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mercoledì, ottobre 06, 2010

Francoforte, la Fiera del libro si fa digitale

Giornata di apertura per la Fiera del libro di Francoforte, la più grande esposizione del settore nel mondo con i suoi 7533 espositori in rappresentanza di 111 paesi. Gli editori italiani sono quest’anno 324, raggruppati come di consueto nel padiglione 5. Come sempre ben nutrita la schiera degli editori dai paesi dell’Europa centro-orientale e dei Balcani, così come della Turchia. Sugli oltre 170mila metri quadrati della Fiera, vengono presentati 300mila titoli [... continua su East Side Report].

lunedì, settembre 06, 2010

Weltanschauung

«Die gefährlichste Weltanschauung ist die Weltanschauung der Leute, welche die Welt nie angeschaut haben».
Alexander von Humboldt

venerdì, settembre 03, 2010

Sarrazin, la Germania e l'integrazione

Alla fine le tesi sugli immigrati musulmani, ma ancor più le polemiche esternazioni sui geni degli ebrei, costeranno a Thilo Sarrazin il posto nel consiglio di amministrazione della Bundesbank. L’istituto centrale tedesco ha votato all’unanimità la richiesta al presidente della Repubblica Christian Wulff (cui spetta la decisione finale) di estromettere il sessantacinquenne politico socialdemocratico dal board. Il mondo politico approva, cancelliera Merkel in testa, e appare sollevato dalla votazione della Bundesbank che lascia Wulff senza troppi margini di manovra. La speranza è che il clamore e le polemiche sollevate in questi giorni possano placarsi, ma è una speranza destinata a rimanere delusa [... continua su East Side Report].

giovedì, maggio 13, 2010

Le cambiavano solo il nome

Praga, Mala Strana - © walkingclass

«La via dove è nata Tamina si chiamava via Schwerinova. C'era la guerra e Praga era occupata dai tedeschi. Suo padre era nato in via Cernokostelecka - via della chiesa nera. Era sotto l'Austria-Ungheria. Sua madre andò ad abitare con suo padre in via del Maresciallo Foch. Era dopo la prima guerra mondiale. Tamina ha passato l'infanzia in via Stalin e abitava in via Vinohrady quando suo marito andò a prenderla per portarla nella sua nuova casa. E nel frattempo la strada era sempre quella, le cambiavano solo il nome, senza posa, le lavavano il cervello per instupidirla».

Milan Kundera, Il libro del riso e dell'oblio, 1978.

venerdì, aprile 16, 2010

In più

Berlino, lungo la Sprea - © walkingclass

«Be' cosa può succedere, non sarà così terribile. Non si morirà mica; Berlino è grande e dove vivono mille ne vivrà anche uno in più».
Alfred Döblin, Berlin Alexanderplatz, 1929

«Ma voi siete giovani, non possedete nulla, e per voi la Germania è l'ideale: lì è pieno di scansafatiche. I tedeschi hanno un sistema sociale solido. Un paio di fannulloni in più non daranno certo nell'occhio».
Wladimir Kaminer, Russendisko, 2000

mercoledì, dicembre 16, 2009

Gazpromnation, il grande gioco post-sovietico

Anche i libri hanno un hardware e un software. Il primo è il contenuto, il secondo il mezzo con cui li si rende disponibili al pubblico. Presentando ai lettori di Fare Futuro l’ultima fatica di Stefano Grazioli, Gazpromnation, il sistema Putin e il New Great Game in Asia Centrale, partiamo dal software, perché la scelta dell’autore apre nuove prospettive per la saggistica che si occupa di affari esteri. Il libro non lo trovate negli scaffali delle librerie. Lo potete ordinare direttamente su Internet, scegliendo fra il tradizionale piacere di sfogliare carta e inchiostro o l’innovativa opzione di scaricarlo su computer o sui lettori di libri elettronici che si vanno diffondendo sul mercato. Basta accedere al sito Lulu.com, uno dei nuovi distributori di libri non più virtuali che permettono di aggirare le strettoie del mercato editoriale nazionale. Il tema del libro è di grande interesse per i lettori italiani [... continua su East Side Report e su FfwebMagazine]

venerdì, novembre 27, 2009

Ricordo di Victor Zaslavsky

Walking Class ricorda un amico, un uomo di grande umanità e umiltà, un esperto di storia russa ed est europea. Piange la scomparsa del professor Victor Zaslavsky. Lo avevo sentito, per l'ultima volta, poco più di tre settimane fa. Lo avevo cercato telefonicamente a Roma per intervistarlo sulla vicenda di Katyn nell'ambito della serie sui vent'anni dal 1989 che sta pubblicando in questi mesi il quotidiano Il Riformista. Esattamente in questi giorni, vent'anni fa, il nuovo primo ministro polacco Mazowiecki si era recato in visita ufficiale al Cremlino per incontrare Gorbaciov. In quella occasione, il premier polacco si recò anche a Katyn per rendere omaggio agli ufficiali polacchi massacrati dai sovietici durante la seconda guerra mondiale, nei mesi in cui Stalin era alleato di Hitler e adempiva ai protocolli segreti del patto Ribbentrop-Molotov. Zaslavsky aveva pubblicato, per primo in Italia, un libro sulla vicenda corredandolo di documenti usciti dagli archivi segreti di Mosca. Correva l'anno 1999, il libro uscì per la casa editrice Ideazione. Anni dopo pubblicò con il Mulino un'edizione ampliata, ricca di ulteriori documenti nel frattempo venuti alla luce. Gentile come sempre, mi aveva dato appuntamento per il primo novembre, una domenica mattina. Era in partenza per New York e nei giorni successivi non ci sarebbe stato il tempo di parlare. Non ci sentivamo da quasi tre anni, non sapeva neppure che da un pezzo mi ero spostato a Berlino: «Adesso capisco perché non ci siamo più visti in tutto questo tempo». Stava lavorando a un nuovo libro sul bilancio dei dieci anni di Putin, a quattro mani con lo studioso Led Gudkov con cui aveva già pubblicato quattro anni fa "La Russia post-comunista, da Gorbaciov a Putin". Questo nuovo lavoro ne sarebbe stato il logico proseguimento, e ora la speranza è che il testo fosse già in fase avanzata, in modo da poter leggere ancora le sue analisi sempre equilibrate e documentate. Lo studio su Katyn era stato per lui, russo, quasi un obbligo morale: «Ho sempre pensato che dovesse essere proprio un russo a riportare per primo alla luce quelle vicende», mi aveva detto. Questo era Victor Zaslavsky. Mi mancherà molto.

lunedì, novembre 23, 2009

Montanelli in Islanda (1939)

Gunnar era figlio di Gunnar e fratello di Merle. E Merle era una ragazza di venticiqu’anni che faceva nello stesso tempo la studentessa di archeologia e la cameriera all’albergo “Europa” di Rejkjavik. Fu Merle che conobbi per prima: mentre mi rifaceva la camera – io ero nel bagno – mi sottoponeva questioni complicate sulle navi romane nel lago di Nemi e sulle loro ornamentazioni. “Sono belle ornamentazioni” garantivo facendomi la barba; ma lei non si contentava [... continua su un vecchio speciale del Corriere della Sera].

giovedì, novembre 05, 2009

Icone editoriali

East Side Gallery (fotowalkingclass)

Sono usciti in Italia una serie di libri attorno agli eventi della caduta del muro di Berlino. Molti hanno la stessa foto di copertina, utilizzata peraltro già tanti anni fa a corredo di una guida turistica (molto ben fatta) della Clup, collana che oggi non esiste più. Si tratta di uno degli affreschi postumi, realizzato sulle facciate del vecchio muro che compongono l'East Side Gallery. Nella foto qui sopra potete vedere il disegno restaurato questa estate. Libri diversi ma una unica immagine, che pare essere diventata in Italia l'icona di quel periodo. Anche a costo di non poter distinguere un'edizione dall'altra.

martedì, ottobre 13, 2009

La Fiera del libro di Francoforte parla cinese

Quando la settimana scorsa Jürgen Boos, il direttore della Fiera del libro di Francoforte, è sbarcato a Berlino per presentare l’edizione che si apre oggi, alla domanda se fosse dispiaciuto per il fatto che quest’anno l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura non coincidesse con i giorni della fiera, aveva replicato con diplomazia, sostenendo che la manifestazione non ne avrebbe sofferto e che non era la prima volta che le due date fossero sfalsate. Boos non sapeva che due giorni dopo, in quella stessa sala dell’Associazione del commercio librario che si affaccia sulla Sprea, la berlinese d’adozione Herta Müller avrebbe sorriso di gioia e di stupore per l’assegnazione del premio Nobel. E così anche la mondanità è salva. La scrittrice tedesca nata nel Banato rumeno, che la scelta degli accademici di Stoccolma ha strappato alla ristretta cerchia degli appassionati, farà proprio oggi a Francoforte, negli stand della rete televisiva pubblica franco-tedesca Arte, la sua prima uscita pubblica dopo la conquista del premio, presentando il suo ultimo lavoro “Atemschaukle”, la storia di due prigionieri rumeni deportati in un campo di concentramento sovietico in Ucraina.

Per il resto, la scena è tutta occupata dal paese d’onore, che quest’anno è misterioso, grande e ingombrante. A Francoforte sbarca la Cina. Anzi, i cinesi. I letterati graditi al regime e quelli scomodi (ma non tutti), i funzionari statali e gli uomini del business, i quadri del partito e gli artefici del miracolo capitalista, gli editori e i librai. E da qualche settimana è già polemica, da quando si è capito che le grandi meraviglie della letteratura cinese riscoperta dall’Europa nascondo anche le storie di repressione e censura. Boos lo sapeva e in qualche modo ha giocato questa scommessa per dare lustro a un’edizione che quest’anno festeggia un numero tondo: sessant’anni. «Sappiamo benissimo che in Cina c’è un sistema totalitario che fa largo uso della censura», dice Boos, «eppure nei prossimi cinque giorni avremo modo di conoscere le mille sfaccettature di questo paese. Ci saranno gli incontri organizzati dalla controparte cinese, ma anche molti appuntamenti con i dissidenti e con letterati non allineati organizzati dalle case editrici europee e da molte istituzioni libere. Saranno presenti le organizzazioni non governative che lottano per la democratizzazione in Cina e il Dalai Lama, i rappresentanti del Falugong e degli iguri perseguitati dal regime e tanti lettori tedeschi ed europei che potranno farsi una loro idea di come vanno le cose in quel paese».

Si temono anche manifestazioni e proteste. «Tutti potranno dire la loro», assicura Boos, «l’unico limite è rappresentato dalla costituzione della Repubblica federale tedesca». Il direttore sottolinea come la fiera non sia mai stata un appuntamento politico ma sempre un luogo di incontro e di riflessione, un teatro di discussione sul quale le opinioni si sono confrontate e scontrate e magari un po’ avvicinate. «Spero che accadrà anche questa volta, che le presentazioni ufficiali possano colloquiare con quelle inufficiali, che gli spazi della fiera divengano un luogo di conoscenza reciproca. Non possiamo sapere se questo accadrà. ma almeno il pubblico avrà occasione di sentire tutti e di farsi una opinione personale e non filtrata».

Questa, secondo il suo direttore, è la tradizione della fiera di Francoforte. E la Cina è stata da lungo tempo corteggiata dagli organizzatori. Fino a cinque anni fa, ogni tentativo si è infranto contro una sorta di grande muraglia. Ma dal 2004 i rapporti si sono intensificati e le autorità cinesi hanno dimostrato una maggiore disponibilità a discutere e ad accettare osservazioni critiche. Quello che alla metà di questo decennio appariva ancora impossibile, oggi è accaduto e Boos spera che la conoscenza e la frequentazione su un palcoscenico franco ma non pregiudiziale come Francoforte possa far avanzare una sorta di distensione, almeno in campo letterario.

Ma che le cose possano anche andare diversamente lo dimostra la brusca reazione dell’ambasciatore cinese in Germania un mese fa, durante il Simposio che ha di fatto aperto la stagione fieristica: «Non siamo venuti qui per farci dare lezioni di democrazia», ha detto piccato in faccia allo stesso Broos, «questi tempi sono ormai passati». Quali tempi siano arrivati, ce lo spiegheranno proprio i giorni della fiera e le decine di appuntamenti incrociati.

La Cina si mostrerà attraverso due piattaforme, quella ufficiale gestita dallo Stato della Repubblica popolare e quella delle Ong: da un lato lo spazio legale di un paese divenuto ormai centrale negli equilibri internazionali, dall’altro lo spazio reale di una società alla ricerca di spazi di libertà che sarebbero la naturale conseguenza degli sviluppi in campo economico, ma che il regime ostinatamente rifiuta. Quanto queste realtà riusciranno a dialogare, a discutere e a comprendersi è tutto da vedere. Nel frattempo, finiscono sul taccuino i nomi dei dissidenti cui il governo non ha concesso il visto di viaggio in Germania. Come Liao Yiwu, autore di “Massacro”, il romanzo del 1989 sulla repressione di piazza Tienanmen che gli è costato quattro anni di prigione. Avvicinamento attraverso il dialogo è il motto di Francoforte, la Cina è la sfida di questa sessantesima edizione. Da oggi capiremo un po’ di più cosa si nasconde sotto il comunismo capitalista di regime di Pechino.

giovedì, ottobre 08, 2009

Herta Müller vince il Nobel per la letteratura

Nel ventennale della caduta del Muro, il Nobel per la letteratura viene assegnato a Herta Müller, scrittrice nata nella regione rumena del Banato, dove è presente una robusta minoranza germanofona. La sua attività intellettuale ha sempre dovuto confrontarsi con la censura dell'era Ceausescu, la sua vita ostacolata dalla pressione della Securitate, il servizio di sicurezza rumeno, con il quale rifiutò di collaborare. Riparò con l'ex marito, lo scrittore Richard Wagner, in Germania nel 1987, due anni prima i grandi rivolgimenti che squassarono il blocco orientale. Nel 2005 ottenne una cattedra alla Freie Universität di Berlino, città nella quale vive tuttora. Quest'anno, il suo ultimo romanzo "Atemschaukel" pubblicato dalla Hanser Verlage è entrato nella sestina finale del prestigioso Deutscher Buchpreis. In Italia il suo "Il paese dalle prugne verdi" è stato pubblicato dalla piccola casa editrice Keller. Qui una più estesa biografia da Wikipedia in tedesco.

martedì, agosto 11, 2009

Ritratto di Berlino

"In effetti di Berlino mi piace proprio ciò che la distingue da Amburgo, Francoforte, Monaco: i resti delle rovine, nelle quali hanno messo radici faggi e arbusti alti quanto un uomo; i buchi dei proiettili sulle facciate scassate dei palazzi grigi come la sabbia; le immagini pubblicitarie sbiadite dei muri ciechi che reclamizzano sigarette e liquori scomparsi da tempo. Talvolta, nel pomeriggio, dall'unica finestra di uno di questi muri appare una faccia, la testa sopra i due gomiti appoggiati su un cuscino, un volto incorniciato da qualche migliaio di mattoni: ritratto di Berlino. I semafori sono più piccoli, le stanze più alte, gli ascensori più vecchi che nel resto della Germania; l'asfalto è ricco di crepe dalle quali riaffiora il passato. Berlino mi piace soprattutto d'agosto, quando le saracinesche sono chiuse e sulle vetrine si leggono messaggi che annunciano una riapertura sempre meno credibile; quando i 90.000 cani vanno in ferie e intorno ai tergicristalli delle poche auto rimaste si arrotolano i manifestini pubblicitari di un qualsiasi spettacolo life; quando dietro le porte aperte di un bar le sedie rimangono vuote e nella stanza due clienti sparsi non alzano più la testa, nemmeno se per caso entra un terzo".

Peter Schneider, Il saltatore del Muro, 1982

venerdì, aprile 24, 2009

Vorranno sempre inghiottirci

Esisteva dunque ogni buona ragione perché lituani e polacchi riprendessero l'antica alleanza, ma esisteva anche un'ottima ragione per cui ciò era impossibile; i lituani aspiravano a una nazione loro, per quanto piccola, e quasi nessuno dei loro capi chiedeva l'unione con la Polonia, rendendosi conto che la cultura lituana sarebbe annegata in quella polacca. "Sono stati colti dalla malattia", diceva Lubonski, "dalla terribile malattia che abbiamo visto attaccare l'impero austriaco. Ogni piccolo gruppo sogna la propria sovranità. Ognuno la otterrà, in un modo o nell'altro, e a suo tempo ognuno perirà". Egli confidò a Wiktor Bukowski che temeva per il futuro della Polonia quanto per quello della Lituania e dell'Ucraina: "Se non ci uniamo con quei due paesi per salvarli, forse non ci salveremo neanche noi. La Russia e la Germania vorranno sempre inghiottirci e vivremo in uno stato di pericolo".

James A. Michener, Polonia, 1983

giovedì, aprile 02, 2009

Il mondo della sicurezza

"Mentre dunque mio nonno, tipico rappresentante dell'epoca precedente, aveva praticato solo la mediazione di prodotti finiti, mio padre entrò con decisione nell'epoca nuova fondando nella Boemia settentrionalea trent'anni una piccola tessitura, da lui poi nel corso del tempo trasformata con cauta lentezza in una grande azienda. Tale modo prudente di allargarsi, malgrado il favore degli affari, era caratteristico del tempo e corrispondeva inoltre all'indole riservata, priva di cupidigia, di mio padre. Egli aveva fatto suo il credo del tempo: Safety first; gli importava molto di più avere un'azienda solida (anche questa è una delle parole predilette dell'epoca) con capitale proprio, che non allargarla a vaste dimensioni con crediti bancari o ipoteche. Suo unico orgoglio fu di non aver mai veduto il suo nome sopra una tratta o una cambiale, ma soltanto sull'Avere di una banca, e naturalmente della banca più solida, la Rothschild o il Credito".

Stefan Zweig, Il mondo di ieri, 1946.

martedì, marzo 10, 2009

Un corteo di illusioni perdute

"Ogni qualvolta torniamo con la mente a quando fummo in sintonia con un’ideologia e la sua manifestazione, ci accorgiamo che in realtà si affollano davanti agli occhi spezzoni di amicizie, fantasmi di amori, agnizioni e scoperte, memorie di libri, immagini di film, panorami e paesaggi con figure. Sempre più la politica si rivela un corteo di illusioni perdute e sempre più ci sorprendiamo a pensare che se invece di spiegarci la vita, di razionalizzarla e di interpretarla, avessimo provato a viverla, forse avremmo conosciuto la pienezza di una dolorante felicità".

martedì, febbraio 03, 2009

L'eretico del Novecento

(fotowalkingclass)

Potenza delle polemiche giornalistiche. A farsi un giro per le principali librerie di Roma, oggi si fa fatica a trovare le edizioni della vasta produzione letteraria di Günter Grass. Per colui che è stato il grande guru della coscienza critica della sinistra europea, lo spazio sullo scaffale si va sempre più restringendo. Il nome è famoso e l’autore tedesco mantiene sempre una etichetta personale lungo la fila di hard-cover e tascabili. Non è ancora scomparso nell’anonimato del capolettera G. Arrivi al punto alfabetico giusto e, in genere, tra Almudena Grandes e Silvana Grasso c’è ancora il suo nome stampigliato, una targhetta un po’ ingiallita dietro la quale fanno capolino solo pochi testi. Pure nelle librerie Feltrinelli e Mondadori, la capofila di Einaudi, le due case editrici che si dividono gran parte della sua produzione letteraria [... continua su Ff Web Magazine].

venerdì, novembre 21, 2008

Ruski!

(fotowalkingclass)

"Ah, quella! E' stato un ucraino. Ce l'aveva con uno di Gdingen. Prima stavano seduti al tavolo d'amore e d'accordo, come fratelli. Poi, non so cos'è successo, quello di Gdingen dice all'altro: 'Ruski!' Questo per l'ucraino era un po' troppo; tutto si sarebbe lasciato dire, ma non che era un russo. Era sceso lungo la Vistola con un carico di legname, e prima per un paio di altri fiumi ancora; e ora aveva un bel po' di grana nello stivale e avrebbe investito, tutto in blocco, mediante un prestito all'oste Starbush, anche mezzo stivale di denaro; e allora, capisci, quello di Gdingen gli dà del ruski, e io accorro subito e mi do da fare per separarli, piano piano, come faccio di solito. Ma la cosa non è facile e Herbert ha da faticare ancora per un po'; a un certo punto l'ucraino salta su a dirmi: 'Sporco polacco' e il polacco, che lavorava tutto il giorno su una draga a cavar fango, mi appiccica una parola ch'era lo stesso come darmi del nazista. Be', piccolo Oskar, tu sai chi è Herbert Truczinski: in un batter d'occhio quello della draga, un tipo pallido di fuochista, si trova lì per terra, davanti al guardaroba. Volevo appunto spiegare all'ucraino la differenza fra uno 'sporco polacco' e un teppista di Danzica, che questo trac, capisci, mi punge la schiena col coltello: questa è la cicatrice".

Günter Grass, Il tamburo di latta, Feltrinelli, 1962, 
(edizione originale del 1959).

venerdì, ottobre 24, 2008

Un fantasma si aggira per la Fiera: l'e-book

Nei saloni d’ingresso, le fotografie in bianco e nero delle edizioni passate raccontano la lunga storia della Fiera del Libro di Francoforte. Un evento che ha accompagnato con puntualità lo sviluppo del paese: dalla rinascita del dopoguerra al miracolo economico, dalle ribellioni degli anni Sessanta alle tensioni degli anni Settanta, dalla nascita della società dello spettacolo alla rivoluzione tecnologica, passando per guerre fredde e muri caduti, separazioni e riunificazioni, temperie culturali e movimenti sociali. Sono trascorsi sessanta anni dalla prima volta: un anniversario importante che in questi giorni coincide con la rappresentazione della grande crisi che si svolge a pochi passi dal grattacielo in vetro e acciaio che ospita la Buchmesse. Per l’esattezza in altri grattacieli costruiti alla stessa maniera, dove va in scena la partita drammatica della finanza globale.

Francoforte è la prima piazza finanziaria della Germania e una delle principali del mondo. E’ sede di importanti banche e istituti di credito tedeschi, da qui l’Europa governa la sua economia attraverso le mosse della Banca centrale europea. Inevitabile che l’attenzione si divida fra gli eventi della più grande mostra libraria del mondo e le preoccupazioni per le sorti finanziarie del globo. Tanto più che le cattive notizie che rimbalzano dalla borsa francofortese si ripercuotono come un’onda angosciosa anche negli androni foderati di libri. Non vale molto la contrapposizione un po’ idealistica fra il vile denaro e la sublime cultura. Pensiero contro profitto, riflessione contro speculazione. Le preoccupazioni che si raccolgono all’interno degli stand degli editori sono piuttosto pratiche e materiali. Quanto inciderà sull’economia reale il crollo dei mercati finanziari? Quanta difficoltà incontreranno le aziende editoriali nell’accedere ai crediti bancari? E le librerie, specie le medie e le piccole, potranno reggere l’impatto di un’economia in recessione?

Tanto più che la Fiera di Francoforte si distingue da molte altre fiere del settore per una sua stretta vocazione agli affari. Se nella vicina sede della borsa si fanno affari scambiando azioni, in questa sorta di borsa della cultura si fanno affari scambiando diritti d’autore. Il cronista rischia di smarrirsi vagando fra i banchi delle case editrici di tutto il mondo: qui i libri si vendono solo l'ultima domenica, rigorosamente dalle 9 alle 18, come indicano i cartelli sui banconi. E infatti per ora di libri ce ne sono pochi, e occhieggiano dagli scaffali come fossero oggetti di arredamento per foto di case d’autore. Prevalgono i cataloghi, i depliant, le schede informative sui libri che usciranno: roba da settore vendite più che da lettori.

Certo, ci sono gli eventi, le presentazioni dei libri, le conferenze e i dibattiti con gli autori dei libri e gli intellettuali che contano. Ma in genere la ciccia di Francoforte si trova dietro le quinte, dove i manager più che gli intellettuali si contendono i titoli dei bestseller o quelli degli scrittori emergenti. Dove gli squali dell’editoria vanno a caccia dei talenti sconosciuti, pesci grandi che circuiscono pesci più piccoli, pronti ad acquistare diritti e a strappare contratti alle condizioni più vantaggiose possibili.

Quest’anno al timore per le sorti finanziarie, se ne aggiunge un altro, sottile, che ha direttamente a che fare con il settore editoriale. Parafrasando l’incipit di un’edizione che ebbe un certo successo un secolo e mezzo fa, si può dire che un fantasma si aggiri per le sale della Fiera. Ed è quello del libro elettronico. Sono anni, forse decenni, che l’industria dei chip annuncia la morte del libro di carta, e sono anni e sicuramente decenni che si susseguono uno dopo l’altro i flop dei cosiddetti supporti elettronici. Ma questa volta parrebbe che la minaccia sia seria. I “supporti” hanno trovato un nome suadente – e-book – e soprattutto una qualità e una versatilità che prima non avevano. Sfruttano l’onda lunga di Internet che sta creando lo stesso scompiglio nel settore dei giornali di carta stampata. Puntano al mercato ormai maturo della generazione nata coi computer e cresciuta con i videogames, per la quale la tv è già roba vecchia, figuriamoci la stampa. Se tutto il mondo è racchiuso nei pochi pollici di uno schermo e nei pochi giga di un hard disk (perfino le amicizie, come testimonia il fenomeno di Facebook) nessun dubbio che il futuro sia arrivato anche per il libro.

La Fiera di Francoforte prova ad esorcizzare il fantasma, festeggiandolo. E il libro elettronico è la star di questa edizione a numero tondo. Gutenberg gioca con bit e tastiere (Mainz, che ospita il museo dell’inventore della stampa, è a un tiro di schioppo da qui), il gioiellino della Sony – già presentato un mese fa alla Fiera dell’elettronica di Berlino – si contende i riflettori con una nutrita schiera di rivali e i guru della lettura digitale snocciolano cifre dell’ultimora che non lasciano scampo, questa volta per davvero assicurano, al nostro caro, polveroso, libro di carta. Si apre una nuova era, che promette di smarcare il settore librario dalle tante strozzature che lo soffocano. Testi importanti, che non vedono la luce per carenza di valore commerciale, potranno usufruire della stampa on-demand: si stampa alla bisogna, non solo piccoli quantitativi ma anche singole copie. Le rotative incerte di qualche tempo fa hanno lasciato il posto a marchingegni di tutta efficienza, il sogno divenuto realtà è quello di fare di ogni scrittore un potenziale autore di romanzi o libri di saggistica: via dalle grinfie delle mafie editoriali ma anche diritti dentro il cono d’ombra di una produzione senza qualità, dove ognuno è in grado di pubblicare il proprio libro saltando l’intermediazione delle case editrici e, grazie ad Internet, della distribuzione. Più libri di tutti per tutti, ma ogni rivoluzione si porta appresso il suo contrario e già altrove, ad esempio nel giornalismo, il fenomeno elettronico dei blog offre oggi assieme ai vantaggi anche il conto di un’informazione gridata, approssimativa, autoreferenziale, faziosa. Fatta di opinioni che fanno a meno dei fatti.

Poi, girato l’angolo, si ritrova la tradizione. Che a Francoforte si ripete nella scelta annuale del paese ospite, del quale vengono presentati gli aspetti letterari, sociali, politici, finanche gastronomici. Quest’anno si è deciso di giocare in casa e si è scelta la Turchia. La prima cosa che salta agli occhi è il numero di scrittori turco-tedeschi, romanzieri appartenenti alla seconda o terza generazione di immigrati, che costruisce il proprio mosaico dell’integrazione attraverso le rotture e gli scontri di due culture assai diverse. La Turchia tedesca mescola currywurst e kebab, modernità mal digerita e ancestrali ritorni al passato. E’ la Turchia anatolica, lontana e perduta, esotica quanto incomprensibile. Così, appare paradossalmente più vicina la Turchia cosmopolita di Pamuk e degli altri autori arrivati da Istanbul, a raccontare le ansie di un paese che è ormai Europa, la cui letteratura chiede ai suoi governanti libertà di espressione e di critica, riconoscimento dei diritti civili e laicità. Sarà il caso di tornare sulle letterature turche che raccontano paesi diversi e ansie opposte. Magari quando l’ennesimo frastuono dei bit si sarà placato e tornerà ancora una volta invincibile il fruscio delle pagine sfogliate.

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2008.

I sessant'anni della Buchmesse

Mancavo dalla Fiera di Francoforte da dodici anni. Troppi. E' che le Fiere sembrano quasi tutte uguali e alla fine prevale sempre l'idea che, in fondo, a non andarci non si perde nulla. Invece le fiere dei libri sono un'altra cosa e quella di Francoforte ha la caratteristica di essere straordinaria dal punto di vista degli appuntamenti collaterali. Non solo i libri e le case editrici ma soprattutto i giornali e le riviste, che organizzano a ritmo continuo interviste con gli autori del momento sui temi dei loro lavori o su argomenti di interesse generale. Qualche volta si eccede, nel senso che gli autori passano da una conferenza all'altra nell'arco di uno o due giorni, con il curioso risultato di potersi ritrovare Günter Grass o Uwe Tellkamp alle undici al "sofa blu" della Zdf, alle dodici dietro il tavolo rotondo di Arte, alle quattordici sullo sgabello della Zeit, alle quindici dietro il tavolo della Faz giù giù fino a sera dietro un bicchiere di prosecco dallo Spiegel. O magari di perderseli, girovagando per gli appuntamenti e magari mancandoli tutti. L'anno prossimo mi organizzo così e passo un'intera giornata a seguire le presentazioni di uno stesso autore, per vedere come se la cava, se è ripetitivo, se si annoia, se magari all'ultima intervista si rifiuta di firmare i libri ai lettori. Quest'anno però è stato un piacevole ritorno a Francoforte. Il prossimo appuntamento librario è in inverno, con la Fiera del libro di Lipsia, specializzata nella letteratura dei paesi est-europei. Per quanto riguarda questa edizione della Buchmesse, invece, a parte il primo post a seguire (che è poi un articolo), seguiranno di tanto in tanto post sui libri che sono stati presentati, curiosità letterarie e saggistiche dalla Germania e magari qualche recensione che troverete solo qui su Walking Class, se e quando le case editrici invieranno i libri promessi.