venerdì, novembre 28, 2008

Il mito dell'Hotel Taj Mahal

(Delhi, Chadni Chowk, foto Franco Oliva)

di Stefano Malatesta
Ricordo di un pomeriggio a Bombay (allora si chiamava ancora così), davanti a quello che era una volta l'imbarcadero della P.&O., Peninsular and Oriental Lines, quella che prendeva sempre Somerset Maugham quando andava nell'estremo Oriente a rovistare tra i panni sporchi dei coloniali inglesi. La pioggia portata dal monsone era finalmente arrivata, spazzando le strade con raffiche furiose, attesa dagli arabi che alloggiavano al Taj Mahal, come i cattolici attendevano che lo Spirito Santo calasse sulla loro testa, et maneat semper. Erano funzionari di ditte petrolifere del golfo o impiegati nelle banche di Abu Dhabi che trascorrevano le loro vacanze passeggiando sotto quell'acqua tiepida davanti al monumento chiamato Gateway of India con espressione di assoluta beatitudine [... continua su la Repubblica].