orientale. Quest'anno il posto d'onore tocca alla letteratura della Slovenia.

Il grande gioco europeo

Si riaccende la polemica fra Polonia e Germania, sulla scia di episodi apparentemente slegati dall'attualità politica. Le occasioni si moltiplicano pericolosamente: la trasmissione in Germania sul canale pubblico ARD di un bel documentario sui profughi tedeschi dai territori orientali dopo la seconda guerra mondiale (Die Flucht); la copertina di un settimanale polacco che ritraeva il cancelliere tedesco Angela Merkel con un paio di baffoni hitleriani; l'accusa della presidente dell'associazione esuli tedeschi, Erika Steinbach, al governo polacco di assomigliare ai politici neo-nazisti tedeschi. A questi si aggiungono tanti altri piccoli scontri che fanno meno notizia ma che completano il quadro di un rapporto che si va deteriorando di mese in mese.

Ma dietro l'apparente futilità del confronto, si annida un problema di fondo che riguarda la politica estera e la politica energetica tedesca, e il modo in cui esse vengono percepite dai paesi centro-orientali stretti tra Berlino e Mosca. La Polonia, con i suoi personaggi politici sopra le righe, si fa in qualche modo bizzarro portavoce del malessere. Ma inquietudini simili sono vissute nelle altre capitali dell'area, da Praga a Kiev, da Vilnius a Tallin, fin su nell'Europa scandinava. Ci sono anche sponde ulteriori. La Francia con la Germania, la Gran Bretagna con i paesi dell'Est. Convitato neppure troppo di pietra è la Russia, con la sua ascesa a superpotenza energetica e la sua voglia di tornare a giocare un ruolo da protagonista sullo scenario internazionale e su quello europeo in particolare.

Da un punto di vista geopolitico, è interessante notare come le alleanze (per ora accennate, non certo ufficialmente stabilite) ricalchino gli schemi diplomatici vigenti in Europa prima della seconda guerra mondiale - con l'eccezione della Francia, il cui ruolo globale risulta oggi ridimensionato. E si sovrappongano perfettamente con quella dicotomia tra Vecchia e Nuova Europa lanciata qualche anno fa dall'Amministrazione americana, e che l'Unione Europea ha tentato di smentire, senza troppo successo. La questione dei rapporti con la Russia è dunque decisiva anche per gli equilibri futuri dell'Europa e per la sopravvivenza (oltre che per la ripresa) del processo di integrazione europea.

Un ampio articolo dell'Economist descrive con molta accuratezza lo scenario attuale e, oltre a consigliarne l'attenta lettura, non c'è molto altro da aggiungere. Semmai da sottolineare alcuni punti: sulla politica energetica e su quella militare la spaccatura tra Europa occidentale ed Europa centro-orientale rischia di approfondirsi e non di riassorbirsi. Il rapporto con la Russia è decisivo: i paesi che facevano parte dell'orbita sovietica si muovono per diversificare geograficamente la dipendenza energetica da Mosca e guardano con grande sospetto alla costruzione della pipeline russo-tedesca sotto il Baltico. D'altro canto la Germania ha investito moltissimo su questa opera che è parte essenziale del suo piano energetico di sicurezza. La questione militare, invece, riguarda il dispiegamento dei missili americani sul territorio europeo per il progetto di scudo anti-missile. L'Europa occidentale non li vuole e parla di presenza militare statunitense non più giustificata dopo la fine della guerra fredda. I paesi est-europei, invece, li vogliono (così come la Gran Bretagna) e li considerano un deterrente essenziale anche contro ipotesi di revanscismo russo. Ovviamente, la Russia protesta vigorosamente.

Infine, le nuove dinamiche degli interessi stanno cementando quella sorta di alleanza baltica che finora era rimasta confinata a rapporti di tipo economico e commerciale. Sul piano energetico, avverte l'Economist, i piccoli paesi dell'area stanno stringendo accordi reciproci per il rifornimento di gas e una mutua assistenza. Un tentativo (forse velleitario) di reagire alla costruzione della pipeline del Baltico, vista come una minaccia economica ed ecologica.

Per la Germania, dunque, si apre una fase delicata nella gestione dei rapporti con il suo Oriente, quello vicino dei paesi usciti dall'orbita sovietica e quello appena più lontano della Russia. Fase peraltro vissuta nel momento in cui il paese è presidente di turno della UE. Saprà Berlino assolvere al doppio compito di tranquillizzare i vicini orientali e imbrigliare Mosca in un rapporto di fiducia?

Mastrogiacomo è solo un giornalista

In merito alle agenzie che arrivano dall'Afghanistan e che riportano notizie false sull'attività del collega Daniele Mastrogiacomo il direttore di Repubblica ha detto:
- "In fede dichiariamo che Daniele Mastrogiacomo, nato a Karachi (Pakistan) il 30 settembre 1954, sposato con due figli, è cittadino italiano.
- Egli è un giornalista del quotidiano "la Repubblica" dal 1980, con incarichi di politica estera. Non ha alcuna relazione di alcun genere né con organismi militari, né con polizia servizi segreti di qualsiasi genere e di qualsivoglia Paese. In Italia è anche membro del Consiglio regionale dell'Associazione dei Giornalisti (del Lazio e Molise).
- Mastrogiacomo si trova in Afghanistan da mercoledì 28 febbraio scorso e, più precisamente, è a Kandahar da domenica 4 marzo, esclusivamente e solamente per scrivere reportage giornalistici".

About the agency takes coming from Afghanistan and reporting false news about Daniele Mastrogiacomo's activity, Ezio Mauro, editor in chief of "Repubblica" newspaper has stated the following:
- Hereby we declare that Daniele Mastrogiacomo, born in Karachi (Pakistan), September 30th, 1954, married with two children, is an Italian citizen.
- He has been a journalist of the newspaper “La Repubblica” since 1980, in charge of foreign politics. He has no relationship whatsoever neither with military organisms nor with police or Intelligence Services of any kind or country. In Italy he is also Advisory Member of the Regional Council of the Association of the Journalists (Lazio and Molise).
- He has been in Afghanistan since Wednesday February 28th and more specifically he has been in Kandahar since Sunday March 4th, exclusively and solely in order to write news reportages.

In pdf il comunicato in lingua pashtu e in lingua farsi.

mercoledì, marzo 07, 2007

Airbus, storia di un fallimento annunciato

La crisi di Airbus raccontata per la Stampa dalla penna di Marina Verna, per l'occasione inviata ad Amburgo. Meccanismi complessi, risorse sprecate, vincoli politici, equilibrismi sindacali. Quando l'Europa non riesce a fare sistema, neppure se a menare le danze sono solo in due (e gli altri fanno contorno). Ora Francia e Germania sono ai ferri corti per questo disastro economico: eppure, prima di imbarcarsi nella grandeur dell'A380, le cose non andavano poi tanto male.

Grosse Koalition, più la mandi giù più si tira su

Barometro politico del settimanale Der Spiegel, aggiornato ad oggi, 7 marzo. Sorprende il crollo dell'SPD, che scivola al 25 per cento. Tiene invece la CDU al 35 per cento. Tra i due partiti della Grosse Koalition la distanza adesso è del 10 per cento. Con un calo reciproco, sembra di essere tornati ai mesi precedenti il voto del 2005, quando Angela Merkel era data per vincente rispetto a Gerhard Schröder: solo che allora la CDU era oltre il 40 e l'SPD oltre il 30. Crescono di conseguenza i partiti cosiddetti minori. I liberali vedono avverarsi la profezia del suo bizzarro leader, Guido Westerwelle, che anni addietro azzardò una campagna elettorale al motto di "Obiettivo 18%". Ora è al 13 e se si pensa che in molte elezioni l'FDP ha stentato a superare lo sbarramento del 5 per cento, si può capire l'enormità di questo dato. Ma bene vanno anche i partiti della sinistra, i Verdi e Die Linke entrambi attestati all'11 per cento.

Se dai singoli partiti si passa ad analizzare il dato delle coalizioni, si ha una conferma di quell'impasse (o crisi) del sistema politico tedesco cui si accennava nel post precedente. L'unico governo possibile è quello attuale, la Grosse Koalition: supera di 10 punti la soglia del 50 per cento. Ma quando venne varata, nel novembre 2005, la somma dei due principali partiti era del 70 per cento. Impossibili, dal punto di vista numerico, altre coalizioni: tutte sotto il 50 per cento. Resta sempre la fantasiosa ipotesi di una coalizione Giamaica (CDU, Verdi e liberali): ma, appunto, siamo sul terreno della fantasia politica. La realtà dice che Angela Merkel e Kurt Beck sono destinati ad andare ancora a braccetto.

Appunti per le riforme

(post lungo)
Quando si parla di sistema tedesco come soluzione per l'interminabile transizione politica italiana, qui, di primo acchitto, andiamo a nozze. Poi ci frena l'ovvia constatazione che non basta una legge elettorale tedesca per fare dell'Italia una sorta di Germania mediterranea, così come non è bastato importare pezzi di sistema inglese per fare di Roma una Londra con il Colosseo. Questione di mentalità. Di storia. Di tradizioni politiche. In più, la lezione del 1993 ci ha insegnato che puntare sulla legge elettorale come panacea per l'intero sistema politico è un'illusione. Dunque, le disquisizioni sulla legge elettorale da adottare lasciano un po' il tempo che trovano: ogni legge può essere buona o cattiva, a seconda di come il sistema politico è capace di interpretarla. Certo, l'unica cosa giusta è che la legge attuale è la peggiore che si conosca dai tempi del listone di Mussolini o del partito unico di Stalin. I partiti decidono i candidati e agli elettori non resta che mettere la croce. Ne consegue che la selezione della classe dirigente non avvenga per vivacità di opinioni contrapposte ma per la fedeltà alle segreterie dei partiti. L'unica cosa decente è che in questo modo abbiamo assistito a un minore sperpero di denaro da parte dei candidati: ma a che prezzo! Su questo blog l'abbiamo avversata in ogni modo: credo che sia l'eredità peggiore che Berlusconi ha lasciato al paese. E pensare che quelli dell'Udc ancora si vantano di averla voluta.

Per tornare alla soluzione tedesca, qui di seguito un paio di appunti per contribuire al dibattito. Il primo è la legge così come è. Se ne parla, si conosce a malapena la regola dello sbarramento, ma poi mancano le nozioni essenziali. Adesso ci sono. Il secondo è estrapolato da un mio articolo pubblicato nell'autunno dello scorso anno, all'indomani del voto regionale a Berlino e nel Meklenburgo. Parla della crisi che questo sistema elettorale sta riscontrando nella stessa Germania: perché, in uno stesso paese, se cambiano le condizioni di base, anche una valida legge elettorale può aver bisogno di ritocchi o ricambi.

Appunto 1/ Il sistema tedesco.

Tendenzialmente proporzionale con sbarramento al 5%. L'elettore dispone di due voti: uno per il candidato dei partiti nelle circoscrizioni uninominali (è il voto più importante); l'altro per stabilire la rappresentanza dei partiti a livello federale. In questo secondo caso i seggi vengono distribuiti tenendo conto di quante preferenze hanno raggiunto le forze politiche nel primo voto. Possono essere assegnati seggi ai partiti che abbiano raggiunto almeno il 5% di voti a livello nazionale, o il 3% nei seggi uninominali. Sono perciò avvantaggiate quelle forze che ottengono sia il 5% che singoli collegi. È un sistema bicamerale imperfetto, con Bundestag e Bundesrat. La prima camera, il Bundestang, ha un numero di deputati che varia a seconda dei risultati circoscrizionali ed è l'unica che può dare o negare la fiducia al governo. La seconda camera, il Bundesrat, è invece una rappresentanza delle regioni, racchiude cioè al suo interno i componenti dei governi regionali e deve essere coinvola nella legislazioni in tutti i casi in cui una legge tocca gli interessi regionali.

Appunto 2/ Calo dei partiti storici e crisi del sistema politico.
[...] Dai voti ai sondaggi d’opinione, i risultati non cambiano. I più recenti, confezionati a metà ottobre dal prestigioso istituto demoscopico Allensbach e pubblicati dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, registrano rispetto alle elezioni nazionali del 2005 un calo di otto punti per i due partiti maggiori, equamente diviso a metà: meno 4 per la cdu e meno 4 per l’spd. I due pilastri del bipolarismo tedesco, che hanno rappresentato l’impalcatura della rimpianta Repubblica di Bonn, si attestano entrambi attorno al 30 per cento. Crescono invece i partiti cosiddetti minori, rimasti esclusi dalla Grosse Koalition: i liberali spingono sul tasto della lotta alla burocrazia e toccano la sorprendente quota del 12 per cento; i Verdi strappano ai socialdemocratici le fasce del ceto medio borghese urbano, colto e benestante, e si piazzano all’11 per cento; perfino i neo-comunisti rosicchiano qualcosa a sinistra dell’spd e sono accreditati quasi del 10 per cento. Confusi nella indistinta voce degli “altri” si nascondono i neo-nazisti dell’ndp: ma questa voce si avvicina pericolosamente alla soglia nazionale del 5 per cento e sfonda ad Est raggiungendo il 9 per cento. Nei nuovi Länder, cioè nei territori natali di Angela Merkel, la cdu si riduce a terzo partito, dopo socialdemocratici e neo-comunisti.

Non servono altri numeri per dare la misura del terremoto politico in corso in questi mesi: la crisi dei due partiti maggiori proprio nel momento in cui falliscono la loro missione straordinaria di unirsi per portare il paese fuori dal cul de sac delle riforme bloccate e la contemporanea crescita di formazioni che sino a qualche anno fa faticavano a mantenersi al di sopra della soglia di sbarramento del 5 per cento, segnano di fatto l’inizio della crisi del sistema partitico tedesco. L’alternanza fra conservatori e socialdemocratici con i liberali come ago della bilancia è ormai storia consegnata ai libri della Repubblica di Bonn. Ma la novità registrata con il primo governo di sinistra rosso-verde è stato solo il primo punto di rottura. La riunificazione, l’irruzione dell’Est nelle statiche regole politiche della Germania capitalista, la frammentazione della società e di conseguenza degli interessi spingono il sistema a un’ulteriore e più grande riforma: quella della politica. Il problema si è già posto per quel che riguarda l’aspetto federalista, ma oggi le esigenze diventano più grandi. Anche per la Germania si tratta di far compiere al proprio sistema democratico un salto di qualità: se la prima repubblica tedesca è legata all’infausto periodo di Weimar e la seconda al miracolo economico di Bonn, è giunto il tempo di modellare la terza repubblica di Berlino sulle esigenze di un grande paese riunificato e articolato in più forze politiche [...].

Berlino capitale del turismo

Si apre oggi a Berlino l'ITB 2007, la più grande fiera del turismo mondiale. Diecimila espositori per conto di 180 paesi: una vera cuccagna per turisti e viaggiatori. Chiuderà i battenti venerdì 9 marzo (ma gli addetti ai lavori potranno visitarla fino alla domenica). Quest'anno, il paese ospite d'onore è (neanche a dirlo) l'India.

L'Estonia svolta ancora più a destra?

Carrellata di informazioni, oggi, un po' da tutta Europa. Nelle prossime settimane questo blog andrà un po' a rilento. Fervono i preparativi per il trasloco da Roma a Berlino. Ma cercheremo, comunque, di non trascurare troppo gli obblighi di blogger.

Ripartiamo dall'Estonia, lasciata un paio di giorni fa ai risultati delle urne. Intanto c'è da dire che l'esperimento del voto on-line non è andato benissimo. Gran parte degli elettori ha preferito recarsi alle urne, votando in maniera tradizionale. Certo, anche a Tallin e dintorni quest'anno si vive un inverno particolarmente tiepido e dunque cosa di meglio che fare due passi fuori all'inizio di un marzo che sarà ricordato a lungo. Tuttavia, per gli agiografi dell'e-politics, è una delusione.

Meno deluso è il capo del governo. Voto cartaceo o voto elettronico, il suo partito ha vinto, nonostante i sondaggi ne avessero previsto la sconfitta a vantaggio del suo alleato-rivale Edgar Savisaar. Andrus Ansip, così si chiama, leader del Partito delle riforme (destra liberale), starebbe pensando a un cambio di maggioranza. Negli ultimi due anni ha governato assieme al Partito del centro di Edgar Savisaar (formazione che potremmo definire di centro-sinistra) ma ora strizza l'occhio alla destra conservatrice di Pro Patria - Res Publica (non è una squadra di calcio ma un partito) che ha ottenuto un buon risultato. L'analisi post-elettorale di Ansip è che Pro Patria è stato capace di intercettare i voti perduti dal partito di centro-sinistra: sarebbero elettori preoccupati dalle proposte in senso sociale del Partito del centro come l'aumento della spesa pubblica per irrobustire il welfare state e l'abolizione della flat tax. Adesso si tratta di assumere le conseguenze della volontà espressa dagli elettori.

Insomma l'Estonia - secondo il capo del governo - sarebbe pienamente integrata nella cosiddetta "onda scandinava", quel movimento favorevole alle riforme dello stato sociale che anche in Svezia ha portato al governo i conservatori liberali. Di più, l'Estonia, rispetto alla Svezia e ai paesi scandinavi, deve al liberismo di mercato e non allo stato sociale il benesse conquistato dopo la fine del comunismo. Non si tratterebbe, dunque, di snellire un sistema che ha garantito benessere ma che necessita di profonde revisioni. Si tratta invece di proseguire per quella strada che ha fatto della piccola repubblica baltica la principale "tigre economica dell'Est". Vedremo nei prossimi giorni se questo dibattito porterà anche ad una svolta governativa e, nella eventualità, che tipo di effetto avrà sul paese.

Approfondimenti su: Sole 24 ore, The Baltic Times.

lunedì, marzo 05, 2007

Gli estoni confermano la destra liberale

Vince la destra liberale in Estonia, probabilmente il paese di maggior successo fra quelli entrati nell'Unione Europea con l'allargamento del 2004. Una rapida transizione non priva di lacrime e sangue dopo la fine del comunismo, riforma totale del sistema economico, libero mercato, legami economici internazionali con gli stati scandinavi nel nome della rinascita dell'Europa baltica. Così l'Estonia ha costruito il suo miracolo economico, mettendosi alla testa delle cosiddette tigri baltiche. Un miracolo fatto di imprenditoria forte soprattutto nei nuovi settori tecnologici. In questa tornata elettorale si poteva votare comodamente da casa, via Internet: è stata la prima volta in Europa. Così non sorprende la conferma al governo della destra liberale, cui si devono i risultati straordinari conseguiti negli ultimi tre lustri.

Qui un mio articolo scritto nel 1996, pubblicato su Ideazione nel '97: si vedeva che l'Estonia prometteva bene.

Colpo grosso a Topolinia

L'ispettore Manetta brancola nel buio. Ce l'ha mandato il commissario Basettoni e lui cerca la Titina, Titina sua Titina, la cerca e non la trova, chissà dove sarà. S'aggira per i meandri di Topolinia, si carica di fotocopie e dossier e ci si tuffa dentro con la polvere del suo umore burocratico. Non sa, il Tapino, che è già pronta per lui la canzone definitiva:

"...prima che un giudice vi chiami per l'udienza
Vi suqqerisco un cambio di residenza
E poi ci vuole solo un poco di pazienza
Qualche mese e gia nessuno nota più l'assenza
La panacea di tutti i mali è la distanza
E poi ci si consola con la paranza
La paranza è una danza
Che si balla nella latitanza
Con prudenza
E eleganza
E con un lento movimento de panza".

Lo scandalo degli assistenti parlamentari

E' un paese un po' malato quello nel quale le inchieste giornalistiche vengono sviluppate da un programma d'assalto come Le Iene mentre centinaia di giornalisti parlamentari svaccano sulle poltrone del Transatlantico ormai avvezzi alle magagne del Palazzo. Si dirà, sempre meglio di Striscia, il furbo zibaldone populista di Antonio Ricci che mescola sdegno a poco prezzo ad informazione approssimativa. E tuttavia ancora più malato è quel paese in cui la classe dirigente politica nazionale sfrutta il lavoro di tanti giovani assistenti senza corrispondere loro le giuste garanzie per un'attività delicata e faticosa. E poi parlano di precariato. Ma credo che, se si andasse a fondo nell'indagare le transazioni di denaro tra singoli parlamentari e singoli assistenti, ne vedremmo delle belle, altro che paga in nero.

domenica, marzo 04, 2007

L'invasione degli ultracorpi

Nessuno se n'era accorto, neppure i diretti interessati. E invece, per poche ore, l'esercito della pacifica e neutrale Svizzera ha invaso quell'altra microscopica cassaforte europea di proventi leciti e illeciti che risponde al nome di Liechtenstein. E' accaduto mercoledì. Era notte e i soldati che detengono quella formidabile arma multiuso (fantastica per aprire i boccioni di vino rosso nei momenti di emergenza) nota al mondo come "coltellino svizzero Victorinox" hanno superato il confine che divide i due stati per un ordine errato del loro comandante. Andate a destra, è stato l'invito perentorio. La direzione giusta era quella opposta. Dalle parti di Vaduz si dormiva della grossa, al massimo un paio di disperati animavano le luci fioche del casinò cittadino. Insomma, s'è sfiorata la guerra e tutto questo mentre noi ci spellavamo le mani per il generale Hunziker sul palco di Sanremo.

Vedi alla voce rutschen

Notte fonda dalle parti dell'Olympiastadion. Per l'Hertha si parla ormai di crisi. Puntuale, come ogni anno, alla ripresa dalla pausa invernale. Vedrete che, piano piano, con berlinese indolenza, si scivolerà fuori anche dalla zona Uefa.

sabato, marzo 03, 2007

Le notti di Copenhagen

Violenza urbana, disagio metropolitano, ribellione esistenziale, teppismo politico, nichilismo giovanile, protesta antiautoritaria: chiamatela come volete. Dopo le banlieu di Parigi, la battaglia arriva nel centro della tranquilla Copenhagen. Scontri, assalti, incendi, guerriglia. Il caso è un centro sociale sgombrato dalla polizia. Era occupato abusivamente dagli anni Ottanta, adesso il comune l'ha venduto a una comunità cristiana. Per questo le notti di Copenhagen ora sono illuminate dai bagliori dei fuochi. E secondo la polizia, la situazione è destinata a complicarsi nelle prossime notti. Notti calde, lassù nel Nord Europa.

venerdì, marzo 02, 2007

Sarajevo tradita

La rabbia e l'orgoglio delle donne ferite di Bosnia dopo la sentenza dell'Aja. Reportage di Giampaolo Visetti (Repubblica) da Sarajevo.

Eccone un altro

Quando si apre il vaso di pandora dei pregiudizi omofobi, l'Italia dispiega tutta la propria arretratezza culturale e sociale. Il test europeo dovrebbero farlo a noi, non ai bulgari. Adesso è arrivato pure il senatore a vita Giulio Andreotti che, per una volta, licenzia la sua inquietante e oscura prudenza per cavalcare la battaglia anti-Dico al grido di "dagli al gay". Si sarà fatto una cultura sull'ultimo numero del Domenicale. Certamente se l'è fatta il deputato centrista-uddiccino (ma non erano quelli buoni?) Luca Volontè che ribadisce le teorie elaborate nell'Haus am Wannsee del machismo psicologico che tanto spazio hanno trovato sulle pagine del settimanale conservatore: "I fondatori della psicologia moderna descrivono l'omosessualità come patologia clinica". Bontà loro. Un paio di settimane fa aveva dato fiato ai pensieri in materia Silvio Berlusconi: battute, come suo solito, ma da caserma non da comizio. Adesso aspettiamo soltanto l'immancabile Calderoli. E nell'attesa assistiamo con delusione al silenzio degli innocenti, quei leader della sinistra tanto liberal e aperti che evitano di polemizzare con Andreotti per paura di perderne l'intermittente appoggio al Senato.

Ma restiamo a destra. Si sta avverando la profezia di Calamity Jane, una che la sapeva lunga su questa roba e che paventava il pericolo di una deriva per la destra del nostro paese: sempre più triste, ingrugnita, retrograda e reazionaria. Ora anche omofoba. Detto per inciso, in Germania solo qualche mese fa un partito conservatore come la CDU ha ufficialmente aperto le proprie porte ai gay. Non che prima non ci fossero nel partito cristiano-democratico: semplicemente, era un segnale - seppur tardivo - e come tale è stato considerato dall'opinione pubblica tedesca e dagli elettori di quel partito. Da noi, temo che neppure i culi e le tette dei programmi Mediaset ci salveranno dalla crescente ondata "bigottista" del centrodestra. Tuttavia, mi pare che la società sia sintonizzata su tutt'altra frequenza, anche a destra e che sia la politica a non saperla rappresentare. Questo scarto potrebbe essere pagato in termini elettorali, magari non nel breve ma nel medio periodo. Qualche stratega dovrebbe dargli una voce.

Sul caso Domenicale gli interventi di Daw, 1972, il Megafono, Watergate, Rolli, Inyqua.

giovedì, marzo 01, 2007

Turisti per caso

Il portale turistico italiano lanciato attraverso il logo pubblicitario più brutto dai tempi della mascotte di Italia '90, di cui avevamo parlato qualche giorno fa, è anche una brutta (e grottesca) storia di spreco pubblico. L'Italia approda istituzionalmente su Internet con grave ritardo. Fa bene a recuperare il tempo perduto. Ma, appunto, la lunga gestazione doveva produrre un risultato migliore. Invece abbiamo pure uno spot del ministro Francesco Rutelli che gigioneggia in "uòzzamericanboy" nell'inevitabile parodia a mezza strada fra Alberto Sordi e Borat.

Da qualche parte, a destra

Da qualche parte (in Germania), a destra (Angela Merkel), si pensa che il problema del cambiamento climatico sia una cosa seria e che la politica possa e debba fare il suo dovere. Intervenendo. "Es ist Zeit zu handeln", parola di Cancelliera.

Finalmente Bucarest! Viaggio al confine d'Oriente

Inutile descrivere il gate d’ingresso dell’aeroporto di Bucarest Otopeni, l’accesso asettico – moquettes e insegne luminose – utilizzato dai manager, simile ai gates di tutti gli aeroporti del mondo. È il confine terrestre il luogo migliore per misurare i cambiamenti della Romania. La dogana di Bors-Oradea, al chilometro 450 della superstrada che collega Budapest a Cluj Napoca, il capoluogo della Transilvania. Estremo occidentale della Romania: preannunciata dai camion che accostano sul ciglio destro della strada, si distende una lunga striscia orizzontale di casette di lamiera, strette in fila una accanto all’altra e sormontate da un tetto goffo e tronfio sotto il quale si gela d’inverno e si soffoca d’estate. E poi sbarre, garritte, cartelli nell’incomprensibile lingua ungherese e in rumeno e in inglese. Tutta questa roba è destinata a sparire, tra qualche anno. Archeologia stradale. Cartelli, casupole, garritte, lamiere: tutto via, anche se la retorica europeista non è più quella di un decennio fa e magari il materiale di risulta non sarà riciclato, verrà custodito in qualche capannone, non si sa mai, un giorno dovessero tornare i confini e le divisioni [... continua su Ideazione].