lunedì, aprile 10, 2006
Spd, il leader si ritira
Mathias Platczek, 52 anni, presidente della Spd tedesca, ha annunciato il suo addio all'incarico a causa delle condizioni di salute. A Berlino, in conferenza stampa, Platczek ha detto di aver seguito gli insistenti consigli dei medici. Il successore sarà Kurt Beck, 57 anni, governatore della Renania Palatinato dove due settimane fa ha trionfato alle elezioni regionali. Approfondimenti in tedesco sulla Frankfurter Allgemeine.
Il più significativo dei quali
"Poiché abitiamo (purtroppo) un paese con una grande tendenza alla radicalizzazione dei punti di vista, abbiamo assistito anche alla formazione di veri e propri schieramenti on line, il più significativo dei quali è forse quello della aggregazione di decine di blogger di centro-destra dentro un contenitore telematico che ha preso il nome di Tocqueville. Va bene così: tutto ciò che riesce ad allontanarsi anche di qualche metro dalla asfissiante comunicazione verticale della politica verso i cittadini televisivi, fatta di proclami a reti unificate, insulsi faccia a faccia ed estenuanti ripetizioni delle medesime frasi in contesti differenti, va comunque considerato come un miglioramento".
da "Contrappunti. Internet fuori dalle elezioni", di Massimo Mantellini.
Un grazie a Liberali per Israele per la segnalazione.
da "Contrappunti. Internet fuori dalle elezioni", di Massimo Mantellini.
Un grazie a Liberali per Israele per la segnalazione.
domenica, aprile 09, 2006
La balla del lenzuolo
Siamo andati al seggio con il leggìo per appoggiare il famoso lenzuolo evocato dai politici dell'Unione. Bene, era una scheda elettorale normalissima, come tante altre volte, forse anche più piccola di altre volte. Ah, l'Unione e la balla del lenzuolo!
L'invidia curata con l'ironia
Un gruppo di mattacchioni del Chelsea prende per i fondelli Ronaldinho, facendo il verso ai suoi rimpalli con la traversa. Esilarante. Anche se poi il Barcellona è in semifinale di Champions. E il Chelsea no.
Toh, non c'è più il declino
Da repubblica.it: "Per l'Italia, alle prese con un delicato appuntamento elettorale, il messaggio che filtra dall'Ecofin di Vienna è senz'altro positivo. Dunque: c'è l'agognata ripresa, finalmente. Il governatore Draghi vede "diversi segnali che dicono che le cose vanno meglio". Spiega che tirano "gli investimenti e le esportazioni". E soprattutto, che ha ripreso a marciare l'economia tedesca. Dice: "Quando la Germania migliora va meglio anche tutto il resto".
Domanda: è finito il declino? Ma sì, tanto domani è un altro giorno no?
Domanda: è finito il declino? Ma sì, tanto domani è un altro giorno no?
sabato, aprile 08, 2006
Endorsement per la Casa delle Libertà
Estratto dall'editoriale pubblicato su Ideazione di questo bimestre. Inutile ripetersi. Tanto più che per il sottoscritto (caso raro nel nostro paese) la politica estera rappresenta la prima motivazione di voto.
"Da quando la politica italiana ha imboccato la via del bipolarismo, i confronti elettorali sono divenuti uno scontro all’arma bianca, nel quale i leader politici rappresentano le proprie ragioni e confutano quelle dei loro avversari in confronti aperti e diretti. Non abbiamo nostalgia per i dibattiti soporiferi della prima repubblica, per le tribune politiche autoreferenziali nelle quali i segretari di partito, in burocratico linguaggio politichese, sfilavano uno dopo l’altro, senza contraddittorio reciproco, parlando più agli addetti ai lavori che ai cittadini.
Resistiamo anche alla nostalgia dei comizi di piazza, che rappresentavano il banco di prova per ogni esponente politico che volesse misurarsi con il proprio elettorato o con la più vasta opinione pubblica. Ogni tempo va vissuto per quello che offre e la tentazione di voltarsi indietro per rifugiarsi in un idilliaco passato della buona politica va respinto con forza. E neppure ci pare che la veemenza degli interventi stia oscurando la sostanza delle argomentazioni: man mano che il confronto va avanti, il governo precisa meglio i contenuti della propria azione quinquennale, l’opposizione prosegue nelle sue critiche, ognuno dice quello che pensa e illustra i modi e i metodi con i quali intende guidare il paese nel modo che più ritiene opportuno. Quello che a un certo punto ha irritato la sinistra, semmai, è che nella campagna elettorale è entrata finalmente anche la maggioranza e soprattutto vi è entrato il suo leader con la sua capacità di scompaginare i giochi e riaprire scenari imprevisti. Accadde già nel 1994, un anno dopo la conquista delle amministrazioni cittadine da parte della gioiosa macchina da guerra. Potrebbe accadere di nuovo, dodici anni dopo, dal momento che la politica non ha ancora prodotto alternative o novità convincenti.
Lo scenario post-elettorale può essere dunque assai diverso da quello immaginato solo un anno fa, all’indomani del successo amministrativo del centrosinistra. E si fa strada l’impressione che il risultato del 9 aprile difficilmente determinerà una stabilità tanto forte da compattare aggregazioni così eterogenee come quelle che si confrontano in questa campagna elettorale. In mancanza di una vittoria netta di una delle due coalizioni, la seconda repubblica rischia di approfondire la crisi di transizione del nostro paese, aprendo la strada ad un rimescolamento dei partiti e delle appartenenze, sfruttando magari le forze centripete che la nuova legge elettorale ha innescato. La prospettiva di una “vittoria mutilata” per uno dei due campi può aprire una stagione di incertezza le cui avvisaglie già si scorgono nel riposizionamento che tutti i partiti stanno operando lungo l’asse della geografia politica nazionale.
A noi pare invece opportuno difendere quanto di buono è stato prodotto in questi dodici anni di transizione politica e istituzionale. Per questo il contributo che vogliamo offrire alla campagna elettorale del centrodestra sta nell’opportunità di definire con chiarezza principi e valori che devono informare l’agenda politica dei prossimi anni. Tanto più che la Casa delle Libertà è stata la coalizione che ha saputo meglio affrontare le gravi sfide del nuovo secolo. Il governo guidato da Silvio Berlusconi ha orientato con efficacia la risposta del nostro paese all’attacco all’Occidente lanciato dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico. Grazie a scelte coraggiose e impopolari, esso ha impedito che l’Italia s’aggregasse alla coalizione degli inconcludenti (racchiusa nel triangolo Bruxelles, Parigi, Berlino e guidata da Prodi, Chirac e Schröder) che ha rifiutato di prendere atto della drammaticità degli eventi assecondando la tendenza alla depoliticizzazione dell’Europa (quindi alla sua marginalizzazione storica e politica).
L’Italia, invece, ha sostenuto apertamente lo sforzo militare e diplomatico di Stati Uniti e Gran Bretagna contribuendo con le proprie forze armate e civili a riportare faticosamente democrazia e libertà in Afghanistan e Iraq. Così mentre a sinistra i leader devono censurare uomini politici che ancor oggi giustificano chi colpì a morte i soldati italiani a Nassiriya, la destra può ascrivere al suo senso dello Stato il ritorno di un sentimento pulito di orgoglio nazionale, di senso del dovere, di passione civile".
"Da quando la politica italiana ha imboccato la via del bipolarismo, i confronti elettorali sono divenuti uno scontro all’arma bianca, nel quale i leader politici rappresentano le proprie ragioni e confutano quelle dei loro avversari in confronti aperti e diretti. Non abbiamo nostalgia per i dibattiti soporiferi della prima repubblica, per le tribune politiche autoreferenziali nelle quali i segretari di partito, in burocratico linguaggio politichese, sfilavano uno dopo l’altro, senza contraddittorio reciproco, parlando più agli addetti ai lavori che ai cittadini.
Resistiamo anche alla nostalgia dei comizi di piazza, che rappresentavano il banco di prova per ogni esponente politico che volesse misurarsi con il proprio elettorato o con la più vasta opinione pubblica. Ogni tempo va vissuto per quello che offre e la tentazione di voltarsi indietro per rifugiarsi in un idilliaco passato della buona politica va respinto con forza. E neppure ci pare che la veemenza degli interventi stia oscurando la sostanza delle argomentazioni: man mano che il confronto va avanti, il governo precisa meglio i contenuti della propria azione quinquennale, l’opposizione prosegue nelle sue critiche, ognuno dice quello che pensa e illustra i modi e i metodi con i quali intende guidare il paese nel modo che più ritiene opportuno. Quello che a un certo punto ha irritato la sinistra, semmai, è che nella campagna elettorale è entrata finalmente anche la maggioranza e soprattutto vi è entrato il suo leader con la sua capacità di scompaginare i giochi e riaprire scenari imprevisti. Accadde già nel 1994, un anno dopo la conquista delle amministrazioni cittadine da parte della gioiosa macchina da guerra. Potrebbe accadere di nuovo, dodici anni dopo, dal momento che la politica non ha ancora prodotto alternative o novità convincenti.
Lo scenario post-elettorale può essere dunque assai diverso da quello immaginato solo un anno fa, all’indomani del successo amministrativo del centrosinistra. E si fa strada l’impressione che il risultato del 9 aprile difficilmente determinerà una stabilità tanto forte da compattare aggregazioni così eterogenee come quelle che si confrontano in questa campagna elettorale. In mancanza di una vittoria netta di una delle due coalizioni, la seconda repubblica rischia di approfondire la crisi di transizione del nostro paese, aprendo la strada ad un rimescolamento dei partiti e delle appartenenze, sfruttando magari le forze centripete che la nuova legge elettorale ha innescato. La prospettiva di una “vittoria mutilata” per uno dei due campi può aprire una stagione di incertezza le cui avvisaglie già si scorgono nel riposizionamento che tutti i partiti stanno operando lungo l’asse della geografia politica nazionale.
A noi pare invece opportuno difendere quanto di buono è stato prodotto in questi dodici anni di transizione politica e istituzionale. Per questo il contributo che vogliamo offrire alla campagna elettorale del centrodestra sta nell’opportunità di definire con chiarezza principi e valori che devono informare l’agenda politica dei prossimi anni. Tanto più che la Casa delle Libertà è stata la coalizione che ha saputo meglio affrontare le gravi sfide del nuovo secolo. Il governo guidato da Silvio Berlusconi ha orientato con efficacia la risposta del nostro paese all’attacco all’Occidente lanciato dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico. Grazie a scelte coraggiose e impopolari, esso ha impedito che l’Italia s’aggregasse alla coalizione degli inconcludenti (racchiusa nel triangolo Bruxelles, Parigi, Berlino e guidata da Prodi, Chirac e Schröder) che ha rifiutato di prendere atto della drammaticità degli eventi assecondando la tendenza alla depoliticizzazione dell’Europa (quindi alla sua marginalizzazione storica e politica).
L’Italia, invece, ha sostenuto apertamente lo sforzo militare e diplomatico di Stati Uniti e Gran Bretagna contribuendo con le proprie forze armate e civili a riportare faticosamente democrazia e libertà in Afghanistan e Iraq. Così mentre a sinistra i leader devono censurare uomini politici che ancor oggi giustificano chi colpì a morte i soldati italiani a Nassiriya, la destra può ascrivere al suo senso dello Stato il ritorno di un sentimento pulito di orgoglio nazionale, di senso del dovere, di passione civile".
Silenzio elettorale
Sssssssssssssssssssssshhhhhhh.... mumble, mumble.... Sssssssssssssssssssssshhhhhhh... che silenzio c'è stasera!
venerdì, aprile 07, 2006
Hochwasser
E intanto l'Elba inonda le regioni del Nord. La piena di queste ore è superiore a quella del 2002. La variante di Lüneburg è sott'acqua. Ultime notizie dalla Frankfurter Allgemeine.
Così era finita 5 anni fa
Cronache bizantine da Ideazione di 5 anni fa. Così finiva, ingloriosamente, la legislatura dei quattro governi dell'Ulivo. Giusto per rinfrescare la memoria a chi s'atteggia oggi a statista. La sinistra ha già governato cinque anni fa, dando pessima prova di sé. C'è poco da sperare, aihmé, in un cambio di governo, anche se da questo blog rifuggiamo dalle considerazioni catastrofiche che leggiamo in giro: se vincono quelli... Se vincono "quelli" non ci facciamo illusioni, perché la storia l'abbiamo già vista, appunto, 5 anni fa. E non mi sembra che abbiano utilizzato questi anni di opposizione per migliorarsi e per aggiornare le loro proposte.
Da Ideazione, marzo 2001:
"Il giudizio su una legislatura si fonda soprattutto sulla capacità di tenuta della coalizione di maggioranza, perché spetta ad essa esprimere il governo e qualificare la produzione legislativa. Su entrambi i fronti i risultati sono disastrosi. Il governo ha vissuto in condizione di instabilità permanente, vittima del principio che rivendica il primato del Palazzo sulla volontà degli elettori. Non è un caso che l'Ulivo affondi le radici nel ribaltone, la scellerata intesa di Palazzo che annullò il successo che gli italiani nelle urne avevano tributato a Berlusconi.
Quando non ha potuto esercitare questa distorta interpretazione della democrazia contro gli avversari, il centrosinistra l'ha ritorta contro se stesso. Così D'Alema ha sloggiato Prodi trascinandolo in una trappola parlamentare e "il centro della sinistra" si è liberato di D'Alema indicandolo come la causa di due cocenti sconfitte elettorali. Amato poi, richiamato in campo per esercitare le virtù di risanatore dei conti pubblici, è stato messo da parte proprio quando rivendicava il merito di proporre una legge finanziaria senza lacrime e sangue. " Va bene per il Palazzo - così è stato spiegato il siluramento - non per gli elettori".
Assente permanente il parlamento, emarginato in una funzione puramente notarile e - con il trascorrere degli anni - sempre meno specchio degli orientamenti degli italiani per via della vergognosa attitudine peripatetica di senatori e deputati, fenomeno divenuto così di massa che sembra inadeguato rappresentarlo come espressione di quell'antico malessere della politica italiana che si chiama trasformismo. La fluidità della maggioranza, con un flusso montante nella direzione destra-sinistra, ha reso i governi deboli ed i premier attenti a non restare poveri e abbandonati una volta sloggiati dalla sede istituzionale. Essendo venuto meno il rifugio del partito, ognuno ha pensato a mettere su quattro mura e un tetto per conto proprio.
Non era mai accaduto, pur operando la politica su terra fertile di illazioni, che la sede del capo del governo fosse identificata con lo sportello di una banca di affari. E in quelle stanze, in effetti, sono state costruite doti rilevanti, persino accaparrando posti per poter gestire quei giochi che lucrano sulle illusioni miliardarie di tanti italiani".
Da Ideazione, marzo 2001:
"Il giudizio su una legislatura si fonda soprattutto sulla capacità di tenuta della coalizione di maggioranza, perché spetta ad essa esprimere il governo e qualificare la produzione legislativa. Su entrambi i fronti i risultati sono disastrosi. Il governo ha vissuto in condizione di instabilità permanente, vittima del principio che rivendica il primato del Palazzo sulla volontà degli elettori. Non è un caso che l'Ulivo affondi le radici nel ribaltone, la scellerata intesa di Palazzo che annullò il successo che gli italiani nelle urne avevano tributato a Berlusconi.
Quando non ha potuto esercitare questa distorta interpretazione della democrazia contro gli avversari, il centrosinistra l'ha ritorta contro se stesso. Così D'Alema ha sloggiato Prodi trascinandolo in una trappola parlamentare e "il centro della sinistra" si è liberato di D'Alema indicandolo come la causa di due cocenti sconfitte elettorali. Amato poi, richiamato in campo per esercitare le virtù di risanatore dei conti pubblici, è stato messo da parte proprio quando rivendicava il merito di proporre una legge finanziaria senza lacrime e sangue. " Va bene per il Palazzo - così è stato spiegato il siluramento - non per gli elettori".
Assente permanente il parlamento, emarginato in una funzione puramente notarile e - con il trascorrere degli anni - sempre meno specchio degli orientamenti degli italiani per via della vergognosa attitudine peripatetica di senatori e deputati, fenomeno divenuto così di massa che sembra inadeguato rappresentarlo come espressione di quell'antico malessere della politica italiana che si chiama trasformismo. La fluidità della maggioranza, con un flusso montante nella direzione destra-sinistra, ha reso i governi deboli ed i premier attenti a non restare poveri e abbandonati una volta sloggiati dalla sede istituzionale. Essendo venuto meno il rifugio del partito, ognuno ha pensato a mettere su quattro mura e un tetto per conto proprio.
Non era mai accaduto, pur operando la politica su terra fertile di illazioni, che la sede del capo del governo fosse identificata con lo sportello di una banca di affari. E in quelle stanze, in effetti, sono state costruite doti rilevanti, persino accaparrando posti per poter gestire quei giochi che lucrano sulle illusioni miliardarie di tanti italiani".
Happy Days
La casa editrice Lindau sta sfornando libri di grande interesse, uno dietro l'altro. Ora è uscito il ritratto dell'America di David Brooks, intitolato Happy Days, un viaggio divertente e penetrante nel cuore dei grandi sobborghi degli Stati Uniti. Alla scoperta dei luoghi comuni degli americani medi e dei modi con cui loro stessi li sfatano. David Brooks è stato Senior Editor del Weekly Standard e collaboratore dell'Atlantic Monthly e oggi è una delle firme di punta del New York Times. Camillo recensisce il libro qui. E voi potete acquistarlo qui.
giovedì, aprile 06, 2006
L'inferiorità morale di Toni Capuozzo
Krillix ci spiega come è andata la giornata di ieri in Mediaset. "C’è qualcosa di agghiacciante e anche molto umiliante nella brutta pagina di giornalismo che è stata scritta ieri a Mediaset. I fatti sono noti perché ce li hanno propinati in tutte le salse: colpa dell’autoreferenzialità spinta della categoria che pensa di essere sempre molto interessante. In breve, per chi si fosse distratto, è accaduto questo [... continua su ideazione.com].
Un salto in libreria, 5 anni fa
Articolo vintage recuperato dall'archivio di Ideazione. Accadeva cinque anni fa, quando i cinque anni del tri-ulivo si stavano esaurendo e il ritorno del centrodestra al governo era ormai alle porte. Al contrario, quello che potrebbe accadere fra pochi giorni. Sono passati cinque anni, ma alcune cose sono rimaste uguali. Drammaticamente. Tipo fare un salto in libreria ad osservare la produzione saggistica pre-elettorale. Eppure Berlusconi non aveva governato. Ma era il Grande Male di sempre. Buona lettura.
mercoledì, aprile 05, 2006
Di nuovo
Sta accadendo di nuovo. Neppure quattro anni dopo l'alluvione che sommerse le città dell'Oder-Neiße, sul confine tedesco-polacco e quelle lungo l'Elba e la Moldava, tra la Germania e la Repubblica ceca. Dresda e Praga furono i simboli della distruzione. E poi della rinascita. Della ricostruzione casa per casa, strada per strada, piazza per piazza. Questa volta Praga sembra graziata. Ma Dresda sta tornando sotto le acque limacciose del suo fiume tanto amato. E con Dresda, quell'altro gioiello che è Meißen, centro della porcellana più preziosa d'Europa. A Dresda avevano ricostruito tutto. Più bello e più solido di prima. Fino alla Frauenkirche, che non riemergeva dal fango del fiume ma da quello delle bombe, una tragedia di molti anni prima e certamente molto più grave. Era stata però, l'inaugurazione della chiesa ricostruita, il sigillo all'orgoglio di una popolazione che in pochi anni aveva recuperato la bellezza e la memoria dei tempi passati e di quelli più recenti. Ora torna tutto di nuovo sott'acqua e noi speriamo che le autorità abbiano fatto bene i conti, prevedendo che la piena non sarà come l'altra volta. Le temperature intiepiditesi di colpo, stanno facendo sciogliere precipitosamente i metri di neve caduti nei lunghi mesi d'inverno. I fiumi si gonfiano e vanno fuori dagli argini. C'è paura in Germania come in Polonia, in Repubblica Ceca come in Austria e Ungheria.
Sindaci di destra
A Firenze una salice piangente dei diesse. A Brindisi... il ritorno dell'ex direttore su ideazione.com: tagliare l'Ici si può. Inoltre Fausto Carioti ci spiega modalità e copertura della proposta voluta da Fini e Berlusconi.
Specchio specchio delle mie brame
Secondo The Right Nation finisce 49,7 a 49,7. E una manciata di voti farà scattare il premio di maggioranza. E una manciata di parlamentari imbizzarriti farà saltare la Seconda Repubblica. E la Terza che verrà la seguiremo in diretta, sul canale politico, dal 10 aprile in poi. Vigilia di tempeste. Alle elezioni americane The Right Nation ci azzeccò in pieno. Questa volta, chissà.
Prove tecniche di regime
Mario Sechi (ancora lui, oggi è il suo giorno) denuncia la chiamata di una nota cosca giornalistica al boicottaggio del premier. La cosca è composta non da peones in cerca di notorietà, ma da ben quattro direttori di quotidiani. Quello di Europa, Stefano Menichini, dell’Unità, Antonio Padellaro, del Manifesto, Gabriele Poli, e di Liberazione, Piero Sansonetti. Ora Berlusconi può pure stare sulle balle a molti e legittimamente. Ma cosa significa, da parte di giornalisti, chiedere ad altri giornalisti di non partecipare alle trasmissioni con il premier? Lì c'è una notizia e noi ci arroghiamo il diritto di censurarla? Andateci, e fategli le domande che siete in grado di fare. Si chiama diritto di cronaca. Diritto di fare domande. Diritto ad avere risposte. Magari ci scappa che a lui gli girano i marroni, si alza e se ne va, e voi diventate pure dei martiri della libertà di stampa. Invece di martirizzarla.
Emporion: l'Ucraina vista da Mario Sechi
Mario Sechi, vicedirettore del Giornale e tocqueviller della prima ora, inizia la sua collaborazione fissa con Emporion, diventando titolare della rubrica "Diplomacy", tenuta per molti anni dall'ambasciatore Ludovico Incisa di Camerana. Partenza brillante per Sechi, con un'ampia analisi sul voto ucraino, sul futuro della rivoluzione arancione, sui rapporti con la Russia di Putin.Ecco l'inizio: "La storia è piena di rivoluzioni che durano lo spazio di un mattino e quella “arancione” in Ucraina, sotto molti aspetti, è destinata ad esser catalogata tra le meteore. La strada verso la democrazia è lastricata di buone intenzioni e clamorosi errori, il prossimo governo ucraino dovrà fare un grande sforzo di realismo per evitare di finire tra le braccia di una distruttiva utopia. I paesi ex satelliti dell’Unione Sovietica infatti sono ancora attratti dall’enorme forza gravitazionale della Russia e il risultato delle ultime elezioni ucraine ne è la testimonianza. Chi prevedeva una vittoria schiacciante dei partiti della rivoluzione arancione ha lasciato la posta sul banco, chi pensava a un’affermazione dei filo-russi dopo le tensioni sulla crisi energetica ha fatto male i conti al gasometro, chi continua a vagheggiare l’Ucraina sganciata dall’influenza di Mosca si illude".
L'intero articolo è qui.
Vai col Vento (un po' di qua, un po' di là)
Siccome siamo personcine perbene, avevamo registrato con un certo imbarazzo il passaggio della soubrette televisiva Flavia Vento dalle liste della Margherita a quelle del partito liberale, cespuglio che alle scorse Regionali (nel Lazio) aveva appoggiato Francesco Storace. Neppure la carità di patria (politica) ci aveva fermato dallo sprofondare nella depressione più cupa. Assieme a noi, tuttavia, sprofondò anche il povero Storace, che non dovette la sua sconfitta alla bravura dell'antagonista Marrazzo, o alle scempiaggini del suo entourage da servizi segreti all'amatriciana, o a quello che i politici chiamano "il vento contrario" per indicare un'ondata elettorale contraria, contro la quale è difficile resistere. Il Vento responsabile fu quello dell'insipida Flavia. Che oggi torna a spirare a sinistra. Un refolo di qua e un refolo di là. Temiamo che neppure la sua dichiarazione pubblica a favore di Prodi riuscirà ad evitarci il governo dei tasso-progressisti, ma almeno con la valletta di Teo Mammuccari di là un primo peso ce lo siamo tolto. E poi dicono che i giovani non si buttano in politica...
Servizio civile a domicilio
E' passata sotto silenzio nel secondo round Prodi-Berlusconi la proposta dell'Unione di ripristinare una sorta di servizio per i giovani, sostitutivo di quello militare di leva che la Casa delle Libertà ha abolito in questa legislatura. Prodi ha detto, nel primo faccia a faccia, di voler introdurre un anno di servizio civile per i giovani, magari modulandolo con una sperimentazione iniziale di sei mesi. Obiettivo: insegnare la solidarietà. A noi risulta che, negli anni in cui il servizio civile era stato affiancato alla "naja", gran parte dei "volontari" andava a ingrossare le fila dei segretari e degli aiutanti di sindacati, centri culturali, arci, associazioni più o meno legate al sottobosco della sinistra parassita. Come dire, lavoro più che precario, lavoro gratis, sfruttato, senza neppure l'obbligo di una retribuzione. Un mio amico ha passato i suoi mesi nell'esaltante compito di fotocopiare documenti di un'associazione pseudo-culturale legata all'allora Pds (ex Pci, ora Ds). E' questo che vuole introdurre Romano Prodi? Sfruttamento gratis e per di più legalizzato?
Italia srl
L'Italia è un'azienda (complicata) fondata sul lavoro. Confina a ovest con l'Edf, a nord-ovest con la Nestlé, a nord-est con la Swarovski, a est con la Nova Ljubljanska Banka.
Autocertificazione
Estratti da un blog "de sinistra" (si parla di Ici):
"Ma possibile che noi ci si casca sempre!!!! ... altrimenti... se ci caschiamo.... siamo veramente... dei coglioni. Scritto da abele, mercoledì 05 aprile 2006.
"Ma possibile che noi ci si casca sempre!!!! ... altrimenti... se ci caschiamo.... siamo veramente... dei coglioni. Scritto da abele, mercoledì 05 aprile 2006.
I Lawrence d'Arabia parigini
Sotto i colpi dei casseurs (coglioni?) cadono i Lawrence d'Arabia di Francia, gli eroi fantoccio dell'antiamericanismo filo-saddamita, gli alfieri della grandeur a "les escargot" che fino a qualche tempo fa venivano osannati dagli stessi manifestanti che oggi vogliono dar loro il benservito per una leggina neppure troppo rivoluzionaria sulla flessibilità del mercato del lavoro giovanile. Monsieur Napoléon de Villepein e Hussein Chirac. Quando alla fine del corteo i pacifici studenti si sono dati il testimone con i casseurs organizzati è iniziata la sarabanda della libertà e della democrazia, con tanti giornalisti testimoni malmenati, scalciati e picchiati dalla meravigliosa gioventù francese. Allons enfant de la patrie...
Sulla questione francese un eccellente post di Phastidio.
Sulla questione francese un eccellente post di Phastidio.
martedì, aprile 04, 2006
Morettismo
Fassino dice a Ballarò che non dobbiamo parlare di tasse, che non ha senso avere con i cittadini-elettori un rapporto così materiale. Secondo lui dobbiamo fare cose, vedere gente...
Dibattito: ha vinto Marcello Sorgi
Dopo la débacle del confronto di andata, Marcello Sorgi si è preso la sua rivincita ed è riuscito ad arrivare in fondo alla trasmissione facendo comprendere ai due contendenti almeno due delle tante domande fatte. Un record, se paragonato al disastro precedente. In più il pallido Sorgi è riuscito a impappinarsi solo un po' e non tanto tanto come l'altra volta. Poco pathos, invece, nella prima domanda, quella sulle pene da comminare a chi sequestra e uccide i bambini. Era stato meglio Rutelli che aveva incolpato dell'omicidio Berlusconi.
lunedì, aprile 03, 2006
Quanto costa l'armonia sociale?
Dal dibattito di questa sera m'è parso di capire che l'armonia sociale che desidera Prodi costa almeno quanto la tassa dell'Ici. Mi sa che costa troppo, questa armonia sociale. Meglio provare ad abolire l'Ici. O almeno, a non aumentare le tasse per i miseri servizi pubblici che l'Italia può offrire. Qualcuno dice che Berlusconi non è più credibile. Tuttavia, uno che mette il paletto sull'abolizione dell'Ici, almeno non potrà aumentare le altre tasse. Uno che invece all'aumento delle tasse in qualche modo ci pensa, come Prodi, prima o poi ci frega. Non vogliamo pagare l'armonia sociale, quando di mezzo da quella parte ci sono - tra gli altri - i sindacati, le burocrazie, i centri sociali, gli assistiti e i parassiti. Anche perché, siamo sicuri che al Leoncavallo l'Ici non la pagano.
Il nuovo allarme terrorismo
Guido Olimpio racconta sul Corriere il nuovo allarme terrorismo che viene dagli Stati Uniti: "La barbara uccisione dell’ingegnere turco è solo un segnale truculento della ritrovata forza della guerriglia talebana. Non è un caso che il comando americano abbia lanciato in queste ore un allarme preoccupato sull’Afghanistan: «Ci attendiamo una intensificazione degli attacchi per i mesi a seguire». Le fonti del Pentagono e quelle locali confermano un estendersi delle aree di instabilità con una crescente attività da parte dei resti di Al Qaeda e delle milizie talebane".
Olimpio deve essere caduto nel meccanismo mediatico perverso messo in piedi dai "potenti della terra" di cui scrive Clementina Forleo. Quella che ci mette in guardia contro il "cosiddetto terrorismo", suggerendoci che, se non lo diciamo né così né cosà, i "potenti della terra" se la prendono in saccoccia e noi riprendiamo a vivere senza fobie con i nostri cari amici estremisti islamici. Però, siccome siamo teste dure e noi il terrorismo così lo diciamo, ecco le quattro tendenze preoccupanti che, secondo un esperto come Olimpio, faremmo bene a tenere sott'occhio.
Olimpio deve essere caduto nel meccanismo mediatico perverso messo in piedi dai "potenti della terra" di cui scrive Clementina Forleo. Quella che ci mette in guardia contro il "cosiddetto terrorismo", suggerendoci che, se non lo diciamo né così né cosà, i "potenti della terra" se la prendono in saccoccia e noi riprendiamo a vivere senza fobie con i nostri cari amici estremisti islamici. Però, siccome siamo teste dure e noi il terrorismo così lo diciamo, ecco le quattro tendenze preoccupanti che, secondo un esperto come Olimpio, faremmo bene a tenere sott'occhio.
No Tax
Non è che Prodi ha compiuto solo un errore di comunicazione, sbarellando sul tema delle tasse. E' che la cultura fiscale della sinistra è fatta così: copro i buchi con più tasse e non tagliando la spesa improduttiva. L'altro ieri parlavo con un mio amico, esperto di fisco e sostenitore del centro-sinistra. Lui considera Vincenzo Visco molto più bravo di Giulio Tremonti. Ne ha proprio una venerazione e dal suo punto di vista lo capisco benissimo. Solo che il mio amico non dissimula le sue posizioni sulla tassazione, che vorrebbe ancora più alta. Siccome è intelligente e crede poco alla bufala del recupero dell'evasione (non come compito morale ma come effettiva capacità di recuperare denaro), allora è sicuro che Prodi aumenterà le tasse. E lo desidera. Anche lui, però, sbarella un po' quando gli faccio notare che i servizi pubblici che riceviamo noi in Italia, non reggono il confronto con quelli dei paesi centro-europei o scandinavi. E allora, non vale la pena cominciare a esplorare altre strade?
domenica, aprile 02, 2006
venerdì, marzo 31, 2006
Da Camillo a Tocqueville
Due giorni fa Christian ha scritto questo post qua: "Riepilogo. Solo nell’ultimo mese, su diversi blog italiani, sono stato accusato di essere radicale, di criticare i radicali, di essere un impenitente anticlericale, di essere un ateo devoto succube di Ruini, di tradire la linea del Foglio, di essermici sdraiato vergognosamente, di voler uccidere esseri viventi, di volerli salvare a ogni costo, di essere contro Giovanardi, di essere a favore di Giovanardi, di essere una specie di fascista, di essere un compagno di strada della sinistra, di essere di destra, di essere di sinistra, di voler bombardare gli arabi, di essere così scemo da pensare possano vivere normalmente come noi, di criticare i poteri forti, di vantarmi di avere un sacco di soldi. Credo di aver fatto un ottimo lavoro". Geniale. Chissà perché mi ha fatto pensare a TocqueVille.
Repubblica si guarda il pisello
Repubblica riporta un'inchiesta dell'Università di Roma in cui si racconta del disinteresse dei politici italiani per il web. Inchiesta sacrosanta: la politica italiana mostra tutto il suo ritardo anche in questo campo. Poi, il giornale di Largo Fochetti parla delle eccezioni e si guarda il pisellino di casa sua. Racconta del bluff di Prodi che aprì e chiuse un blog con il quale non aveva capito che fare. Ma sorvola sul fatto che il presidente del Senato, Marcello Pera, ha aperto un blog e ha aderito a TocqueVille, moltiplicando i propri contatti e aprendo un dialogo con i lettori che, nonostante gli impegni di campagna elettorale, risulta piuttosto interessante. Noi, che non siamo interessati ai piselli di Repubblica, domani ce ne andiamo a Bologna (un giorno di vacanza nella bella Bologna rossa) e domenica ci andiamo a sentire il Pera. Viaggeremo con i nostri mezzi (Walking Class non si smentisce), ma se qualcuno vuole approfittare in extremis dell'Occidente Express, si prenoti qua. Il blog andrà in riposo per un paio di giorni. Vi ho lasciato le chicche no-global della Forleo: meditate, elettori, meditate.
Allora, questo è un giudice sereno?
Bene, i quattro brani qui sotto (uno, due, tre e quattro) sono estratti dalla prefazione di Clementina Forleo, giudice per le udienze preliminari (gup) al tribunale di Milano, assurta alle cronache dei giornali per una serie di provvedimenti nei confronti di presunti indagati per terrorismo che hanno suscitato molte polemiche. Qui, ovviamente, non si discute la possibilità e la legittimità che la cittadina Clementina Forleo abbia delle convinzioni su qualunque argomento e che le esprima liberamente e con la durezza che ritiene. Qui si discute che il giudice Clementina Forleo abbia questo tipo di convinzioni, che a nostro parere paiono più radicali di quelle dell’ala più radicale dei no global e dell’estrema sinistra e giudichi di conseguenza. Queste frasi, soprattutto in alcuni brani dove si parla di “coscienze delle masse” e di “compiacere i potenti della terra ed i loro interessi”, rimandano a linguaggi e reminiscenze di impostazione marxista e danno l’impressione di rappresentare un vero e proprio teorema ideologico attraverso il quale filtrare il proprio punto di vista. Che nel caso del giudice Clementina Forleo si traduce in giudizi (sulle persone) e non in opinioni (sui fatti). C’è una bella differenza.
Se questo è un giudice/4
"Sappiamo, conclusivamente, che è venuto finalmente il momento di indignarci, costi quel che costi, per le vergogne degli ultimi anni della nostra storia, a fatica costruita – vale forse la pena ricordarlo – dai padri della Costituzione repubblicana dopo un periodo tra i più tristi del nostro passato".
Clementina Forleo, estratto dalla prefazione al libro
di Ferdinando Imposimato, La grande menzogna.
Clementina Forleo, estratto dalla prefazione al libro
di Ferdinando Imposimato, La grande menzogna.
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