Certo che Berlusconi se le cerca: come si sdoppia lui, di questi tempi, non si sdoppia nessuno. Un giorno si alza Mister Berlu e dice che il sommerso non è peccato e anzi per fortuna che c'è, è al 40 per cento e l'economia tira per questo e che bisogna alzare il tappeto e contare anche la spazzatura senza vergognarsene per riempire il cestino e stare al passo con i paesi che corrono. E noi giù con dotte teorie sulle tasse troppo alte, mettiamo la flat tax, lo Stato ci rapina e solo da luglio lavoriamo per noi e Hayek e Mises e la Thatcher e quando c'era Reagan lui sì che ci sapeva fare. E quegli altri giù con gli insulti, il solito evasore, ma che bella moralità, non è un uomo di Stato, brutto mafioso, s'incazza di brutto il procuratore di Bologna che gli appioppa la responsabilità di tutti gli stupri nei parchi del circondario felsineo e qua e là. Poi, tutto d'un tratto, si cambia. Un altro giorno (che poi è oggi) se ne esce il Dottor Sconi che tomo tomo dice che l'evasione fiscale ha registrato un'escalation preoccupante, che così non si fa, non sta bene e che questa lotta diventerà per il governo la madre di tutte le battaglie fiscali. E noi a seppellire Hayek e Mises, a dire che insomma la Thatcher c'ha pure na bella età, Reagan chi? meglio Brunetta sai che ti dico sto Keynes non era poi male, le tasse bisogna pagarle che poi se no il procuratore ci manda in galera per concorso morale in stupro. E quegli altri a dirci che siamo alla frutta, che vogliamo prendere per i fondelli gl'italiani se pensiamo di risanare l'economia con la lotta all'evasione, che tanto mai nessuno c'è riuscito e che su e che giù e piffete e paffete. Mi chiedo: non sarebbe meglio un po' di vacanza per tutti?
ps. vacanze anche a quelli del Corriere. Se avete tempo andatevi a vedere come hanno scritto il nome della Thatcher all'inizio del secondo capoverso.
giovedì, luglio 14, 2005
Un'ordinaria giornata in Eurabia
GERMANIA, BERLINO NEL MIRINO.
Il terrorismo islamico potrebbe colpire anche in Germania e gli esecutori si trovano già nel paese e sono attenti a mantenere un basso profilo. E' quanto ha scritto oggi il quotidiano Berliner Zeitung, che cita fonti dai servizi di sicurezza tedeschi. "I servizi sono ormai certi che parecchi mujaheddin islamici vivono in Germania, soprattutto a Berlino, e sono pronti a colpire in qualunque momento, appena riceveranno l'ordine". La Germania, che non ha partecipato alla campagna militare in Iraq, sarebbe entrata nel miriro dell'integralismo islamico per la sua adesione alla lotta contro il terrorismo internazionale, soprattutto in Afghanistan, e per essersi fatta carico dell'addestramento delle forze di polizia irachene.
FRANCIA, FRONTIERE CHIUSE.
Prima giornata di controlli alla frontiera franco-italiana di Mentone, dopo la recente applicazione dell'articolo 2 del Trattato di Schengen che in casi eccezionali, in vista di un pericolo imminente per la sicurezza dello Stato, autorizza la riapertura (o chiusura, a seconda dei punti di vista) delle frontiere. L'attività di sorveglianza da parte delle autorità transalpine è per ora ripresa al valico di Ponte San Ludovico, quello che attraversa il confine a bordo mare. Nei prossimi giorni dovrebbe essere riattivata la sorveglianza anche alla stazione ferroviaria e sull'autostrada.
ITALIA, IDEE CHIARE.
Gianfranco Fini, ministro degli Esteri e presidente di An: "Dopo i recenti attentati di Londra non è necessario sospendere gli accordi di Schengen e, in materia di immigrazione, basterebbe che la legge Bossi-Fini fosse rispettata e applicata in tutte le sue parti". Ignazio La Russa, vicepresidente vicario di An: "Il Trattato di Schengen prevede che i suoi effetti vengano temporaneamente sospesi in determinate circostanze. Io non posso escludere che anche l'Italia decida, in questa occasione, di valutare di avvalersi di questa norma del Trattato". Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno di An: "Non vi sono in questo momento ragioni che impongono una misura di questo tipo".
Il terrorismo islamico potrebbe colpire anche in Germania e gli esecutori si trovano già nel paese e sono attenti a mantenere un basso profilo. E' quanto ha scritto oggi il quotidiano Berliner Zeitung, che cita fonti dai servizi di sicurezza tedeschi. "I servizi sono ormai certi che parecchi mujaheddin islamici vivono in Germania, soprattutto a Berlino, e sono pronti a colpire in qualunque momento, appena riceveranno l'ordine". La Germania, che non ha partecipato alla campagna militare in Iraq, sarebbe entrata nel miriro dell'integralismo islamico per la sua adesione alla lotta contro il terrorismo internazionale, soprattutto in Afghanistan, e per essersi fatta carico dell'addestramento delle forze di polizia irachene.
FRANCIA, FRONTIERE CHIUSE.
Prima giornata di controlli alla frontiera franco-italiana di Mentone, dopo la recente applicazione dell'articolo 2 del Trattato di Schengen che in casi eccezionali, in vista di un pericolo imminente per la sicurezza dello Stato, autorizza la riapertura (o chiusura, a seconda dei punti di vista) delle frontiere. L'attività di sorveglianza da parte delle autorità transalpine è per ora ripresa al valico di Ponte San Ludovico, quello che attraversa il confine a bordo mare. Nei prossimi giorni dovrebbe essere riattivata la sorveglianza anche alla stazione ferroviaria e sull'autostrada.
ITALIA, IDEE CHIARE.
Gianfranco Fini, ministro degli Esteri e presidente di An: "Dopo i recenti attentati di Londra non è necessario sospendere gli accordi di Schengen e, in materia di immigrazione, basterebbe che la legge Bossi-Fini fosse rispettata e applicata in tutte le sue parti". Ignazio La Russa, vicepresidente vicario di An: "Il Trattato di Schengen prevede che i suoi effetti vengano temporaneamente sospesi in determinate circostanze. Io non posso escludere che anche l'Italia decida, in questa occasione, di valutare di avvalersi di questa norma del Trattato". Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno di An: "Non vi sono in questo momento ragioni che impongono una misura di questo tipo".
Il velo dopo il Tiggì
In Egitto si preparano le annunciatrici con il velo sugli schermi televisivi. Non è un'imposizione di un gruppo integralista ma l'autonoma richiesta di tre annunciatrici, approvata dalla Corte di Alessandria, alla quale si erano rivolte per poter esaudire un loro desiderio che adesso è anche un loro diritto. La decisione della Corte ribalta la direttiva governativa che aveva negato la richiesta delle annunciatrici e imposto la loro espulsione dalla tv. "La decisione di indossare il velo è nata dopo aver provato un desiderio insistente a portarlo'", ha detto Rania Radwan, il volto televisivo più famoso d'Egitto. Altre 45 annunciatrici si dicono pronte a seguire l'esempio. E nel paese infuria il dibattito.
East Watch - La difficile transizione rumena
Giorni difficili in Romania per il nuovo governo di centrodestra guidato dal liberale Calin Popescu Tariceanu. Il premier rifiuta di cedere al diktat degli apparati post-comunisti, annidati nella Corte costituzionale e spalleggiati dalla sponda politica dell'opposizione formalmente socialdemocratica che tuttora controlla la burocrazia del paese. La questione è semplice: il governo ha impostato una profonda riforma del sistema giudiziario per avvicinare la struttura alle richieste riformiste dell'Unione Europea. Ma la resistenza degli apparati ha fatto in modo che il parlamento approvasse una riforma monca, che non scardina le posizioni di potere e privilegio che i post-comunisti hanno consolidato nel decennio dopo Ceausescu. La diga contro la riforma è stata eretta soprattutto dalla Corte costituzionale. Calin Popescu Tariceanu non ci sta. Non vuole avallare un compromesso che di fatto snaturerebbe la prima vera riforma messa in campo dal suo governo. E' all'inizio del mandato. Non vuole spegnere e deludere l'impeto riformista che ha portato il centrodestra prima alla presidenza della Repubblica e poi al governo. Ha il supporto crescente dell'opinione pubblica. Chiede al capo dello Stato Traian Basescu di abbandonare i tentativi di mediazione e di riportare la Romania al voto. Per ottenere un successo capace di dargli ancora più forza e disancorare il paese balcanico dalle sabbie mobili del post-comunismo. A qualcuno, qui da noi, fischiano le orecchie (o la bandana)?
mercoledì, luglio 13, 2005
I bastardi che uccidono il futuro dell'Iraq

I resistenti, quelli contro cui non vale la pena rifinanziare le missioni, quelli che lottano contro l'imperialismo americano, quelli che sono alle dipendenze di Al Zarqawi ma insomma combattono per la loro indipendenza, quelli che con loro sì che l'Iraq sarebbe un posto migliore, quelli che si stava meglio quando si stava peggio... insomma i bastardi che hanno ammazzato 32 bambini e che hanno tanti bastardi amici e simpatizanti qui da noi.
Europa, si richiudono le frontiere
Finisce il sogno (e l'illusione) della libera circolazione fra gli stati europei. Dopo l'attacco terroristico di Londra, Francia e Olanda sospendono il trattato di Schengen e reintroducono i controlli alle frontiere. Passaporti e carte d'identità sono di nuovo necessarie per entrare nei due paesi. E' il segnale che l'ipotesi di attentati islamici in tutta Europa è ormai presa sul serio anche da chi, è il caso della Francia, fino a qualche tempo fa si sentiva al riparo.Il ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy ha dichiarato: "Il Trattato di Schengen prevede in circostanze molto precise la possibilità di rafforzare i controlli alle frontiere. Se non lo facciamo quando circa 50 persone sono morte a Londra, non so quando dovremmo farlo". Il ministro degli Interni italiano Pisanu, interpellato sull'argomento, ha escluso che il nostro paese possa adottare lo stesso provvedimento: "Sono sufficienti i controlli in atto che certamente saranno rafforzati attorno alle vecchie frontiere".
Più auto, meno Fiat
Sono aumentate del 4,5% le immatricolazioni di auto in Europa a giugno rispetto allo stesso mese del 2004. Lo ha reso noto l'Acea, l'associazione europea delle case automobilistiche. In calo del 4% le vendite di Fiat che attualmente detiene una quota di mercato del 6,3% contro il 6,8% di un anno fa. Insomma, il settore è in leggera ripresa in tutta Europa, ma le nostre auto di gloriosa marca torinese non sono più all'altezza. Una bella prova di competitività.
La fabbrica europea dei kamikaze
Adesso c'è la certezza delle indagini: erano kamikaze ed erano inglesi. Dunque, erano fra di noi, anzi erano dei nostri. Figli di immigrati, nati nei nostri ospedali, allevati nel nostro sistema educativo, cresciuti con tutte le comodità e con tutte le opportunità che spettano a tutti coloro che fanno parte del nostro (e loro) mondo libero. Eppure, la fabbrica dei kamikaze produce a pieno regime anche in Europa. Lo sapevamo, adesso ne abbiamo le prove. Magdi Allam, che ha dedicato a questo argomento un agile libretto, descrive sul Corriere della Sera di oggi i recenti sviluppi dei kamikaze made in Europe.
Leon de Winter: "Sveglia, siamo in guerra"
Der Islamist hasst uns, weil wir anders sind. Weil wir anders sind, sind wir sein Feind. Weil wir sein Feind sind, will er unseren Untergang. Wir haben keine Wahl: Wenn er uns zu seinem Feind erklärt, müssen wir uns verteidigen. (L'islamico ci odia, perché siamo diversi. Giacché siamo diversi, noi siamo nemici. Poiché siamo suoi nemici, egli desidera la nostra caduta. Non abbiamo scelta: se ci dichiara suoi nemici, noi dobbiamo difenderci).
E' l'accorato appello dello scrittore olandese Leon de Winter, una delle voci più lucide della letteratura europea. Qualche mese fa lanciò il suo allarme sulla rivista socialdemocratica tedesca Cicero (una specie di "Riformista" teutonico, cioé una mosca bianchissima nel panorama eurabico della Germania) con questo lungo articolo (da cui è ripreso l'incipit tradotto sopra) che compariva in una sezione dal provocatorio titolo: "Stirb, weil du Christ bist!", Muori perché sei Cristo (o più correttamente cristiano come suggerisce di correggere un lettore*)!
* alla lettera la traduzione esatta è quella di cristiano; peccato che, come spesso accade sui commenti, il lettore che ha suggerito la correzione non si firmi. E comunque... danke.
E' l'accorato appello dello scrittore olandese Leon de Winter, una delle voci più lucide della letteratura europea. Qualche mese fa lanciò il suo allarme sulla rivista socialdemocratica tedesca Cicero (una specie di "Riformista" teutonico, cioé una mosca bianchissima nel panorama eurabico della Germania) con questo lungo articolo (da cui è ripreso l'incipit tradotto sopra) che compariva in una sezione dal provocatorio titolo: "Stirb, weil du Christ bist!", Muori perché sei Cristo (o più correttamente cristiano come suggerisce di correggere un lettore*)!
* alla lettera la traduzione esatta è quella di cristiano; peccato che, come spesso accade sui commenti, il lettore che ha suggerito la correzione non si firmi. E comunque... danke.
martedì, luglio 12, 2005
Islamic Terrorism Knocks At Italy’s Door
ROME - Islamic terrorism “is knocking at Italy’s door”. The comment came from Interior Minister Giuseppe Pisanu during his speech to the lower house of the Italian parliament. “After the bombings in Casablanca and Istanbul”, said Mr Pisanu, “I said terrorism had knocked on the door of Europe”. “Today, after the murders in Madrid and London”, the interior minister went on, “I have to say that terrorism is also knocking at Italy’s door”.
Full text: Corriere della Sera.
Full text: Corriere della Sera.
Londra, erano kamikaze
L'attacco a Londra è stato perpetrato da quattro kamikaze, ripresi dalle telecamere a circuito chiuso delle stazioni metropolitane. Lo ha dichiarato la tv Sky News citando fonti della polizia. La Polizia possiede un filmato di una telecamera a circuito chiuso che mostra i quattro arrivare insieme da Leeds alla stazione di King's Cross la mattina degli attentati. Uno dei quattro uomini è stato denunciato come disperso dalla famiglia ed i suoi effetti personali sono stati trovati sull'autobus numero 30 esploso a Tavistock Square. Documenti appartenenti agli altri tre uomini sono stati trovati nei luoghi delle altre tre esplosioni avvenute in metropolitana. Gli effetti personali di uno dei quattro sono stati trovati sulla scena della bomba di Aldgate. Gli effetti personali di un secondo uomo sono stati rinvenuti sia sulla scena della bomba di Aldgate che di Edgware Road.
Dacci oggi la nostra bomba mattutina
Good Morning, Mediterraneo. Bomba a Barcellona nell'Istituto di cultura italiano. Ferito un artificiere che era giunto per disinnescare l'ordigno. Pista anarchica. Bomba a Beirut in un attentato contro il ministro della Difesa uscente. Due morti. Pista incerta.
UPDATE. Anche la bomba pomeridiana. Palestinese, diciottenne: è l'identikit del kamikaze che ha seminato morte in un centro commerciale di Netanya, città costiera israeliana. Tre morti, trenta feriti. Proprio mentre Israele si ritira da Gaza. Non c'è che dire, in Palestina si alleva una classe dirigente coi fiocchi per il futuro.
UPDATE. Anche la bomba pomeridiana. Palestinese, diciottenne: è l'identikit del kamikaze che ha seminato morte in un centro commerciale di Netanya, città costiera israeliana. Tre morti, trenta feriti. Proprio mentre Israele si ritira da Gaza. Non c'è che dire, in Palestina si alleva una classe dirigente coi fiocchi per il futuro.
Islamici moderati
Se ci siete (e Magdi Allam dice che ci siete, dunque non ho motivo di dubitarne) adesso battete un colpo. Noi proveremo a darvi una mano. L'avevamo già fatto, dopo l'11 settembre, ma non ci sembrava di avervi incrociato. Colpa nostra, certamente. Ma adesso non avete più alibi. Venite fuori, esponetevi, fatevi vedere, fatevi sentire. Fatevi aiutare.
Segnalazione d'obbligo: Enzo Reale su Ideazione.com, le differenze tra Londra e Madrid. Dedicato a Romano Prodi.
Segnalazione d'obbligo: Enzo Reale su Ideazione.com, le differenze tra Londra e Madrid. Dedicato a Romano Prodi.
lunedì, luglio 11, 2005
Srebrenica, 10 anni di vergogna

Il reportage audio di Roberto Spagnoli da Radio Radicale. L'articolo commemorativo da Transition on line. L'editoriale di William Montgomery sull'International Herald Tribune. Dedicato a chi invoca l'Onu in Iraq.
L'uomo senza qualità
Non si è smentito Romano Prodi. E ha fatto bene. Perché ad un anno dalle elezioni ci ha ricordato che sorta di politica estera ci toccherà se e quando, fra un anno, prenderà la guida del governo nazionale. Lo sguardo supponente e annoiato di quando, presidente della Commissione europea, celebrò nel Parlamento di Bruxelles una fredda cerimonia per il primo anniversario dell'attacco alle Twin Towers s'è riproposto nelle dichiarazioni di questa sera, al termine del vertice dell'Unione sulla posizione da prendere in Parlamento sul rifinanziamento della missione italiana in Iraq. La posizione è qui, riassunta dalla benevola penna dei cronisti di Repubblica.
Resta la vergogna per un uomo senza qualità che ha rappresentato il nostro paese ai più alti livelli politici (governo italiano, commissione europea). E resta la preoccupazione per un'Italia guidata da questo uomo e da queste idee. Chi legge questo blog sa che nulla ci frena dal criticare, anche duramente, il premier Berlusconi. I commenti ai post politici di Walking Class sono testimonianza di posizioni non sempre condivise, tra i blogger di TocqueVille, circa le fortune e le sfortune del leader di Forza Italia. Ma la politica estera di Prodi ci fa rabbrividire. E moltiplica le nostre forze per evitare che il peggio accada. E se accadrà, il premier Prodi e la sua politica di appeasement non avranno, su questa sponda e per quel che vale, un minuto di tregua.
Resta la vergogna per un uomo senza qualità che ha rappresentato il nostro paese ai più alti livelli politici (governo italiano, commissione europea). E resta la preoccupazione per un'Italia guidata da questo uomo e da queste idee. Chi legge questo blog sa che nulla ci frena dal criticare, anche duramente, il premier Berlusconi. I commenti ai post politici di Walking Class sono testimonianza di posizioni non sempre condivise, tra i blogger di TocqueVille, circa le fortune e le sfortune del leader di Forza Italia. Ma la politica estera di Prodi ci fa rabbrividire. E moltiplica le nostre forze per evitare che il peggio accada. E se accadrà, il premier Prodi e la sua politica di appeasement non avranno, su questa sponda e per quel che vale, un minuto di tregua.
venerdì, luglio 08, 2005
Lacrime di coccodrillo
Paolo Mieli sul Corriere della Sera:
"Altro che referendum sulla Costituzione europea: la disfatta della Ue comincia dall’aver accettato di essere il tallone d'Achille dell'Occidente al cospetto del terrorismo. Faccia pure l'Europa qualcosa di diverso dall'America. Ma faccia qualcosa". [editoriale completo]
Ezio Mauro su Repubblica:
"Due cose: erano cittadini, nient'altro che questo. Ed erano cittadini dell'Occidente. In realtà le due cose si unificano. Perché solo vivendo in un sistema democratico si può essere davvero cittadini. E questa sola identità - in realtà: questa identità suprema - è bastata a trasformare quelle persone in bersagli. Dunque i terroristi sanno chi noi siamo, cos'è il nostro mondo. Sembriamo saperlo meno noi. Da oggi, finalmente, sarà più difficile per tutti separare la catena del terrore in pezzi isolati, rifiutarsi di vedere e di capire, semplicemente non "fare sequenza". Che cosa abbiamo bisogno di aspettare, per mettere insieme Londra con Madrid e con New York, che la bomba arrivi a casa nostra? Ma è già a casa nostra, lo è fin dal primo giorno. Con la facile compassione del "siamo tutti americani" abbiamo rifiutato la vera responsabilità della condivisione, che avrebbe dovuto farci dire ben di più e ben più gravemente: siamo in realtà tutti occidentali, perché l'attacco è alla democrazia e non solo agli Stati Uniti, come non soltanto alla Spagna, e nemmeno alla sola Inghilterra di Blair". [editoriale completo]. Repubblica è anche il quotidiano autore di questa roba qua.
"Altro che referendum sulla Costituzione europea: la disfatta della Ue comincia dall’aver accettato di essere il tallone d'Achille dell'Occidente al cospetto del terrorismo. Faccia pure l'Europa qualcosa di diverso dall'America. Ma faccia qualcosa". [editoriale completo]
Ezio Mauro su Repubblica:
"Due cose: erano cittadini, nient'altro che questo. Ed erano cittadini dell'Occidente. In realtà le due cose si unificano. Perché solo vivendo in un sistema democratico si può essere davvero cittadini. E questa sola identità - in realtà: questa identità suprema - è bastata a trasformare quelle persone in bersagli. Dunque i terroristi sanno chi noi siamo, cos'è il nostro mondo. Sembriamo saperlo meno noi. Da oggi, finalmente, sarà più difficile per tutti separare la catena del terrore in pezzi isolati, rifiutarsi di vedere e di capire, semplicemente non "fare sequenza". Che cosa abbiamo bisogno di aspettare, per mettere insieme Londra con Madrid e con New York, che la bomba arrivi a casa nostra? Ma è già a casa nostra, lo è fin dal primo giorno. Con la facile compassione del "siamo tutti americani" abbiamo rifiutato la vera responsabilità della condivisione, che avrebbe dovuto farci dire ben di più e ben più gravemente: siamo in realtà tutti occidentali, perché l'attacco è alla democrazia e non solo agli Stati Uniti, come non soltanto alla Spagna, e nemmeno alla sola Inghilterra di Blair". [editoriale completo]. Repubblica è anche il quotidiano autore di questa roba qua.
In difesa dell'Occidente
Adesso le parole non bastano più. Né la condanna, né lo sdegno. Dopo Madrid e Londra ci sono ragioni sensate per pensare che la prossima volta potrebbe toccare a noi. Ora tutto quello che diciamo, tutta la solidarietà che diamo ai popoli fratelli colpiti, agli americani, agli spagnoli, agli inglesi, tutta la determinazione che mostriamo dalle tastiere deve diventare forza morale, solida compattezza di questo paese, perché la guerra che si combatte da quattro anni ora si avvicina e noi dobbiamo essere pronti ad affrontarla. Con la saldezza delle convinzioni e dei comportamenti. TocqueVille non è Indymedia, noi ci siamo, in difesa dell'Occidente.
giovedì, luglio 07, 2005
Breaking News: Londra sotto attacco terroristico
LIVE NEWS DA TocqueVille, Repubblica, Sky News, BBC.
LONDRA NEL TERRORE
Attacco terroristico alla città di Londra nel giorno di apertura del G8 in Scozia. Dalle 8.49 e per un'ora quattro esplosioni (tre nella metropolitana, una su un autobus a due piani) hanno seminato morti e feriti all'interno dell'area della City. Secondo indiscrezioni della polizia, altri attentati sono stati sventati nella metropolitana, con il ritrovamento di ordigni inesplosi. E' il tanto temuto attacco islamista alla capitale britannica. Si materializza dopo l'11 settembre americano e l'11 marzo spagnolo: è il secondo attacco su vasta scala sul suolo europeo nella guerra del terrorismo islamico contro l'Occidente.
52 MORTI, 700 FERITI
Si contano morti e feriti. I numeri sono ancora approssimativi e si rincorrono in maniera incontrollata: le autorità britanniche invitano alla prudenza e non rilasciano ancora cifre definitive. Al momento il dato ufficiale è di 52 morti e circa 700 feriti. In maniera non ufficiosa le autorità lasciano trapelare che il numero definitivo delle vittime potrebbe aggirarsi intorno a 80.
TONY BLAIR: PIU' DETERMINATI DELLA LORO VOGLIA DI MORTE
Parla per la prima volta alle 12 ora locale, il premier Tony Blair, da Gleaneagles sede del G8 in Scozia. E' stato un attentato barbarico, ma una cosa deve essere chiara: la nostra determinazione a conservare le cose che ci sono care è più forte della loro voglia di morte. E ogni azione che loro possono mettere in atto troverà la nostra determinazione ancora più forte. Blair è poi partito alla volta di Londra per fare il punto della situazione e visitare i feriti negli ospedali. Ha fatto ritorno a Gleaneagles in serata: non cambieremo i nostri programmi e non la daremo vinta ai terroristi. Blair è intervenuto pubblicamente un'altra volta, per una dichiarazione congiunta con i leader del G8.
TRASPORTI IN TILT
Sistema dei trasporti in tilt per tutta la giornata: autobus fermi, metropolitana paralizzata. Il ministro degli Interni ha chiesto ai cittadini di Londra di restare chiusi in casa e di non uscire per strada. Nella City, i dipendenti delle banche sono scesi nei rifugi di emergenza. Dal primo pomeriggio sono state riaperte tre stazioni ferroviarie: Victoria, Euston e Paddington. Restano chiuse St. Pancras, Liverpool Street e King's Cross. Lentamente, la città reagisce e riprende il suo ritmo ordinario. In serata gli autobus hanno progressivamente ripreso a circolare nel centro di Londra.
ESERCITO SCHIERATO A COVENT GARDEN
Alcuni militari sono stati dislocati nel quartiere di Covent Garden, nel pieno centro di Londra nelle ore successive all'attentato. Alla ricerca della normalità, il giorno dopo Londra resta una città scossa con le aree colpite ancora bloccate da cordoni di sicurezza.
PRIME RIVENDICAZIONI: AL QUAEDA
Un messaggio su Internet, del quale è difficile verificare l'autenticità, rivendica a nome del "Gruppo segreto della Jihad di Al Qaeda in Europa" gli attentati di Londra e mette in guardia l'Italia e la Danimarca dal mantenere le truppe in Iraq e in Afghanistan. Ma secondo le autorità americane è prematuro stabilire la responsabilità degli attacchi. Gli investigatori sono al lavoro per verificare l'attendibilità della rivendicazione via Internet.
IRA NEGA QUALSIASI COINVOLGIMENTO
L'Ira, la formazione terroristica nord-irlandese, ha negato il coinvoglimento nelle esplosioni avvenute questa mattina a Londra. I militanti dell'Ira "non hanno alcun tipo di rapporto" con gli attentati nella capitale britannica, assicura una fonte dell'organizzazione da Belfast.
EUROPA E USA: AUMENTATO LIVELLO ALLERTA
Aumentato il livello di allarme nelle capitali europee dopo gli attentati mattutini di Londra. Allarme rosso a Parigi, allerta nel sistema metropolitano di Berlino, vigilanza accresciuta a Roma. Anche Madrid, già colpita dagli attentati, ha attivato il piano di sicurezza. Misure di sicurezza accresciute negli Stati Uniti, a New York Manhattan è stata circondata da un perimetro di auto della polizia che hanno intensificato la vigilanza. A Washington allarme per alcuni minuti in pieno centro, a causa di un auto parcheggiata incautamente davanti a un divieto di sosta. Nelle due città colpite quattro anni fa la polizia ha chiesto ai cittadini che utilizzano la metropolitana di segnalare eventuali situazioni anomale.
LONDRA NEL TERRORE
Attacco terroristico alla città di Londra nel giorno di apertura del G8 in Scozia. Dalle 8.49 e per un'ora quattro esplosioni (tre nella metropolitana, una su un autobus a due piani) hanno seminato morti e feriti all'interno dell'area della City. Secondo indiscrezioni della polizia, altri attentati sono stati sventati nella metropolitana, con il ritrovamento di ordigni inesplosi. E' il tanto temuto attacco islamista alla capitale britannica. Si materializza dopo l'11 settembre americano e l'11 marzo spagnolo: è il secondo attacco su vasta scala sul suolo europeo nella guerra del terrorismo islamico contro l'Occidente.
52 MORTI, 700 FERITI
Si contano morti e feriti. I numeri sono ancora approssimativi e si rincorrono in maniera incontrollata: le autorità britanniche invitano alla prudenza e non rilasciano ancora cifre definitive. Al momento il dato ufficiale è di 52 morti e circa 700 feriti. In maniera non ufficiosa le autorità lasciano trapelare che il numero definitivo delle vittime potrebbe aggirarsi intorno a 80.
TONY BLAIR: PIU' DETERMINATI DELLA LORO VOGLIA DI MORTE
Parla per la prima volta alle 12 ora locale, il premier Tony Blair, da Gleaneagles sede del G8 in Scozia. E' stato un attentato barbarico, ma una cosa deve essere chiara: la nostra determinazione a conservare le cose che ci sono care è più forte della loro voglia di morte. E ogni azione che loro possono mettere in atto troverà la nostra determinazione ancora più forte. Blair è poi partito alla volta di Londra per fare il punto della situazione e visitare i feriti negli ospedali. Ha fatto ritorno a Gleaneagles in serata: non cambieremo i nostri programmi e non la daremo vinta ai terroristi. Blair è intervenuto pubblicamente un'altra volta, per una dichiarazione congiunta con i leader del G8.
TRASPORTI IN TILT
Sistema dei trasporti in tilt per tutta la giornata: autobus fermi, metropolitana paralizzata. Il ministro degli Interni ha chiesto ai cittadini di Londra di restare chiusi in casa e di non uscire per strada. Nella City, i dipendenti delle banche sono scesi nei rifugi di emergenza. Dal primo pomeriggio sono state riaperte tre stazioni ferroviarie: Victoria, Euston e Paddington. Restano chiuse St. Pancras, Liverpool Street e King's Cross. Lentamente, la città reagisce e riprende il suo ritmo ordinario. In serata gli autobus hanno progressivamente ripreso a circolare nel centro di Londra.
ESERCITO SCHIERATO A COVENT GARDEN
Alcuni militari sono stati dislocati nel quartiere di Covent Garden, nel pieno centro di Londra nelle ore successive all'attentato. Alla ricerca della normalità, il giorno dopo Londra resta una città scossa con le aree colpite ancora bloccate da cordoni di sicurezza.
PRIME RIVENDICAZIONI: AL QUAEDA
Un messaggio su Internet, del quale è difficile verificare l'autenticità, rivendica a nome del "Gruppo segreto della Jihad di Al Qaeda in Europa" gli attentati di Londra e mette in guardia l'Italia e la Danimarca dal mantenere le truppe in Iraq e in Afghanistan. Ma secondo le autorità americane è prematuro stabilire la responsabilità degli attacchi. Gli investigatori sono al lavoro per verificare l'attendibilità della rivendicazione via Internet.
IRA NEGA QUALSIASI COINVOLGIMENTO
L'Ira, la formazione terroristica nord-irlandese, ha negato il coinvoglimento nelle esplosioni avvenute questa mattina a Londra. I militanti dell'Ira "non hanno alcun tipo di rapporto" con gli attentati nella capitale britannica, assicura una fonte dell'organizzazione da Belfast.
EUROPA E USA: AUMENTATO LIVELLO ALLERTA
Aumentato il livello di allarme nelle capitali europee dopo gli attentati mattutini di Londra. Allarme rosso a Parigi, allerta nel sistema metropolitano di Berlino, vigilanza accresciuta a Roma. Anche Madrid, già colpita dagli attentati, ha attivato il piano di sicurezza. Misure di sicurezza accresciute negli Stati Uniti, a New York Manhattan è stata circondata da un perimetro di auto della polizia che hanno intensificato la vigilanza. A Washington allarme per alcuni minuti in pieno centro, a causa di un auto parcheggiata incautamente davanti a un divieto di sosta. Nelle due città colpite quattro anni fa la polizia ha chiesto ai cittadini che utilizzano la metropolitana di segnalare eventuali situazioni anomale.
Berlusconi: vigilanza attenta
"Una banda di criminali fanatici ha fatto pagare un alto prezzo a Londra e alla Gran Bretagna per essere la sede del G8". E' quanto ha affermato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi in una pausa dei lavori del G8 a Gleneagles. Un attacco che "non ha alcun senso" ha aggiunto Berlusconi, sottolineando "lo stridore" tra i governi democratici presenti al summit e "dall'altra parte l'attacco dei civili inermi e innocenti". "Il livello di sicurezza nel nostro Paese è quello già in atto da tempo - ha detto il premier - abbiamo già preso delle misure che intendiamo rafforzare. Serve una vigilanza attenta, nella consapevolezza che anche l'Italia è esposta".
Ucciso l'ambasciatore egiziano
Era stato rapito a Bagdad dai terroristi di Al Qaeda. Oggi lo hanno ucciso, creando un'eco di morte alle bombe di Londra. E lo hanno comunicato via Internet. Non vincerete mai!
Tony Blair: our determination is greater
"It's reasonably clear that there have been a series of terrorist attacks in London. There are obviously casualties, both people that have died and people seriously injured. My thoughts and prayers are with the victims and their families.
It's my intention to leave the G8 within the next couple hours and go down to London and get a report from those who have been dealing with this. Each of the countries around that table have some experience of the effects of terrorism and share our complete resolution to defeat this terrorism. It's particularly barbaric that this has happened on the day when people are meeting to try to help the problems of poverty in Africa and the long-term problems of changes in the environment.
It's reasonably clear that it is designed and aimed to coincide with the opening of the G8. There will be time to talk later about this. It's important, however, that those engaged in terrorism realize that our determination to defend our values and our way of life is greater than their determination to cause death and destruction to innocent people in a desire to impose extremism on the world. Whatever they do, it is our determination that they will never succeed in destroying what we hold dear in this country and in other civilized nations throughout the world".
It's my intention to leave the G8 within the next couple hours and go down to London and get a report from those who have been dealing with this. Each of the countries around that table have some experience of the effects of terrorism and share our complete resolution to defeat this terrorism. It's particularly barbaric that this has happened on the day when people are meeting to try to help the problems of poverty in Africa and the long-term problems of changes in the environment.
It's reasonably clear that it is designed and aimed to coincide with the opening of the G8. There will be time to talk later about this. It's important, however, that those engaged in terrorism realize that our determination to defend our values and our way of life is greater than their determination to cause death and destruction to innocent people in a desire to impose extremism on the world. Whatever they do, it is our determination that they will never succeed in destroying what we hold dear in this country and in other civilized nations throughout the world".
A Dubrovnik anche da Trani
Dubrovnik a un tiro di schioppo dall'Italia con i catamarani veloci in partenza da Trani, pochi chilometri a nord di Bari. Un collegamento che unisce ancora di più le due sponde dell'Adriatico. Poi, arrivare a Spalato e fare un salto a Zagabria diventa quasi uno scherzo con la nuova autostrada appena inaugurata. Balcani in movimento e la Croazia non è bella solo d'estate.
Un seminario per Siniscalco
Corre buon sangue tra l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il suo successore Domenico Siniscalco. A commento del Dpef, l'attuale vicepremier sostiene di non occuparsi di cose seminariali. Al contrario Siniscalco un paio di giorni fa aveva dichiarato guerra alla finanza creativa sostenendo di preferire la finanza noiosa. Ora: io ho scoperto qualche giorno fa cosa ci faccio qui. Ma loro, cosa ci fanno lì, nello stesso governo?
mercoledì, luglio 06, 2005
Il relativismo di Berlino
Sarà una versione del tanto decantato relativismo storico. Sarà che quella memoria anticomunista nella rossa Berlino è sempre stata sopportata con fastidio. Quando arrivai per la prima volta nell'allora provincia tedesca (la capitale della Germania Ovest era Bonn in quel lontano 1986) rimasi colpito dalla presenza evidente della guerra fredda. In tutte le altre parti dell'Europa capitalista la divisione del continente era roba passata che faceva bella mostra sui libri di storia. Lì a Berlino era materia reale. Era strade interrotte. Muri invalicabili. Famiglie spezzate. Metropolitane monche.
Era però (e questa fu la seconda impressione, dopo qualche giorno) un limes entrato nella quotidianità cittadina. Smaltito lo shock del forestiero, anche lì, nell'epicentro della divisione, la guerra fredda era roba da libri di storia o da ricordi di qualche genitore in vena di racconti d'avventura. Un'avventura passata. Il muro era un perimetro urbano, le famiglie separate ormai da decenni non si conoscevano più, la metropolitana faceva capolinea a Tiergarten. Ed era tutto normale. Per i giovani di vent'anni, in fondo, era sempre stato così: Berlino si fermava alla Porta di Brandeburgo che, ironia della sorte, era stata conquistata da quelli dell'Est. La memoria, fuori dai racconti di un genitore rimbambito prima del tempo, era custodita in un piccolo museo a ridosso del Checkpoint Charlie, messo su con pochi marchi e molta passione, frequentato però solo dai turisti più volenterosi.
Una breve teoria di croci, senza ornamento e senza cura, costeggiava il perimetro del muro, tra la Porta e il Tiergarten, a ricordo di quanti morirono dissanguati nel tentativo di fuggire dal comunismo alla libertà, freddati dagli spari dei vopos o impigliati mortalmente nel filo spinato. Quelle croci, sembrava facessero impressione solo a me. Un'altra se ne sarebbe aggiunta in quell'estate del 1986, una delle ultime per uno degli ultimi fuggiaschi sfortunati. Di lì a tre anni il muro non ci sarebbe stato più. Al suo posto fu bello pensare a un memoriale per quegli eroi invisibili, visibilissimi però dai riflettori delle torrette di confine.
Di memoriali è piena Berlino, e tutti si affannano a inventarne di nuovi, nel trionfo del politicamente corretto che fa di questa smemorata capitale tedesca il cuore insensato di un'Europa senza senso. Adesso però la giunta comunale che ingloba socialdemocratici e comunisti, gli eredi di Willy Brandt corrotti da Gerhard Schröder e Oscar Lafontaine e gli eredi della Sed ringalluzziti da Gregor Gysi ha fatto in modo che il simbolo del capitalismo, una banca, cancellasse il simbolo della libertà. E nessuno protesta. Nessuno se ne cura. Nel mondo in cui tutti i memoriali sono grigi e tutti i memoriali possono saltare per far posto a una banca, c'è poco da stare allegri. Se poi la memoria diventa grigia in Germania, c'è anche da preoccuparsi.
Era però (e questa fu la seconda impressione, dopo qualche giorno) un limes entrato nella quotidianità cittadina. Smaltito lo shock del forestiero, anche lì, nell'epicentro della divisione, la guerra fredda era roba da libri di storia o da ricordi di qualche genitore in vena di racconti d'avventura. Un'avventura passata. Il muro era un perimetro urbano, le famiglie separate ormai da decenni non si conoscevano più, la metropolitana faceva capolinea a Tiergarten. Ed era tutto normale. Per i giovani di vent'anni, in fondo, era sempre stato così: Berlino si fermava alla Porta di Brandeburgo che, ironia della sorte, era stata conquistata da quelli dell'Est. La memoria, fuori dai racconti di un genitore rimbambito prima del tempo, era custodita in un piccolo museo a ridosso del Checkpoint Charlie, messo su con pochi marchi e molta passione, frequentato però solo dai turisti più volenterosi.
Una breve teoria di croci, senza ornamento e senza cura, costeggiava il perimetro del muro, tra la Porta e il Tiergarten, a ricordo di quanti morirono dissanguati nel tentativo di fuggire dal comunismo alla libertà, freddati dagli spari dei vopos o impigliati mortalmente nel filo spinato. Quelle croci, sembrava facessero impressione solo a me. Un'altra se ne sarebbe aggiunta in quell'estate del 1986, una delle ultime per uno degli ultimi fuggiaschi sfortunati. Di lì a tre anni il muro non ci sarebbe stato più. Al suo posto fu bello pensare a un memoriale per quegli eroi invisibili, visibilissimi però dai riflettori delle torrette di confine.
Di memoriali è piena Berlino, e tutti si affannano a inventarne di nuovi, nel trionfo del politicamente corretto che fa di questa smemorata capitale tedesca il cuore insensato di un'Europa senza senso. Adesso però la giunta comunale che ingloba socialdemocratici e comunisti, gli eredi di Willy Brandt corrotti da Gerhard Schröder e Oscar Lafontaine e gli eredi della Sed ringalluzziti da Gregor Gysi ha fatto in modo che il simbolo del capitalismo, una banca, cancellasse il simbolo della libertà. E nessuno protesta. Nessuno se ne cura. Nel mondo in cui tutti i memoriali sono grigi e tutti i memoriali possono saltare per far posto a una banca, c'è poco da stare allegri. Se poi la memoria diventa grigia in Germania, c'è anche da preoccuparsi.
Nel 2011 mi trasferisco a Londra
Ci vuole almeno un anno per entrare nell'atmosfera dell'evento. Intanto, quest'estate ci prepariamo all'evento tedesco del 2006 (che si giocherà in era-Merkel). Per un po' di tempo, insomma, non prevediamo viaggi in Francia.
Albania, le prospettive del voto
Sali Berisha e il giorno della marmotta.
Uno scrutinio interminabile, come se gli elettori albanesi fossero decine di milioni. Una vittoria anticipata nei festeggiamenti notturni, basata non sui voti reali ma sugli exit poll, che fanno cilecca in Occidente, figuriamoci in Albania. Qualche colpo di pistola qua e là durante le operazioni di voto (morto un rappresentante di lista dell’opposizione) e nel corso dei festeggiamenti preventivi: nella città meridionale di Lushnja un pregiudicato ha freddato il proprietario di una stazione di carburante che inneggiava a Berisha ed è stato a sua volta ucciso dal cognato del morto dopo canonico inseguimento tra la folla. Ovviamente la politica non c’entra nulla. C’entra però quel pezzo di Albania che non vuol scomparire e che, ogni volta che i riflettori internazionali illuminano quel paese, puntualmente si ripresenta per reclamare il proprio diritto al Medioevo. [continua su L'opinione]
Uno scrutinio interminabile, come se gli elettori albanesi fossero decine di milioni. Una vittoria anticipata nei festeggiamenti notturni, basata non sui voti reali ma sugli exit poll, che fanno cilecca in Occidente, figuriamoci in Albania. Qualche colpo di pistola qua e là durante le operazioni di voto (morto un rappresentante di lista dell’opposizione) e nel corso dei festeggiamenti preventivi: nella città meridionale di Lushnja un pregiudicato ha freddato il proprietario di una stazione di carburante che inneggiava a Berisha ed è stato a sua volta ucciso dal cognato del morto dopo canonico inseguimento tra la folla. Ovviamente la politica non c’entra nulla. C’entra però quel pezzo di Albania che non vuol scomparire e che, ogni volta che i riflettori internazionali illuminano quel paese, puntualmente si ripresenta per reclamare il proprio diritto al Medioevo. [continua su L'opinione]
martedì, luglio 05, 2005
Dategliela vinta, una volta per tutte
Sono ore e ore che Sali Berisha sta in piedi sul carrozzone attaccato alla bottiglia di rosso a festeggiare la vittoria elettorale in Albania. Se, alla fine, con un'infornata di voti comprati nei seggi di campagna, queste elezioni gliele fanno perdere, glielo andate a dire voi di scendere da lì e mollare il bottiglione?
Compratevi il libro di Christian Rocca
"Contro l'Onu". Poi se non lo leggete sono fatti vostri. Io l'ho letto, m'è piaciuto, lo condivido e ne ho scritto una recensione positiva.
Inizia così:
"La storia è nota. In una zolla di Bosnia dimenticata da Dio e dal mondo due soldati, Ciki e Nino, condividono la surreale condizione di attendere dall’Onu la propria salvezza. Sono intrappolati in una trincea, nella terra di nessuno contesa da due delle bande che negli splendidi anni Novanta si sono disputate brandelli di Medioevo nella macelleria balcanica. Ciki e Nino, uno bosniaco l’altro serbo, ruotano attorno a un bunker dimenticato, in quello spazio vuoto che Arturo Pérez-Reverte, quando faceva l’inviato di guerra invece che lo scrittore di best seller, chiamava territorio comanche".
Prosegue così:
"Da questa sceneggiatura il regista bosniaco Danis Tanovic ci ha ricavato un film di successo, No man’s land, la terra di nessuno, che s’è guadagnato un po’ di premi in giro per festival cinematografici (un Oscar e un Golden Globe ad Hollywood, una Palma d’oro a Cannes). Ma la sceneggiatura avrebbe potuto essere tratta anche da un libro coraggioso e brillante, uscito da un paio di mesi per i tipi della Lindau e scritto da Christian Rocca, inviato speciale del Foglio, profondo conoscitore dei pensatoi statunitensi dove s’immaginano gli scenari futuri della politica mondiale e, da qualche numero, collaboratore di punta anche di Ideazione. Il libro è sull’Onu. Anzi, siccome tra i pregi di Rocca c’è quello di dire le cose senza perifrasi, senza giri di parole, è un libro contro l’Onu. Fin dal titolo".
E si chiude così:
"Il 2005 segna il sessantesimo anno dalla nascita dell’Onu. E anche il decimo anniversario del massacro di Srebrenica, nella ex Jugoslavia, quando i caschi blu olandesi dell’Onu non impedirono ai cetnici serbi di macellare settemila inermi bosniaci musulmani. Il palazzo di vetro non è riformabile e in tanti ballano attorno al malato in un’interessata danza di accanimento terapeutico. Christian Rocca ci spiega perché dobbiamo staccare la spina senza rimpianti e pensare a qualcosa di nuovo".
La recensione per intero potete leggerla su Ideazione (in edicola tra una decina di giorni) o in anteprima sul sito on line ideazione.com. Il libro ordinatelo qui o qui. Ma ordinatelo.
Inizia così:
"La storia è nota. In una zolla di Bosnia dimenticata da Dio e dal mondo due soldati, Ciki e Nino, condividono la surreale condizione di attendere dall’Onu la propria salvezza. Sono intrappolati in una trincea, nella terra di nessuno contesa da due delle bande che negli splendidi anni Novanta si sono disputate brandelli di Medioevo nella macelleria balcanica. Ciki e Nino, uno bosniaco l’altro serbo, ruotano attorno a un bunker dimenticato, in quello spazio vuoto che Arturo Pérez-Reverte, quando faceva l’inviato di guerra invece che lo scrittore di best seller, chiamava territorio comanche".
Prosegue così:
"Da questa sceneggiatura il regista bosniaco Danis Tanovic ci ha ricavato un film di successo, No man’s land, la terra di nessuno, che s’è guadagnato un po’ di premi in giro per festival cinematografici (un Oscar e un Golden Globe ad Hollywood, una Palma d’oro a Cannes). Ma la sceneggiatura avrebbe potuto essere tratta anche da un libro coraggioso e brillante, uscito da un paio di mesi per i tipi della Lindau e scritto da Christian Rocca, inviato speciale del Foglio, profondo conoscitore dei pensatoi statunitensi dove s’immaginano gli scenari futuri della politica mondiale e, da qualche numero, collaboratore di punta anche di Ideazione. Il libro è sull’Onu. Anzi, siccome tra i pregi di Rocca c’è quello di dire le cose senza perifrasi, senza giri di parole, è un libro contro l’Onu. Fin dal titolo".
E si chiude così:
"Il 2005 segna il sessantesimo anno dalla nascita dell’Onu. E anche il decimo anniversario del massacro di Srebrenica, nella ex Jugoslavia, quando i caschi blu olandesi dell’Onu non impedirono ai cetnici serbi di macellare settemila inermi bosniaci musulmani. Il palazzo di vetro non è riformabile e in tanti ballano attorno al malato in un’interessata danza di accanimento terapeutico. Christian Rocca ci spiega perché dobbiamo staccare la spina senza rimpianti e pensare a qualcosa di nuovo".
La recensione per intero potete leggerla su Ideazione (in edicola tra una decina di giorni) o in anteprima sul sito on line ideazione.com. Il libro ordinatelo qui o qui. Ma ordinatelo.
lunedì, luglio 04, 2005
Da Tirana e Durazzo la spinta per Berisha
Si scrutina da ore manco fosse un paese di decine di milioni di elettori. Eppure in Albania si delinea ormai certa la vittoria di Sali Berisha, il candidato di ritorno del centrodestra. Il successo del Partito democratico è significativo nelle due principali città del paese, la capitale Tirana e il terminale portuale di Durazzo. Il sito Ansa dedicato ai Balcani aggiorna in tempo irreale sull'avvenimento. Dopo il golpe prodian-nanista, si chiude l'era del postcomunismo albanese dal volto clientelare: la crescita del paese, riconoscibile, misurabile ma viziata da un controllo sociale spaventoso. Cosa si aprirà, con il ritorno roboante di Berisha che già da ieri impazza per strade e tv cantando vittoria, lo vedremo solo vivendo. Intanto lui è un pazzo simpatico ma il suo partito veleggia verso la casa del Ppe. Che l'Europa gli porti consiglio.
domenica, luglio 03, 2005
Albania: voti, pistole ed exit poll
C'è un po' di tutto nella giornata elettorale albanese, anno di grazia 2005. C'è la modernità degli exit poll, forniti dalla rete privata Tv-Klan (ironia balcanica?), che danno in vantaggio il candidato dell'opposizione di centrodestra Sali Berisha. C'è il medioevo delle pistole, con colpi in canna scaricati addosso a un segretario di seggio di un piccolo partito del cartello delle opposizioni, freddato nel pomeriggio all'uscita di un seggio di Tirana. E c'è il recente passato del caos organizzato che torna nelle parole dei rappresentanti socialisti che smentiscono gli exit poll ma, invece di attendere compostamente i voti veri dello scrutinio di domani, proclamano già vittoria accrescendo la tensione. In molti seggi s'è votato oltre le 19, orario di chiusura ufficiale, e già non si contano le denunce di brogli che giungono soprattutto dalle circoscrizioni di campagna. Che la notte scorra tranquilla e che domani lo spoglio ci consegni quel paese sereno e riconsegnato al consesso civile che i reporter ci hanno raccontato nei giorni scorsi.
L'economia del waterfront
Un processo che coinvolge tutte le città portuali dell'occidente post-industriale. Il waterfront, il recupero delle aree portuali alla vita delle città e la loro destinazione a nuove attività commerciali e di servizio per il rilancio economico dei porti. Cominciarono gli Stati Uniti. Poi è stata la volta di Australia e Nord Europa. Infine il Mediterraneao, Barcellona, Genova, Atene. Brindisi, l'antico porto di Roma, ha impostato sul recupero del waterfront la strategia per il recupero dell'identità e del ruolo geopolitico e per la ripresa economica. La scorsa settimana un convegno internazionale ha spiegato il progetto. Due ministri del governo. Micciché e Urso, lo hanno approvato e sponsorizzato (bocciando allo stesso tempo l'ipotesi di un ulteriore insediamento energetico in un'area che già fornisce il 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale). Vittorio Macioce è sceso a Brindisi e racconta sul Giornale quello che ha visto.
Albania, i vicini al voto
Seggi aperti a Tirana e in tutto il paese delle aquile. Un voto molto importante per delineare la strategia futura dell'Albania in vista dell'avvicinamento all'Unione Europea. Nano contro Berisha. I giovani stanno a guardare. Eppure l'Albania è cambiata soprattutto grazie a loro.
UPDATE. Ultimo sondaggio: too close to call (Berisha 35, Nano 34).
UPDATE. Ultimo sondaggio: too close to call (Berisha 35, Nano 34).
Live 8 e la gioventù dei cinquantenni
Interessante analisi (controcorrente a sinistra) del sociologo Ilvo Diamanti, a margine del Live 8 che ieri ha percorso, esattamente come venti anni fa, l'Occidente musicale (in onore della globalizzazione allargato a Giappone e Russia). Una tribù invecchiata attraverso la quale leggere le dinamiche delle società occidentali. Diamanti conclude:
"Tuttavia, colpisce questa condizione di felice insicurezza, in cui versano i figli. Controllati da genitori occhiuti, che ne proteggono il percorso. E in questo modo proteggono anche se stessi. Colpisce, questa generazione a responsabilità limitata e in libertà vigilata. Dall'identità incerta. Che non può dirsi giovane perché gli adulti non accettano (e non si accorgono) di invecchiare. Che non può dirsi adulta, perché non le è permesso di crescere e maturare. Questa società sterile, che pretende di cambiare e di innovare. Per via tecnologica, ma non biologica. D'altronde, come è possibile cambiare, innovare, se i padri "non" invecchiano, le mamme "non" imbiancano e i figli "non" crescono?".
L'articolo è bello sin dall'inizio. Vale la pena regalare un click a Repubblica: "Giovinezza senza i giovani".
"Tuttavia, colpisce questa condizione di felice insicurezza, in cui versano i figli. Controllati da genitori occhiuti, che ne proteggono il percorso. E in questo modo proteggono anche se stessi. Colpisce, questa generazione a responsabilità limitata e in libertà vigilata. Dall'identità incerta. Che non può dirsi giovane perché gli adulti non accettano (e non si accorgono) di invecchiare. Che non può dirsi adulta, perché non le è permesso di crescere e maturare. Questa società sterile, che pretende di cambiare e di innovare. Per via tecnologica, ma non biologica. D'altronde, come è possibile cambiare, innovare, se i padri "non" invecchiano, le mamme "non" imbiancano e i figli "non" crescono?".
L'articolo è bello sin dall'inizio. Vale la pena regalare un click a Repubblica: "Giovinezza senza i giovani".
sabato, luglio 02, 2005
Stessa spiaggia, stesso mare/2
"Dopo quattordici anni di dure battaglie politiche, il leader socialista e l'ex presidente potrebbero essere giunti alla loro ultima, decisiva, sfida elettorale". No, non è l'Italia di Prodi e Berlusconi nel 2006. E' l'Albania di Fatos Nano e Sali Berisha.
Che ci faccio io qui?
Ho letto il testo dell'intervento di Marco Follini. Ne condivido lo spirito e non lo considero un Giuda. Al contrario, penso sia stato coraggioso. Non condivido però alcuni aspetti, diciamo, di programma, dell'intervento, non la scelta proporzionalista, non i riferimenti ad Aldo Moro, mentre apprezzo quelli a De Gasperi. Non credo che il Ppe possa rappresentare il riferimento adeguato per il centrodestra italiano, non nelle strutture organizzative troppo deboli. Non credo alla federazione dei partiti ma credo nella formazione di un partito unico sul modello fusionista dei repubblicani americani. Non credo alle etichette, il moderatismo è uno stile di governo e un modo di guardare alla politica, al confronto, alle scelte da compiere. E' questa la forza dei moderati e i moderati del Ventunesimo secolo non sono dei conservatori tout court, non possono esserlo soprattutto in un paese fondamentalmente statalista come l'Italia. Bisogna coniugare la forza del riformismo, che questa sinistra non può esprimere e che la destra potrebbe se fosse politicamente più consapevole. Ma insomma rispetto alla levata di scudi, come un sol uomo, di gran parte della stampa amica contro Follini e a difesa del Cavaliere mi sento a disagio, perché da questo lato la crisi del berlusconismo viene vissuta come una ritirata nel bunker dove entrano solo i fedelissimi. Non si discute. Non si critica. Non si parla. Altrimenti sei un Giuda. Salvo che poi tutti i Giuda, quelli veri, usciranno allo scoperto il giorno dopo le elezioni del 2006. Quelli che non discutevano. Quelli che non criticavano. Quelli che non parlavano (a scanso di equivoci sto parlando dei politici perché qui su TocqueVille invece si discute ed è un bel discutere e confrontarsi). Poi capito su un bell'articolo di Gianni Baget Bozzo, uno che stimo e che va dritto al cuore del problema. E che in sostanza dice: perché un elettore che approva la relazione di Follini dovrebbe votare per la Casa delle Libertà piuttosto che per l'Unione? Già, perché? Magari perché pensa che questo centrodestra possa ricostruirsi solo se ci si leva le fette di prosciutto dagli occhi e si comincia a discutere di quello di cui non s'è mai discusso prima, del partito, della sua organizzazione, della selezione della classe dirigente, di come attirare nuovi entusiasmi, di come premiare quelli bravi, di come emarginare i notabilati d'affari che si sono costituiti sul territorio, della leadership. Sì, anche della leadership, perché il bunker non fa bene a nessuno, neanche al leader, lì ci si spara un colpo alla testa dopo un po' di tempo. Ecco perché posso votare il centrodestra, pur avendo apprezzato il discorso di Follini. Ecco che ci faccio io qui!
venerdì, luglio 01, 2005
Stessa spiaggia, stesso mare
"Sono orgoglioso del lavoro svolto, sono stati anni buoni per il nostro paese, che è diventato più liberale, tollerante, sicuro e democratico". Non è Berlusconi ma Schröder, nel discorso con il quale ha ottenuto la sfiducia dal parlamento. In Germania si va al voto anticipato.
Disincanto 2
Il dibattito su Berlusconi è aperto e sono tutti interessanti i commenti dei blogger di TocqueVille. Quel che volevo dire in replica ad Andrea, l'ha in parte diplomaticamente detto JimMomo. Caro Andrea, qualche volta a prendere le cose "di panza" si finisce per scambiare la politica per il Palio di Siena e a scivolare su terreni sdrucciolevoli. Che significa "intelligenza col nemico"? Di che stiamo parlando? Di politica su TocqueVille o di sanguinarie battaglie epocali in Normandia? Dai sù, "traditori, intelligenti con il nemico", e che diamine, abbassa le spade che con la Forza Italia che ci ritroviamo al massimo si combatte con le fodere!
Va bene con il quadro ideale di recupero culturale e poi politico, di un lavoro di fondo sacrosanto per ricostruire con i materiali che i tempi ci mettono a disposizione un polo di centrodestra fusionista, che prenda il meglio della tradizione italiana, moderata e riformista, recuperi il meglio di questa ultima esperienza decennale (incerto bipolarismo, aree politiche comunque aggregate, sdoganamento delle estreme, fine del ruolo politico del centro che pesca a destra e governa con la sinistra - ma De Gasperi non era questo) etc. etc. Va bene ma non è questo il punto. Davvero credi che Berlusconi metta le mani in saccoccia e decida, per il bene del centrodestra, del paese, di noi tutti di fare quello che in America altri billioners hanno fatto? Ci credi? Davvero?
Allora guardalo in faccia questo partito, che non è solo un contenitore posizionato sulla mappa della cartografia politica. E' una cosa creata - come si usa dire di questi tempi - a immagine e somiglianza del suo leader. Sarà pure colpa di An se alla fine della stagione del Cavaliere non può che offrirci un Fini bollito. Sara pure colpa dei centristi se il più appetibile dei successori ha la faccia spenta di Pierferdinando Casini detto Pierferdy. Sarà colpa della Lega se, visto quel che passa il convento, siamo tutti a rimpiangere uno come Bossi. Ma il problema è Forza Italia. Era questa la forza nuova, liberale e innovatrice, capace di dar voce a quell'Italia moderata e riformista che aveva ritirato la delega ai partiti della prima repubblica, che doveva interpretare le speranze di rinnovamento del paese. Era da questo contenitore che dodici anni dopo, dodici, dovevano uscire non uno ma dieci, cento successori del Cavaliere e invece ci ritroviamo una pletora di ragazzini che nessuno si fila a guidare le strutture regionali e un nugolo di notabili sparsi sul territorio che sono il peggio del peggio di quella prima repubblica. A chi giova? Al paese? Al centrodestra? Al recupero culturale? Chieditelo, perché questa è la scatola del movimento, dodici anni dopo.
Certo, ci sono anche cose buone in Forza Italia. Sempre meno, ma ci sono. Io e te abbiamo aderito a titolo personale alla Rete delle Libertà, perché conosciamo Palmieri e ci fidiamo di lui, io mi fido di lui e gli dò una mano come posso e quanto posso perché porti avanti il suo progetto on line. Se ha imbarcato tra i fondatori un rompicoglioni come me ne deve averne di fegato, l'Antonio. E ce ne sono di persone in gamba, anche se quasi mai nei posti giusti. Però non riesco a guardare alla politica come se fosse un'asettica disposizione di soldatini sul terreno, nei quali intrupparsi credere, obbedire, combattere. Osservo, ci guardo dentro e giudico. Dico la mia. Credo che questo sia il compito che abbiamo, noi che non prendiamo tessere, non c'iscriviamo ai partiti, non facciamo gli yes-man. E quello che osservo non mi piace. E' uno zig-zag continuo, partito unico domani, anzi oggi, anzi dopodomani. E mi chiedo: ci crede davvero? E' con lui che possiamo imbarcarci in questa avventura? Quanto seriamente la dobbiamo prendere 'sta cosa? Tu lo sai la scelta che abbiamo fatto: tempi lunghi, discussione seria, dibattito elaborato e a tutto campo. E siamo partiti, che se la strada è lunga non ci si deve attardare. Ma è la stessa strada di quegli altri? Ci incontreremo? E, soprattutto, chi incontreremo?
Non c'è scoramento in questa analisi. Io sono convinto da un anno che il berlusconismo sia in crisi, che abbia esaurito - come dicevano gl'italo-sovietici - la sua spinta propulsiva, che non sia in sintonia con le aspettative del paese e non abbia più una rotta definita. Ma siccome credo che sia utile al paese preservare gli aspetti positivi di questa esperienza e costruirci sopra il centrodestra fusionista che rimetta in piedi questo benedetto (oooops!, sorry) paese, allora vorrei che rimanessero le fondamenta, qualche facciata esterna, un paio di pilastri portanti (politica estera, qualche legge sul mercato del lavoro) piuttosto che una landa di macerie. Di questo stiamo parlando. O almeno di questo io parlavo: non era, insomma, un briefing per la propaganda elettorale, perché quella la fanno altri.
UPDATE. Questa è la bella contro-replica di Andrea a questo (e all'altro) post. La piazzo qui perché non vorrei che questo dialogo prendesse troppo spazio: non amo l'autoreferenzialità che è un po' il rischio dei blog. Chiedo però l'ultima parola. Tutto chiaro, tutto bello, tranne una cosa: non ti sei reso conto che l'Udc non è l'Udc, è Forza Italia. Quando c'è più sguardo verso il futuro nelle parole di Follini che in quelle di Berlusconi, non resta che dire, questo sì amaramante, che una stagione è finita e un'altra deve cominciare. Ora basta e andiamo a vincere le elezioni. O a perderle bene.
Va bene con il quadro ideale di recupero culturale e poi politico, di un lavoro di fondo sacrosanto per ricostruire con i materiali che i tempi ci mettono a disposizione un polo di centrodestra fusionista, che prenda il meglio della tradizione italiana, moderata e riformista, recuperi il meglio di questa ultima esperienza decennale (incerto bipolarismo, aree politiche comunque aggregate, sdoganamento delle estreme, fine del ruolo politico del centro che pesca a destra e governa con la sinistra - ma De Gasperi non era questo) etc. etc. Va bene ma non è questo il punto. Davvero credi che Berlusconi metta le mani in saccoccia e decida, per il bene del centrodestra, del paese, di noi tutti di fare quello che in America altri billioners hanno fatto? Ci credi? Davvero?
Allora guardalo in faccia questo partito, che non è solo un contenitore posizionato sulla mappa della cartografia politica. E' una cosa creata - come si usa dire di questi tempi - a immagine e somiglianza del suo leader. Sarà pure colpa di An se alla fine della stagione del Cavaliere non può che offrirci un Fini bollito. Sara pure colpa dei centristi se il più appetibile dei successori ha la faccia spenta di Pierferdinando Casini detto Pierferdy. Sarà colpa della Lega se, visto quel che passa il convento, siamo tutti a rimpiangere uno come Bossi. Ma il problema è Forza Italia. Era questa la forza nuova, liberale e innovatrice, capace di dar voce a quell'Italia moderata e riformista che aveva ritirato la delega ai partiti della prima repubblica, che doveva interpretare le speranze di rinnovamento del paese. Era da questo contenitore che dodici anni dopo, dodici, dovevano uscire non uno ma dieci, cento successori del Cavaliere e invece ci ritroviamo una pletora di ragazzini che nessuno si fila a guidare le strutture regionali e un nugolo di notabili sparsi sul territorio che sono il peggio del peggio di quella prima repubblica. A chi giova? Al paese? Al centrodestra? Al recupero culturale? Chieditelo, perché questa è la scatola del movimento, dodici anni dopo.
Certo, ci sono anche cose buone in Forza Italia. Sempre meno, ma ci sono. Io e te abbiamo aderito a titolo personale alla Rete delle Libertà, perché conosciamo Palmieri e ci fidiamo di lui, io mi fido di lui e gli dò una mano come posso e quanto posso perché porti avanti il suo progetto on line. Se ha imbarcato tra i fondatori un rompicoglioni come me ne deve averne di fegato, l'Antonio. E ce ne sono di persone in gamba, anche se quasi mai nei posti giusti. Però non riesco a guardare alla politica come se fosse un'asettica disposizione di soldatini sul terreno, nei quali intrupparsi credere, obbedire, combattere. Osservo, ci guardo dentro e giudico. Dico la mia. Credo che questo sia il compito che abbiamo, noi che non prendiamo tessere, non c'iscriviamo ai partiti, non facciamo gli yes-man. E quello che osservo non mi piace. E' uno zig-zag continuo, partito unico domani, anzi oggi, anzi dopodomani. E mi chiedo: ci crede davvero? E' con lui che possiamo imbarcarci in questa avventura? Quanto seriamente la dobbiamo prendere 'sta cosa? Tu lo sai la scelta che abbiamo fatto: tempi lunghi, discussione seria, dibattito elaborato e a tutto campo. E siamo partiti, che se la strada è lunga non ci si deve attardare. Ma è la stessa strada di quegli altri? Ci incontreremo? E, soprattutto, chi incontreremo?
Non c'è scoramento in questa analisi. Io sono convinto da un anno che il berlusconismo sia in crisi, che abbia esaurito - come dicevano gl'italo-sovietici - la sua spinta propulsiva, che non sia in sintonia con le aspettative del paese e non abbia più una rotta definita. Ma siccome credo che sia utile al paese preservare gli aspetti positivi di questa esperienza e costruirci sopra il centrodestra fusionista che rimetta in piedi questo benedetto (oooops!, sorry) paese, allora vorrei che rimanessero le fondamenta, qualche facciata esterna, un paio di pilastri portanti (politica estera, qualche legge sul mercato del lavoro) piuttosto che una landa di macerie. Di questo stiamo parlando. O almeno di questo io parlavo: non era, insomma, un briefing per la propaganda elettorale, perché quella la fanno altri.
UPDATE. Questa è la bella contro-replica di Andrea a questo (e all'altro) post. La piazzo qui perché non vorrei che questo dialogo prendesse troppo spazio: non amo l'autoreferenzialità che è un po' il rischio dei blog. Chiedo però l'ultima parola. Tutto chiaro, tutto bello, tranne una cosa: non ti sei reso conto che l'Udc non è l'Udc, è Forza Italia. Quando c'è più sguardo verso il futuro nelle parole di Follini che in quelle di Berlusconi, non resta che dire, questo sì amaramante, che una stagione è finita e un'altra deve cominciare. Ora basta e andiamo a vincere le elezioni. O a perderle bene.
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