martedì, luglio 05, 2005

Dategliela vinta, una volta per tutte

Sono ore e ore che Sali Berisha sta in piedi sul carrozzone attaccato alla bottiglia di rosso a festeggiare la vittoria elettorale in Albania. Se, alla fine, con un'infornata di voti comprati nei seggi di campagna, queste elezioni gliele fanno perdere, glielo andate a dire voi di scendere da lì e mollare il bottiglione?

Compratevi il libro di Christian Rocca

"Contro l'Onu". Poi se non lo leggete sono fatti vostri. Io l'ho letto, m'è piaciuto, lo condivido e ne ho scritto una recensione positiva.

Inizia così:
"La storia è nota. In una zolla di Bosnia dimenticata da Dio e dal mondo due soldati, Ciki e Nino, condividono la surreale condizione di attendere dall’Onu la propria salvezza. Sono intrappolati in una trincea, nella terra di nessuno contesa da due delle bande che negli splendidi anni Novanta si sono disputate brandelli di Medioevo nella macelleria balcanica. Ciki e Nino, uno bosniaco l’altro serbo, ruotano attorno a un bunker dimenticato, in quello spazio vuoto che Arturo Pérez-Reverte, quando faceva l’inviato di guerra invece che lo scrittore di best seller, chiamava territorio comanche".

Prosegue così:
"Da questa sceneggiatura il regista bosniaco Danis Tanovic ci ha ricavato un film di successo, No man’s land, la terra di nessuno, che s’è guadagnato un po’ di premi in giro per festival cinematografici (un Oscar e un Golden Globe ad Hollywood, una Palma d’oro a Cannes). Ma la sceneggiatura avrebbe potuto essere tratta anche da un libro coraggioso e brillante, uscito da un paio di mesi per i tipi della Lindau e scritto da Christian Rocca, inviato speciale del Foglio, profondo conoscitore dei pensatoi statunitensi dove s’immaginano gli scenari futuri della politica mondiale e, da qualche numero, collaboratore di punta anche di Ideazione. Il libro è sull’Onu. Anzi, siccome tra i pregi di Rocca c’è quello di dire le cose senza perifrasi, senza giri di parole, è un libro contro l’Onu. Fin dal titolo".

E si chiude così:
"Il 2005 segna il sessantesimo anno dalla nascita dell’Onu. E anche il decimo anniversario del massacro di Srebrenica, nella ex Jugoslavia, quando i caschi blu olandesi dell’Onu non impedirono ai cetnici serbi di macellare settemila inermi bosniaci musulmani. Il palazzo di vetro non è riformabile e in tanti ballano attorno al malato in un’interessata danza di accanimento terapeutico. Christian Rocca ci spiega perché dobbiamo staccare la spina senza rimpianti e pensare a qualcosa di nuovo".

La recensione per intero potete leggerla su Ideazione (in edicola tra una decina di giorni) o in anteprima sul sito on line ideazione.com. Il libro ordinatelo qui o qui. Ma ordinatelo.

lunedì, luglio 04, 2005

Da Tirana e Durazzo la spinta per Berisha

Si scrutina da ore manco fosse un paese di decine di milioni di elettori. Eppure in Albania si delinea ormai certa la vittoria di Sali Berisha, il candidato di ritorno del centrodestra. Il successo del Partito democratico è significativo nelle due principali città del paese, la capitale Tirana e il terminale portuale di Durazzo. Il sito Ansa dedicato ai Balcani aggiorna in tempo irreale sull'avvenimento. Dopo il golpe prodian-nanista, si chiude l'era del postcomunismo albanese dal volto clientelare: la crescita del paese, riconoscibile, misurabile ma viziata da un controllo sociale spaventoso. Cosa si aprirà, con il ritorno roboante di Berisha che già da ieri impazza per strade e tv cantando vittoria, lo vedremo solo vivendo. Intanto lui è un pazzo simpatico ma il suo partito veleggia verso la casa del Ppe. Che l'Europa gli porti consiglio.

domenica, luglio 03, 2005

Albania: voti, pistole ed exit poll

C'è un po' di tutto nella giornata elettorale albanese, anno di grazia 2005. C'è la modernità degli exit poll, forniti dalla rete privata Tv-Klan (ironia balcanica?), che danno in vantaggio il candidato dell'opposizione di centrodestra Sali Berisha. C'è il medioevo delle pistole, con colpi in canna scaricati addosso a un segretario di seggio di un piccolo partito del cartello delle opposizioni, freddato nel pomeriggio all'uscita di un seggio di Tirana. E c'è il recente passato del caos organizzato che torna nelle parole dei rappresentanti socialisti che smentiscono gli exit poll ma, invece di attendere compostamente i voti veri dello scrutinio di domani, proclamano già vittoria accrescendo la tensione. In molti seggi s'è votato oltre le 19, orario di chiusura ufficiale, e già non si contano le denunce di brogli che giungono soprattutto dalle circoscrizioni di campagna. Che la notte scorra tranquilla e che domani lo spoglio ci consegni quel paese sereno e riconsegnato al consesso civile che i reporter ci hanno raccontato nei giorni scorsi.

L'economia del waterfront

Un processo che coinvolge tutte le città portuali dell'occidente post-industriale. Il waterfront, il recupero delle aree portuali alla vita delle città e la loro destinazione a nuove attività commerciali e di servizio per il rilancio economico dei porti. Cominciarono gli Stati Uniti. Poi è stata la volta di Australia e Nord Europa. Infine il Mediterraneao, Barcellona, Genova, Atene. Brindisi, l'antico porto di Roma, ha impostato sul recupero del waterfront la strategia per il recupero dell'identità e del ruolo geopolitico e per la ripresa economica. La scorsa settimana un convegno internazionale ha spiegato il progetto. Due ministri del governo. Micciché e Urso, lo hanno approvato e sponsorizzato (bocciando allo stesso tempo l'ipotesi di un ulteriore insediamento energetico in un'area che già fornisce il 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale). Vittorio Macioce è sceso a Brindisi e racconta sul Giornale quello che ha visto.

Albania, i vicini al voto

Seggi aperti a Tirana e in tutto il paese delle aquile. Un voto molto importante per delineare la strategia futura dell'Albania in vista dell'avvicinamento all'Unione Europea. Nano contro Berisha. I giovani stanno a guardare. Eppure l'Albania è cambiata soprattutto grazie a loro.

UPDATE. Ultimo sondaggio: too close to call (Berisha 35, Nano 34).

Live 8 e la gioventù dei cinquantenni

Interessante analisi (controcorrente a sinistra) del sociologo Ilvo Diamanti, a margine del Live 8 che ieri ha percorso, esattamente come venti anni fa, l'Occidente musicale (in onore della globalizzazione allargato a Giappone e Russia). Una tribù invecchiata attraverso la quale leggere le dinamiche delle società occidentali. Diamanti conclude:

"Tuttavia, colpisce questa condizione di felice insicurezza, in cui versano i figli. Controllati da genitori occhiuti, che ne proteggono il percorso. E in questo modo proteggono anche se stessi. Colpisce, questa generazione a responsabilità limitata e in libertà vigilata. Dall'identità incerta. Che non può dirsi giovane perché gli adulti non accettano (e non si accorgono) di invecchiare. Che non può dirsi adulta, perché non le è permesso di crescere e maturare. Questa società sterile, che pretende di cambiare e di innovare. Per via tecnologica, ma non biologica. D'altronde, come è possibile cambiare, innovare, se i padri "non" invecchiano, le mamme "non" imbiancano e i figli "non" crescono?".

L'articolo è bello sin dall'inizio. Vale la pena regalare un click a Repubblica: "Giovinezza senza i giovani".

sabato, luglio 02, 2005

Stessa spiaggia, stesso mare/2

"Dopo quattordici anni di dure battaglie politiche, il leader socialista e l'ex presidente potrebbero essere giunti alla loro ultima, decisiva, sfida elettorale". No, non è l'Italia di Prodi e Berlusconi nel 2006. E' l'Albania di Fatos Nano e Sali Berisha.

Che ci faccio io qui?

Ho letto il testo dell'intervento di Marco Follini. Ne condivido lo spirito e non lo considero un Giuda. Al contrario, penso sia stato coraggioso. Non condivido però alcuni aspetti, diciamo, di programma, dell'intervento, non la scelta proporzionalista, non i riferimenti ad Aldo Moro, mentre apprezzo quelli a De Gasperi. Non credo che il Ppe possa rappresentare il riferimento adeguato per il centrodestra italiano, non nelle strutture organizzative troppo deboli. Non credo alla federazione dei partiti ma credo nella formazione di un partito unico sul modello fusionista dei repubblicani americani. Non credo alle etichette, il moderatismo è uno stile di governo e un modo di guardare alla politica, al confronto, alle scelte da compiere. E' questa la forza dei moderati e i moderati del Ventunesimo secolo non sono dei conservatori tout court, non possono esserlo soprattutto in un paese fondamentalmente statalista come l'Italia. Bisogna coniugare la forza del riformismo, che questa sinistra non può esprimere e che la destra potrebbe se fosse politicamente più consapevole. Ma insomma rispetto alla levata di scudi, come un sol uomo, di gran parte della stampa amica contro Follini e a difesa del Cavaliere mi sento a disagio, perché da questo lato la crisi del berlusconismo viene vissuta come una ritirata nel bunker dove entrano solo i fedelissimi. Non si discute. Non si critica. Non si parla. Altrimenti sei un Giuda. Salvo che poi tutti i Giuda, quelli veri, usciranno allo scoperto il giorno dopo le elezioni del 2006. Quelli che non discutevano. Quelli che non criticavano. Quelli che non parlavano (a scanso di equivoci sto parlando dei politici perché qui su TocqueVille invece si discute ed è un bel discutere e confrontarsi). Poi capito su un bell'articolo di Gianni Baget Bozzo, uno che stimo e che va dritto al cuore del problema. E che in sostanza dice: perché un elettore che approva la relazione di Follini dovrebbe votare per la Casa delle Libertà piuttosto che per l'Unione? Già, perché? Magari perché pensa che questo centrodestra possa ricostruirsi solo se ci si leva le fette di prosciutto dagli occhi e si comincia a discutere di quello di cui non s'è mai discusso prima, del partito, della sua organizzazione, della selezione della classe dirigente, di come attirare nuovi entusiasmi, di come premiare quelli bravi, di come emarginare i notabilati d'affari che si sono costituiti sul territorio, della leadership. Sì, anche della leadership, perché il bunker non fa bene a nessuno, neanche al leader, lì ci si spara un colpo alla testa dopo un po' di tempo. Ecco perché posso votare il centrodestra, pur avendo apprezzato il discorso di Follini. Ecco che ci faccio io qui!

venerdì, luglio 01, 2005

Stessa spiaggia, stesso mare

"Sono orgoglioso del lavoro svolto, sono stati anni buoni per il nostro paese, che è diventato più liberale, tollerante, sicuro e democratico". Non è Berlusconi ma Schröder, nel discorso con il quale ha ottenuto la sfiducia dal parlamento. In Germania si va al voto anticipato.

Disincanto 2

Il dibattito su Berlusconi è aperto e sono tutti interessanti i commenti dei blogger di TocqueVille. Quel che volevo dire in replica ad Andrea, l'ha in parte diplomaticamente detto JimMomo. Caro Andrea, qualche volta a prendere le cose "di panza" si finisce per scambiare la politica per il Palio di Siena e a scivolare su terreni sdrucciolevoli. Che significa "intelligenza col nemico"? Di che stiamo parlando? Di politica su TocqueVille o di sanguinarie battaglie epocali in Normandia? Dai sù, "traditori, intelligenti con il nemico", e che diamine, abbassa le spade che con la Forza Italia che ci ritroviamo al massimo si combatte con le fodere!

Va bene con il quadro ideale di recupero culturale e poi politico, di un lavoro di fondo sacrosanto per ricostruire con i materiali che i tempi ci mettono a disposizione un polo di centrodestra fusionista, che prenda il meglio della tradizione italiana, moderata e riformista, recuperi il meglio di questa ultima esperienza decennale (incerto bipolarismo, aree politiche comunque aggregate, sdoganamento delle estreme, fine del ruolo politico del centro che pesca a destra e governa con la sinistra - ma De Gasperi non era questo) etc. etc. Va bene ma non è questo il punto. Davvero credi che Berlusconi metta le mani in saccoccia e decida, per il bene del centrodestra, del paese, di noi tutti di fare quello che in America altri billioners hanno fatto? Ci credi? Davvero?

Allora guardalo in faccia questo partito, che non è solo un contenitore posizionato sulla mappa della cartografia politica. E' una cosa creata - come si usa dire di questi tempi - a immagine e somiglianza del suo leader. Sarà pure colpa di An se alla fine della stagione del Cavaliere non può che offrirci un Fini bollito. Sara pure colpa dei centristi se il più appetibile dei successori ha la faccia spenta di Pierferdinando Casini detto Pierferdy. Sarà colpa della Lega se, visto quel che passa il convento, siamo tutti a rimpiangere uno come Bossi. Ma il problema è Forza Italia. Era questa la forza nuova, liberale e innovatrice, capace di dar voce a quell'Italia moderata e riformista che aveva ritirato la delega ai partiti della prima repubblica, che doveva interpretare le speranze di rinnovamento del paese. Era da questo contenitore che dodici anni dopo, dodici, dovevano uscire non uno ma dieci, cento successori del Cavaliere e invece ci ritroviamo una pletora di ragazzini che nessuno si fila a guidare le strutture regionali e un nugolo di notabili sparsi sul territorio che sono il peggio del peggio di quella prima repubblica. A chi giova? Al paese? Al centrodestra? Al recupero culturale? Chieditelo, perché questa è la scatola del movimento, dodici anni dopo.

Certo, ci sono anche cose buone in Forza Italia. Sempre meno, ma ci sono. Io e te abbiamo aderito a titolo personale alla Rete delle Libertà, perché conosciamo Palmieri e ci fidiamo di lui, io mi fido di lui e gli dò una mano come posso e quanto posso perché porti avanti il suo progetto on line. Se ha imbarcato tra i fondatori un rompicoglioni come me ne deve averne di fegato, l'Antonio. E ce ne sono di persone in gamba, anche se quasi mai nei posti giusti. Però non riesco a guardare alla politica come se fosse un'asettica disposizione di soldatini sul terreno, nei quali intrupparsi credere, obbedire, combattere. Osservo, ci guardo dentro e giudico. Dico la mia. Credo che questo sia il compito che abbiamo, noi che non prendiamo tessere, non c'iscriviamo ai partiti, non facciamo gli yes-man. E quello che osservo non mi piace. E' uno zig-zag continuo, partito unico domani, anzi oggi, anzi dopodomani. E mi chiedo: ci crede davvero? E' con lui che possiamo imbarcarci in questa avventura? Quanto seriamente la dobbiamo prendere 'sta cosa? Tu lo sai la scelta che abbiamo fatto: tempi lunghi, discussione seria, dibattito elaborato e a tutto campo. E siamo partiti, che se la strada è lunga non ci si deve attardare. Ma è la stessa strada di quegli altri? Ci incontreremo? E, soprattutto, chi incontreremo?

Non c'è scoramento in questa analisi. Io sono convinto da un anno che il berlusconismo sia in crisi, che abbia esaurito - come dicevano gl'italo-sovietici - la sua spinta propulsiva, che non sia in sintonia con le aspettative del paese e non abbia più una rotta definita. Ma siccome credo che sia utile al paese preservare gli aspetti positivi di questa esperienza e costruirci sopra il centrodestra fusionista che rimetta in piedi questo benedetto (oooops!, sorry) paese, allora vorrei che rimanessero le fondamenta, qualche facciata esterna, un paio di pilastri portanti (politica estera, qualche legge sul mercato del lavoro) piuttosto che una landa di macerie. Di questo stiamo parlando. O almeno di questo io parlavo: non era, insomma, un briefing per la propaganda elettorale, perché quella la fanno altri.

UPDATE. Questa è la bella contro-replica di Andrea a questo (e all'altro) post. La piazzo qui perché non vorrei che questo dialogo prendesse troppo spazio: non amo l'autoreferenzialità che è un po' il rischio dei blog. Chiedo però l'ultima parola. Tutto chiaro, tutto bello, tranne una cosa: non ti sei reso conto che l'Udc non è l'Udc, è Forza Italia. Quando c'è più sguardo verso il futuro nelle parole di Follini che in quelle di Berlusconi, non resta che dire, questo sì amaramante, che una stagione è finita e un'altra deve cominciare. Ora basta e andiamo a vincere le elezioni. O a perderle bene.

giovedì, giugno 30, 2005

Disincanto: chi ci corre dietro?

E così abbiamo scherzato. Anzi, hanno scherzato. Il partito unico? Adornato se ne farà una ragione, un convegnetto a fine luglio, tanto per lessare tutti a 40 gradi, e poi il rinvio a dopo il 2006. Il dibattito sul partito unitario era cosa da politici: troppa grazia per il circolo di Arcore. Ci sono le elezioni, e dunque tutti in carrozza. Il guidatore: Silvio Berlusconi. Altro che cambio di leadership. Casini? Lo aveva lasciato intendere, il Cavaliere, che avrebbe potuto passare la mano. Ma chi lo conosce bene invitava a non crederci. E aveva ragione.
Il Cavaliere si gioca l'ultima partita: aihmé, per il bene del centrodestra, sarà pure la nostra, magari a pedale frenato, che non si può sempre credere al miracolo di Babbo Natale, specie dopo un governo da Befana. Dieci anni dopo Silvio di qua, Romano di là. In molti quartieri di TocqueVille si festeggia, bene il Cavaliere, scampato il ritorno dei democristi. Qui si festeggia un po' meno perché non si crede al recupero di Berlusconi anche se ce lo si augura per il bene della CdL e di Bush, un po' meno dell'Italia.
Per vincere la nuova battaglia il Cavaliere dovrà rispolverare la rivoluzione permanente, quella che non si realizza mai, un nuovo mirabile programma con il quale faremo tutte le cose che in questi cinque anni non abbiamo fatto ma che certamente faremo. Dimenticheremo di aver occupato oziosamente i seggi della maggioranza e di aver seminato il territorio italico di pessimo personale politico, nella speranza (illusione?) che se lo dimentichino anche gli elettori. Tanto quegli altri non son meglio, evviva la concorrenza, peccato che sia al ribasso. Il condirettore di Liberal, Renzo Foa, che ha molti pregi tranne quello di aver apprezzato il film Good bye Lenin, ha intitolato la sua ultima fatica "Il decennio sprecato". Ne sprecheremo altri cinque, di anni. Tanto, chi ci corre dietro?

mercoledì, giugno 29, 2005

Fusse che fusse...: non fusse

Al figlio nazistello di Charles e Diana, Harry, la famigghia reale inglese ci feci fare il test del Dna pe capiri si fusse figghiu dell'altru. Pare che non fusse. Ce ne offre ampia notizia il quotidiano very british The Sun e, in replica italiana, il Corriere della Sera in versione Carlo Rossella.

Mare e vento, nostalgia del Salento

Ci ha cresciutu annanti a mare
la ndore mai se ne scerra
ci ene te la campagna
sape li sapori bueni te la terra
ca quandu se ne llontana
lu ricordu sempre li torna
perché lu postu te du ieni
intra la vita toa te segna
cussi comu l'amore segna lu core
te ci se ama tantu forte
quantu la luce te lu sule te la matina
ca nu ne pueti fare a menu
perché ete iddrha sempre la prima
ca te tae la forza cu se camina.

Salutame lu mare
tilli c'aggiu turnare
percè aggiu costruire
nu nidu pe nui doi.

Salutame lu ientu
tilli ca pe tie cantu
se passa te qua mera
me porta a basciu atie.

Sud Sound System, Acqua pe sta terra.

(Traduzione:

Chi è cresciuto davanti al mare
l'odore mai dimentica
chi viene dalla campagna
conosce i sapori buoni della terra
che quando se ne allontana,
il ricordo sempre gli torna
perché il posto da dove vieni
dentro la vita ti segna
così come l'amore segna il cuore
di chi si ama tanto forte
quanto la luce del sole del mattino
che non ne puoi fare a meno
perché è lei sempre la prima
che ti dà la forza di camminare.

Salutami il mare
digli che devo tornare
perché devo costruire
un nido per noi due.

Salutami il vento
digli che per te canto
se passa da queste parti
mi porta giù da te).

Walking Class: viaggio in Salento.

Candidature italiane

Berlusconi ha dichiarato che sarà Berlusconi il candidato premier per il centrodestra nel 2006. Il risultato è scaturito dalle primarie svoltesi attorno al tavolo da pranzo cui hanno partecipato Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini, Marco Follini e (argh!) Gianni Letta. Le primarie si sono concluse con un classico sorso di digestivo Antonetto. Cchiù digestivu pi tutti!

Germania, il comunismo narcisista

Sembra ormai inarrestabile la crisi dell'Spd, il partito socialdemocratico che il cancelliere Gerhard Schröder sta portando alla disfatta nelle elezioni anticipate d'autunno. La vittoria di Angela Merkel è data per scontata, tutto si muove attorno alla capacità della leader che viene dall'est di portare una rediviva Cdu sopra la soglia del 50 per cento: maggioranza assoluta e totale responsabilità nella guida del paese. L'ultimo sondaggio elettorale (condotto per la rete televisiva privata RTL e per il settimanale Stern) indica il partito democratico-cristiano al 47 per cento, con il 6 per cento agli alleati liberali. Tuttavia, come illustra Salvo Mazzolini sul Giornale, c'è grande incertezza sulla data del voto, dal momento che non sono ancora chiare le modalità di scioglimento del Parlamento: fra le ipotesi più estreme c'è anche quella di un prolungamento dell'agonia governativa fino alla scadenza naturale del mandato, autunno 2006.
Ma la novità della politica tedesca è a sinistra, alla sinistra del cancelliere, dove si sta costituendo una nuova formazione massimalista guidata da un tandem di ritorno: Oskar Lafontaine, transfugo dell'Spd e Gregor Gysi, storico leader dei neocomunisti della Germania dell'Est. Insieme stanno dando vita al Linksbündnis (Alleanza della sinistra), un rassemblement populista che sfida il cancelliere sul piano sociale e raccoglie il largo malcontento che serpeggia sul versante estremo dell'elettorato filo governativo. Lafontaine aveva fondato il WASG (Alternativa elettorale per il lavoro e la giustizia sociale), Gysi era tornato alla guida della PDS dopo un delicato intervento ospedaliero. Assieme, quelli che i commentatori tedeschi chiamano rispettivamente "il narcisista" e "il comunista", vengono dati all'11 per cento dai sondaggi: più dei verdi, più dei liberali.
Ecco perché, negli ultimi giorni Schröder ha ulteriormente virato a sinistra la sua propaganda politica, come dimostra la recente richiesta di una nuova tassa per i ricchi: una scelta demagogica (ovviamente subito criticata come elettoralistica dalla new-old left della WASG), anche perché poco efficace, dal momento che dopo sette anni di cura Schröder, i ricchi in Germania sono diminuiti. Ma, battute a parte e data per scontata l'impossibilità di recuperare al centro, il cancelliere punta a non perdere troppo a sinistra. Se la nuova forza politica dovesse davvero superare il 10 per cento dei consensi, e l'Spd non dovesse superare il 25, il rimescolamento del tradizionale quadro politico tedesco potrebbe dare vita a scenari inediti e inimmaginabili solo qualche anno fa.
Qui preme segnalare come l'alternativa di sinistra al cancelliere Schröder sia determinata, in Germania, da una formazione ancora più a sinistra, ancora più massimalista, ancora più legata a una vecchia concezione dei rapporti sociali ed economici. Blair è sempre più lontano, la Manica sempre più larga e l'Europa continentale sempre più vecchia.

martedì, giugno 28, 2005

Una fatica bestiale...

...chiudere redazionalmente il bimestrale Ideazione. Ci si scusa con i lettori, in questi giorni, per la riduzione dei post.

lunedì, giugno 27, 2005

Fa caldo

E la popolazione ne risente.

Più nati (e meno morti) per tutti

Fortuna che c'è la natura a inverare il Contratto con gl'italiani. Per la prima volta dal 1992, la tendenza del saldo nascite/morti s'inverte e l'Italia torna in attivo: nel 2004 la popolazione cresce dell'1 per cento. Si muore di meno un po' dappertutto, si nasce di più soprattutto a NordEst. Finisce la moda nordica di non far figli (che nei paesi nordici è finita da un pezzo) e si torna a guardare il futuro negli occhi dei nuovi arrivati. Si muore di meno, anche, grazie ai progressi della medicina. E nelle culle ritrovate, segnaliamo anche il contributo fondamentale degli immigrati. Alla faccia della Lega. Notizie da Repubblica, Corriere.

domenica, giugno 26, 2005

In ricordo di Valentino Mazzola

Questo blog ha un debole per il campionato di serie A con le squadre gloriose che danno lustro alla categoria. E allora festeggia il ritorno nella massima serie del Torino (sette scudetti, uno squadrone amaramente consegnato alla storia patria e alla leggenda). Che non ci arriva proprio a testa alta (sconfitto in casa dal Perugia), ma ci arriva. E l'anno prossimo ci regalerà un nuovo derby italiano. Dopo Milan-Inter e Lazio-Roma ritorna Juventus-Torino. In attesa dell'affaire Preziosi per capire se anche la Superba ritroverà la sua partitissima. Intanto qui un tributo al giocatore più famoso del Grande Torino, Valentino Mazzola: l'ultima intervista, un servizio speciale del Tg2, la sua biografia.

Bulgaria, il neo-comunismo e l'instabilità

Perde il movimento nazionale di Simeone II, al governo dal 2001, vince ma meno del previsto il partito socialista, composto come in tutti i paesi est-europei dagli ex comunisti, riammessi nel circuito politico previo cambio di simboli e nomi. Si afferma il movimento nazionalista (e secondo la stampa bulgara anche xenofobo) Attack. A Sofia è difficile formare un nuovo governo, dal momento che nessun partito ha da solo la maggioranza per governare. Un esecutivo di unità nazionale, tipo grosse koalition tedesca, viene respinto da Simeone II. Piove sul bagnato in Europa. Dalla frontiera del prossimo allargamento, un nuovo paese che entra in una fase di instabilità politica. Rassegna stampa da Ansa Balcani, Transition on line, Iwpr, BBC.

Il Country Profile della Bulgaria (BBC).

mercoledì, giugno 22, 2005

Walking on the waterfront

Si parte. Tre giorni a Brindisi per seguire il convegno internazionale sul waterfront. Di cui abbiamo parlato qui. Ma non mancheranno post quotidiani (magari un po' meno frequenti). Vi saluto la frontaliera Grecia.

Francesi pazzi per l'idraulico polacco

In Francia è ormai il colpo pubblicitario dell'anno. Tutti ne parlano. E tutti ne ridono. E' che la Polonia s'è fatta venire un colpo di genio, rivoltando in positivo tutti i pregiudizi francofoni sulla situazione economica del paese slavo, accusato nel pieno della campagna referendaria di voler assaltare la fortezza del benessere tricolore con orde di idraulici affamati. Eccolo, dunque, l'idraulico polacco, promosso dall'ufficio del turismo a testimonial di successo per una lunga, divertente e probabilmente appagante vacanza polacca. Per passare dal profano al sacro, Walking Class può testimoniare due cose. Primo, che i paesi dell'Est, Polonia in testa, sono tutt'altro che quella landa desolata di disperati che la propaganda francese ha rappresentato nella campagna referendaria. Secondo, che anche le idrauliche...

ps. ringrazio per questo post l'imbeccata di EuropaEurope.

Rutelli lancia l'Europa dei willing

L'Europa a 25? Diciamoci la verità non funziona più. Serve una nuova strategia, quella delle geometrie variabili. Su singoli argomenti si va avanti con gruppi di maggioranza formatisi ad hoc. Ricorda la coalition of willing bushiana? Può essere, ma certo restare avvinghiati all'asse franco-renano non è salutare né per l'Europa né per l'Italia: l'asse franco-tedesco, che un tempo è stato il motore dell'integrazione, oggi si è rivelato un fattore di involuzione. La posizione di Blair? Bisogna anche riconoscere che il premier inglese ha denunciato uno squilibrio oggettivo nel bilancio comunitario tra le risorse per la politica agricola comune e quelle per la ricerca. Bene, l'autore di queste frasi, in una bella intervista a Repubblica, è Francesco Rutelli. Molto si muove sotto il cielo della politica. Da segnalare, tra gli editoriali, quello di ieri di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera.

Iraq, la fabbrica degli ostaggi

Se ne sono accorti pure in Francia. Se ne sono accorti pure i giornali di sinistra. Dopo la liberazione, dietro pagamento di riscatto, della giornalista di Liberation Florence Aubenas, si apre anche Oltralpe il dibattito sulla fabbrica degli ostaggi aperta in Iraq. Certo, i terroristi vengono ancora insigniti dell'appellativo di resistenti, o meglio di ex-resistenti, ma la loro ragione sociale attuale viene riconosciuta nella mission di far cassetta, non di liberare il paese dagli occupanti anglo-americani (e italiani e polacchi e rumeni e australiani, etc. etc.). Il Courrier Intarnational, la rivista che pubblica in francese articoli presi da tutto il mondo (e da cui il nostro Internazionale ha preso il "format") pubblica un'interessante indagine di Hoda Saliby sulla vera natura della "resistenza irachena". Meglio tardi che mai.

Elogio di un vero europeista

Senza enfasi, senza retorica, con grande passione. Articolo in difesa della nostra Europa da uno dei giornalisti che continuano a dar lustro alla borghesia italiana: Mario Cervi. Chapeau!

Brindisi - NO al rigassificatore/5

A chi conviene il braccio di ferro enti locali-governo? Non di certo al governo, che avrebbe tutto l'interesse a sfruttare la posizione contraria del suo sindaco per recuperare un briciolo di credibilità in un territorio che, ancora alle ultime elezioni regionali, aveva assicurato a Forza Italia il 26 per cento. Caro Cavaliere, ci ripensi: quell'investimento è un errore. E stimola i peggiori istinti del Mezzogiorno.

Europa: e i Balcani?

L'Europa occidentale boccia il trattato e impone uno stop. L'Europa insulare ripone nel cassetto il dibattito sull'euro. Anche l'Europa centrale ha paura e la Polonia decide di rinviare, sine die, il referendum di approvazione. A Bruxelles i venticinque non trovano l'accordo sul bilancio. E mentre Romania e Bulgaria sono ormai sul punto di tagliare il traguardo dell'integrazione (2007) nubi all'orizzonte si stagliano per la Turchia. In Francia il dibattito è feroce. In Germania, l'opposizione conservatrice che si avvia a governare da ottobre, è contraria. A questo punto le inquietudini si allargano anche ai Balcani occidentali, quei paesi che più o meno lentamente stanno sperimentando la transizione dalla guerra civile (ex Jugoslavia) alla democrazia. L'integrazione nell'Ue era l'obiettivo di più o meno lungo periodo. Ora la domanda è: cosa accadra?

Le truppe rumene restano in Iraq

Le truppe romene resteranno in Iraq fino a quando le nuove autorità di Baghdad non avranno più bisogno di aiuto per garantire la stabilità del paese, ha annunciato il presidente Traian Basescu in un'intervista oggi alla radio romena Delta Rfi. Con questa dichiarazione, il premier rumeno ha tagliato corto con le polemiche della stampa che chiedeva il ritiro delle truppe dopo il rapimento dei tre giornalisti, conclusosi con la liberazione degli ostaggi. Quanto questa posizione della stampa sia in sintonia con l'umore della popolazione non è dato di sapere. Restano negli occhi degli osservatori le centinaia di migliaia di persone nella piazza principale di Bucarest in occasione dell'ultima visita del presidente americano Bush. Qui, dal sito di Ansa Balcani, i dettagli dell'intervista di Basescu.

In treno da Tirana a Durazzo

Sarà una combinazione italo-statunitense a garantire la realizzazione del primo collegamento ferroviario elettrico in Albania, su una delle tratte più trafficate del paese. La città portuale di Durazzo, porta occidentale dell'Albania, sarà unita alla capitale Tirana e all'aeroporto internazionale "Madre Teresa" (che era albanese) di Rinas. Il progetto verrà realizzato dalla filiale italiana della multinazionale statunitense General Electric.

La disfida di Bolzano

Giovanni Benussi, come previsto, non ce l'ha fatta. La vittoria ottenuta a Bolzano con il centrodestra s'è scontrata con la legge dei numeri in consiglio comunale. La maggioranza dei voti ottenuta sul suo nome non si era riversata sui partiti e la legge elettorale non prevede il premio di maggioranza, aprendo le porte all'instabilità amministrativa. In consiglio la maggioranza non c'è. La sinistra e i sudtirolesi dell'Svp gli hanno votato contro: la sua giunta non è passata. Bolzano sarà commissariata, i partiti torneranno in campagna elettorale e a novembre si voterà di nuovo. Ma la battaglia è più aperta che mai. Benussi ha vinto e può rivincere. Con il numero di voti giusti per governare come gli elettori gli hanno chiesto di fare. Il programma è sul terreno. La volontà di offrire un buon governo a Bolzano è stata misurata da un comportamento istituzionalmente ineccepibile. La legge obbliga al ritorno alle urne. Può uscire rafforzato, anche nel voto partitico, il progetto vincente di Giovanni Benussi.

martedì, giugno 21, 2005

Europa, la Polonia rinvia il referendum

La Polonia, che finora prevedeva di procedere per via referendaria alla ratifica della Costituzione europea, ha deciso di rinviare "sine die" tale consultazione popolare. Lo ha annunciato oggi il presidente polacco Aleksander Kwasnieski. Nuova tegola su Bruxelles, dunque, che si aggiunge ai "no" franco-olandesi e al fallimento del vertice sul bilancio. Il fatto nuovo è che, questa volta, la paura non determina un rinvio nell'euroscettica Gran Bretagna dell'orco Blair ma nell'europeissima Polonia, cioè nel più importante Stato che faceva parte del blocco sovietico e che nell'allargamento vedeva, innanzitutto, la fine del lungo incubo comunista. La rivista est-europea Transition on line ci offre un reportage di Wokciech Kosc sugli umori del popolo polacco dopo i referendum in Europa occidentale.

Europa, il nuovo libro di Benedetto XVI

C'è grande attesa per il nuovo libro di Benedetto XVI, “L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture”, il primo pubblicato dopo la nomina a Pontefice ma scritto quando era ancora Cardinale. C'è molta Europa in questo libro che casca a fagiuolo nel dibattito attuale sulla crisi del Vecchio Continente. Questo pomeriggio, a Roma, lo presentano Camillo Ruini e Marcello Pera: ecumenico moderatore, Bruno Vespa. Per chi è interessato, i dettagli sono qui.

“L’Europa ha sviluppato una cultura che, in un modo sconosciuto prima d’ora all’umanità, esclude Dio dalla coscienza pubblica”, questo un brevissimo e polemico estratto del libro. Walking Class vi presenta qualche spicciolo di anteprima. Innanzitutto dal sito Chiesa curato dal vaticanista dell'Espresso Sandro Magister che pubblica il testo della Conferenza tenuta la sera di venerdì 1 aprile 2005 a Subiaco, al Monastero di Santa Scolastica, in occasione della consegna a Ratzinger del Premio San Benedetto “per la promozione della vita e della famiglia in Europa” da cui è tratto il libro pubblicato da Cantagalli. Quindi recuperando le anticipazioni fornite dai servizi di Radio Vaticana. Gisotti intervista don Claudio Rossini, direttore della Libreria Editrice Vaticana. Luca Collodi intervista Marcello Pera che ha scritto la prefazione al libro di Ratzinger.

Vampiri rumeni

Non è Dracula ma Miron Cozma, leader dei minatori rumeni negli anni di grazia 1990 e 1991, quando il regime di Ceausecu venne giù in un bagno di sangue e il putsch dei suoi colonnelli venne scambiato per una rivoluzione di popolo. Senonchè, il popolo venne fregato e i colonnelli salirono al potere all'ombra dell'ex delfino Iliescu per assicurare alla Romania un decennio di post-comunismo e corruzione. Insieme alla Bulgaria, la Romania fallì l'abbraccio all'Unione Europea l'anno scorso: rimedierà nel 2007, sempre che l'Ue esisterà ancora.

La notizia è che Miron Cozma ha scontato 14 anni di galera e viene fuori grazie all'ultimo atto presidenziale di Iliescu, la firma della grazia, o pardon come si dice in rumeno. La siglò l'anno scorso, un momento prima di lasciare per sempre l'ufficio presidenziale. La decisione venne congelata per un anno, tra polemiche e accuse di favoristismi. Cozma fu a capo delle squadracce di minatori che pestarono gli oppositori al regime comunista negli anni della turbolenta (e mai completamente spiegata) caduta del regime di Ceausescu. Iliescu è accusato di essersi servito dei minatori per raggiungere il suo scopo di potere. Oggi Miron Cozma lancia accuse pesanti contro l'ex amico: ingratitudine o risentimento per essere stato, oltre che un macellaio, anche un capro espiatorio? La rivista est-europea Transition on line ci offre l'analisi del corrispondente da Bucarest, Razvan Amariei.

Prodi, il sondaggio che non c'era

Il 18 per cento alla lista del Professore? Una bufala. Ecco la prova. Ma se dobbiamo eleggere uno che dice più bugie di Berlusconi senza neppure conoscere il Gianni Pilo di turno, che lo votiamo a fare?

lunedì, giugno 20, 2005

TocqueVille - The Right Nation

Dopo la prima settimana di vita urbana, il sindaco di TocqueVille fa il bilancio del lavoro svolto e offre consigli per una città migliore.

Galizia - 1972

E' arrivato il commento di Enzo Reale: eccovelo.
ps.: è anche su ToqueVille.

Monte Zemolo: metti che per un accidente

Metti che per un accidente gli altri sbagliano il treno delle gomme. Metti che per un accidente la federazione s'incaponisce. Metti che per un accidente gli altri s'incazzano e non partecipano. Metti che per un accidente la corsa la fanno in sei, due passabili e quattro sfigati. Metti che per un accidente i due tuoi non incocciano all'uscita dai box. Metti che per un accidente arrivi in fondo e tagli il traguardo. Metti che per un accidente sali sul podio e non ti vergogni. Metti che per un accidente ti tirano le lattine addosso e te ne freghi. Potrebbe essere la strategia della Fiat per il rilancio produttivo.

Waterfront, se il Mezzogiorno si sveglia

Adesso ci pensa una città del Sud. Meglio, del Sud d’Italia. Del Mezzogiorno, cioè, quello con la M maiuscola che sa tanto di questione irrisolta, di delinquenza, di immobilismo, di assistenzialismo. Adesso ci pensano a Brindisi a far da sé. Si sono messi in testa di provare a rinascere partendo dalle proprie forze, cacciando indietro fatalismo e rassegnazione, puntando sulla storia gloriosa di quello che fu il principale porto di Roma per l’Oriente e che, anche nei tempi più recenti, ha sempre orientato a Levante la bussola dello sviluppo. Si sono messi in testa di andare a vedere il vecchio azzardo di una Puglia lombarda e se i miracoli possono accadere solo in Spagna o ad Atene, se ci vogliono per forza le Olimpiadi o altri eventi mondiali, che ovviamente quiggiù non arriveranno mai. O se si può prendere spunto dai casi di successo, studiarli, capirli e provare ad imitarli [continua].

Berlusconi nel parco di Bologna

Neanche la deputata diessina Claudia Mancina ci può credere. Eppure, il colpevole del drammatico stupro di una ragazza quindicenne , avvenuto nel parco di Bologna in una soleggiata mattinata di ieri, è stato trovato. Dalla magistratura felsinea. Mentre le indagini si concentrano su due giovani tra i 20 e i 30 anni, secondo indiscrezioni d'agenzia "all'apparenza stranieri", il procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola ha puntato il dito contro Silvio Berlusconi. In un'intervista al solito Corriere della Sera ha detto: il premier non offre valori ai cittadini, difende il sommerso come risorsa dell'economia e poi i giovani credono che l'illegalità sia la pratica da seguire. Perché, testuale: "chi commette reati vede che certi valori mancano alla classe dirigente". Dunque si dotano di passamontagna e si fiondano in un parco cittadino per stuprare, in nome dei valori dell'economia sommersa, giovani cittadine bolognesi. Attendevamo una cazzata ancora più grande del solito elogio del sommerso. E' arrivata.

UPDATE/1. No, non c'è paragone tra Berlusconi e Di Nicola. E' peggio il secondo. Non contento delle prime dichiarazioni a nostro parere avventate (e coperto da Repubblica che ha cancellato dalla notizia principale il riferimento alle frasi verso il Cavliere), il procuratore ha dispensato pillole di saggezza ideologica nel pomeriggio, stigmatizzando il comportamento dei bolognesi che non sarebbero intervenuti a difesa dei ragazzi: "Qualcuno potrebbe aver visto i due violentatori che costringevano la coppia a spostarsi e non è intervenuto. Questo mi ha colpito e mi lascia un po' deluso. E' anche questo l'individualismo a cui mi ribello. E' quasi da sperare che non ci fosse nessuno. Ma se c'erano dei testimoni - ha aggiunto - ho ancora la speranza che si facciano vivi. Mi associo all'appello del questore. Mi auguro che i bolognesi presenti, se erano presenti, riferiscano quello che hanno visto. Io conosco Bologna e una delle caratteristiche è che qui le persone vanno dalla polizia e dalla magistratura". Il procuratore, però ha notato dei cambiamenti: "Bologna è una città in cui fatti così efferati non avvengono. Sono rimasto colpito dal degrado culturale, ed è l'insieme degli episodi che mi preoccupa. C'è un'accentuazione della violenza a fini di individualismo. Il rapporto di forza si sta affermando nella società. Non è né con la repressione né con la prevenzione che si risolvono i problemi. I problemi si risolvono facendo crescere la gente e soprattutto la classe dirigente. Un vecchio magistrato come me questi fatti li nota. Un altro segnale sono le rapine che sono calate come numero, ma sono cresciute come qualità della violenza". A chi gli ha fatto notare che le indagini della polizia si stanno indirizzando verso ambienti dell'immigrazione clandestina, il procuratore ha risposto: "Ma per fortuna in Italia non ci sono leggi razziste". Caro procuratore, e questo che c'entra? E, soprattutto, come fa ad amministrare la giustizia con questo fardello ideologico?

UPDATE/2. Nella notte la polizia ha fermato i due presunti colpevoli della violenza e altre persone che potrebbero essere coinvolte nella vicenda. Secondo indiscrezioni della Questura di Bologna si tratta di "due stranieri" ma non di due rumeni. Pare non siano neppure brianzoli. Qui il commento di Mario Giordano sul Giornale sulle dichiarazioni del procuratore. Qui il reportage di Marco Imarisio da Bologna sulle inquietudini della città.

UPDATE/3. Presi. Sono due giovani marocchini, Y.A. e M.A.K.: queste sigle sembrano i numerini della Banda Bassotti. Gli serviranno in galera. Anche se, nella Lega, si alza qualche voce sobria e garantista. Torna il teatrino della politica, ormai in piena campagna elettorale: la Lega che vorrebbe lavorar di coltello, Fini e Pisanu a gettare acqua sul fuoco. Il nostro pensiero va alla povera ragazza che ha subito violenza. E, per altri motivi, al procuratore di Bologna.