venerdì, novembre 10, 2006

Berlino, nel quartiere chic alleanza CDU-Grünen

Nel panorama in evoluzione della politica tedesca s'avanza una nuova, strana alleanza. Quella nero-verde, tra i cristiano-democratici della CDU e i Grünen. Se ne era già parlato all'indomani del voto, prima che prendesse forma l'unica ipotesi governativa possibile, la Grosse Koalition. Tra le ipotesi più balzane che vennero fuori in quelle settimane, la "coalizione Giamaica" - dai colori nero, giallo, verde dei partiti eventualmente coinvolti, uguali alla bandiera giamaicana - era certamente la più bizzarra. E invece da quel momento, rappresentanti della CDU e dei verdi cominciarono a incontrarsi, a frequentarsi, a discutere di ipotesi di collaborazione. Molto attivi su questo fronte sono la sezione berlinese della Konrad Adenauer Stiftung, la fondazione legata alla CDU, che nella capitale è guidata da un gruppo di giovani determinati a rompere le tradizionali alleanze ereditate dalla repubblica di Bonn e a sperimentare strade nuove, o politici come Norbert Röttgen.

E' un momento particolare della vita politica tedesca: nuovi partiti piombano sulla scena
mettendo in crisi il sistema partitico che aveva così ben funzionato dal dopoguerra. Gli effetti della riunificazione, l'irruzione dell'Est nelle dinamiche unitarie (con le sue inquietudini, con i suoi partiti estremi, i neo -comunisti e i neo-nazisti), mettono in discussione equilibri consolidati. E la Grosse Koalition appare sempre di più come un'alleanza necessaria e temporanea che non scalda i cuori e non risolve i problemi. Tutti discutono con tutti, alla ricerca di nuovi percorsi. Così anche i cristiano-democratici discutono con i Grünen (assai meno ideologici e assai più ecologisti rispetto ai "pecorari-scani" nostrani). E cominciano a stringere alleanze politiche.

Come è accaduto nel distretto di Steglitz-Zehlendorf, uno dei quartieri residenziali più verdi e agiati di Berlino. A testimonianza della evoluzione dei verdi in partito della nuova, giovane borghesia urbana e benestante e dei cristiano-democratici in moderna forza conservatrice, capace di intuire il valore della qualità della vita, almeno per i segmenti più fortunati della popolazione. Quanto questa alleanza possa reggere il peso di un governo, e quanto possa rappresentare l'embrione di una più intensa collaborazione politica a livello federale, lo diranno i prossimi mesi.

Intanto è interessante segnalare come, nei paesi europei più avanzati, s'avanzi una particolare destra ecologista: dall'inglese David Cameron ai giovani leoni della CDU tedesca, la nuova generazione dei conservatori punta alla qualità della vita. Un piccolo avvertimento per la destra industrialista italiana, che si eccita a ogni vagito di Montezemolo, a ogni innalzamento di ciminiere.

Dal web: un'analisi da Die Zeit, il sito dei verdi e quello della CDU del quartiere Steglitz-Zehlendorf di Berlino, il contenuto dell'accordo di governo fra verdi e CDU, il saggio di Norbert Röttgen sempre su Die Zeit.

Il Kazakistan oltre Borat

Liggiù in Asia centrale se la sono proprio presa con il povero Borat. Lissù a Mosca c'è anche un po' di demagogia nell'aver vietato nelle sale di tutta la Russia la proiezione del film. In fondo, come ha sostenuto qualcuno, il comico inglese non risparmia per nulla gli americani, che però invece di offendersi, riempiono le sale cinematografiche, dimostrando se non altro una buona dose di autoironia. Quella che sembra mancare anche a noi italiani. Una multinazionale della pizza ha tirato fuori l'idea della "pizza Brooklyn Styl" e ne ha fatto uno spot con qualche innocente stereotipo dell'italo-americano. E giù a offenderci pure noi. Basterebbe invece mettersi in fila al botteghino, pagare il biglietto, accomodarsi in poltrona e liberarsi con sonore risate guardando ottanta minuti di esilaranti sketch: non è difficile, take it easy. E per parlare seriamente di Kazakistan, magari dare una lettura a questo reportage della Frankfurter Allgemeine (FAZ) o al sito di Poganka, che comincia ad arricchirsi di foto interessanti.

E Daw finì su Repubblica

Non se lo sarebbe mai immaginato (e forse non l'avrebbe mai auspicato) il nostro Daw di finire sulle pagine web di Repubblica (ancora questa mattina nel colonnino a destra), grazie al suo montaggio di Casa Pannella sullo psicodramma notturno radicale che spopola su You Tube. E' vero che estrapolare è un compito della satira e non dell'analista politico. Però l'impressione è che chi abbia intenzione di impegnarsi in politica dalle parti di Torre Argentina, debba attrezzarsi per farlo fra cazzi, stronzi, porche troie e qualche bestemmia.

giovedì, novembre 09, 2006

Walking Tv. 9 novembre 1989

Gennaio-novembre 1989, la lunga marcia verso la libertà (video).

Morto Markus Wolf, la spia della guerra fredda

Curioso quando il destino bussa alla tua porta. E per Markus Wolf, in arte Misha, l'uomo senza volto, il più straordinario, feroce, inafferrabile, intelligente spione della guerra fredda, morire nella sua casa di Berlino la notte del 9 novembre, nel diciassettesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, deve essere stato proprio un segno del destino. Uno di quegli avvenimenti che chiudono spettacolarmente e perfettamente il cerchio della propria vita. Si rischia di scivolare nella letteratura, descrivendo la storia di questo personaggio chiave del mondo segreto e misterioso che ha contornato di delitti, intromissioni, assassini quarant'anni di un confronto mai sfociato in una guerra aperta. Si rischia di restare affascinati dall'intelligenza diabolica del nemico. Specie se questo nemico si chiamava Markus Wolf.

Questa notte Misha se n'è andato con i suoi segreti più intimi, quelli che non ha voluto e potuto confessare neppure nei suoi libri di memorie, scritti quando ormai il mondo che aveva servito e l'ideologia alla quale aveva sacrificato la propria vita, il proprio lavoro – e la vita e il lavoro delle tante persone da lui disintegrate – erano caduti, sconfitti, finiti. Entro i limiti del suo ruolo, non è mai stato un bastardo però, uno alla Erich Mielke, per intenderci, il capo della Stasi. La sua figura è sempre stata avvolta da un alone di idealismo romantico, complice anche la creazione di personaggi letterari come il Karla del romanzo "La talpa" di John Le Carré.

«E' morto serenamente nel suo letto all'età di 83 anni», ci dicono le cronache odierne da Berlino. Per ventinove, dal 1958 al 1987, aveva diretto i servizi di informazione all'estero della Germania comunista, alla testa di quattromila agenti sparsi in ogni angolo del pianeta. Ma i suoi capolavori li aveva realizzati soprattutto in patria. Come quando riuscì a infiltrare a fianco del cancelliere tedesco occidentale Willy Brandt un suo uomo, quel Günter Guillaume, capo della segreteria di Brandt che venne poi scoperto nel 1974 e arrestato assieme alla moglie Kristel: erano da diciassette anni alle dipendenze di Wolf. Per molti anni l’intelligence della DDR aveva avuto accesso al luogo più intimo del potere tedesco-occidentale. Poi Guillaume venne scoperto, Brandt fu costretto a dimettersi e Misha perse in un colpo solo il suo aggancio più prezioso e il cancelliere che con l'Ostpolitik aveva allentato il confronto (economicamente disastroso per la DDR) fra le due Germanie. Era stato comunque un capolavoro, ma Wolf, che era un perfezionista, lo considerò una sconfitta.

Molte analisi e le testimonianze dirette di Wolf dopo la caduta del regime comunista hanno gettato una luce diversa sul suo ruolo negli anni della perestroijka. Oggi si ritiene che Wolf abbia fatto parte di un gruppo, se possibile, progressista, più legato al destini del comunismo internazionale che a quelle del suo paese: un gruppo che accompagnò le riforme gorbacioviane con la convinzione che sarebbero state l'unica possibilità per salvare il sistema. Wolf entrò nel grande gioco della politica interna di quegli anni, illudendosi che il riformismo avrebbe potuto salvare il comunismo dal crollo. Per questo entrò in conflitto con la dirigenza conservatrice della DDR. Per questo fu estromesso nel 1987 da Erich Honecker. Per questo, dopo un paio di anni di latitanza, fece rientro nella nuova Germania riunificata usufruendo di una strana indulgenza e ottenendo il «non luogo a procedere». Nonostante una sua certa ritrosia, è divenuto negli anni un personaggio amato dagli storici e dai giornalisti. Scrittore raffinato ha messo su carta le sue memorie, ha rilasciato lunghe interviste, si è concesso anche qualche divertissment tra spionaggio e buona cucina raccontando le bontà della tavola russa. Agli storici il compito di valutarle, soppesarle e fornirci un quadro obiettivo del suo ruolo nella storia tragica e grandiosa del nostro Novecento.

Rassegna stampa sul web: Frankfurter Allgemeine, Der Spiegel, Der Tagesspiegel, Una sua intervista alla CNN. I suoi libri: Freunde sterben nicht (in tedesco), Man without a face (in inglese), I segreti della cucina russa (in italiano).

Berlino, Checkpoint Charlie

(foto walking class)

Ampelmännchen

Qui si parla, in qualche modo, di Walking Class.

9 novembre, anno diciassettesimo

Ogni anno che passa ripropongo sempre questo articolo di ricostruzione dell'epoca del Muro. Ve lo sorbite pure questo 9 novembre 2006: l'anniversario è il diciassettesimo.

mercoledì, novembre 08, 2006

Radio Wittgenstein: musica, maestro

Se siete sopravvissuti al duo Berlusconi-Apicella ma volete rifarvi le orecchie, ecco quello che fa per voi: da Radio Wittgenstein. Buon ascolto.

Libera Internet in libero Stato

E il contrario. Dallo studio di Reporters Senza Frontiere.

Borat, Istanbul?

Il successo di Borat sta solleticando invidie e interessi. E' partita la caccia alla primogenitura: Borat è davvero un'invenzione di Sacha Baron Cohen? Tanto per rimanere al fascino delle brulle lande dell'Est, un paio di anni fa un terzetto di matti genialoidi australiani aveva dato vita a una serie di guide turistiche surreali, proprio cominciando da un'inventata nazione est-europea. La guida della Molvania fu un successo, un racconto esilarante di un paese inesistente ma molto, molto verosimile. Così la Rizzoli – che ha pubblicato la traduzione italiana – presentava il paese: «La Molvanîa è il gioiello nascosto dell'Europa orientale, a nord del Mar Nero e a sud del Baltico, che solo oggi rivela i suoi tesori ai turisti di tutto il mondo. E' la patria della polka e della pertosse, esporta soprattutto barbabietole, sputacchiere ed eroina a basso costo, la bevanda nazionale è lo zeerstum (grappa all'aglio), le vestigia del passato vengono religiosamente conservate (nella cittadina di Gyrorik, per esempio, c'è uno dei più antichi reattori nucleari del mondo, ancora in funzione) e le dentature dei suoi abitanti non hanno mai conosciuto il trapano di un dentista». Il libro è una cascata di ironia, un po' come il nostro Borat giornalista kazako. Diventa dunque difficile inseguire il successo di Sacha Baron Cohen e presupporre una primogenitura nello sfruttamento del filone est-europeo. Ci sembra dunque destinato all'insuccesso il tentativo del (vero) giornalista turco Mahir Cagri che sta volando in queste ore a Londra per intentare causa al comico inglese. Cagri aveva inventato più di un anno fa un personaggio surreale e lo aveva sbattuto in rete. Una sua frase ci suona un po' levantina, quando dice attraverso l'agenzia di stampa che lo intervista dice che «non esclude la possibilità di raggiungere un accordo con i produttori del film». Cavalcare l'onda di Borat e spillare un po' di quel denaro che piove copiosamente dalle casse dei botteghini americani ed europei (non da quelli italiani dato che da noi qualche genio ha deciso che il film arriverà nelle sale solo a marzo) è una trovata anch'essa neppure tanto originale. Anche se quella foto al tavolo da ping pong...

Ma era meglio Bruno Lauzi

Link.

martedì, novembre 07, 2006

Teheran, Texas

Amicizia israelo-americana.

Meno riformisti perché più anziani

Quando ci si chiede perché in Europa prevalga un atteggiamento conservatore e difensivo da parte della maggioranza delle opinioni pubbliche rispetto alle riforme dello stato sociale si dovrebbe dare anche un'occhiata all'anagrafe. E alle previsioni. Prendiamo, ad esempio, la Germania, un paese con uno stato sociale diffuso, costoso e comunque ancora piuttosto efficiente. Le previsioni demografiche dell'Istituto statistico federale sono state presentate oggi a Berlino e i dati sono chiari. Se verranno confermate le tendenze odierne, dagli attuali 82 milioni e mezzo di abitanti si passerà nel 2050 a un numero compreso tra i 69 e i 74 milioni, e questo nonostante l'apporto crescente degli immigrati (che sono in maggioranza giovani e che fanno ancora figli). E' il risultato dell'effetto combinato di minori nascite e allungamento della vita: nascono sempre meno bambini e si vive sempre più a lungo. Di conseguenza l'età media della popolazione passerà dagli attuali 42 anni ai 50. Sembra dunque naturale che una popolazione già invecchiata e destinata a diventare ancora più vecchia tenti di difendere il più possibile quei traguardi assistenziali che hanno assicurato il benessere delle generazioni precedenti: tanto più che, rispetto all'Italia e ai paesi latini in generale, in Germania quei servizi restano per ora sufficientemente efficienti. Lo stesso meccanismo anagrafico che rende insostenibile dal punto di vista economico uno stato sociale così pervasivo è lo stesso che alimenta le spinte contro qualsiasi tipo di riforma. Diventa molto difficile per i governi dei paesi europei dotati di un sistema assistenziale solido procedere sulla strada dello snellimento. Ci sono in parte riusciti in Scandinavia, è impresa ardua in Germania, Francia e Italia (ma da noi c'è il "vantaggio" che i servizi sono - aihmé - generalmente scadenti e il bilancio costi/benefici è sempre in rosso). Scrivendo della Francia, l'Economist suggeriva la scorsa settimana una soluzione politica stile Thatcher. In Germania si sperava che riforme impopolari potessero essere prese da una Grosse Koalition tra democristiani e socialdemocratici, forze politiche responsabili in grado di traghettare il paese in una fase difficile. Qualcuno aveva anche scambiato Angela Merkel per una Thatcher teutonica. L'esperienza di questi mesi ci dice che non è così. E per quanto alcuni giornali e osservatori italiani insistano nel proporre il "virtuoso" esempio tedesco, bisogna ammettere che la capacità riformistica della grande alleanza lascia molto a desiderare. In più, Cdu e Spd continuano a perdere consensi a favore dei più irresponsabili partiti d'opposizione.

Leadership

"Il risultato è un problema del Molise, non del Paese".
Romano Prodi, commentando la sconfitta dell'Unione in Molise.

lunedì, novembre 06, 2006

Safari artico

Nessun suono tranne quello del vento

La scogliera si elevava a picco sull'approdo di un traghetto. Mi arrampicai su per un sentiero e dall'alto guardai controcorrente verso il Cile. Vedevo il fiume scorrere lucente fra scogliere bianche come ossa, con strisce smeraldine di terra coltivata da ogni lato. Lontano dalle scogliere c'era il deserto. Nessun suono tranne quello del vento, che sibilava fra i cespugli spinosi e l'erba morta, nessun altro segno di vita all'infuori di un falco e di uno scarafaggio immobile su una pietra bianca.

Bruce Chatwin, In Patagonia, 1977

sabato, novembre 04, 2006

Borat über alles

Chissà se il mio amico Poganka, appena rientrato a Bonn dal Kazakhstan, lo ha incontrato in qualche villaggio. Chissà. Per il momento il nostro eroe, Borat, spopola sul web e nei cinema americani. Ieri, in Italia, Mtv ha mandato un sostanzioso estratto del "documentario" di Borat negli Stati Uniti: a noi la scena che è piaciuta di più è il canto dell'inno kazako sulle note di quello statunitense. La storia probabilmente la sapete già, altrimenti rileggetevela in questo articolo di Christian Rocca pubblicato quasi un mese fa. Su Camillo ne abbiamo letto per la prima volta e Christian continua a tenerci aggiornati sui successi ai botteghini newyorchesi. Qui il video integrale dell'intervista al Late Show di David Letterman. Qui il primo trailer del film e qui il secondo (che contiene una breve scena dell'inno cantato nello stadio).
Alcuni spezzoni recuperati su You Tube. Borat al supermarket (cheese!), Borat playing Bowls (Doctor Jack and Mister Wood), Borat Buying a House (Gipsy stoled my Wife), Borat Talking about Slaves and at a Rodeo (Bush cames from the South?), Borat visits the Withe House (I like to meet premier Bush), Borat Sings (In my country there is a problem), Borat Guide to Wine Tasting (take the cup), Borat Patriot Rally (Kazakhstan number one), Borat Republican Committee Meeting (But I know you are not) .
In Italia, dopo l'anteprima romana al Festival del Cinema, bisognerà attendere addirittura marzo per l'arrivo sugli schermi. Sempre all'avanguardia noi, eh?

Pubblicità Progresso

Esselunga, concorrenza e libertà. Dedicato alla Coop.

venerdì, novembre 03, 2006

Entusiasti assassini

Chi pensa che i regimi comunisti dell'Europa Centrale siano esclusivamente opera di criminali, si lascia sfuggire una verità fondamentale: i regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti, convinti di aver scoperto l'unica strada per il paradiso. Essi difesero con coraggio quella strada, giustiziando per questo molte persone. In seguito, fu chiaro che il paradiso non esisteva e che gli entusiasti erano quindi degli assassini.

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1985

La trappola

Non so se abbiate mai provato l'impressione di una trappola che vi si chiude improvvisamente addosso: non in senso traslato, ma materiale. E' piuttosto sgradevole. E a me è toccato stanotte.
Si era partiti alle nove di sera da Budapest a bordo di una piccola macchina che tirava la strada coi denti, diretti a Vienna: l'onorevole Matteo Matteotti, l'addetto stampa Cabalzar, e io.
Il ministro d'Italia, Franco, che aveva parlato poco prima con l'ambasciatore sovietico, Andropov, aveva ricevuto da lui l'assicurazione formale che la strada e la frontiera erano libere, che vi si potevano avviare anche donne e bambini.
Faceva un tempo da lupi, con raffiche di neve, e sulla mota l'automobile slittava. Non si vedeva anima viva. Solo ogni tanto una pattuglia di ragazzi della Squadra Nazionale, intirizziti, sbucavano dalla zona buia agitando una lampadina in aria, per intimarci l'alt ed eseguire il controllo. Regolarmente, era con loro una ragazza, anch'essa in divisa, con la pistola al fianco, le mani paonazze e le gote livide.
- Italiani?
- Italiani.
- Viva l'Italia, continuate pure.
E via su quella strada solitaria, nello sfarinio della tormenta.
poco prima di Győr, verso mezzanotte, raggiungemmo un enorme carro armato che procedeva nella nostra stessa direzione. Era uno Stalin di quaranta tonnellate che sbandava paurosamente. "Guardi" fece Matteotti "che bei panzer hanno lasciato i russi in eredità agli ungheresi". E con una certa impazienza facemmo segnalazioni con le luci perché ci lasciassero passare. Saltando goffamente, lo sferragliante scarafaggio si fece da parte, e con qualche rischio di vederlo beccheggiare addosso, lo rimontammo. Ma subito se ne parò davanti un altro, e poi un altro ancora. Finché l'intera colonna, che era di quindici, dovette fermarsi per un ingorgo, gli equipaggi scesero e fu allora che dovemmo accorgerci che quei carri russi non erano affatto ungheresi e che ci trovavamo praticamente imbottigliati in una colonna sovietica.
Indro Montanelli, Il complesso della vittoria, Corriere della Sera - 3 novembre 1956

What Am I Doing Here?

(foto walking class)

giovedì, novembre 02, 2006

Estremismo, desiderio di morte mascherato

Il vedere è limitato da due confini: la luce forte che acceca e il buio totale. È forse questo a determinare in Sabina il disgusto verso qualsiasi forma di estremismo. Gli estremi significano i confini oltre i quali la vita termina, e la passione per l'estremismo, in arte come in politica, è un desiderio di morte mascherato.

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1985

Walking Radio. Usa, verso il voto di mid-term

Segnalazione d'obbligo per la trasmissione di Radio Tre Mondo di questa mattina, condotta dall'ottimo Oscar Giannino. In primo piano gli Usa verso il voto di mid-term. In diretta da Memphis un deliziosamente assonnato Maurizio Molinari (La Stampa, un grande corrispondente si vede soprattutto dalla capacità di tenere il filo del discorso alle quattro del mattino). Sempre in collegamento altri corrispondenti italiani, Anna Guaita del Messaggero e Massimo Gaggi del Corriere della Sera. E' andata meglio a Christian Rocca, Il Foglio, che ci ha descritto in differita dal Montana dove e come i Repubblicani pensano di recuperare negli ultimi giorni lo svantaggio registrato dai sondaggi. Come sapete, Rocca lo potete seguire ogni giorno su Camillo, Maurizio Molinari sul suo sito personale. La puntata di cui vi sto parlando potete risentirla cliccando qui. Non perdetevela.

Derive catalane

Le elezioni municipali in Catalogna confermano la centralità conquistata dal partito estremista Esquerra Republicana che determinerà la composizione del prossimo governo, dalle tinte sempre più nazionaliste. Sull'argomento i commenti più appropriati sono quelli di 1972 e il Megafono che pochi mesi fa ci raccontarono le conseguenze del nuovo statuto catalano (Reale) e l'atmosfera inquieta di una grande capitale come Barcellona (Naso). Sul web dati e analisi da ABC, Libertad Digital e El Pais, a seconda dei vostri gusti e tendenze politiche.

Al soldo del Capitale

Anche il compagno-ministro Alessandro Bianchi non riesce a sfuggire alla civetteria di far da testimonial per una moto italiana. Pubblicità gratis a beneficio del capitalismo privato, un brutto esempio per chi lotta contro i privilegi dei padroni, lo sfruttamento della forza lavoro, il furto della proprietà privata. La verità è che non ci sono più i compagni di una volta. Un po' come le mezze stagioni.

mercoledì, novembre 01, 2006

L'ora dei Dogcon

L'Austria ancora senza governo

Sembra davvero che la sindrome dell'ingovernabilità si stia impadronendo di molti governi europei. A noi che piacciono i giochetti geografici, la crisi austriaca sembra sommarsi a quella che sta investendo più ampiamente l'intera Europa centrale, dalla Germania della deludente Grosse Koalition (mio ampio reportage da Berlino nel prossimo numero di Ideazione a metà novembre) all'Ungheria dei vandalismi di piazza, dall'instabilità della Repubblica Ceca alla Slovacchia infestata dai naziskin, alla Polonia populista dei gemelli Kaczynski. A Vienna, per ora, c'è solo uno stallo politico. Dopo il voto che ha riportato i socialdemocratici al centro dei giochi, ci si attendeva un governo di compromesso tra questi e i popolari. Ma i colloqui non vanno tanto bene e il cancelliere uscente, lo sconfitto Wolfgang Schüssel, ha fatto saltare il tavolo della trattativa. Il presidente della Repubblica prova a rimettere assieme i cocci. L'alternativa è il ritorno alle urne. Approfondimenti dal Financial Times (in inglese) e dal Kurier (in tedesco).

Ultimi

Avevamo bisogno di uno con il doppio cognome come Tommaso Padoa-Schioppa per raggiungere il gradino più basso! Ma, allora, non bastava, chessò, un Roberto Maroni qualsiasi? Intanto, nella classifica dei ministri europei stilata dal Financial Times, noi abbiamo scelto il nostro preferito: il lussemburghese Jean-Claude Juncker.

Non è mai troppo tardi

Siamo rientrati sul blog da qualche giorno e non avevamo ancora ringraziato il più grande pilota di tutti i tempi per le gioie che ci ha dato in questi ultimi anni, per le vittorie e le sconfitte, i trionfi e le delusioni, la tenacia e la dignità. Due consolazioni: che rimane in Ferrari e che il suo italiano fila sempre meglio. Non è mai troppo tardi: Danke Schumi!

Il bluff del rigassificatore di Brindisi

MILENA GABIANELLI (in studio)
Abbiamo paura che ci chiudano i rubinetti del gas. A dire il vero fu proprio l’Eni nel 2001 a chiuderli ad un operatore indipendente che avrebbe importato 150.000 m cubi di gas al giorno. L’Eni si beccò una multa dal Garante sapete di quanto? 1000 euro. Bene, sulla paura puntiamo su tanti rigassificatori che vengono costruiti necessariamente nei pressi dei porti. In Italia però, nei porti c’è già di tutto, dai poli chimici ai depositi di gas e petrolio. Luoghi dove spesso capitano incidenti: dalla fuoruscita di greggio a Taranto a quella di carburante a Priolo il 30 aprile scorso, con conseguente esplosione e incendio. Se tutte le domande di rigassificatori che stanno sul tavolo del Ministero dello venissero accolte avremmo una disponibilità di circa 80 miliardi di m cubi di gas in più di quel che ci serve. Ci sarà una logica. Ripartiamo da Brindisi.

MICHELE BUONO (giornalista)
Brindisi. Questa area, a ridosso del porto, è satura di impianti a rischio di incidente. Sono industrie del polo petrolchimico ed energetico. Non ci si può aggiungere più niente su questo territorio. Eppure, qui davanti, si sta lavorando alla costruzione di un rigassificatore, per conto della British Gas, da 8 miliardi di m3 l’anno. L’autorizzazione del ministero delle Attività Produttive è del 2003. E allora, come è possibile?

DOMENICO MENNITTI (sindaco di Brindisi)
Noi contestiamo quella autorizzazione perché tra i tanti c'è un elemento, che più facilmente è comprensibile da tutti: quando Altero Matteoli, il vecchio ministro dell’Ambiente, venne a Taranto, e allora si cominciò a parlare di un rigassificatore a Taranto, fece una dichiarazione: “Guardate nulla accadrà se non ci sarà prima un serio impatto ambientale, una valutazione di impatto ambientale”. Bene, da noi quella valutazione non c'è mai stata.

MICHELE BUONO (giornalista)
L’ impianto quindi è regolarmente autorizzato anche senza la valutazione di impatto ambientale. Diciamo che la popolazione non l’ha presa proprio bene. Poi nel frattempo cambiano le amministrazioni al Comune, alla Provincia, alla Regione. E i nuovi amministratori si accorgono di altri passaggi nell’iter di autorizzazione del rigassificatore che non gli quadrano e lo raccontano ai cittadini.

CITTADINO BRINDISI 1 (intervista)
Ci fu quella conferenza dei servizi in cui praticamente lo stesso sindaco di allora, poi arrestato e il vecchio presidente della Provincia, andarono a titolo personale non ascoltando nemmeno i consigli comunali e provinciali, quindi l’antitesi della democrazia, il rifiuto completo di un processo democratico.

MICHELE BUONO (giornalista)
I cittadini di Brindisi chiesero anche un referendum.

CITTADINO BRINDISI 2 (intervista)
Però il referendum non si è mai riuscito a fare, raccogliemmo diecimila firme in un mese, in una città di novantamila abitanti ma il referendum non ci fu concesso.

MICHELE BUONO (giornalista)
E che fine hanno fatto queste diecimila firme?

CITTADINO BRINDISI 2
Niente, furono bloccate da alcuni ricorsi al Tar che giudicarono improponibile che i cittadini si potessero esprimere sulle questioni energetiche.

MICHELE BUONO (giornalista)
Quindi il rigassificatore di Brindisi è stato autorizzato. La British gas Italia, ora Brindisi Lng ha una sede sul lungomare di Brindisi; i lavori procedono ma i nuovi amministratori locali impugnano quella autorizzazione e vorrebbero mandarli via. Ingegnere che succede se vi bloccano?

GIORGIO BATTISTINI (direttore generale Brindisi Lng)
E’ un impianto autorizzato, è un impianto in costruzione, è un impianto che quindi difficilmente si può pensare che possa venire bloccato. Tutto è possibile nel mondo, però voglio dire è uno scenario ipotetico che non ha nessuna rispondenza al vero, nel caso di blocchi noi certamente faremo valere i diritti in qualunque sede.

NIKI VENDOLA (presidente Regione Puglia)
Non so chi glieli darà questi diritti, faranno i contenziosi. Io so che non ho potuto dargli quella autorizzazione che sta soltanto dentro i limiti e la scrittura della valutazione di impatto ambientale. Forse dovrà essere il precedente governo a risarcire gli inglesi.

[Da Reporter, Rai Tre, 29 ottobre 2006]

Nota (di parte) di Walking Class. Se le istruzioni per il funzionamento del rigassificatore le ha vergate di suo pugno l'ing. Battistini, a Brindisi stiamo freschi... "uno scenario ipotetico che non ha nessuna rispondenza al vero"... è da molto tempo che anche gli imprenditori hanno imparato a masticare l'italiano: così indietro è rimasto solo il ministro Tonino Di Pietro.

L'Italia che risparmia

Buoni esempi da Palazzo Chigi (right or left is my country!).

martedì, ottobre 31, 2006

Contro il rigassificatore a Brindisi

Da Reporter il servizio definitivo. In Germania le nuove tecnologie servono a ridurre i consumi di energia del 30 per cento. In Italia le politiche di risparmio energetico sono talmente ecologiste che la destra se ne frega e la sinistra pure. Quanto ai verdi... lasciamo perdere. Così è stata montata la favola dei rigassificatori che servono a rimpinguare le casse dei sultani del gas e dei mediatori traffichini italiani. Il programmato impianto di rigassificazione della British Gas a Brindisi puzza di corruzione lontano un miglio. E' esattamente il miglio che separa il sito del previsto impianto dal centro cittadino e da una selva di installazioni industriali ed energetiche di cui la città è già piena. Ecco perché continuiamo ad essere contro il rigassificatore a Brindisi.

Ceausescu

Siccome dicono che sia banale scomodare i padri (e le madri) che mangiano i figli a proposito del siluramento di Daniele Capezzone dalla guida di Radicali Italiani, ci siamo andati a guardare il video della seduta notturna, nella quale le controfigure di Marco Pannella ed Emma Bonino (con la livida partecipazione della controfigura di Maurizio Turco) hanno processato in puro stile rumeno il presidente della commissione Attività produttive della Camera. L'accusa, non confessata dagli inquisitori, è di essere bravino e di avere meno di quarant'anni. Pare che in Italia sia colpa grave. Così i radicali dimostrano di essere esattamente come gli altri. Qui il commento politico dall'interno di Jim Momo.

Rocca racconta come cambia l'America

Dovreste comprarvi il Foglio, di questi tempi, soltanto per leggere i reportage dall'America di Christian Rocca. Ufficialmente Rocca è negli Usa per seguire le elezioni di mid-term. In realtà, con la scusa di descriverci la politica, ci sta raccontando come cambia l'America dopo sei anni di bushismo. Politica, certo. Ma soprattutto nomi e personaggi nuovi e poi fatti, ambienti, atmosfere, curiosità, mondanità. E non solo sul Foglio ma anche sul suo blog, Camillo. Il posto migliore, di questi tempi, per capire come si muove il mondo a stelle e strisce.

venerdì, ottobre 27, 2006

Qui si parla di Giappone

Da quando in Asia è scoppiata la crisi nucleare in seguito agli esperimenti atomici realizzati dalla Corea del Nord, Tokio è tornata al centro delle relazioni internazionali. Il Giappone è preoccupato e non fa nulla per dissimulare irritazione e rabbia. Anzi, è ben deciso a non delegare ad altri la gestione della crisi. Il suo ministro degli Esteri è volato prima in Cina, per avviare una nuova stagione di collaborazione con il vecchio nemico ora in fase di grande crescita; poi ha ricevuto la visita del segretario di Stato americano con il quale ha saldato un asse di fermezza – per il momento sul versante della pressione diplomatica – nei confronti delle passioni nucleari di Kim Jong Il. Sulla stampa, inoltre, è stato avviato un dibattito pubblico sull’opportunità [... continua su Emporion].

Romania, Bulgaria e la persecuzione dei Rom

Molti sono i lati oscuri di Romania e Bulgaria, i due paesi balcanici che entreranno a far parte dell'Unione Europea dal prossimo gennaio. I vari governi dei due paesi hanno molto lavorato per raggiungere almeno gli standard minimi di ingresso. E la distanza dalla quale partivano, anche per il modo tartufesco con cui è stato vissuto il cambio di regime alla fine degli anni Ottanta, era enorme: dunque, ampia comprensione, anche se rispetto ai nuovi Stati membri dell'Europa centro-orientale, a Bucarest e a Sofia c'è ancora molto da lavorare. Qui crediamo che l'ingresso nell'Ue, comunque, avrà un influsso positivo e che il "sì" finalmente pronunciato dalle autorità di Bruxelles sia stata cosa buona e giusta. Ma tra i tanti lati oscuri c'è quello del trattamento riservato dai politici, dai media e dalla gente comune alla minoranza Rom. Ostracismo, marginalizzazione, razzismo. I Rom sono parte costitutiva della storia di Romania e Bulgaria, viaggiando in quelle contrade ci è capitato frequentemente di incrociare le loro carovane in eterno cammino. Ci sono difficoltà di integrazione, accresciute però da un sistema sbrigativo e irresponsabile di trattare l'argomento. Su questo punto l'Unione Europea mantiene gli occhi ben aperti. E la rivista Transition on Line ci racconta lo stato dell'arte in questo ampio reportage.

mercoledì, ottobre 25, 2006

Ungheria, la memoria tradita

Un gran peccato che la commemorazione dei cinquant'anni della rivolta ungherese del 1956 si stia consumando in un clima di menzogne, violenza e teppismo (qui dall'Economist). L'Europa avrebbe bisogno di ricordare, piangere, meditare, riflettere, discutere e pentirsi. E invece da un lato si ascolta la presunzione di un premier che mente e se ne frega, dall'altro si assiste alla tracotanza coatta di un manipolo di estremisti. Strumentalizzare la storia è sempre segno di debolezza politica e i disordini attuali non hanno nulla a che fare con l'epopea del 1956. Anzi, le vicende di questi giorni confermano che, nonostante le bugie di governo, in Ungheria persistono una sinistra riformista e una destra reazionaria. E' così dalla caduta del regime comunista: i liberali stanno di là, di qua solo teppaglia. Da sinistra sono venute riforme liberiste, da destra solo nostalgia contadina di protezionismo e anti-europeismo. Un bel problema per i conservatori magiari. Sullo stesso argomento l'opinione di 1972.

Chi vuole invece rileggersi delle pagine di storia sulla rivoluzione ungherese del 1956 può accedere al numero speciale di Ideazione.com che riproduce online una sezione che la rivista cartacea aveva pubblicato a marzo. Tra i saggi, lo straordinario documento di Raymond Aron, per la prima volta tradotto in lingua italiana.

Emporion, on line numero sul Giappone

Negli ultimi anni gli osservatori si erano affrettati ad intonare il de profundis per l’economia nipponica, schiacciata fra i colossi emergenti dell’area asiatica, Cina e India. Ma il paese del Sol Levante è riuscito a raccogliere la sfida e a sfruttare a suo favore il trend positivo della regione, proponendosi come guida e modello tanto in campo economico che in quello politico. Ora che gli occhi e le preoccupazioni di tutto il mondo sono rivolte a questo angolo di Asia, il Giappone è tornato ad essere il punto di riferimento per i paesi occidentali. Tutti gli articoli online cliccando qui.

E' morto Bruno Lauzi

Cantautore inserito nella migliore tradizione genovese, quella dei Tenco e De André, dei Paolo Conte e Gino Paoli, Bruno Lauzi era anche uno dei pochi liberali veri del mondo artistico italiano. Ha combattuto contro il parkinson una battaglia impossibile. Musicista raffinato e paroliere geniale, se n'è andato questa notte, nel buio di una clinica milanese, lontano dalla sua città e dal suo mare, come sempre in punta di piedi. Dal sito del Corriere della Sera la notizia e la sua amara lettera a Mr. Parkinson: «Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie». Dal sito di Repubblica, la ricostruzione della sua carriera e alcune delle sue canzoni più belle, da Onda su onda a L'ufficio in riva al mare.