mercoledì, novembre 29, 2006

Do you remember the Orange revolution?

Articolo amarcord su Transition on line per il secondo anniversario della rivoluzione ucraina. Il succo: non ha cambiato la politica ma almeno è servita a risvegliare la passione per troppo tempo sopita della società civile ucraina. Condividiamo.

Alleanza Nazionale verso il Ppe

Alleanza Nazionale nel Partito popolare europeo. E' la missione che Gianfranco Fini ha dato al suo partito per i prossimi anni, per accentuarne la trasformazione verso una moderna forza conservatrice europea. Come sempre accade, ci sono resistenze sia in alcuni settori tardo-democristiani europei, sia nel piccolo partito post-democristiano italiano, l'Udc, che teme di perdere – chissà poi perché – peso specifico continentale. Sono resistenze che una accorta politica di avvicinamento potranno superare anche più agevolmente di quanto si pensi. E dato il carattere laico e non confessionale che Fini sta dando alla sua creatura (direi quasi degasperiano, su questo punto) e l'apertura dimostrata verso tematiche sulle quali il centrodestra italiano appare assai più reazionario (immigrazione, integrazione, diritti civili), ritengo personalmente che An possa arricchire il patrimonio di idee e battaglie del Ppe: specie oggi che da partito democristiano si è ormai trasformato in grande casa dei moderati. Su molte questioni An appare più equilibrata perfino di Forza Italia e senza alcun dubbio della Lega. Dunque, qui siamo favorevoli al percorso finiano e lo appoggiamo. Sperando che Fini abbia anche il coraggio di spegnere quella fiamma consegnando al passato una storia che è stata assai più gloriosa di come ce l'hanno raccontata (e qualcuno un giorno dovrà scriverla la storia del postfascismo italiano, altrimenti a ritenere che fosse una caserma di fascisti-carogne, non ci si spiegherebbe come sia stato naturale e indolore il passaggio dal Msi ad An), ma appartiene al passato, a un altro mondo, a un'altra epoca.

Qui il nostro contributo all'analisi del percorso europeo di An sulle pagine del Secolo d'Italia, oggi diretto dall'amico Luciano Lanna che è stato per molti anni caporedattore a Ideazione. Si comincia – potevate dubitarne? – dalla Germania. Qui le due pagine in pdf: prima parte, seconda parte.

Turchia nell'Ue, la svolta di Bruxelles

Liggiù Benedetto XVI apre. Lissù la Commissione europea chiude: "La Commissione europea si accinge a raccomandare la parziale sospensione delle trattative per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Il pronunciamento fa seguito al fallimento del negoziato sull'apertura dei porti turchi a Cipro. La proposta è scaturita dalla riunione dei capi di gabinetto dei commissari di ieri sera e dovrebbe essere accolta oggi dal collegio dei 25". Il dibattito è aperto e dal vertice Nato di Riga Tony Blair, da sempre schierato per l'ingresso della Turchia nella Ue (posizione – sia detto per inciso – che su questo blog è condivisa) invita i turbolenti colleghi a muoversi con maggiore accortezza verso Ankara: sarebbe un grave errore sacrificare strategie europee di lungo periodo per questioni contingenti di breve periodo. Certo, la drammatizzazione improvvisa sulla questione cipriota sembra un po' pretestuosa anche a noi. Qui le ultime da Bruxelles (video da Sky Tg24).

Rappresentanti e rappresentati

Tra blob, deagliate e reazioni varie ai falsi scoop e ai malori altrui, due considerazioni su destra e sinistra mi sembrano opportune. A destra, gli elettori e i simpatizzanti sono generalmente molto migliori dei loro rappresentanti politici. A sinistra, i politici e i rappresentanti sono generalmente migliori dei loro elettori. La destra crescerà se gli elettori riusciranno a influenzare sempre di più le scelte future dei loro rappresentanti. La sinistra difficilmente diventerà normale se i politici non si scrolleranno di dosso il livore massimalista di buona parte dei loro simpatizzanti.

martedì, novembre 28, 2006

Danni collaterali

Mentre in Italia ormai quasi tutti, a destra e a sinistra, burleggiano il falso scoop di Enrico Deaglio, all'estero come sempre inzuppano il biscotto, in ritardo e con enfasi eccessiva. E così il fantasioso tentativo di corruzione elettorale operato nella notte di aprile da Berlusconi, con la semplice accortezza di un punto interrogativo, diventa argomento centrale anche sul quotidiano tedesco conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung, che non è esattamente la Bild. A parte il fastidio per la vicendevole retorica del voto rubato che nasconde vuoto politico e malcostume istituzionale, il problema è un altro. Conoscendoli, sarà difficile convincerli, i tedeschi, che nessuno ha manipolato nulla e che si tratta di un poco divertente espediente di marketing politico-giornalistico del furbo Deaglio. E conoscendoli, dopo aver saziato i pregiudizi sul mostro Berlusconi, i tedeschi alimenteranno quelli più generali sugli italiani corrotti. "My country Right or Left? No, semmai è il vostro, mafiosi che non siete altro"! Grazie Deaglio.

Turchia nell'Ue, la svolta del Vaticano

"La Santa Sede non ha il potere nè il compito specifico, politico, di intervenire sul punto preciso riguardante l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Non le compete. Tuttavia vede positivamente e incoraggia il cammino di dialogo e di avvicinamento e inserimento in Europa, sulla base di valori e principi comuni". Lo ha detto padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Intanto è iniziata la visita di Benedetto XVI a Istanbul. Diretta video su Sat 2000, radio su Radio Vaticana, web su Repubblica.it. Speciale su Avvenire.

Neonazisti, si muove la Polizei

Comincia a muoversi la polizia tedesca contro gli estremisti di destra. Retata in Baviera, nella cittadina di Rosenheim: sette arresti.

lunedì, novembre 27, 2006

Dal Megafono nasce Monograph

I blog nascono. Crescono. E si trasformano. Come fa il Megafono, sotto l'irrequieta guida di Domenico Naso. Cambia nome. Natura. Periodicità. Cambia pelle, insomma. Sperimenta e prova a farsi rivista, settimanale, di arte e cultura. Si specializza, abbracciando quella parte della nostra vita che non è politica e che forse abbiamo un po' troppo dimenticato in questi anni di passione (e di pressione). Noi ve lo segnaliamo. A proposito: ha cambiato pure nome, oggi si chiama Monograph. Promette bene. E credo che manterrà le promesse: auguri.

La Cdu a congresso a Dresda

Cristiano-democratici tedeschi a congresso, in quello che nella tradizione partitica della Germania si chiama Parteitag. Due giorni di confronto e discussione sui temi politici del momento e sulle strategie della Cdu per i prossimi mesi. Lo scenario è quello splendido di Dresda che ha da poco festeggiato il primo anno della ricostruzione della Frauenkirche.

Essendo il partito di Angela Merkel tornato al governo, alla guida della Grosse Koalition con l'Spd, gli argomenti trattati saranno fondamentali non solo per la vita interna della Cdu ma anche per quella dell'esecutivo e del paese. Sul tappeto le riforme incisive che nel primo anno di vita la grosse Koalition non è riuscita a portare a casa. Anche in Germania, i leader di governo assicurano che è in partenza una sorta di fase due, finalmente riformista, in grado di soddisfare le necessità di ammodernamento dello Stato tedesco. C'è bisogno di due cose: chierezza nella coalizione e convincimento dell'opinione pubblica, piuttosto refrattaria alle riforme. Due condizioni che sono mancate nel primo anno di governo.

Ma il dibattito sul rimodellamento dello Stato sociale sarà appassionato, perché in Germania l'elettorato non pare proprio voler rinunciare a quegli standard che per decenni hanno assicurato il benessere. Questa mattina, intervenendo in tv sulla Zdf, Angela Merkel ha avanzato la sua proposta, in risposta a quella lanciata dal presidente della Renania del Nord-Vestfalia Jürgen Rüttgers: il sussidio di disoccupazione sarà ridotto per i giovani ma allungato per i più anzani, dal momento che le opportunità di reimpiego per chi non è più giovane sono minori. Chi pensa che la Germania seguirà nei prossimi anni una politica economica di tipo thatcheriano, evidentemente, si sbaglia. Ma la questione è decisiva per il contenuto delle politiche economiche dei conservatori tedeschi e, per riflesso, di quelli europei. Ci torneremo.

Su internet: Cdu Parteitag, streaming live, Frankfurter Allgemeine, Tagesspiegel, Die Zeit, Rheinischer Merkur, Der Spiegel.

Polonia, i Kaczynski puniti alle amministrative

Inizia a perdere colpi il partito polacco Legge e Giustizia, guidato dai gemelli Kaczynski, che governa in maniera bizzarra il paese. Populismi, estremismi e qualche scandalo hanno offuscato l'immagine di questo partito e dei suoi leader, specialmente all'estero, dove l'approccio aggressivo alle questioni internazionali (specie quelle europee) non è mai stato apprezzato. Una condotta ondivaga, quella della politica estera: si sono alternate frizioni anche ruvide con la Germania, un vicino decisivo per l'economia polacca, ad aperture lungimiranti verso i paesi dell'area sud-orientale e balcanica. Ora, però, viene il primo segnale negativo dalle urne. E al di là della politica estera, quello che conta nell'urna è l'instabilità della coalizione, le difficoltà dell'economia, l'improvvisazione nella gestione della cosa pubblica. Si è votato per le amministrative e, a spoglio in corso, Piattaforma Civica, il partito liberale di opposizione, è in testa per la conquista del comune di Varsavia. Bene l'opposizione anche nelle principali città della Polonia, tra cui Cracovia. Da notare che sulla scena politica polacca il confronto sembra ormai confinato a due formazioni conservatrici: Legge e Libertà, più reazionaria e populista, e Piattaforma Civica, con un programma liberale e moderato. Sembrano per ora scomparsi i socialdemocratici che avevano governato la Polonia per molti anni sotto l'abile guida di Aleksander Kwasniewski.

Risultati elettorali delle amministrative polacche sul sito della BBC.

Il ritorno del Picconatore

Francesco Cossiga si dimette da senatore a vita. E' iniziato il picconamento della Seconda Repubblica?

Bar Sport/2. Hertha da Champions

Battuta la neopromossa Alemannia Aachen, la matricola di Aquisgrana che tanto bene aveva fatto nella prima parte del campionato. Berlino resta incollata al gruppo di testa, una manciata di punti dal Bayern Monaco, in piena corsa per la Champions. Sarà lunga ma quest'anno ce la giocheremo fino all'ultimo.

Bar Sport/1. La Juve espugna Palermo

Con un'insolita casacca nero-azzurra segnano Ibrahimovic e Vieira.

domenica, novembre 26, 2006

Berlusconi, malore e ripresa

Sta meglio Silvio Berlusconi, colto da malore durante l'intervento a Montecatini, nel momento conclusivo del convegno nazionale dei Circoli dei Giovani organizzato da Marcello Dell'Utri. Il presidente di Forza Italia si è accasciato sul palco durante il discorso, sorretto dalle braccia del suo medico personale Umberto Scapagnini e poi da quelle degli uomini della sua scorta. Calo pressorio, è il responso ufficiale di Scapagnini. Colpa della tensione, del caldo e di una condizione fisica ancora convalescente dopo una settimana di impegno svolta ad Arcore e non a Roma. A Montecatini, dopo alcuni minuti di preoccupazione, Silvio Berlusconi ha ripreso colore: si è alzato ed è uscito a piedi senza utilizzare le autoambulanze che, nel frattempo, erano arrivate. In elicottero sta rientrando ad Arcore. L'impegno verso il partito unitario del centrodestra, il ringiovamento di Forza Italia e il rafforzamento della sua struttura di direzione politica, sono stati i punti essenziali del suo discorso. Ha parlato di eredità da lasciare, Berlusconi, proprio nel momento in cui è stato colto dal malore: la sua presenza sarà necessaria nel lavoro di costruzione della nuova forza politica che potrebbe avvenire "dal basso", cioè attraverso lo sviluppo di organizzazioni anche trasversali tipo i circoli, piuttosto che "dall'alto", attraverso l'accordo delle burocrazie dei partiti.

venerdì, novembre 24, 2006

Mamma la Turco!

Oggi ne ha fatte di vittime il ministro Livia Turco, fra direttore del Giornale e commentatori gettatisi a concionare su una notizia travisata. Leggere per credere: è uno degli infortuni giornalistici più clamorosi degli ultimi tempi. Ma sbaglia il ministro a chiedere le dimissioni del direttore: quelle, come giustamente replica Belpietro, le chiede l'editore, non un politico. Ma se le chiedesse l'editore del Giornale, quello vero intendo, allora punto e a capo, perché sarebbe anche un politico.

Fuoco amico per Sarkozy

Beh, amico si fa per dire. Per dire che il candidato del centrodestra all'Eliseo Nicolas Sarkozy dovrà combattere certo con l'insidiosa candidata socialista Ségoléne Royal, e questo è nelle regole della democrazia. Ma le insidie più grandi verranno dall'interno del suo raggruppamento e dalla destra di Le Pen. Non si può dire che siano amici l'anziano presidente Jacques Chirac e il capo del governo, il bello e vanesio Dominique de Villepin, ma i loro colpi potrebbero essere quelli decisivi per le ambizioni di Sarkozy. Oggi Chirac, alla vigilia del vertice con Romano Prodi a Lucca si presenta così al Corriere della Sera: «Una donna alla guida della Francia? Non vedo chi possa essere contro». Dice pure, il presidente, che a marzo scioglierà il nodo della sua terza ricandidatura. Qui l'intervista integrale. La guerra è cominciata e il talentuoso Sarkozy ha già capito che dovrà combattere su tutti i fronti.

giovedì, novembre 23, 2006

Come muore una speranza

C'era una volta la primavera libanese. Oggi trionfa l'inverno siriano.

Niente lingue straniere, siamo italiani

Sempre più giù, sempre più indietro, sempre più marginali. The Italians.

In vino veritas (anche in Moldavia)

«Il nostro viaggio nel vino poteva partire da un vigneto caucasico, da un acino di Cipro, da un rito dionisiaco. Ma il vino del Duemila è innanzitutto Vetrina, questa è la novità dei nostri tempi. Il vino oggi è un plusvalore, tendenza, oggetto d'arte, storia, poesia. In una parola è diventato simbolo, messaggio, protagonista così apprezzato da colmare le vetrine di metropoli del futuro e borghi antichi. Mai lungo la storia dell'uomo e per migliaia di anni, il vino ha così massicciamente inondato negozi, botteghe e supermercati, mai è stato così semplice incrociarlo sotto casa in una delle cento enoteche spuntate come funghi. E il vino del Duemila, il vino-vetrina, ha due grandi capitali. Noi allora partiamo da qui, New York e Parigi».
Roberto Cipresso, Il romanzo del vino, 2006

Qui, invece, in ossequio al nostro interesse per l'Europa centrp-orientale, partiamo – via Café Babel – da Chisnau e dalle avventure del ventiseienne Andreï alla scoperta del vino moldavo.

mercoledì, novembre 22, 2006

Un anno di Angie, più ombre che luci

Angela Merkel compie il primo anno alla guida del governo di Grosse Koalition. Bilancio più amaro che dolce, soprattutto in politica interna. Riforme che procedono a rilento, contrasti all'interno della maggioranza, opposizione agguerrita. Risultato: popolarità in calo e leadership logorata. Nei mesi scorsi forte è stata la polemica sulle capacità della Cancelliera di guidare un'alleanza così composita. Un sondaggio pubblicato da Die Welt assegna ad Angela Merkel un "3 meno" come voto per il suo primo anno: nella scala tedesca (che va da zero a sei) è un risultato interlocutorio, una sufficienza un po' striminzita. I prossimi mesi saranno decisivi per le sorti di un governo che ormai non gode più della simpatia dei tedeschi ma che non sembra avere, al momento, valide alternative. Se sarà difficile sperare in una maggiore compattezza fra le tante anime dell'esecutivo, ci si augura almeno che la Merkel sappia trovare nella sua determinazione quella capacità di indirizzo fermo e unitario che sinora le è mancato. Meglio è andata in politica estera, come testimonia l'impressione positiva che invece accompagna la Merkel al di fuori della Germania. E su questo versante la Cancelliera giocherà la sua carta principale nei primi sei mesi del 2007 con il semestre di presidenza europeo. Molti e ambiziosi gli obiettivi: riuscirà la Merkel laddove ha fallito anche un leader consumato come Tony Blair?

Analisi e approfondimenti in lingua tedesca sul primo anno di Angela Merkel da giornali e riviste. Questa la selezione: Frankfurter Allgemeine Zeitung, Die Welt, Der Tagesspiegel, Cicero.

SU IDEAZIONE: GROSSE KOALITION E GROSSA DELUSIONE
Sul numero di Ideazione in edicola c'è un mio articolo (il primo di una serie) sulla Germania di oggi. Questa prima puntata è dedicata alla politica interna: dalla Grosse Koalition alla crisi del sistema partitico che non riesce a gestire le tensioni che giungono dai nuovi Länder orientali. L'articolo non è on line. Questo è l'inizio: "Nel dibattito pubblico italiano la Grosse Koalition che da un anno governa le sorti della Germania gode ancora di vasto credito. Politici e opinionisti la indicano come esempio virtuoso rispetto all’incerta guida del centrosinistra in Italia e auspicano, anche da noi, una soluzione di compromesso tra le principali forze politiche del paese per affrontare con maggiore coerenza le sfide riformiste del momento. È come se la magia azzurra della notte mondiale di Berlino si fosse estesa sino a zuccherare ogni aspetto della vita tedesca, politica compresa. Invece, ormai da mesi, l’esperienza della Grosse Koalition – l’alleanza costituita dai due maggiori partiti del sistema tedesco, la cristiano-democratica cdu e la socialdemocratica spd – vive una seria crisi di progetto, di azione, di risultati. Una crisi che sta corrodendo innanzitutto la leadeship del cancelliere Angela Merkel, appena pochi mesi fa nominata dalla rivista americana Forbes «donna più potente del pianeta». I tedeschi non ci potevano credere, ma è un fatto che la stella della lady di ferro tedesca continui a risplendere all’estero almeno tanto quanto appaia appannata in patria". Se siete interessati, Ideazione è in edicola o nelle librerie Feltrinelli (ma attenti ad acquistare il numero 6/2006, novembre-dicembre).

MAGNA CARTA PUNTA SULLA POLITICA ESTERA

Per quello che riguarda la politica estera, invece, c'è da segnalare l'analisi di Francesca Traldi sul sito di Magna Carta. Al fondo il giudizio sul primo anno di Angela Merkel è assai più positivo del mio. Due i motivi. Primo: prevale l'analisi sulla politica estera che, come visto, è l'ambito nel quale il governo ha raccolto più successi (ma qui c'è da considerare che grande stima viene riversata dai cittadini sul ministro degli Esteri socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier che, non a caso, è considerato dai sindaggi il politico più amato). Secondo: c'è un eccesso di indulgenza soprattutto verso la politica riformista dovuto forse a una lettura un po' di parte. Restano in ombra le delusioni rispetto alle aspettative su una coalizione "straordinaria" e le preoccupazioni su una possibile crisi del sistema partitico, incalzato dai neo-comunisti e dalle frange neo-naziste. Interessanti le considerazioni della Traldi sulle riflessioni della Cdu in vista del congresso di Dresda di fine novembre.

IL BILANCIO DEI BLOGGER: GERMANYNEWS IN AGRO-DOLCE
Possiamo considerarlo uno dei blogger gemelli di Walking Class. E' Giovanni Boggero, un giovane di talento che sul suo GermanyNews si occupa quasi esclusivamente di Germania, con qualche rara incursione nella germanofona terra d'Austria. Non poteva sfuggirgli il primo compleanno di Angela Merkel, per la quale tifa pur con il dovuto distacco dell'osservatore rigoroso. Agrodolce è il giudizio che ne dà, con molti punti per la Merkel e molti meno per la Grosse Koalition. Qui il post completo.

martedì, novembre 21, 2006

Consigli per il viaggio

Mangiare poco, mangiare tutti. Se vi preparate a passare le vacanze dai "vostri" (ponte dell'Immacolata, Natale o Capodanno) e temete di non potervi frenare di fronte alle leccornie di mammà, almeno cercate di rimanere leggeri in aeroporto. Qui i consigli del Washington Post.

lunedì, novembre 20, 2006

Ue: no al massacro di cani e gatti per le pellicce

Buone, anzi ottime notizie da Bruxelles. L'Unione Europea mette al bando l'importazione (soprattutto dalla Cina) di pellicce di gatto e di cane. Un massacro cui l'Europa chiede di porre fine e al quale, almeno, non darà il suo contributo. Che dai diritti sacrosanti degli animali la commissione di Bruxelles voglia prendere spunto per affrontare con la stessa fermezza i diritti dei tanti perseguitati umani? E magari, iniziando proprio dalla Cina?

Tokio remix

Il miglior "femminile" in edicola è, a nostro avviso, D-la Repubblica delle Donne, allegato il sabato al quotidiano romano. E' sempre arricchito da reportage che raramente si trovano in altre riviste. Qui il racconto della nuova Tokio scritto da Cristiana Ceci. Per le foto, invece, sfogliate la rivista on line.

Il giorno nero della Germania

Cronaca nera in fila dalla Germania. A Berlino 28 feriti (2 gravi) nella metropolitana di superficie, l'efficientissima S-Bahn, per uno scontro fra un convoglio e un treno fermo sui binari per manutenzione. E' avvenuto nella centrale stazione di Südkreuz, nel settore occidentale della capitale.

Nella Renania settentrionale-Vestfalia, a Emsdetten, cittadina a due passi da Münster, un ex studente di 19 anni è morto dopo aver sequestrato decine di studenti della Geschwister-Scholl-Realschule e averne ferito alcuni. Non è chiaro se si sia suicidato o sia stato abbattuto dal blitz della polizia.

Infine da Karlsruhe giunge la notizia potenzialmente più drammatica. Gli investigatori hanno scoperto un piano per un attentato che la scorsa estate avrebbe dovuto coinvolgere un aereo di linea in partenza dall'aeroporto internazionale di Francoforte. Erano già stati presi contatti con un uomo che, dietro ricompensa, avrebbe assicurato il passaggio di una valigia di esplosivo a bordo di un aereo. La procura di Karlsruhe (competente per i fatti di terrorismo) ha arrestato nella giornata di venerdì sei persone, poi rilasciate il giorno dopo. Sono state perquisite abitazioni nelle regioni dell'Assia e della Renania-Palatinato. La scorsa estate erano stati sventati due attentati sui treni a Coblenza e molti altri allarmi avevano costellato l'estate tedesca (Walking Class era rimasto coinvolto nell'allarme di ferragosto alla stazione ferroviaria di Amburgo). La minaccia terroristica resta alta in tutta la Germania, come dichiara il ministro degli Interni Wolfgang Schäuble alla Frankfurter Allgemeine.

Update. Nuove indiscrezioni giungono dalla Germania sull'ipotesi dell'attentato aereo. L'azione, organizzata da un commando arabo, sarebbe dovuta scattare durante il campionato mondiale di calcio della scorsa estate. Avrebbe riguardato un aereo della compagnia israeliana El-Al in partenza dall'aeroporto internazionale di Francoforte. Nessuna indiscrezione sui motivi per cui l'attentato sarebbe fallito. Aggiornamenti sul sito del Tagesspiegel.

Ulteriori approfondimenti in italiano su GermanyNews.

Dove va Marcello Lippi?

L'allenatore dell'Italia campione del Mondo, quello che convocava in Nazionale i giocatori migliori del nostro campionato e non quegli illustri sconosciuti che tanto piacciono al nuovo allenatore, sembrerebbe avvicinarsi alla panchina del Milan. Non quest'anno, dicono i bene informati, perché il Milan non caccia (quasi) mai i propri allenatori, specie se, come Carlo Ancelotti, fanno parte della storia gloriosa della squadra. Così, Marcello Lippi, in attesa di sedersi a Milanello, fa una passata al convegno organizzato dai circoli di Marcello Dell'Utri nel prossimo fine settimana. Ci sarà anche Berlusconi: un antipasto di Milan.

Il ritorno di John Le Carré

Lungo le sponde del Tamigi sembra tornare l'epoca tenebrosa delle spy story che ci avevano accompagnato negli anni della guerra fredda. Un colonnello russo che indagava sulla morte della giornalista Anna Politkovskaia, sarebbe stato avvelenato dopo una cena in un ristorante giapponese di Londra con un contatto italiano, lo studente universitario Mario Scaramella, e si ritrova da due settimane in fin di vita in un ospedale della capitale britannica. L'uomo in questione è Aleksandr Litvinenko, 43 anni, ex colonnello dei servizi segreti russi. La denuncia, accompagnata da accuse a Vladimir Putin di essere il mandante del (finora) tentato omicidio, è un personaggio da prendere con molte molle, quel Boris Berezovski, oligarca russo caduto in disgrazia e dal 2001 esule a Londra. Uno che ha motivi personali per avercela con il presidente russo. L'italiano, invece, risulterebbe innocente. Non siamo in grado di seguire direttamente gli sviluppi della vicenda e ci dobbiamo appoggiare alle corrispondenze estere, non sempre accurate quando si tratta di casi di questo genere. Tuttavia, la nostra passione per le spy story ci fa drizzare le antenne e immaginare che dietro le indeterminatezze di questa storia si stia già muovendo la penna di John Le Carré. Cronaca da Times, Repubblica, International Herald Tribune, BBC (non perdetevi gli approfondimenti sul colonnino a destra), Frankfurter Allgemeine, Le Figaro.

sabato, novembre 18, 2006

Boratistan

Chissà quanto tempo ci vorrà perché gli amanti del Kazakistan (e di tutte le terre ad Est dell'Oder che da tre lustri a questa parte si sono incamminate lungo lo scivoloso pendio del disgelo post-comunista, da Varsavia ad Astana, da Mosca a Kiev, a Bucarest, a Belgrado) apprendano la sottile arte dell'ironia. La Reconquista di identità nazionale e ruolo specifico in cui si sono impegnate le leadership dei nuovi paesi, spesso vissuta in opposizione al vecchio ombrello pan-totalitario sovietico, può giocare qualche scherzo se declinata senza il giusto equilibrio. E disporre il volto alla smorfia dell'offesa invece che a quello più sereno di una franca risata. Eppure non è difficile capire che, come è del tutto evidente, Borat non è un attacco all'identità kazaka, né un'offesa alla sua popolazione, e neppure un capolavoro da Oscar: è, semplicemente, un film satirico, divertente, evidentemente surreale che non può fare male a nessuno. Semmai, solo a chi s'imbarca, lancia in resta, in - queste sì, ancor più surreali - censure e scomuniche, come è accaduto in Russia (che poi, oggi, anche dalle parti di Mosca basta andare su internet e aggirare qualsiasi bando e divieto).

Insomma, Borat è una divertente sequenza di sketch, niente di più, niente di altro. Ma il suo successo, come spesso accade, invece di ridicolizzare gli amici kazaki, li ha resi popolari e noti in tutto il mondo. Sappiamo benissimo che le loro donne guidano le auto e che il paese è una sorta di paradiso delle religioni (anche per gli ebrei) che convivono fianco a fianco come difficilmente avviene da altre parti. Adesso, però, può spiegarcelo a tutti anche il ministro degli Esteri kazako, quel Rakhat Aliev che fino a ieri nessuno conosceva e che oggi si propone ai media internazionali per far conoscere meglio il suo paese. Quando avremo smesso di ridere dei kazaki alla Borat e quindi un po' anche di noi stessi, cominceremo a studiare meglio questo paese, la sua storia e tutti gli altri paesi intorno ai quali quel pazzo di Sacha Baron Cohen ha dato un volto e una voce, anche se surreale. E sarà un bel giorno quando qualcuno potrà ridere o arrabbiarsi guardando Borat anche in un cinema di Mosca o di Astana.

Qui un riepilogo della controversia da Transition on Line.

venerdì, novembre 17, 2006

In lettura. Olocausto nucleare

Si parla di Iran. E di Israele. Ma anche di Stati Uniti e soprattutto di Europa. Quindi anche di noi. E' il nuovo libro di Arturo Diaconale, direttore del quotidiano l'Opinione e titolare del blog Orso di Pietra: si intitola "Iran-Israele, olocausto nucleare", è pubblicato dalla coraggiosa casa editrice Koiné e lo potete acquistare on line a questo link. Mette a fuoco il conflitto prossimo venturo, la faglia di rischio che riguarda il Medio Oriente e coinvolge tutti noi, specie quei "noi" che vivono appollaiati sulle coste del Mediterraneo. E' una faglia nucleare – avverte Diaconale – e dunque mortale, a meno che qualcuno (con la diplomazia se possibile, con la forza se necessario) non fermi il pendio inevitabile verso il quale sembra scivolare il confronto fra le due parti. Lo scenario della guerra estiva in Libano è solo un antipasto, sostiene il direttore dell'Opinione, il futuro, se non lo si ferma in tempo, può essere assai più devastante. Il libro, svelto, agile e – ça va sans dire – molto ben scritto, poggia su una tesi affascinante che l'autore prova a dimostrare: il parallelismo fra Israele e i Regni cristiani di Gerusalemme. Impreziosito dalla prefazione di Francesco Cossiga, "Iran-Israele, olocausto nucleare" è un pamplet che si legge tutto d'un fiato.

Simboli taroccati: la lupa

Neppure la lupa è originale. La città eterna rispecchia la sua storia millenaria in un simbolo taroccato, che risale solo al Medioevo.

giovedì, novembre 16, 2006

E' morto Milton Friedman, il Nobel liberista

E' morto nella sua casa di San Francisco, all'età di 94 anni l'economista liberista Milton Friedman. Nel 1976 vinse il premio Nobel per le scienze economiche. E' stato il fondatore della cosiddetta scuola monetarista di Chicago e per lungo tempo è stato considerato l'anti-Keynes, anche se gli si fa ovviamente torto a tracciarne la biografia in contrapposizione all'economista inglese. La notizia della sua morte è stata data dal sito del Cato Institute, che offre ai lettori materiale sul lavoro svolto da Friedman per la fondazione libertaria. Qui l'ampio speciale del Wall Street Journal. Sempre sul web, il link al sito della Fondazione Milton e Rose D. Friedman, quello all'Istituto Bruno Leoni dove potete leggere una recensione pubblicata sul Foglio della biografia di Friedman scritta dal suo allievo (e amico) Antonio Martino. Da non perdere il ricordo di Fausto Carioti recuperato dal suo blog A Conservative Mind, un inedito (per l'Italia) filmato - via You-Tube - da Carletto Darwin, il percorso della lunga carriera dell'economista raccontato da Holcomb B. Noble per il New York Time (e qui ripreso dall'International Herald Tribune). Qui, da Internet Bookshop, una selezione dei suoi libri pubblicati in italiano e acquistabili on line.

Bulgaria tra elezioni e ingresso in Europa

Si è votato qualche giorno fa in Bulgaria per rinnovare la carica di presidente della Repubblica. In realtà è stato confermato (per la prima volta nella breve storia della Bulgaria democratica) il presidente uscente. Qui l'articolo di Atanas Tsenov dal sito dell'Ansa dedicato ai Balcani e l'approfondita analisi di Filippo Salone dal sito di studi economici e politici Epistemes.org. Assieme alla Romania, la Bulgaria completerà tra poche settimane il processo di integrazione nell'Unione Europea: i festeggiamenti sono organizzati per il primo gennaio 2007. Qui lo stato dei lavori dal sito della Commissione europea.

Casa Pannella, ultima nota

Rientrati dalla terra di Zapatero, ancora un paio di righe sulla querelle di Casa Pannella. Non sentiamo titolati a entrare nel merito delle vicende interne della Rosa nel pugno e dei radicali in particolare e neppure ne siamo interessati. D'altronde abbiamo ridotto al minimo gli interventi sulla politica interna di questo nostro paese in declino, e abbiamo orientato analisi e interessi sugli scenari esteri. Però quella scelta improvvida di mandare carte bollate in giro per la blogosfera resterà come l'autogol più formidabile della nuova dirigenza radicale. Abbiamo ascoltato, grazie agli archivi disponibili in rete, la voce dell'autore della diffida a Daw e, con tutta la tenerezza possibile verso chi si esercita nella difficile arte dell'arrampicata sugli specchi, non ci ha convinto neppure un po'. Tantomeno, ci ha convinto la summa politica con cui si è espressa la nuova segretaria del partito. Stringi stringi, la dichiarazione politica di Bernardini si condensa in un "Nun ce provate", indirizzato a non meglio identificabili Daw e Company. Sarebbe la compagnia dei Daw? Forse tutti noi blogger che siamo scesi in difesa del nostro brillante amico? E poi perché si indirizza all'esterno con uno slang dialettale non necessariamente comprensibile al di fuori del raccordo anulare della capitale? Si fa un gran parlare di donne in politica, di questi tempi, e a ragione. Che ci piacciano o meno le loro posizioni politiche, con speranza e fiducia seguiamo le battaglie di Angela Merkel, Ségolène Royal, Margaret Beckett, Condoleezza Rice, Nancy Pelosi, Hillary Clinton. Con tristezza e mestizia seguiamo invece le dichiarazioni di...

Camerata Günter...

... presente!

Francia, al via la corsa all'Eliseo

Giornata di primarie tra i socialisti francesi. La favorita Ségolène Royal cerca di staccare al primo turno il biglietto per la candidatura all'Eliseo (gli avversari sono l'ex primo ministro Laurent Fabius e l'economista Dominique Strauss-Kahn). Secondo i primi seggi europei scrutinati, la Royal potrebbe evitare il ballottaggio, che la indebolirebbe di fronte al candidato del centrodestra Sarkozy. Parte dunque, con questo escamotage che supplisce all'incapacità del vertice socialista di esprimere una candidatura unitaria, la gara per le elezioni presidenziali del prossimo anno, che segneranno una svolta decisiva (e generazionale) alla politica francese. L'Italia, dunque, rimarrà l'unico grande paese europeo ad avere un leader di governo (e uno di opposizione) di un'altra epoca. Questo blog seguirà con particolare interesse la corsa all'Eliseo 2007: la Francia resta un grande paese che vive una profonda crisi di ruolo e di identità, in parte dovuta però al trascinarsi di un'esperienza politica come quella chiracchiana che aveva da tempo esaurito qualsiasi spinta propulsiva. Quello che accadrà a Parigi nei prossimi mesi, al contrario, potrà avere una grande influenza sugli equilibri continentali degli anni futuri: dallo scontro fra due politici di nuova generazione, al destino di una forza estrema come quella di Le Pen che raccoglie consensi in un paese inquieto e lacerato da tante tensioni, dal rinnovamento economico al dibattito sul ruolo internazionale, al tentativo di rimettere in moto il potenziale enorme di una nazione cardine per l'Europa..

Qualche link per seguire gli scrutini di questo pomeriggio: Le Figaro (e le pagine dedicate), Le Monde (con lo speciale), Liberation (e anche qui le pagine speciali). Qui siti e blogosfera dei due probabili candidati all'Eliseo: Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal. Il disegno in alto è ripreso dal sito Placide.

Massimo D'Alema in Kazakistan

Il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema (nella foto) è stato nella giornata di ieri in visita ad Astana, in Kazakistan, dove ha concluso un importante accordo commerciale per la fornitura al nostro paese di petrolio kazako. L'appuntamento nello Stato centro-asiatico, inserito a margine del viaggio in Afghanistan, è servito per confermare il ruolo del Kazakistan per la stabilità geopolitica dell'intera area, e dell'Afghanistan in particolare. In più, il ministro ha consolidato i rapporti economici tra i due paesei. Già da tempo Stati Uniti e Gran Bretagna monopolizzano gli investimenti esteri in Kazakistan: adesso si aggiunge anche l'Italia che intende rafforzare la propria presenza soprattutto con investimenti nello strategico settore dell'estrazione petrolifera. In precedenza, richiesto di un giudizio sul film Borat del comico inglese Sacha Baron Cohen, il ministro D'Alema si è augurato che la pellicola possa vincere l'oscar per il miglior film contro il pregiudizio anti-ebraico.

venerdì, novembre 10, 2006

+++ Post straordinario: la censura radicale +++

Sarebbe come un'edizione straordinaria, ma la notizia appare incredibile. I radicali hanno diffidato Daw per la clip satirica sullo psicodramma che lo stesso sito di Radio Radicale aveva mandato in onda. Loro possono. Chi monta alcune immagini per far satira, parrebbe di no. La clip di Daw era stata ripresa nell'homepage di Repubblica.it e da un telegiornale di Stdio Aperto. I radicali si sono inventati una sorta di Fatwa online. Inizia nel peggiore (e più incredibile) dei modi la gestione del partito di Rita Bernardini. Gli aggiornamenti sul blog di Daw.

Update. Qui un post di JimMomo, molto coraggioso, che sembra ridimensionare la diffida a scelta di alcuni esponenti. Sarà certamente così, ma credo che i nuovi responsabili del partito dovrebbero prendere le distanze perché la mancanza di ironia della lettera che è stata inviata a Daw fa davvero impressione. E invece che farci fare un'alzata di spalle, ci preoccupa ancora di più.

Giorni Real

Si va a Madrid per alcuni giorni. Impressioni spagnole al rientro.

Berlino, nel quartiere chic alleanza CDU-Grünen

Nel panorama in evoluzione della politica tedesca s'avanza una nuova, strana alleanza. Quella nero-verde, tra i cristiano-democratici della CDU e i Grünen. Se ne era già parlato all'indomani del voto, prima che prendesse forma l'unica ipotesi governativa possibile, la Grosse Koalition. Tra le ipotesi più balzane che vennero fuori in quelle settimane, la "coalizione Giamaica" - dai colori nero, giallo, verde dei partiti eventualmente coinvolti, uguali alla bandiera giamaicana - era certamente la più bizzarra. E invece da quel momento, rappresentanti della CDU e dei verdi cominciarono a incontrarsi, a frequentarsi, a discutere di ipotesi di collaborazione. Molto attivi su questo fronte sono la sezione berlinese della Konrad Adenauer Stiftung, la fondazione legata alla CDU, che nella capitale è guidata da un gruppo di giovani determinati a rompere le tradizionali alleanze ereditate dalla repubblica di Bonn e a sperimentare strade nuove, o politici come Norbert Röttgen.

E' un momento particolare della vita politica tedesca: nuovi partiti piombano sulla scena
mettendo in crisi il sistema partitico che aveva così ben funzionato dal dopoguerra. Gli effetti della riunificazione, l'irruzione dell'Est nelle dinamiche unitarie (con le sue inquietudini, con i suoi partiti estremi, i neo -comunisti e i neo-nazisti), mettono in discussione equilibri consolidati. E la Grosse Koalition appare sempre di più come un'alleanza necessaria e temporanea che non scalda i cuori e non risolve i problemi. Tutti discutono con tutti, alla ricerca di nuovi percorsi. Così anche i cristiano-democratici discutono con i Grünen (assai meno ideologici e assai più ecologisti rispetto ai "pecorari-scani" nostrani). E cominciano a stringere alleanze politiche.

Come è accaduto nel distretto di Steglitz-Zehlendorf, uno dei quartieri residenziali più verdi e agiati di Berlino. A testimonianza della evoluzione dei verdi in partito della nuova, giovane borghesia urbana e benestante e dei cristiano-democratici in moderna forza conservatrice, capace di intuire il valore della qualità della vita, almeno per i segmenti più fortunati della popolazione. Quanto questa alleanza possa reggere il peso di un governo, e quanto possa rappresentare l'embrione di una più intensa collaborazione politica a livello federale, lo diranno i prossimi mesi.

Intanto è interessante segnalare come, nei paesi europei più avanzati, s'avanzi una particolare destra ecologista: dall'inglese David Cameron ai giovani leoni della CDU tedesca, la nuova generazione dei conservatori punta alla qualità della vita. Un piccolo avvertimento per la destra industrialista italiana, che si eccita a ogni vagito di Montezemolo, a ogni innalzamento di ciminiere.

Dal web: un'analisi da Die Zeit, il sito dei verdi e quello della CDU del quartiere Steglitz-Zehlendorf di Berlino, il contenuto dell'accordo di governo fra verdi e CDU, il saggio di Norbert Röttgen sempre su Die Zeit.

Il Kazakistan oltre Borat

Liggiù in Asia centrale se la sono proprio presa con il povero Borat. Lissù a Mosca c'è anche un po' di demagogia nell'aver vietato nelle sale di tutta la Russia la proiezione del film. In fondo, come ha sostenuto qualcuno, il comico inglese non risparmia per nulla gli americani, che però invece di offendersi, riempiono le sale cinematografiche, dimostrando se non altro una buona dose di autoironia. Quella che sembra mancare anche a noi italiani. Una multinazionale della pizza ha tirato fuori l'idea della "pizza Brooklyn Styl" e ne ha fatto uno spot con qualche innocente stereotipo dell'italo-americano. E giù a offenderci pure noi. Basterebbe invece mettersi in fila al botteghino, pagare il biglietto, accomodarsi in poltrona e liberarsi con sonore risate guardando ottanta minuti di esilaranti sketch: non è difficile, take it easy. E per parlare seriamente di Kazakistan, magari dare una lettura a questo reportage della Frankfurter Allgemeine (FAZ) o al sito di Poganka, che comincia ad arricchirsi di foto interessanti.

E Daw finì su Repubblica

Non se lo sarebbe mai immaginato (e forse non l'avrebbe mai auspicato) il nostro Daw di finire sulle pagine web di Repubblica (ancora questa mattina nel colonnino a destra), grazie al suo montaggio di Casa Pannella sullo psicodramma notturno radicale che spopola su You Tube. E' vero che estrapolare è un compito della satira e non dell'analista politico. Però l'impressione è che chi abbia intenzione di impegnarsi in politica dalle parti di Torre Argentina, debba attrezzarsi per farlo fra cazzi, stronzi, porche troie e qualche bestemmia.

giovedì, novembre 09, 2006

Walking Tv. 9 novembre 1989

Gennaio-novembre 1989, la lunga marcia verso la libertà (video).

Morto Markus Wolf, la spia della guerra fredda

Curioso quando il destino bussa alla tua porta. E per Markus Wolf, in arte Misha, l'uomo senza volto, il più straordinario, feroce, inafferrabile, intelligente spione della guerra fredda, morire nella sua casa di Berlino la notte del 9 novembre, nel diciassettesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, deve essere stato proprio un segno del destino. Uno di quegli avvenimenti che chiudono spettacolarmente e perfettamente il cerchio della propria vita. Si rischia di scivolare nella letteratura, descrivendo la storia di questo personaggio chiave del mondo segreto e misterioso che ha contornato di delitti, intromissioni, assassini quarant'anni di un confronto mai sfociato in una guerra aperta. Si rischia di restare affascinati dall'intelligenza diabolica del nemico. Specie se questo nemico si chiamava Markus Wolf.

Questa notte Misha se n'è andato con i suoi segreti più intimi, quelli che non ha voluto e potuto confessare neppure nei suoi libri di memorie, scritti quando ormai il mondo che aveva servito e l'ideologia alla quale aveva sacrificato la propria vita, il proprio lavoro – e la vita e il lavoro delle tante persone da lui disintegrate – erano caduti, sconfitti, finiti. Entro i limiti del suo ruolo, non è mai stato un bastardo però, uno alla Erich Mielke, per intenderci, il capo della Stasi. La sua figura è sempre stata avvolta da un alone di idealismo romantico, complice anche la creazione di personaggi letterari come il Karla del romanzo "La talpa" di John Le Carré.

«E' morto serenamente nel suo letto all'età di 83 anni», ci dicono le cronache odierne da Berlino. Per ventinove, dal 1958 al 1987, aveva diretto i servizi di informazione all'estero della Germania comunista, alla testa di quattromila agenti sparsi in ogni angolo del pianeta. Ma i suoi capolavori li aveva realizzati soprattutto in patria. Come quando riuscì a infiltrare a fianco del cancelliere tedesco occidentale Willy Brandt un suo uomo, quel Günter Guillaume, capo della segreteria di Brandt che venne poi scoperto nel 1974 e arrestato assieme alla moglie Kristel: erano da diciassette anni alle dipendenze di Wolf. Per molti anni l’intelligence della DDR aveva avuto accesso al luogo più intimo del potere tedesco-occidentale. Poi Guillaume venne scoperto, Brandt fu costretto a dimettersi e Misha perse in un colpo solo il suo aggancio più prezioso e il cancelliere che con l'Ostpolitik aveva allentato il confronto (economicamente disastroso per la DDR) fra le due Germanie. Era stato comunque un capolavoro, ma Wolf, che era un perfezionista, lo considerò una sconfitta.

Molte analisi e le testimonianze dirette di Wolf dopo la caduta del regime comunista hanno gettato una luce diversa sul suo ruolo negli anni della perestroijka. Oggi si ritiene che Wolf abbia fatto parte di un gruppo, se possibile, progressista, più legato al destini del comunismo internazionale che a quelle del suo paese: un gruppo che accompagnò le riforme gorbacioviane con la convinzione che sarebbero state l'unica possibilità per salvare il sistema. Wolf entrò nel grande gioco della politica interna di quegli anni, illudendosi che il riformismo avrebbe potuto salvare il comunismo dal crollo. Per questo entrò in conflitto con la dirigenza conservatrice della DDR. Per questo fu estromesso nel 1987 da Erich Honecker. Per questo, dopo un paio di anni di latitanza, fece rientro nella nuova Germania riunificata usufruendo di una strana indulgenza e ottenendo il «non luogo a procedere». Nonostante una sua certa ritrosia, è divenuto negli anni un personaggio amato dagli storici e dai giornalisti. Scrittore raffinato ha messo su carta le sue memorie, ha rilasciato lunghe interviste, si è concesso anche qualche divertissment tra spionaggio e buona cucina raccontando le bontà della tavola russa. Agli storici il compito di valutarle, soppesarle e fornirci un quadro obiettivo del suo ruolo nella storia tragica e grandiosa del nostro Novecento.

Rassegna stampa sul web: Frankfurter Allgemeine, Der Spiegel, Der Tagesspiegel, Una sua intervista alla CNN. I suoi libri: Freunde sterben nicht (in tedesco), Man without a face (in inglese), I segreti della cucina russa (in italiano).

Berlino, Checkpoint Charlie

(foto walking class)

Ampelmännchen

Qui si parla, in qualche modo, di Walking Class.

9 novembre, anno diciassettesimo

Ogni anno che passa ripropongo sempre questo articolo di ricostruzione dell'epoca del Muro. Ve lo sorbite pure questo 9 novembre 2006: l'anniversario è il diciassettesimo.

mercoledì, novembre 08, 2006

Radio Wittgenstein: musica, maestro

Se siete sopravvissuti al duo Berlusconi-Apicella ma volete rifarvi le orecchie, ecco quello che fa per voi: da Radio Wittgenstein. Buon ascolto.

Libera Internet in libero Stato

E il contrario. Dallo studio di Reporters Senza Frontiere.

Borat, Istanbul?

Il successo di Borat sta solleticando invidie e interessi. E' partita la caccia alla primogenitura: Borat è davvero un'invenzione di Sacha Baron Cohen? Tanto per rimanere al fascino delle brulle lande dell'Est, un paio di anni fa un terzetto di matti genialoidi australiani aveva dato vita a una serie di guide turistiche surreali, proprio cominciando da un'inventata nazione est-europea. La guida della Molvania fu un successo, un racconto esilarante di un paese inesistente ma molto, molto verosimile. Così la Rizzoli – che ha pubblicato la traduzione italiana – presentava il paese: «La Molvanîa è il gioiello nascosto dell'Europa orientale, a nord del Mar Nero e a sud del Baltico, che solo oggi rivela i suoi tesori ai turisti di tutto il mondo. E' la patria della polka e della pertosse, esporta soprattutto barbabietole, sputacchiere ed eroina a basso costo, la bevanda nazionale è lo zeerstum (grappa all'aglio), le vestigia del passato vengono religiosamente conservate (nella cittadina di Gyrorik, per esempio, c'è uno dei più antichi reattori nucleari del mondo, ancora in funzione) e le dentature dei suoi abitanti non hanno mai conosciuto il trapano di un dentista». Il libro è una cascata di ironia, un po' come il nostro Borat giornalista kazako. Diventa dunque difficile inseguire il successo di Sacha Baron Cohen e presupporre una primogenitura nello sfruttamento del filone est-europeo. Ci sembra dunque destinato all'insuccesso il tentativo del (vero) giornalista turco Mahir Cagri che sta volando in queste ore a Londra per intentare causa al comico inglese. Cagri aveva inventato più di un anno fa un personaggio surreale e lo aveva sbattuto in rete. Una sua frase ci suona un po' levantina, quando dice attraverso l'agenzia di stampa che lo intervista dice che «non esclude la possibilità di raggiungere un accordo con i produttori del film». Cavalcare l'onda di Borat e spillare un po' di quel denaro che piove copiosamente dalle casse dei botteghini americani ed europei (non da quelli italiani dato che da noi qualche genio ha deciso che il film arriverà nelle sale solo a marzo) è una trovata anch'essa neppure tanto originale. Anche se quella foto al tavolo da ping pong...

Ma era meglio Bruno Lauzi

Link.

martedì, novembre 07, 2006

Teheran, Texas

Amicizia israelo-americana.

Meno riformisti perché più anziani

Quando ci si chiede perché in Europa prevalga un atteggiamento conservatore e difensivo da parte della maggioranza delle opinioni pubbliche rispetto alle riforme dello stato sociale si dovrebbe dare anche un'occhiata all'anagrafe. E alle previsioni. Prendiamo, ad esempio, la Germania, un paese con uno stato sociale diffuso, costoso e comunque ancora piuttosto efficiente. Le previsioni demografiche dell'Istituto statistico federale sono state presentate oggi a Berlino e i dati sono chiari. Se verranno confermate le tendenze odierne, dagli attuali 82 milioni e mezzo di abitanti si passerà nel 2050 a un numero compreso tra i 69 e i 74 milioni, e questo nonostante l'apporto crescente degli immigrati (che sono in maggioranza giovani e che fanno ancora figli). E' il risultato dell'effetto combinato di minori nascite e allungamento della vita: nascono sempre meno bambini e si vive sempre più a lungo. Di conseguenza l'età media della popolazione passerà dagli attuali 42 anni ai 50. Sembra dunque naturale che una popolazione già invecchiata e destinata a diventare ancora più vecchia tenti di difendere il più possibile quei traguardi assistenziali che hanno assicurato il benessere delle generazioni precedenti: tanto più che, rispetto all'Italia e ai paesi latini in generale, in Germania quei servizi restano per ora sufficientemente efficienti. Lo stesso meccanismo anagrafico che rende insostenibile dal punto di vista economico uno stato sociale così pervasivo è lo stesso che alimenta le spinte contro qualsiasi tipo di riforma. Diventa molto difficile per i governi dei paesi europei dotati di un sistema assistenziale solido procedere sulla strada dello snellimento. Ci sono in parte riusciti in Scandinavia, è impresa ardua in Germania, Francia e Italia (ma da noi c'è il "vantaggio" che i servizi sono - aihmé - generalmente scadenti e il bilancio costi/benefici è sempre in rosso). Scrivendo della Francia, l'Economist suggeriva la scorsa settimana una soluzione politica stile Thatcher. In Germania si sperava che riforme impopolari potessero essere prese da una Grosse Koalition tra democristiani e socialdemocratici, forze politiche responsabili in grado di traghettare il paese in una fase difficile. Qualcuno aveva anche scambiato Angela Merkel per una Thatcher teutonica. L'esperienza di questi mesi ci dice che non è così. E per quanto alcuni giornali e osservatori italiani insistano nel proporre il "virtuoso" esempio tedesco, bisogna ammettere che la capacità riformistica della grande alleanza lascia molto a desiderare. In più, Cdu e Spd continuano a perdere consensi a favore dei più irresponsabili partiti d'opposizione.

Leadership

"Il risultato è un problema del Molise, non del Paese".
Romano Prodi, commentando la sconfitta dell'Unione in Molise.

lunedì, novembre 06, 2006

Safari artico

Nessun suono tranne quello del vento

La scogliera si elevava a picco sull'approdo di un traghetto. Mi arrampicai su per un sentiero e dall'alto guardai controcorrente verso il Cile. Vedevo il fiume scorrere lucente fra scogliere bianche come ossa, con strisce smeraldine di terra coltivata da ogni lato. Lontano dalle scogliere c'era il deserto. Nessun suono tranne quello del vento, che sibilava fra i cespugli spinosi e l'erba morta, nessun altro segno di vita all'infuori di un falco e di uno scarafaggio immobile su una pietra bianca.

Bruce Chatwin, In Patagonia, 1977

sabato, novembre 04, 2006

Borat über alles

Chissà se il mio amico Poganka, appena rientrato a Bonn dal Kazakhstan, lo ha incontrato in qualche villaggio. Chissà. Per il momento il nostro eroe, Borat, spopola sul web e nei cinema americani. Ieri, in Italia, Mtv ha mandato un sostanzioso estratto del "documentario" di Borat negli Stati Uniti: a noi la scena che è piaciuta di più è il canto dell'inno kazako sulle note di quello statunitense. La storia probabilmente la sapete già, altrimenti rileggetevela in questo articolo di Christian Rocca pubblicato quasi un mese fa. Su Camillo ne abbiamo letto per la prima volta e Christian continua a tenerci aggiornati sui successi ai botteghini newyorchesi. Qui il video integrale dell'intervista al Late Show di David Letterman. Qui il primo trailer del film e qui il secondo (che contiene una breve scena dell'inno cantato nello stadio).
Alcuni spezzoni recuperati su You Tube. Borat al supermarket (cheese!), Borat playing Bowls (Doctor Jack and Mister Wood), Borat Buying a House (Gipsy stoled my Wife), Borat Talking about Slaves and at a Rodeo (Bush cames from the South?), Borat visits the Withe House (I like to meet premier Bush), Borat Sings (In my country there is a problem), Borat Guide to Wine Tasting (take the cup), Borat Patriot Rally (Kazakhstan number one), Borat Republican Committee Meeting (But I know you are not) .
In Italia, dopo l'anteprima romana al Festival del Cinema, bisognerà attendere addirittura marzo per l'arrivo sugli schermi. Sempre all'avanguardia noi, eh?

Pubblicità Progresso

Esselunga, concorrenza e libertà. Dedicato alla Coop.

venerdì, novembre 03, 2006

Entusiasti assassini

Chi pensa che i regimi comunisti dell'Europa Centrale siano esclusivamente opera di criminali, si lascia sfuggire una verità fondamentale: i regimi criminali non furono creati da criminali ma da entusiasti, convinti di aver scoperto l'unica strada per il paradiso. Essi difesero con coraggio quella strada, giustiziando per questo molte persone. In seguito, fu chiaro che il paradiso non esisteva e che gli entusiasti erano quindi degli assassini.

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1985

La trappola

Non so se abbiate mai provato l'impressione di una trappola che vi si chiude improvvisamente addosso: non in senso traslato, ma materiale. E' piuttosto sgradevole. E a me è toccato stanotte.
Si era partiti alle nove di sera da Budapest a bordo di una piccola macchina che tirava la strada coi denti, diretti a Vienna: l'onorevole Matteo Matteotti, l'addetto stampa Cabalzar, e io.
Il ministro d'Italia, Franco, che aveva parlato poco prima con l'ambasciatore sovietico, Andropov, aveva ricevuto da lui l'assicurazione formale che la strada e la frontiera erano libere, che vi si potevano avviare anche donne e bambini.
Faceva un tempo da lupi, con raffiche di neve, e sulla mota l'automobile slittava. Non si vedeva anima viva. Solo ogni tanto una pattuglia di ragazzi della Squadra Nazionale, intirizziti, sbucavano dalla zona buia agitando una lampadina in aria, per intimarci l'alt ed eseguire il controllo. Regolarmente, era con loro una ragazza, anch'essa in divisa, con la pistola al fianco, le mani paonazze e le gote livide.
- Italiani?
- Italiani.
- Viva l'Italia, continuate pure.
E via su quella strada solitaria, nello sfarinio della tormenta.
poco prima di Győr, verso mezzanotte, raggiungemmo un enorme carro armato che procedeva nella nostra stessa direzione. Era uno Stalin di quaranta tonnellate che sbandava paurosamente. "Guardi" fece Matteotti "che bei panzer hanno lasciato i russi in eredità agli ungheresi". E con una certa impazienza facemmo segnalazioni con le luci perché ci lasciassero passare. Saltando goffamente, lo sferragliante scarafaggio si fece da parte, e con qualche rischio di vederlo beccheggiare addosso, lo rimontammo. Ma subito se ne parò davanti un altro, e poi un altro ancora. Finché l'intera colonna, che era di quindici, dovette fermarsi per un ingorgo, gli equipaggi scesero e fu allora che dovemmo accorgerci che quei carri russi non erano affatto ungheresi e che ci trovavamo praticamente imbottigliati in una colonna sovietica.
Indro Montanelli, Il complesso della vittoria, Corriere della Sera - 3 novembre 1956

What Am I Doing Here?

(foto walking class)

giovedì, novembre 02, 2006

Estremismo, desiderio di morte mascherato

Il vedere è limitato da due confini: la luce forte che acceca e il buio totale. È forse questo a determinare in Sabina il disgusto verso qualsiasi forma di estremismo. Gli estremi significano i confini oltre i quali la vita termina, e la passione per l'estremismo, in arte come in politica, è un desiderio di morte mascherato.

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1985

Walking Radio. Usa, verso il voto di mid-term

Segnalazione d'obbligo per la trasmissione di Radio Tre Mondo di questa mattina, condotta dall'ottimo Oscar Giannino. In primo piano gli Usa verso il voto di mid-term. In diretta da Memphis un deliziosamente assonnato Maurizio Molinari (La Stampa, un grande corrispondente si vede soprattutto dalla capacità di tenere il filo del discorso alle quattro del mattino). Sempre in collegamento altri corrispondenti italiani, Anna Guaita del Messaggero e Massimo Gaggi del Corriere della Sera. E' andata meglio a Christian Rocca, Il Foglio, che ci ha descritto in differita dal Montana dove e come i Repubblicani pensano di recuperare negli ultimi giorni lo svantaggio registrato dai sondaggi. Come sapete, Rocca lo potete seguire ogni giorno su Camillo, Maurizio Molinari sul suo sito personale. La puntata di cui vi sto parlando potete risentirla cliccando qui. Non perdetevela.

Derive catalane

Le elezioni municipali in Catalogna confermano la centralità conquistata dal partito estremista Esquerra Republicana che determinerà la composizione del prossimo governo, dalle tinte sempre più nazionaliste. Sull'argomento i commenti più appropriati sono quelli di 1972 e il Megafono che pochi mesi fa ci raccontarono le conseguenze del nuovo statuto catalano (Reale) e l'atmosfera inquieta di una grande capitale come Barcellona (Naso). Sul web dati e analisi da ABC, Libertad Digital e El Pais, a seconda dei vostri gusti e tendenze politiche.

Al soldo del Capitale

Anche il compagno-ministro Alessandro Bianchi non riesce a sfuggire alla civetteria di far da testimonial per una moto italiana. Pubblicità gratis a beneficio del capitalismo privato, un brutto esempio per chi lotta contro i privilegi dei padroni, lo sfruttamento della forza lavoro, il furto della proprietà privata. La verità è che non ci sono più i compagni di una volta. Un po' come le mezze stagioni.

mercoledì, novembre 01, 2006

L'ora dei Dogcon

L'Austria ancora senza governo

Sembra davvero che la sindrome dell'ingovernabilità si stia impadronendo di molti governi europei. A noi che piacciono i giochetti geografici, la crisi austriaca sembra sommarsi a quella che sta investendo più ampiamente l'intera Europa centrale, dalla Germania della deludente Grosse Koalition (mio ampio reportage da Berlino nel prossimo numero di Ideazione a metà novembre) all'Ungheria dei vandalismi di piazza, dall'instabilità della Repubblica Ceca alla Slovacchia infestata dai naziskin, alla Polonia populista dei gemelli Kaczynski. A Vienna, per ora, c'è solo uno stallo politico. Dopo il voto che ha riportato i socialdemocratici al centro dei giochi, ci si attendeva un governo di compromesso tra questi e i popolari. Ma i colloqui non vanno tanto bene e il cancelliere uscente, lo sconfitto Wolfgang Schüssel, ha fatto saltare il tavolo della trattativa. Il presidente della Repubblica prova a rimettere assieme i cocci. L'alternativa è il ritorno alle urne. Approfondimenti dal Financial Times (in inglese) e dal Kurier (in tedesco).

Ultimi

Avevamo bisogno di uno con il doppio cognome come Tommaso Padoa-Schioppa per raggiungere il gradino più basso! Ma, allora, non bastava, chessò, un Roberto Maroni qualsiasi? Intanto, nella classifica dei ministri europei stilata dal Financial Times, noi abbiamo scelto il nostro preferito: il lussemburghese Jean-Claude Juncker.

Non è mai troppo tardi

Siamo rientrati sul blog da qualche giorno e non avevamo ancora ringraziato il più grande pilota di tutti i tempi per le gioie che ci ha dato in questi ultimi anni, per le vittorie e le sconfitte, i trionfi e le delusioni, la tenacia e la dignità. Due consolazioni: che rimane in Ferrari e che il suo italiano fila sempre meglio. Non è mai troppo tardi: Danke Schumi!

Il bluff del rigassificatore di Brindisi

MILENA GABIANELLI (in studio)
Abbiamo paura che ci chiudano i rubinetti del gas. A dire il vero fu proprio l’Eni nel 2001 a chiuderli ad un operatore indipendente che avrebbe importato 150.000 m cubi di gas al giorno. L’Eni si beccò una multa dal Garante sapete di quanto? 1000 euro. Bene, sulla paura puntiamo su tanti rigassificatori che vengono costruiti necessariamente nei pressi dei porti. In Italia però, nei porti c’è già di tutto, dai poli chimici ai depositi di gas e petrolio. Luoghi dove spesso capitano incidenti: dalla fuoruscita di greggio a Taranto a quella di carburante a Priolo il 30 aprile scorso, con conseguente esplosione e incendio. Se tutte le domande di rigassificatori che stanno sul tavolo del Ministero dello venissero accolte avremmo una disponibilità di circa 80 miliardi di m cubi di gas in più di quel che ci serve. Ci sarà una logica. Ripartiamo da Brindisi.

MICHELE BUONO (giornalista)
Brindisi. Questa area, a ridosso del porto, è satura di impianti a rischio di incidente. Sono industrie del polo petrolchimico ed energetico. Non ci si può aggiungere più niente su questo territorio. Eppure, qui davanti, si sta lavorando alla costruzione di un rigassificatore, per conto della British Gas, da 8 miliardi di m3 l’anno. L’autorizzazione del ministero delle Attività Produttive è del 2003. E allora, come è possibile?

DOMENICO MENNITTI (sindaco di Brindisi)
Noi contestiamo quella autorizzazione perché tra i tanti c'è un elemento, che più facilmente è comprensibile da tutti: quando Altero Matteoli, il vecchio ministro dell’Ambiente, venne a Taranto, e allora si cominciò a parlare di un rigassificatore a Taranto, fece una dichiarazione: “Guardate nulla accadrà se non ci sarà prima un serio impatto ambientale, una valutazione di impatto ambientale”. Bene, da noi quella valutazione non c'è mai stata.

MICHELE BUONO (giornalista)
L’ impianto quindi è regolarmente autorizzato anche senza la valutazione di impatto ambientale. Diciamo che la popolazione non l’ha presa proprio bene. Poi nel frattempo cambiano le amministrazioni al Comune, alla Provincia, alla Regione. E i nuovi amministratori si accorgono di altri passaggi nell’iter di autorizzazione del rigassificatore che non gli quadrano e lo raccontano ai cittadini.

CITTADINO BRINDISI 1 (intervista)
Ci fu quella conferenza dei servizi in cui praticamente lo stesso sindaco di allora, poi arrestato e il vecchio presidente della Provincia, andarono a titolo personale non ascoltando nemmeno i consigli comunali e provinciali, quindi l’antitesi della democrazia, il rifiuto completo di un processo democratico.

MICHELE BUONO (giornalista)
I cittadini di Brindisi chiesero anche un referendum.

CITTADINO BRINDISI 2 (intervista)
Però il referendum non si è mai riuscito a fare, raccogliemmo diecimila firme in un mese, in una città di novantamila abitanti ma il referendum non ci fu concesso.

MICHELE BUONO (giornalista)
E che fine hanno fatto queste diecimila firme?

CITTADINO BRINDISI 2
Niente, furono bloccate da alcuni ricorsi al Tar che giudicarono improponibile che i cittadini si potessero esprimere sulle questioni energetiche.

MICHELE BUONO (giornalista)
Quindi il rigassificatore di Brindisi è stato autorizzato. La British gas Italia, ora Brindisi Lng ha una sede sul lungomare di Brindisi; i lavori procedono ma i nuovi amministratori locali impugnano quella autorizzazione e vorrebbero mandarli via. Ingegnere che succede se vi bloccano?

GIORGIO BATTISTINI (direttore generale Brindisi Lng)
E’ un impianto autorizzato, è un impianto in costruzione, è un impianto che quindi difficilmente si può pensare che possa venire bloccato. Tutto è possibile nel mondo, però voglio dire è uno scenario ipotetico che non ha nessuna rispondenza al vero, nel caso di blocchi noi certamente faremo valere i diritti in qualunque sede.

NIKI VENDOLA (presidente Regione Puglia)
Non so chi glieli darà questi diritti, faranno i contenziosi. Io so che non ho potuto dargli quella autorizzazione che sta soltanto dentro i limiti e la scrittura della valutazione di impatto ambientale. Forse dovrà essere il precedente governo a risarcire gli inglesi.

[Da Reporter, Rai Tre, 29 ottobre 2006]

Nota (di parte) di Walking Class. Se le istruzioni per il funzionamento del rigassificatore le ha vergate di suo pugno l'ing. Battistini, a Brindisi stiamo freschi... "uno scenario ipotetico che non ha nessuna rispondenza al vero"... è da molto tempo che anche gli imprenditori hanno imparato a masticare l'italiano: così indietro è rimasto solo il ministro Tonino Di Pietro.

L'Italia che risparmia

Buoni esempi da Palazzo Chigi (right or left is my country!).