mercoledì, dicembre 20, 2006

Buon Natale e felice anno nuovo

A tutti i lettori di Walking Class, Buon Natale e un felice anno nuovo. Questo blog va in ferie e riprenderà le pubblicazioni verso la metà di gennaio. Ancora una segnalazione: da domani, su Emporion, il numero natalizio della rivista di geopolitica dedicato ai fiumi. Qui ci si è messi in navigazione sul Reno. Esattamente dove atterreremo fra poche ore. Natale tedesco, Capodanno salentino. Da gennaio ci saranno novità. Per il momento un augurio di cuore a tutti. (Foto: Bad Kreuznach sotto la neve, foto Walking Class).

Grosse Koalition e grossa delusione

Finalmente online su Ideazione l'articolo sulla Grosse Koalition di cui vi parlavo in alcuni post passati. Si tratta di un bilancio critico scritto al compimento del primo anno del governo tedesco di Angela Merkel e pubblicato sul bimestrale cartaceo all'inizio di novembre. Poche cose sono cambiate. Ora la politica tedesca si concentra sul semestre di presidenza dell'Ue che partirà dal primo gennaio. E' un appuntamento decisivo per la Grosse Koalition e, dalle parti della Cancelleria e del ministero degli Esteri c'è molto ottimismo. Noi speriamo che da Berlino giunga all'Unione Europea la spinta decisiva per superare l'impasse e riprendere la strada dell'integrazione comunitaria. Per la Grosse Koalition può essere una buona boccata d'ossigeno, anche se negli ultimi anni le presidenze migliori sono state quelle governate dai piccoli paesi e non dai grandi. E comunque la vera svolta, se ci sarà, verrà misurata sui temi della politica interna e dell'economia.

Questo l'inizio dell'articolo:
"Nel dibattito pubblico italiano la Grosse Koalition che da un anno governa le sorti della Germania gode ancora di vasto credito. Politici e opinionisti la indicano come esempio virtuoso rispetto all’incerta guida del centrosinistra in Italia e auspicano, anche da noi, una soluzione di compromesso tra le principali forze politiche del paese per affrontare con maggiore coerenza le sfide riformiste del momento. È come se la magia azzurra della notte mondiale di Berlino si fosse estesa sino a zuccherare ogni aspetto della vita tedesca, politica compresa. Invece, ormai da mesi, l’esperienza della Grosse Koalition – l’alleanza costituita dai due maggiori partiti del sistema tedesco, la cristiano-democratica cdu e la socialdemocratica spd – vive una seria crisi di progetto, di azione, di risultati" [... continua].

Da leggere anche l'analisi storica del rapporto fra italiani e tedeschi di Federico Niglia, dottorando di ricerca in Storia dell'Europa all'Università La Sapienza di Roma. Titolo: il pregiudizio anti-tedesco.

An verso il Ppe. La questione francese

Prosegue la mia inchiesta sul percorso di Alleanza Nazionale verso il Partito popolare europeo. Questa volta tappa in Francia, dopo la prima puntata sulla Germania. Le elezioni del prossimo anno rendono la situazione del centrodestra francese particolarmente interessante (così come quella dei socialisti guidati da Ségolène Royal, d'altronde) e il legame tra il leader neo-gollista Sarkozy e quello della destra italiana Fini sembra assai più solido rispetto a quello con Angela Merkel. Nel mese di febbraio 2007 sono previste le prossime puntate: Gran Bretagna e paesi dell'Europa centro-orientale. L'inchiesta mira a valutare la compatibilità di An con i partiti nazionali che già aderiscono al Ppe, come partiti membri o come osservatori. In realtà è uno spunto per l'analisi critica del grande contenitore partitico dei conservatori d'Europa. Il tutto è pubblicato dal Secolo d'Italia diretto da Luciano Lanna. La puntata francese è dell'inizio di questo mese. La potete leggere in pdf qui, cliccando poi sulle pagine centrali, la 10 e la 11. Alla fine, tutte le puntate faranno parte di un dossier che verrà pubblicato sul nuovo sito di Ideazione. Buona lettura.

martedì, dicembre 19, 2006

Mercato e Stato sociale: elogio di Ludwig Erhard

C'è un interessante post di Carletto Darwin, che prende spunto da osservazioni mie e di Phastidio, per allargare l'analisi da situazioni contingenti della politica economica tedesca al più generale rapporto fra mercato e Stato sociale. L'ammirazione che su questo blog si ha per la Germania in particolare, e per gli Stati scandinavi più in generale, non vieta di individuare i punti di crisi che pure queste realtà stanno vivendo. Da sempre sostengo che il confronto con l'Italia appare forzato: purtroppo, il nostro paese si confronta con situazioni molto più fragili, sia sul piano economico-sociale che su quello politico. Scandinavia e Germania poggiano su pilastri che il nostro paese difficilmente potrà raggiungere (e la nostra classe politica, di destra e di sinistra, non è per niente attrezzata a garantire la svolta): investimenti nella ricerca e nell'istruzione sia pubblici che privati, meno sprechi e privilegi e più sostegno ai bisognosi, efficienza nell'erogazione dei servizi pubblici e sociali, corruzione sotto il livello di guardia. In questo caso le tasse alimentano un circuito non parassitario. Ci chiediamo però, dato lo squilibrio demografico europeo e data la maggiore efficienza in alcuni settori dimostrata dall'iniziativa privata, quali siano i margini di riforma di sistemi assistenziali che hanno ben funzionato in passato ma che oggi non sono più sostenibili.

Passiamo ai casi personali. Io non so se pago molte tasse nel mio paese. Credo però che ne pago tantissime per il livello di servizi pubblico che mi viene offerto. C'è qualcosa di più dell'evasione fiscale che non permette efficienza nel nostro paese. E questo è frustrante, specie se si ha occasione di muoversi in Europa. E qui non parlo solo di Germania o Svezia. Fatevi un giro in Spagna per misurare il livello di declino che l'Italia sta vivendo da almeno vent'anni. Altro che deriva berlusconiana. Destra o sinistra, l'Italia resta uno splendido paese... per le vacanze (sempre a patto che abbiate casa di parenti o di amici e non dobbiate svenarvi in un albergo o a ristorante).

Tornando al generale (e concludendo) penso che la diatriba mercato-Stato sociale sia perfetta per i dibattiti accademici o le dispute ideologiche. Non me ne vogliano i massimalisti dei due campi: quando si governa, le decisioni sono sempre assai più complesse e spesso richiedono compromessi. L'importante è non farli al ribasso, cosa che sta accadendo alla Grosse Koalition tedesca. Le scelte nette comportano vantaggi e svantaggi, le soluzioni non sono mai a somma zero. Alcuni paesi possono beneficiare di dosi massicce di deregulation, altri fanno bene a conservare il cuore di un robusto Stato sociale, altri ancora (Cina?) farebbero bene a introdurne un po' (oltre ad avviare una seria democratizzazione, ma questo è ancora un altro discorso). La Germania festeggia a febbraio del prossimo anno l'intuizione di un genio della politica economica post-bellica, la famosa economia sociale di mercato elaborata dal conservatore Ludwig Erhard, ministro dell'economia di Adenauer e suo successore alla Cancelleria. Erano i tempi del Wirtschaftswunder, del miracolo economico. Forse bisognerebbe studiare con più attenzione quei tempi e quelle soluzioni. Certo, oggi c'è la globalizzazione ma - per parafrasare Carletto (del cui post condivido molto, non la simpatia verso il connubio Berlinguer-Moro) - mi pare che la Germania se la cavi molto meglio dell'Italia. Ci sarà un motivo.

lunedì, dicembre 18, 2006

Napoli Iervolino's style

Si sono rubati pure "o presepio".

Germania, riforma sanitaria indietro tutta

A leggere i fatti con la lente delle posizioni precostituite, si rischia di non capire più la realtà e di costruirsene una propria. Così, insistere a considerare la Grosse Koalition come la formula magica per i governi nazionali europei, è una scorrettezza verso i propri lettori. Per il momento, non è ancora così. E in Germania, patria della Grosse Koalition più famosa, c'è una difficoltà enorme a coordinare le riforme previste che, peraltro, l'elettorato dimostra pervicacemente di non volere.

Tutto è molto più complesso e si fa bene il proprio lavoro di giornalisti se la complessità la si racconta e non la si comprime nelle griglie della propria ideologia. Per venire al fatto, attraverso le cronache della FAZ, adesso Edmund Stoiber e la sua Csu riportano la Gesundheitsreform, la riforma della sanità, alla casella di partenza. Mesi di litigi, conflitti, discussioni, rielaborazioni, compromessi, scioperi, agitazioni, dibattiti televisivi, editoriali, commenti, interviste eccetera eccetera, alla fine dei quali sembrava che la Grosse Koalition avesse trovato "la quadra" del progetto, vanno a farsi benedire.

Analizzando lo stallo politico di Berlino, commentavo sull'ultimo numero di Ideazione: «Osservando lo spettacolo del litigio sulla riforma sanitaria, viene da chiedersi di cosa abbiano parlato per due mesi gli sherpa della Cdu e della Spd quando, all’indomani delle elezioni, hanno stilato il lungo programma di governo. Una coalizione straordinaria sta producendo uno stallo straordinario, puntualmente registrato dalla disaffezione degli elettori nelle elezioni locali più recenti e negli ultimi sondaggi d’opinione. Ne fanno le spese i due partiti maggiori ma soprattutto la Cdu e Angela Merkel che hanno assunto la guida di questa strampalata avventura governativa». Questo è, per ora, lo stato dell'arte in un paese molto più ricco ed efficiente del nostro.

sabato, dicembre 16, 2006

Ideazione si veste a festa

Il nuovo sito di Ideazione è online. Dopo cinque anni cambia pelle. L'anima, però, resta la stessa. Da quattordici anni, sempre dalla stessa parte (lavorando perché migliori). Un abbraccio pieno di gratitudine a Diego Destro (il mitico Daw) che ha messo la sua passione al servizio della realizzazione tecnico-grafica del nuovo sito.

venerdì, dicembre 15, 2006

Speciale Andy Warhol su Monograph

"Geniale artista per molti, pazzo pervertito per altri, Andrew Warhola, in arte Andy Warhol, ha cambiato il volto del XX secolo con le sue intuizioni. L’arte, la moda, il design, tutto riflette gli echi dell’opera di Warhol, il guru della pop art, il profeta della banalità che diventa arte, il re Mida della New York decadente del ventennio '60-'80. Alla ricerca della sua geniale banalità, ripercorriamo alcuni tratti caratteristici della sua esperienza di artista, regista e maitre à penser dell’edonistica ed esaltante seconda parte del Novecento".
Su Monograph, ex Megafono, il blog di Domenico Naso diventato settimanale di arte cultura, il primo numero dedicato ad Andy Warhol. Fra poco linkato pure da Ideazione. Per chi non ne può più di blog e aggregatori "politicamente scontati", questa invenzione di Domenico Naso è una vera e propria boccata d'ossigeno culturale. Buona lettura.

giovedì, dicembre 14, 2006

Fuga da Bruxelles

"Le Fiandre hanno proclamato l'indipendenza!", "Il re ha lasciato il paese!", "Il Belgio non esiste più!". La rete della tv pubblica belga RTBF, in lingua francese, ha interrotto ieri sera i programmi per dare una notizia che ha lasciato di stucco i telespettatori. Un annuncio che ricorda quello di Orson Welles che gettò nel panico l'America annunciano l'arrivo dei marziani. E in quel caso come in questo, si tratta di uno scherzo. Solo dopo 30 minuti di trasmissione è comparsa la scritta "Questa è una fiction", su richiesta del ministro dell'Audiovisivo della comunità francofona Fadila Laanan. (fonte: Repubblica.it).

martedì, dicembre 05, 2006

Pause e nuove partenze

Walking Class si mette in marcia e mette in pausa il blog per una settimana. Ci rivedremo fra sette giorni, più o meno. Nel frattempo tre segnalazioni per riempire (utilmente) il tempo.

E' partita la nuova rivista telematica Frontiera Ovest, quindicinale di cultura politica messo su da un gruppo di amici. Ottima idea, quella di sfruttare una piattaforma blog, facile da aggiornare, per dare vita a un periodico. Sperando che diventiate anche voi, come noi, appassionati lettori, segnaliamo la pagina di esteri con articoli di Simone Bressan e Francesco Sciotto su due stelle emergenti del conservatorismo europeo: l'inglese David Cameron e il francese Nicolas Sarkozy. Personaggi diversi, ancora tutti da scoprire, che anticipano però quella svolta generazionale che può modernizzare contenuti e forma del Partito popolare europeo.

In dirittura d'arrivo il primo numero di Monograph, dedicato ad Andy Warohl, del quale è in corso a Roma una mostra al Chiosco del Bramante. Qui si tratta del blog di Domenico Naso, il Megafono, trasformatosi in rivista settimanale di arte e cultura. Attendiamo a ore la pubblicazione: quando sarà pronto lo potrete leggere qui.

Ideazione si rinnova on line. Nuova veste grafica, importata da una delle migliori riviste di cultura politica europee (come fece il Foglio, non ci siamo inventati nulla ma abbiamo scelto il modello e abbiamo ben copiato). Nuova concezione: ampio spazio alla pubblicazione e all'arricchimento della vasta produzione saggistica proveniente dal bimestrale. Come sempre, aggiornamenti anche sui fatti di maggiore attualità, i blog dei redattori della rivista, i link a Emporion, le attività della Fondazione. Rispetto al passato, viene accentuato il profilo di riflessione e analisi su temi di lungo periodo: in fondo da un bimestrale ci si aspetta soprattutto questo. L'indirizzo online è sempre quello: www.ideazione.com. A giorni il nuovo sito.

domenica, dicembre 03, 2006

Il declino di Casini il Sopravvalutato

Ci sono due opposizioni: una che conta, l'altra che, non contando nulla, cercherà tutti i pretesti per rendere credibile l'unica cosa che ormai può fare. Andare dall'altra parte e costituire la stampella del governo, magari con l'appoggio esterno. Seguendo una delle tradizioni democristiane. Che, appunto, erano due. Una gloriosa, seria, rispettabile, insomma degasperiana; l'altra amorfa, inconsistente, declinante, e pure corrotta. Casini non ha neppure il coraggio di Follini, che almeno ha tirato diritto per la sua strada, secondo me consapevole di finire nel nulla dove si trova adesso. La vedo male per Casini, davvero.

Updated. Infatti, oggi, Casini replica così: "La Cdl non ha più senso: i vertici se li facciano Berlusconi, Fini e Bossi". L'Udc accentua il profilo democristiano, di fatto esterno al centrodestra così come si è formato nel 1994. E prova a ricostituire, dodici anni dopo, quel polo di centro che allora, con Martinazzoli come leader, venne sconfitto dal nuovo bipolarismo. Al di là del giudizio che si può dare su questa Seconda Repubblica, Casini può solo ritagliarsi un ruolo da Martinazzoli in ritardo di dodici anni. Perché quello che è scaturito dall'implosione della Prima Repubblica è tutto linguaggio estraneo alla semantica politica di Casini: il bipolarismo, l'alternanza, l'opposizione, la leadership carismatica. Solo che – a sinistra con il popolo delle primarie, a destra con quello di Piazza San Giovanni – l'elettorato italiano dimostra di non voler tornare indietro. Semmai chiede che si vada avanti e che si completi la transizione.

Da Calamity Jane: "Per rubare le parole a Buffalo Bill, è stata questa una conferma di più, certamente una dimostrazione evidente, che il bipolarismo ha vinto; che Berlusconi - artefice della sua affermazione nel paese - ci aveva visto giusto. Ecco perché, al di là dei confronti numerici e dello spessore oratorio, non solo non regge il paragone tra Roma e Palermo, ma non regge neppure il confronto, l'accostamento, neppure a distanza di sicurezza. Il Grande Centro è morto, altro che DC che rinasce da tutte le parti (spuntando da sotto le unghie di Casini o dai congressi dei revanscisti gongolanti per il simbolo riconquistato). Ed ecco allora perché, d'altro canto, Ferrara ci ha visto male, anzi malissimo: la Grosse Koalition non ha portato frutti in Germania, checché l'Elefantino continui a menarla, figuriamoci in Italia - dove il Foglio non ha cessato di invocarla dal giorno dopo l'aleatoria sconfitta elettorale. Niente palle, qui ci vogliono una destra e una sinistra, esattamente come è nelle cose; e per essere precisi, a destra ci vuole Berlusconi". (PS. Il post di Calamity Jane va letto tutto in fondo anche per l'altra questione che tratta, quella del viaggio papale in Turchia con il corollario del rapporto tra liberalismo e soluzione teo-con, un rapporto che mostra sempre più incongruenze e al quale Ideazione ha dedicato nei mesi passati analisi non scontate e non univoche, come dovrebbero fare secondo me le riviste oggi. Qui si è d'accordo con Calamity Jane e si considera il viaggio papale come un grande momento di svolta nel rapporto tra Cristianesimo e Islam).

sabato, dicembre 02, 2006

Quel che dovrebbe turbare

Per il momento, data la nebbia fitta su quello che è accaduto e sta accadendo a Londra e a Mosca e a Roma, l'unica cosa sensata che si possa dire sulla vicenda degli avvelenamenti al polonio è questa qua, presa direttamente dal blog di Cantor: "La vicenda delle accuse a Prodi e della sua improbabile appartenenza ad una spectre invisibile alleata ai servizi segreti russi, poco ci interessa. Quello che dovrebbe turbare i sonni degli occidentali è che in questo momento ci sono in libera circolazione dei tali che si divertono a mettere in bocca ad ufficiali, politici e consulenti ignari una sostanza adatta a portarli direttamente nella bara. E che tutto quello che succede sta provocando un terremoto nelle relazioni dell’Occidente con la Russia".

Milano, la leggenda del metro-latex

Nottambuli milanesi alla ricerca del latex perduto. Dal Corriere della Sera.

venerdì, dicembre 01, 2006

Due tracce di Polonio

Una traccia di Polonio

Germania no smoking

Cade anche il più solido bastione dei fumatori: la Germania. La Grosse Koalition ha raggiunto l'accordo: fumare sarà proibito in tutti i locali pubblici e per chi proprio non ce la fa a resistere, ci saranno gli ormai tristemente famosi recinti. Da qualche tempo era stata vietata la lucrosa pubblicità delle sigarette sui giornali e sui tabelloni cittadini. Adesso il passo finale.

Quando è troppo è troppo: il caso Ikea

Tra le varie stronzate lette e sentite negli ultimi tempi, non pensavo che qualcuna avrebbe superato la stolida querelle sollevata dalla bella Elisabetta Gardini sul terzo cesso da costrire a Montecitorio per ospitare le sedute meno onorevoli di Vladimir Luxuria. E invece, prima della fine dell'anno, è arrivato l'Oscar all'idiozia. Autori, per di più, due vecchie conoscenze delle quali taccio il nome per carità di patria e mia. L'idea di boicottare Ikea perché non mette sui suoi scaffali il presepe di Natale, offendendo così (sostengono i due) la religione cristiana, è una di quelle cose per le quali ci si può vergognare di aver firmato in passato appelli e manifesti. Io, modestamente, mi vergogno. God save Ikea.