giovedì, aprile 12, 2012
VIAGGIO A BAUTZEN, NELLA TERRA DEI SORABI
Varrebbe la pena di arrivare fino a Bautzen solo per assaporare il gusto della senape locale, che nulla ha da invidiare a quella più famosa di Digione. Accompagnata al brasato di manzo con salsa di rafano, il piatto classico della cucina locale, o a un tradizionale Bratwurst, avrete solo l’imbarazzo di scegliere tra le innumerevoli qualità che la fantasia locale ha saputo produrre. Benvenuti a Bautzen, cittadina medievale di appena 40 mila abitanti nel cuore della Lusazia [... continua su OggiViaggi].
lunedì, aprile 09, 2012
TRENO E MASHRUTKA, VIAGGIO IN CRIMEA
Tutte le strade portano a Simferopoli. Almeno quelle ferrate. Il centro amministrativo della Crimea è il punto di ricongiungimento di tutti i binari che da nord a sud percorrono le piatte steppe di almeno cinque paesi: Ucraina, Russia, Lettonia, Estonia e Bielorussia. Fino a due decenni fa era un’unica terra, l’Unione Sovietica. Ma oggi, da queste parti, tranne i nomi, non sembra cambiato nulla. D’estate i lunghi convogli di venti e più vagoni, lenti ma affidabili, percorrono centinaia di chilometri dalle afose capitali del nord, viaggiano giorno e notte trasportando respiri, bagagli e gioie vacanziere di milioni di ex sovietici alla ricerca di un posto al sole sul Mar Nero. Arrivano da Kiev, Kharkiv, Minsk, Riga, Tallin, San Pietroburgo, Mosca, Ekatrinenburg [... reportage dalla Crimea pubblicato su Vita. Nella versione integrale originale, in lettura su East Side Report].
giovedì, marzo 08, 2012
ITB, IL MONDO IN UNA STANZA
venerdì, maggio 06, 2011
RÅBIERG MILE, IL PICCOLO SAHARA DANESE
IN BUS SUL LIMES D'EUROPA, DA CRACOVIA A LEOPOLI
mercoledì, marzo 09, 2011
Una Berlino da bere?
martedì, gennaio 11, 2011
Drum Bun, Romania on the road
mercoledì, ottobre 27, 2010
Nella terra dei Verbote
venerdì, settembre 10, 2010
Berlino-Bonn express: viaggio fra due capitali
venerdì, maggio 28, 2010
Michael Palin, il comico che si fece geografo
Molti lo ricorderanno a braccetto con Terry Jones, Graham Chapman, John Cleese, Eric Idle e Terry Gilliam ai tempi degli indimenticabili Monty Python o, in anni più vicini, con il pesce in bocca in una delle scene più esilaranti del film Un pesce di nome Wanda. Ma Michael Palin, oggi brizzolato sessantaseienne dalla faccia di eterno ragazzo scavezzacollo, i panni dell’attore comico li ha dismessi da un pezzo. E dal giugno dello scorso anno siede, si fa per dire giacché è sempre in viaggio, sulla poltrona della Royal Geographical Society, la prestigiosa società scientifica britannica fondata a Londra centottanta anni fa, con il patrocinio di re Guglielmo IV e con lo scopo di promuovere l’avanzamento della ricerca geografica.
Un comico al vertice di un’istituzione fondata, fra gli altri, da Sir John Barrow, viaggiatore e consigliere politico esperto di affari coloniali, Sir John Franklin, esploratore perito nella leggendaria spedizione alla ricerca del passaggio a Nordovest e Francis Beaufort, ammiraglio, cartografo e inventore della scala di misurazione dei venti utilizzata per decenni dai meteorologi di tutto il mondo! Un evento che poteva accadere solo in Gran Bretagna, patria dello humor. E invece è una cosa seria.
Anche perché Michael Palin da molto tempo ha portato il suo buonumore in giro per il mondo, trasformandosi da star della risata in star della Bbc. Per la televisione pubblica inglese ha realizzato una serie di documentari che sono diventati leggenda, riprodotti in cofanetti di Dvd collezionati da appassionati del genere, spezzettati in stralci che inondano le praterie internettiane di You Tube e, da ultimo, trasformati in libri di viaggio divenuti best seller in tutta Europa. Non ancora in Italia, ma forse, prima o poi, qualche casa editrice ci penserà.
Che sia toccato a lui presiedere la società cui la regina Vittoria assegnò nel 1845 l’aggettivo reale è un segno dei tempi. A chi gli chiede se non si tratti dell’ennesimo sintomo dello snobismo britannico, Palin risponde onestamente: «In realtà volevano qualcuno che avesse una certa visibilità mediatica e che potesse avvicinare le giovani generazioni ai piaceri della geografia e dei viaggi». Non sono più i tempi di Charles Darwin o David Livingstone, di Robert Falcon Scott o Ernest Shackleton o Henry Morton Stanley, per citare solo alcuni degli scienziati ed esploratori cui la Royal Geographical Society ha fornito nei secoli supporti finanziari e logistici per intraprendere avventure che hanno contribuito a segnare la storia delle esplorazioni, definire i contorni esatti della cartografia, espandere il potere dell’impero britannico oltre gli stretti confini dell’isola d’Oltremanica.
E anche qui c’è un paradosso, uno dei tanti di questa storia. Negli anni Settanta la truppa dei Monty Python aveva fatto dell’impero e dei suoi esploratori i bersagli satirici di molti sketch comici, ironizzando sulle loro scoperte e sulle velleità imperialistiche che il mito britannico si trascinava stancamente ancora nella seconda metà del Novecento, come le antiche collezioni di servizi di porcellana per il tè delle cinque nei salotti dei Lord. «Allora era abitudine mettere tutto in discussione», risponde adesso Palin «ma io credo che i tempi siano profondamente cambiati e oggi lo scopo della società geografica non è quello di finanziare scoperte per preservare l’impero, semmai di indagare e diffondere nelle giovani generazioni la consapevolezza delle sfide future che attendono il nostro pianeta: cambiamenti climatici, pandemie, sviluppo demografico». Nella sede della Royal Geographical Society, un aristocratico complesso in mattoni rossi con guglie, abbaini e camini sempre in mattoni costruito nel 1875 sotto la supervisione dell’architetto Richard Norman Shaw nell’elegante quartiere di Kensington, si susseguono mostre, letture, conferenze e un grande salone è dedicato alle visite degli studenti, ogni giorno – weekend esclusi – dalle 10 alle 17. Corsi e seminari vengono tenuti dagli scienziati membri e numerose sono le pubblicazioni di settore, scientifiche o divulgative, i policy briefing destinati al mondo politico e ai media, le riviste tra cui l’Annual Review, una summa (scaricabile anche online) che annualmente riporta le attività svolte e i programmi per il futuro. I membri effettivi sono circa 15 mila e, dal 1978, Michael Palin è uno di loro.
Da allora ha cominciato a viaggiare, senza più fermarsi. L’esordio è avvenuto con uno dei sogni di ogni avventuriero: ripercorrere con mezzi moderni il viaggio attorno al mondo in ottanta giorni, lungo il filo d’Arianna dispiegato da Julius Verne per Phileas Fogg e il suo maggiordomo Passepartout, dal Reform Club Pall Mall di Londra attraverso Europa, Asia e America per incassare una scommessa di venticinquemila sterline. Un percorso leggermente modificato seguendo le nuove rotte di navigazione (ad esempio, in Italia, Palin non arriva giù sino a Brindisi per salire sulla leggendaria Valigia delle Indie, che non c’è più, ma s’imbarca meno romanticamente a Venezia per raggiungere velocemente Atene attraverso il Canale di Corinto), ma il viaggio fu un successo e Palin pensò di riprovarci proponendo una serie di servizi geografici dal Brasile. La Bbc però amava le avventure on the road, sempre in movimento. Poteva finire tutto lì e invece arrivò la controproposta, di quelle indecenti, che non si possono rifiutare: dopo le orme di Phileas Fogg, Michael Palin avrebbe dovuto seguire quelle di Roal Amudsen, scaraventarsi al Polo Nord e da lì raggiungere il Polo Sud, attraversando l’Europa e l’Africa, due continenti, due emisferi e sedici nazioni. Ne è nato un sodalizio duraturo, che ha portato l’ex comico in Sahara, sull’Himalaya, in circolo attorno al Pacifico, sulle orme di Hemingway e, infine, nei paesi dell’Europa centro-orientale.
Qualche tempo fa, Palin è finito sulle pagine culturali del quotidiano Tagesspiegel a raccontare le esperienze di un viaggiatore dei tempi moderni. «Sono stato attratto fin dall’infanzia dai paesi stranieri e dai loro misteri», ha detto l’ex comico «ma oggi capita poche volte di sentirsi davvero soli da qualche parte. Sono sempre in giro con cameramen, tecnici del suono e regista e anche dalla vetta più isolata del Tibet posso telefonare con il satellitare a mia moglie seduta nel tinello di casa». Le avventure non sono tuttavia mancate. La carne di cammello mangiata nel deserto del Sahara, con conseguente dissenteria che ha reso tragicomica – quasi un episodio da Monty Python – l’intervista il giorno successivo al comandante di un campo profughi della zona, interrotta ogni tre minuti per scappare alla toilette. La fuga in Sudan a gambe levate di fronte a un gruppo di indigeni non proprio benintenzionati verso le telecamere. Il volo sulla tundra siberiana con un elicottero sovietico che cigolava a ogni giro di pala. E qualcosa del viaggiatore d’altri tempi gli è rimasto: «Non amo gli aeroporti», confessa «mi rendono nervoso il caos delle carte d’imbarco, i controlli di sicurezza, le lunghe attese negli aeroporti tutti uguali, dove ci si sente sperduti. Molto meglio una stazione ferroviaria, che ha poi il vantaggio di trovarsi sempre nel centro delle città. Viaggio più volentieri in treno e potrei trascorrere ore nel caffè di una stazione».
Da presidente della real società geografica e autore di vendutissimi libri di viaggio gli è quasi impossibile evitare il confronto con i grandi nomadi della letteratura inglese. Bruce Chatwin in particolare, che andava per le vie del mondo alla ricerca di se stesso. Ci vuole molta autoironia e molta umiltà per non cadere in trappola: «Temo che la mia motivazione non sia così profonda», ammette «io semplicemente mi diverto a conoscere il mondo e poi faccio del mio meglio per documentare le esperienze che vivo». Tempi diversi, tempi di tv e Internet, il nomadismo contemporaneo è di sicuro più comodo e meno romantico, più elettronico e meno fantasioso, ma non è una buona scusa per smettere di cercare il senso della vita.
venerdì, aprile 16, 2010
E la cancelliera si fermò a Lisbona
Dove vola il soffio del vulcano. Ipotesi dello stato dei cieli europei questa mattina alle 13 (ora di Greenwich). Fonte: Met Office England, via Der Spiegel.Le polveri generate dal vulcano islandese continuano a vagare per i cieli d'Europa. Mai le previsioni del tempo sono state seguite con tanta attenzione, minuto dopo minuto, per cercare di intuire dove andasse a parare il curioso fronte nuvoloso. Sembra di rivivere, in tono ovviamente meno drammatico, le ore e i giorni successivi all'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl (ieri Unione Sovietica, oggi Ucraina), con il fungo - allora atomico - che viaggiava accompagnato da isobare e venti. I disagi riguardano oggi soprattutto il traffico aereo e la funzionalità degli aeroporti, problema di non poco conto dato il volume di mobilità del mondo contemporaneo. E come ormai accade in molti aspetti della nostra vita, un battito di farfalla in Islanda, può provocare catastrofi (o in questo caso inconvenienti) dall'altra parte del globo. La Scandinavia è stata colpita per prima, data la vicinanza geografica a Eyjafjallajökul, questo il bizzarro nome del vulcano: scali aerei bloccati per tutta la giornata di ieri in Norvegia, Svezia e Finlandia. Ma la paralisi del traffico internazionale si è avuta quando, sotto l'attacco delle polveri di lava, sono caduti gli aeroporti londinesi, punto nevralgico delle rotte europee e intercontinentali. L'allarme è scattato anche in America, molti voli per l'Europa sono saltati e la Cnn a tarda notte (europea) monitorava in diretta l'avanzare del fronte, declinando, come tradizione dei media americani, scenari drammatici. Una cronaca serrata, più o meno come quella dei media italiani che seguono oggi le disavventure di Berlusconi e Fini.
Dopo Londra, Bruxelles, poi Parigi, Amsterdam e Francoforte. L'intero sistema di hub europei è andato al tappeto. E in più decine di aeroporti più piccoli in tutta l'Europa settentrionale e centrale. Nel corso della giornata sono stati chiusi gli spazi aerei della Repubblica ceca e della Slovacchia, di gran parte della Polonia, delle Repubbliche baltiche e di parte della Russia. Decine di voli provenienti da tutto il mondo, dall'Asia, dall'Africa e dalle Americhe sono stati cancellati. Qui in Germania, al momento in cui scrivo questo post, si decolla e si atterra solo a Monaco di Baviera. Ma dalla serata - è ufficiale - si chiude anche lì. I due aeroporti berlinesi, Tegel e Schönefeld, già bloccati per qualche ora ieri, sono stati richiusi in mattinata. La lufthansa ha appena comunicato di aver cancellato tutti i voli per l'Europa fino alle 12 di domani. I disagi all'interno sono numerosi, a Francoforte sono state allestite centinaia di brandine per ospitare gli sfortunati viaggiatori che non trovano posto negli alberghi, il conto salato di rimborsi, assistenza e mancati introiti sarà altissimo per le compagnie aeree. Gli esperti paragonano il caos di questi due giorni solo a quello conseguente all'attacco terroristico dell'11 settembre 2001 a New York e Washington.
E nel frattempo si susseguono gli allarmi per la popolazione, chissà, forse pure un po' esagerati. Chi soffre d'asma, ad esempio, farebbe bene a respirare con cautela o, se può, a starsene rintanato in casa. Qui a Berlino, dove la nube insisterebbe già dalla serata di ieri, il cielo è stato nuvoloso per l'intera giornata e da un paio d'ore splende un sole pallidino. Ma è difficile dire che sia colpa della lava, in genere non è che il sole picchi tantissimo se non, quando c'è, in piena estate. Insomma esce più fumo dalla mia Lucky Strike, per dirla tutta.
Oltre ai tanti poveri cristi intrappolati negli androni degli aeroporti, il caos aereo sta bloccando anche tanti cristi meno poveri, i cosiddetti vip. Quelli del pallone, ad esempio: la Bundesliga si giocherà regolarmente, in uno dei sabati di fine campionato con i verdetti per lo scudetto e per le retrocessioni ancora aperti. Ma i giocatori delle squadre impegnate in trasferta sono stati costretti a ripiegare in tutta fretta su treni o autobus per raggiungere le destinazioni previste. A Cracovia sono in dubbio i funerali di Stato di Lech Kaczynski e di sua moglie: l'aeroporto è ancora aperto ma è in zona a rischio e, soprattutto, non si sa se potranno volare i capi di Stato e di governo che erano stati invitati, da Obama alla Merkel, da Berlusconi a Sarkozy. E intanto la cancelliera, in volo dagli Stati Uniti alla volta di Berlino, è stata costretta qualche minuto fa ad atterrare a Lisbona. Secondo le indiscrezioni dei funzionari di governo, trascorrerà lì l'intera notte e, se le previsioni saranno rispettate, potrà fare rientro nella capitale non prima del pomeriggio di domani. Tutto però resta appeso ai capricci dei venti e non è detto che la nube si dissolva del tutto in poche ore: c'è anche chi prospetta uno stop più lungo. Lisbona: sole, mare e una bella cena a base di pesce. Sì, sono i vip, in qualche modo viaggiatori da business class.
domenica, febbraio 28, 2010
Signori, in carrozza, destinazione Vladivostock.
Sulla Transiberiana con East Side Report (via Google Russia). Un consiglio: invece che da Guerra e Pace in lingua originale, fatevi accompagnare dalla musica della stazione radio di Mosca: è fra le opzioni.
martedì, agosto 11, 2009
mercoledì, aprile 01, 2009
mercoledì, agosto 20, 2008
Italia, il futuro del turismo dopo un anno difficile
martedì, agosto 12, 2008
La Cina di Stenio Solinas
lunedì, agosto 11, 2008
Rumiz in viaggio nell'Altra Europa
Torna a raccontarci le strade dell'est uno dei migliori scrittori di viaggio italiani, il triestino Paolo Rumiz. Su Repubblica le puntate del suo ritorno nell'oriente europeo, da Odessa a Murmansk. Finora sono uscite otto puntate, il viaggio continua sino a fine mese.
sabato, giugno 28, 2008
Europa, la palla passa a Parigi (e a Sarkozy)
Due appuntamenti interessano l’Europa in questi giorni. Da un lato il vertice Unione-Russia che si è svolto in settimana in Siberia. Dall’altro la chiusura del semestre di presidenza sloveno e l’avvio (molto atteso) di quello francese. Dal lavoro minuzioso di un piccolo Paese (il primo tra i nuovi membri dell’est) a quello ambizioso di uno dei grandi Paesi fondatori. Ma per Nicolas Sarkozy, che punta sul semestre anche per rilanciarsi nella politica interna francese, non saranno tutte rose e fiori [... continua su Ideazione].
mercoledì, giugno 25, 2008
L'Irlanda e le due Europe. E un po' di viaggi
Riprendo sul blog le segnalazioni agli articoli scritti per le varie testate. Comincio dalla rassegna stampa europea di questa settimana. Parallelamente ai nuovi articoli, inserirò quelli dei giorni passati, scritti nel periodo di (felice) assenza dal web.Le conseguenze del no irlandese non si sono fatte attendere e i capi di Stato e di governo europei riuniti a Bruxelles hanno cominciato a fare i conti con un futuro incerto. Sono dunque i punti interrogativi che prevalgono in questo momento e l’Unione reagisce come ha sempre fatto quando un ostacolo si è frapposto sul suo cammino: prende tempo. L’allargamento vissuto è stato un passo storico e importante, e forse è inevitabile che la ricerca di nuovi meccanismi richieda tempi assai più lunghi di quelli previsti. Tuttavia, la bocciatura degli irlandesi (dopo quella du tre anni fa di francesi e olandesi) pone domande a cui non sarà semplice rispondere [... continua su Ideazione].
giovedì, settembre 13, 2007
Intermezzo polacco: ritorno a Cracovia
Se potessi consigliare ancora una volta una bella e tranquilla e vivace citta' della Nuova Europa non avrei esitazioni. Cracovia e' l'indirizzo giusto. Le bellezze architettoniche del centro storico, il castello del Wawel e la cattedrale, le rilassanti rive della Vistola, la memoria ebraica dei quartieri meridionali. E poi l'orrore di Auschwitz, cui non ci si puo' abituare mai, neppure se lo si visita per la seconda volta. L'aeroporto di Cracovia e' ben collegato con grandi e piccole citta' d'Europa e le compagnie low cost decollano e atterrano a pieno ritmo. Insomma non dovete sobbarcarvi i viaggi in cuccetta come ho fatto io. Questa notte si cambia mezzo, pero'. Autobus. Si parte dalla stazione centrale dei bus di Cracovia, completamente rimodernata, in direzione dell'Ucraina. Il passaggio di confine dovrebbe avvenire verso le 3. Se tutto fila per il verso giusto, l'arrivo a Lviv e' previsto per le 6. Da li' comincia tutta un'altra storia. O forse no: vi ricorda qualcosa la regione della Galizia?
Prossimi post, collegamenti internet permettendo.


