mercoledì, luglio 23, 2008

Csu, in crisi la balena bianca bavarese

Chissà se il congresso di Norimberga dello scorso fine settimana darà alla Csu lo slancio necessario per risalire la china nei sondaggi. I sorrisi non sono mancati, così come le testimonianze di fede e di speranza. Soprattutto non è mancato l’appoggio della cancelliera Angela Merkel che si è gettata alle spalle le critiche anche ingenerose dei suoi alleati e ne ha anzi lodato il programma fiscale di riduzione delle tasse, sostenendo che è parte integrante della piattaforma con cui il centrodestra andrà alle elezioni politiche nell’autunno 2009, sempre che la Grosse Koalition arrivi indenne al termine della legislatura.

Prima però ci sono le elezioni regionali bavaresi a settembre, che danno il là ad un anno elettorale decisivo. La Csu è la costola bavarese della Cdu e negli ultimi anni ha subito un’erosione di consensi preoccupante: il partito si confronta, forse per la prima volta nella sua storia, con una crisi che rischia di ridimensionarla drasticamente. La Baviera è il Land più ricco della Germania, il più autonomo e una volta il più sicuro dal punto di vista elettorale. Qui la Csu domina incontrastata: salvo un triennio nei lontani anni Cinquanta è sempre stata al governo e dal 1962 senza bisogno di alleati. Un dominio assoluto come la maggioranza granitica che fa di questa regione un’eccezione in tutta Europa.

Il rischio è che non sia più così. Nel 2003 il partito guidato ancora da Edmund Stoiber ragginse uno dei suoi picchi storici, il 60,7 per cento, sfruttando l’onda lunga della sfortunata corsa alla cancelleria perduta l’anno prima contro Schröder. A casa propria, Stoiber ritrovò l’affetto che per un soffio gli era mancato nella competizione nazionale. Da quel momento però il partito ha iniziato la fase calante. Ed è passato attraverso traumi politici e umani che ne hanno scalfito la credibilità: l’appannamento della stessa leadership di Stoiber, voci di scandali, guerre intestine, la sfida chiassosa e distruttiva della “pasionaria” Gabriele Pauli, l’esautorazione del capo. Per un partito carismatico come la Csu, transitato indenne dalla giocosa e schietta ruvidezza di Franz Josef Strauß all’algida figura di Stoiber, uno shock. Tanto che il partito ha dovuto far ricorso a due uomini laddove ce n’era sempre stato uno solo. Una buffa diarchia, nata da un lungo e faticoso compromesso: Beckstein ha sostituito Stoiber alla guida della regione, Huber gli è succeduto alla guida del partito.

Ma due politici non fanno un leader. Appaiono un po’ impacciati, si muovono ognuno per conto proprio, sembrano in disaccordo tra di loro anche se poi fanno reciproche marce indietro una volta venuti a conoscenza della posizione dell’altro. E così la crisi che in Germania sta investendo gli storici partiti di massa ha cominciato a corrodere anche questa piccola cassaforte regionale, che però in Baviera è il partito di massa. Senza carisma non si governa. Stoiber s’è messo da parte, rinunciando tre anni fa, in una sorta di cupio dissolvi, anche a concludere la sua carriera politica in un ministero economico a Berlino. Al suo posto c’è l’onesto Glos (l'altro ministro csu è Seehofer all'Agricoltura). Non basta per marcare il profilo del partito, al quale mancano gli ingredienti forti oltre che le personalità. Il programma è vago, la diarchia salta da una proposta all’altra nel tentativo (secondo i sondaggi per ora vano) di inseguire i desideri degli elettori: il pendelpauschale, una sorta di sgravio fiscale per i pendolari che usano l’auto, l’ammorbidimento della legge contro il fumo, la polemica anti-immigrazione. Una pesca delle occasioni nella speranza di indovinare il bussolotto giusto. Per ora non ha funzionato: alle comunali di qualche mese fa è stato un disastro e il partito ha perduto tutte le grandi città della regione.

A Norimberga il congresso ha mostrato due volti. La prima giornata è stata tutta di Angela Merkel, la sorella maggiore. La cancelliera ha provato a rassicurare l’alleato e a restituirgli un po’ della fiducia perduta. E’ preoccupata anche lei: un crollo del partito bavarese potrebbe riflettersi negativamente fra un anno, quando si tornerà a votare per il parlamento e la cancelleria. Ma se lo slogan congressuale affermava che “la Germania ha bisogno della Baviera” è apparso semmai evidente che è la Csu ad aver disperato bisogno di Angela Merkel.

La seconda e conclusiva giornata è stata invece segnata dal ritorno sulla scena della diarchia del partito che ha ripreso alcuni temi fissi degli ultimi tempi. Il presidente della regione Beckstein ha puntato sull’aumento della criminalità dovuto – a suo dire – all’immigrazione degli stranieri. Il capo del partito Huber ha infiammato i delegati rilanciando la proposta di sgravio fiscale per i pendolari e accusando i socialdemocratici di voler aprire le porte ai neo-comunisti della Linke: insomma, un pericolo rosso per la cattolicissima Baviera.

I toni sono quelli di una campagna elettorale all’ultimo respiro. Tutto si giocherà su due soglie: quella del 50 per cento che assegna la maggioranza assoluta, attorno alla quale oscilla la Csu, e quella del 5 per cento sulla quale danzano i sondaggi della Linke. L’ingresso della sinistra radicale nel parlamento bavarese potrebbe far saltare anche qui equilibri storici. Huber, noto anche per le sue freddure, s’è inventato uno slogan astruso: raggiungeremo il 50 per cento più x. A questa formuletta matematica la Csu affida le proprie speranze.

(pubblicato sul Secolo d'Italia del 22 luglio 2008)