lunedì, maggio 31, 2010
La Germania senza presidente: Köhler s'è dimesso
sabato, maggio 29, 2010
Elezioni: testa a testa in Repubblica ceca
Lena e le altre. Geopolitica dell'Eurovision
venerdì, maggio 28, 2010
Michael Palin, il comico che si fece geografo
Molti lo ricorderanno a braccetto con Terry Jones, Graham Chapman, John Cleese, Eric Idle e Terry Gilliam ai tempi degli indimenticabili Monty Python o, in anni più vicini, con il pesce in bocca in una delle scene più esilaranti del film Un pesce di nome Wanda. Ma Michael Palin, oggi brizzolato sessantaseienne dalla faccia di eterno ragazzo scavezzacollo, i panni dell’attore comico li ha dismessi da un pezzo. E dal giugno dello scorso anno siede, si fa per dire giacché è sempre in viaggio, sulla poltrona della Royal Geographical Society, la prestigiosa società scientifica britannica fondata a Londra centottanta anni fa, con il patrocinio di re Guglielmo IV e con lo scopo di promuovere l’avanzamento della ricerca geografica.
Un comico al vertice di un’istituzione fondata, fra gli altri, da Sir John Barrow, viaggiatore e consigliere politico esperto di affari coloniali, Sir John Franklin, esploratore perito nella leggendaria spedizione alla ricerca del passaggio a Nordovest e Francis Beaufort, ammiraglio, cartografo e inventore della scala di misurazione dei venti utilizzata per decenni dai meteorologi di tutto il mondo! Un evento che poteva accadere solo in Gran Bretagna, patria dello humor. E invece è una cosa seria.
Anche perché Michael Palin da molto tempo ha portato il suo buonumore in giro per il mondo, trasformandosi da star della risata in star della Bbc. Per la televisione pubblica inglese ha realizzato una serie di documentari che sono diventati leggenda, riprodotti in cofanetti di Dvd collezionati da appassionati del genere, spezzettati in stralci che inondano le praterie internettiane di You Tube e, da ultimo, trasformati in libri di viaggio divenuti best seller in tutta Europa. Non ancora in Italia, ma forse, prima o poi, qualche casa editrice ci penserà.
Che sia toccato a lui presiedere la società cui la regina Vittoria assegnò nel 1845 l’aggettivo reale è un segno dei tempi. A chi gli chiede se non si tratti dell’ennesimo sintomo dello snobismo britannico, Palin risponde onestamente: «In realtà volevano qualcuno che avesse una certa visibilità mediatica e che potesse avvicinare le giovani generazioni ai piaceri della geografia e dei viaggi». Non sono più i tempi di Charles Darwin o David Livingstone, di Robert Falcon Scott o Ernest Shackleton o Henry Morton Stanley, per citare solo alcuni degli scienziati ed esploratori cui la Royal Geographical Society ha fornito nei secoli supporti finanziari e logistici per intraprendere avventure che hanno contribuito a segnare la storia delle esplorazioni, definire i contorni esatti della cartografia, espandere il potere dell’impero britannico oltre gli stretti confini dell’isola d’Oltremanica.
E anche qui c’è un paradosso, uno dei tanti di questa storia. Negli anni Settanta la truppa dei Monty Python aveva fatto dell’impero e dei suoi esploratori i bersagli satirici di molti sketch comici, ironizzando sulle loro scoperte e sulle velleità imperialistiche che il mito britannico si trascinava stancamente ancora nella seconda metà del Novecento, come le antiche collezioni di servizi di porcellana per il tè delle cinque nei salotti dei Lord. «Allora era abitudine mettere tutto in discussione», risponde adesso Palin «ma io credo che i tempi siano profondamente cambiati e oggi lo scopo della società geografica non è quello di finanziare scoperte per preservare l’impero, semmai di indagare e diffondere nelle giovani generazioni la consapevolezza delle sfide future che attendono il nostro pianeta: cambiamenti climatici, pandemie, sviluppo demografico». Nella sede della Royal Geographical Society, un aristocratico complesso in mattoni rossi con guglie, abbaini e camini sempre in mattoni costruito nel 1875 sotto la supervisione dell’architetto Richard Norman Shaw nell’elegante quartiere di Kensington, si susseguono mostre, letture, conferenze e un grande salone è dedicato alle visite degli studenti, ogni giorno – weekend esclusi – dalle 10 alle 17. Corsi e seminari vengono tenuti dagli scienziati membri e numerose sono le pubblicazioni di settore, scientifiche o divulgative, i policy briefing destinati al mondo politico e ai media, le riviste tra cui l’Annual Review, una summa (scaricabile anche online) che annualmente riporta le attività svolte e i programmi per il futuro. I membri effettivi sono circa 15 mila e, dal 1978, Michael Palin è uno di loro.
Da allora ha cominciato a viaggiare, senza più fermarsi. L’esordio è avvenuto con uno dei sogni di ogni avventuriero: ripercorrere con mezzi moderni il viaggio attorno al mondo in ottanta giorni, lungo il filo d’Arianna dispiegato da Julius Verne per Phileas Fogg e il suo maggiordomo Passepartout, dal Reform Club Pall Mall di Londra attraverso Europa, Asia e America per incassare una scommessa di venticinquemila sterline. Un percorso leggermente modificato seguendo le nuove rotte di navigazione (ad esempio, in Italia, Palin non arriva giù sino a Brindisi per salire sulla leggendaria Valigia delle Indie, che non c’è più, ma s’imbarca meno romanticamente a Venezia per raggiungere velocemente Atene attraverso il Canale di Corinto), ma il viaggio fu un successo e Palin pensò di riprovarci proponendo una serie di servizi geografici dal Brasile. La Bbc però amava le avventure on the road, sempre in movimento. Poteva finire tutto lì e invece arrivò la controproposta, di quelle indecenti, che non si possono rifiutare: dopo le orme di Phileas Fogg, Michael Palin avrebbe dovuto seguire quelle di Roal Amudsen, scaraventarsi al Polo Nord e da lì raggiungere il Polo Sud, attraversando l’Europa e l’Africa, due continenti, due emisferi e sedici nazioni. Ne è nato un sodalizio duraturo, che ha portato l’ex comico in Sahara, sull’Himalaya, in circolo attorno al Pacifico, sulle orme di Hemingway e, infine, nei paesi dell’Europa centro-orientale.
Qualche tempo fa, Palin è finito sulle pagine culturali del quotidiano Tagesspiegel a raccontare le esperienze di un viaggiatore dei tempi moderni. «Sono stato attratto fin dall’infanzia dai paesi stranieri e dai loro misteri», ha detto l’ex comico «ma oggi capita poche volte di sentirsi davvero soli da qualche parte. Sono sempre in giro con cameramen, tecnici del suono e regista e anche dalla vetta più isolata del Tibet posso telefonare con il satellitare a mia moglie seduta nel tinello di casa». Le avventure non sono tuttavia mancate. La carne di cammello mangiata nel deserto del Sahara, con conseguente dissenteria che ha reso tragicomica – quasi un episodio da Monty Python – l’intervista il giorno successivo al comandante di un campo profughi della zona, interrotta ogni tre minuti per scappare alla toilette. La fuga in Sudan a gambe levate di fronte a un gruppo di indigeni non proprio benintenzionati verso le telecamere. Il volo sulla tundra siberiana con un elicottero sovietico che cigolava a ogni giro di pala. E qualcosa del viaggiatore d’altri tempi gli è rimasto: «Non amo gli aeroporti», confessa «mi rendono nervoso il caos delle carte d’imbarco, i controlli di sicurezza, le lunghe attese negli aeroporti tutti uguali, dove ci si sente sperduti. Molto meglio una stazione ferroviaria, che ha poi il vantaggio di trovarsi sempre nel centro delle città. Viaggio più volentieri in treno e potrei trascorrere ore nel caffè di una stazione».
Da presidente della real società geografica e autore di vendutissimi libri di viaggio gli è quasi impossibile evitare il confronto con i grandi nomadi della letteratura inglese. Bruce Chatwin in particolare, che andava per le vie del mondo alla ricerca di se stesso. Ci vuole molta autoironia e molta umiltà per non cadere in trappola: «Temo che la mia motivazione non sia così profonda», ammette «io semplicemente mi diverto a conoscere il mondo e poi faccio del mio meglio per documentare le esperienze che vivo». Tempi diversi, tempi di tv e Internet, il nomadismo contemporaneo è di sicuro più comodo e meno romantico, più elettronico e meno fantasioso, ma non è una buona scusa per smettere di cercare il senso della vita.
giovedì, maggio 27, 2010
Eurovision 2010, seconda semifinale
mercoledì, maggio 26, 2010
Arriva la piena sull'Oder
martedì, maggio 25, 2010
Eurovision, al via l'edizione di Oslo
domenica, maggio 23, 2010
Il piccolo restyling di Walking Class
Le foto di copertina non saranno sempre strettamente legate agli argomenti trattati nei post, anche se in gran parte seguiranno il filo rosso che ormai guida Walking Class, il racconto dei fatti e delle curiosità che si agitano nella metà d'Europa che si muove "a est di Berlino Est". Più razionale e organica anche la disposizione dei link nella barra destra. Qui il lavoro è ancora in progress e durerà un bel po' di tempo. Ho iniziato dal primo blocco delle notizie: non più le ultim'ora dai grandi giornali internazionali, che avevano ormai poco senso su una piattaforma divenuta a suo modo specializzata, ma i post raccolti da blog (per ora in lingua italiana) che si occupano delle stesse aree geografiche di Walking Class. Seguirà una più chiara suddivisione dei link inseriti nei grandi contenitori geografici di Berlino, Germania, Europa centro-orientale ed Europa sud-orientale, divenuti un po' troppo ampi e quindi di confusa consultazione.
La prima immagine, che domina già da un paio di giorni la nuova apertura, non poteva che essere dedicata a Berlino e a una delle sue piazze più simboliche, l'Alexanderplatz, metafora dell'incontro e del mescolamento fra l'est e l'ovest del nostro continente.
La finale perfetta
giovedì, maggio 20, 2010
mercoledì, maggio 19, 2010
Prove tecniche di trasmissione
sabato, maggio 15, 2010
E due. Bayern Monaco a gonfie vele
Berliner Schnauze
Mamma li turchi
Berlino senza Bundesliga
venerdì, maggio 14, 2010
giovedì, maggio 13, 2010
Le cambiavano solo il nome
«La via dove è nata Tamina si chiamava via Schwerinova. C'era la guerra e Praga era occupata dai tedeschi. Suo padre era nato in via Cernokostelecka - via della chiesa nera. Era sotto l'Austria-Ungheria. Sua madre andò ad abitare con suo padre in via del Maresciallo Foch. Era dopo la prima guerra mondiale. Tamina ha passato l'infanzia in via Stalin e abitava in via Vinohrady quando suo marito andò a prenderla per portarla nella sua nuova casa. E nel frattempo la strada era sempre quella, le cambiavano solo il nome, senza posa, le lavavano il cervello per instupidirla».
Milan Kundera, Il libro del riso e dell'oblio, 1978.
martedì, maggio 11, 2010
Le conseguenze di una guerra
Germania, leadership cercasi (disperatamente)
lunedì, maggio 10, 2010
Luis van Gaal in versione Trap (attenta Inter)
Fossimo nei panni dei tifosi interisti, cominceremmo a preoccuparci della ritrovata fiducia del Bayern Monaco nelle proprie possibilità. La vittoria nel campionato tedesco (messa al sicuro una settimana fa e festeggiata ufficialmente sabato scorso) ha messo le ali all'entusiasmo dei bavaresi, che avevano iniziato la stagione fra incertezze e delusioni e l'hanno poi trasformata in una cavalcata entusiasmante. Come l'Inter, anche il Bayern ha dunque messo in bacheca il primo titulo (la Coppa Italia i milanesi, il Maisterschale i bavaresi). Come l'Inter anche il Bayern punta a un prestigioso tris: campionato, coppa nazionale, Champions League. Due traguardi devono ancora essere raggiunti e, su quello più prestigioso i destini delle due squadre si incroceranno nello scenario del Bernabeu di Madrid. Intanto Luis van Gaal dà la carica. Per fotruna che è olandese, e dunque geneticamente estraneo a paragoni storici irriguardosi, perché il suo pittoresco discorso dal balcone del municipio di Monaco potrebbe ricordare infausti trascorsi. Invece è solo buffo e divertente e negli archivi rischia di fare concorrenza al leggendario «Was erlauben Strunz» di trapattoniana memoria. Con qualche litro di birra in corpo in più. Prost!
domenica, maggio 09, 2010
NRW, l'acronimo che terrorizza la Merkel
Sul piano strettamente regionale, molto dipenderà dal risultato che otterrà la Linke. Se questa riuscirà a superare la soglia del 5 per cento e entrare nell'assemblea di Düsseldorf, il quadro delle maggioranze possibili sarà assai complicato e verranno vanificate le ipotesi tradizionali (conferma dei giallo-neri o vittoria dei rosso-verdi). Per i risultati bisognerà attendere ancora qualche ora. Oltre ai consueti quotidiani tedeschi, chi fosse curioso può seguirsi il liveblogging di Germany News.
sabato, maggio 01, 2010
Monaco campione, Berlino retrocede
Monaco festeggia. Il Bayern vince il campionato tedesco con una giornata d'anticipo (ventiduesimo titolo), liquidando in casa con tranquillità il Bochum (3-1) e ascoltando dalle radioline il dramma casalingo dello Schalke 04, superato in casa dal Werder Brema (0-2) in odore di Champions. Ma la matematica offre anche un secondo verdetto anticipato: Berlino finisce di illudersi e quella retrocessione vissuta per un'intera stagione come un destino ineluttabile, diventa realtà. La capitale perde la Bundesliga, l'Hertha se ne va e noi tifosi dell'Union siamo qui ad attenderli per il derby del prossimo anno nella serie cadetta. Intanto, sabato prossimo, le lacrime di gioia e di tristezza si incontrano all'Olympiastadion per l'ultima giornata. Sarà anche quello dell'addio alla Bundesliga per lo stadio in cui l'Italia vinse il mondiale quattro anni fa.
Nota. Nella Bundesliga, in caso di arrivo a pari merito, prevale la squadra con la migliore differenza reti. A una giornata dal termine, il Bayern ha tre punti di vantaggio sullo Schalke 04 e - soprattutto - una differenza reti di +39, rispetto ai +22 della squadra allenata da Magath. Un ritardo incolmabile.
venerdì, aprile 30, 2010
La locomotiva e l'ultimo vagone
Da mesi Atene balla con la crisi, ma il baratro, quel precipizio infinito in fondo al quale c’è la fine, non era mai stato così vicino. E in fondo a quel burrone non c’è solo il falò delle vanità di un paese che ha vissuto per anni al di sopra delle proprie possibilità e delle ordinarie regole di corretta amministrazione. Là in fondo c’è l’euro, un intero sistema economico e monetario, il cuore stesso di quella costruzione europea faticosamente costruita in sessant’anni di pace e progresso. La speculazione ha gettato la maschera, anche per chi fino a ieri ha voluto irresponsabilmente tenere la testa nascosta nella sabbia [... continua su East Side Report].
mercoledì, aprile 28, 2010
Inter e Bayern, finale di specchi

Finale inedita di Champions League. Finalmente, verrebbe da dire, dopo anni di solite note. Inter e Bayern Monaco. Due squadre simili, forti, toste, dal gioco non sempre spettacolare ma concreto ed efficace. L'Inter è nota ai lettori italiani e probabilmente superiore sul piano delle individualità. D'altronde è approdata in finale eliminando Chelsea e Barcellona. Anche il Bayern, però, ha fatto fuori il Manchester United, prima di passeggiare sul corpo del Lione. Entrambe sono prime nei rispettivi campionati nazionali e sono favorite per la vittoria finale. Entrambe sono in finale in Coppa Italia e Coppa di Germania. Entrambe hanno risolto problemi di gioco e formazione saccheggiando giocatori che lo stellare Real Madrid aveva emarginato: Sneijder e Robben. Entrambi olandesi. Adesso si ritroveranno di fronte al Bernabeu, distinte e distanti ma in fondo così simili.
Aggiornamento. E il vecchio Trap, che le squadre le ha allenate tutte e due, la pensa come noi: «Sono due squadre toste, hanno identico Dna: tra Inter e Bayern Monaco sarà una gran finale, giocata sul filo dei nervi. Conosco tutte e due i club: cambiano i giocatori, non le caratteristiche. Il Bayern è una squadra da nord, e non solo perché è fatta di tedeschi e olandesi. L'Inter è un mix di campioni e forza mentale. A Madrid sarà terribile».
Questioni di prospettiva
Falsa partenza
Reportage da Chernobyl, anno 2010
lunedì, aprile 26, 2010
La cicogna blu, il blaue Wunder del Brandeburgo
Il piccolo villaggio di Biegen, a una sessantina di chilometri da Berlino, direzione Polonia, sembra rinato. Sprofondato per anni nel torpore della campagna brandeburghese, ricco di anziani e povero di giovani, tutti emigrati altrove alla ricerca di qualche opportunità, è stato risvegliato dal suono di una cicogna. La cicogna blu. Il miracolo si è appollaiato un mesetto fa sul nido di paglia su un comignolo, e da quando è stata avvistata ha fatto la fortuna del paese. Una cicogna blu: come è possibile? Bar e ristoranti riaperti, anche una pensioncina, negozietti di souvenir con cartoline e poster dell'illustre abitante per fortuna ancora privo di copyright e diritti. Più una lunga fila di turisti, fotoamatori, curiosi, giornalisti che, specie nel fine settimana, affollano le strade e le case di questo angolo dimenticato dal mondo. Fino a ieri. Gli esperti non hanno ancora trovato una risposta allo straordinario piumaggio della cicogna. Lei, invece, ha trovato già un compagno, col quale da qualche giorno divide il nido sul comignolo. Dove avrà mai preso quel colore così inconsueto? In attesa della risposta, il blaue Wunder continua ad attirare frotte di curiosi, complice anche il bel tempo primaverile. Il servizio in apertura, un reportage della Zdf, è recuperato da YouTube.
Austria, ha vinto soprattutto chi è rimasto a casa
A volte ci si sofferma troppo sulle squadre indicate in schedina e si perde di vista il resto. Per riconoscere il vincitore delle elezioni del presidente austriaco (che pur essendo direttamente eletto dal popolo ha funzioni di pura rappresentanza) bisogna guardare altrove. Verso quel 50,83 per cento di elettori che non si è recato alle urne. È questa la vera maggioranza del paese. Sono loro, gli astenuti, la prima forza politica in Austria. Sarà per questo che Heinz Fischer, presidente uscente rieletto con il 78,9 per cento delle preferenze, non ha poi troppo festeggiato ieri sera, quando i risultati hanno confermato il plebiscito annunciato da settimane di sondaggi [... continua su East Side Report].
Torna in scena il gemello Jaroslaw
Chernobil, ventiquattro anni dopo
sabato, aprile 24, 2010
Rivoluzionari suburbani, in America e in Europa
Ma la tesi è interessante perché può essere utilizzata per spiegare altre delusioni e altre "rivoluzioni suburbane" in nazioni diverse dall'America. Anche in Europa. «Secondo alcuni storici - traduce Mancia il pensiero di Feehery - la Rivoluzione francese non fu causata dalla povertà o dall'ideologia, ma dal collasso di aspettative eccessive. Quando ti aspetti che le cose possano andare meglio, ma improvvisamente iniziano ad andare peggio, ecco che scatta la rivoluzione». La struttura urbanistica e sociale europea non è esattamente la riproduzione di quella americana. Specie nelle realtà dell'Europa del sud permane forte quella rete di solidarietà familiare che supporta le debolezze del welfare in tempi di crisi, aggiungendoci magari un po' di calore affettivo. Tuttavia non sono neppure troppo marcate le differenze, specie se ci si riferisce ai grandi agglomerati urbani. Pensate alle periferie di Parigi, Londra, Berlino, Stoccolma, Milano ma anche Madrid, Roma, Varsavia, Atene, Bruxelles, Amsterdam e via dicendo. E pensate alla delusione rispetto alle grandi aspettative suscitate, ad esempio, da Nicolas Sarkozy: la rupture, il cambiamento, la palingenesi della società francese. O al crollo di gradimento (in pochi mesi) del governo tedesco liberal-conservatore di Angela Merkel. O al fatto che, nella lunga e infinita transizione italiana post-tangentopoli, non una volta il governo uscente è stato sinora riconfermato alle elezioni successive: Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Prodi, Berlusconi.
Una verità è che governare è diventato difficile, a ogni livello e a ogni latitudine. Facile non lo è stato mai, ma le società di oggi sono diventate estremamente frammentate in interessi frastagliati e contrastanti, faticosi se non impossibili da ricondurre a un progetto comune che soddisfi tutti in un giusto equilibrio di compromesso. In più le campagne elettorali costruite con i nuovi strumenti di comunicazione bucano il muro di indifferenza degli elettori ma tendono a moltiplicare le promesse e le aspettative, creando quasi inevitabilmente le premesse della disillusione. È la condanna perversa della politica-spettacolo e della democrazia mediatica che ha soppiantato l’era delle ideologie sostituendo lo slogan al mito: entrambi però non reggono la prova della realtà. Ma è anche la debolezza della politica, dalla quale si pretende la soluzione di tutto proprio nel momento in cui gli strumenti di cui dispone si sono ridotti. La suburban revolution è un'utile traccia per leggere il malessere della politica dei nostri tempi.
venerdì, aprile 23, 2010
E ora la Grecia chiede aiuto: «È un'Odissea»
Kastelorizo, per chi ha memoria cinematografica, è legata al film Mediterraneo di Salvatores, ai militari italiani tagliati fuori dal mondo alla fine della seconda guerra mondiale, alle taverne greche, i suvlaki, le horiatiki, le donne rimaste sole in attesa del rientro dei mariti, Diego Abbatantuono, il tenente filosofo e il soldato innamorato, la prostituta dal cuore d’oro, l’armata s’agapò, il mare azzurro e i tramonti dorati e l’immancabile partitella di pallone con i locali. Insomma, i cliché della Grecia, vista come paradiso terrestre perduto, e degli italiani brava gente, non quelli delle bombe al gas in Etiopia o dello «spezzeremo le reni», ovviamente ai greci. Oggi Kastelorizo è il simbolo della catarsi nazionale, il luogo dal quale il premier George Papandreou annuncia in diretta televisiva al paese l’inevitabile. La Grecia chiede all’Europa di attivare il piano congiunto Ue-Fondo monetario per un totale di 45 miliardi di euro [... continua su East Side Report].
Approfondimenti. Rimando, nel caso vi fossero sfuggiti, agli altri articoli sulla Grecia in tempo di crisi: Grecia, ultimo ballo sul Titanic; Sciopero generale, in Grecia sale la tensione; Corre sulla Via Egnazia la speranza greca. Qui invece la sezione Grecia del blog Phastidio.
mercoledì, aprile 21, 2010
Il triangolo di Weimar: Francia, Germania, Polonia
Bundesaußenminister Guido Westerwelle hat seine beiden Amtskollegen aus Frankreich und Polen, Bernard Kouchner und Radoslaw Sikorski, zu einem Treffen des „Weimarer Dreiecks“ am 26./27.04. nach Bonn eingeladen. Im Mittelpunkt der Gespräche in der Bonner Villa Hammerschmidt stehen außen- und europapolitische Fragen, insbesondere die Außenbeziehungen der EU, sowie mögliche gemeinsame Initiativen zur Stärkung der Gemeinsamen Sicherheits- und Verteidigungspolitik der EU.
Die drei Außenminister des Weimarer Dreiecks werden in Bonn auch mit dem neuen ukrainischen Außenminister Kostjantyn Hryschtschenko zusammentreffen. Kernthemen dabei sind die Beziehungen der EU zur Ukraine sowie die regionale Entwicklung.
Das Außenminister-Treffen des „Weimarer Dreiecks“ wird bereits am Montagabend (26.04.) mit einem klassischen Konzert in der Bad Godesberger „Redoute“ eröffnet. Drei Pianisten aus Deutschland, Polen und Frankreich spielen als Beitrag zum „Weimarer Dreieck der Kultur“ und mit Blick auf das laufende „Chopin-Jahr 2010“ Werke des polnischen Komponisten.
Die Vermessung der Vulkanasche
martedì, aprile 20, 2010
Berlino restringe la cupola dello Stadtschloss
Dal cupolone al cupolino, la storia infinita della ricostruzione dello Stadtschloss di Berlino riserva continue sorprese. Si tratta del vecchio castello cittadino degli Hohenzoellern, che si trovava al centro della capitale, nello spazio compreso fra il Duomo, l’Altes Museum di Schinkel, il fiume Sprea e la Unter den Linden. Danneggiato durante i bombardamenti aerei su Berlino nella seconda guerra mondiale, rimase intrappolato nella zona est dopo la divisione post-bellica ed è stato poi abbattuto per motivi ideologici dai dirigenti della Ddr nel 1951 per far posto al palazzo della Repubblica, a sua volta abbattuto poco più di un anno fa. Oggi è un immenso spazio vuoto, sul quale sono tornate ruspe e gru meccaniche a ricostituire per qualche tempo il tipico panorama berlinese degli ultimi tre lustri [... continua su East Side Report].
Per chi fosse interessato alle puntate precedenti del tormentone Stadtschloss: un articolo ripreso dal pozzo di questo blog, il giorno in cui Stella vince il concorso; il punto di Laura Lucchini dall'Unità, quando arrivarono le prime grane.